Quando il Portafoglio stramazza il benchmark

Scritto il alle 11:20 da Danilo DT

Rendimento e rischio: quando la qualità fa la differenza con Alpha di Jensen, Information ratio e indice di Sharpe

Dopo oltre un anno dalla loro partenza è giusto fare il punto della situazione dei portafogli di Compass. E permettetemi per un volta di parlarvene con un po’ di orgoglio.

Perché proprio dopo un anno? Perché 12 mesi sono una tappa fondamentale per poter valutare se lo stile e la qualità di gestione sono stati all’altezza della situazione, oppure no. Perché in 12 mesi l’effetto “sfortuna” o l’effetto “botta di sedere” rientrano (tutti possono essere potenzialmente incapaci o fenomeni in un arco temporale breve) e perché in 12 mesi gli indicatori di qualità e di rischio di portafoglio assumono un’importanza ben diversa.

Il progetto “portafoglio di investimento” di Compass è nato con l’intento di creare 3 linee guida di portafoglio generico che fossero allineate ad altrettanti benchmark di riferimento:

Indice Fideuram Bilanciato Obbligazionario

Indice Fideuram Bilanciato Bilanciato

Indice Fideuram Bilanciato Azionario

Obiettivo: ovviamente battere questi benchmark con una priorità: mantenere un rischio di portafoglio inferiore alla media ed al benchmark stesso.

Ecco in queste presentazioni l’andamento dei 3 portafogli in oggetti confrontati coi relativi benchmark (cliccateci sopra):

ALPHA

BETA

GAMMA

A questi 3 portafogli sono stati aggiunti tre portafogli azionari, due legati allo S&P 500 ed uno all’indice Europeo Stoxx 600. Ecco l’andamento dei portafogli.

OMEGA

DELTA

SIGMA

I risultati dei portafogli

Volete sapere come sono andati questi portafogli? Ecco questa scheda che velo sintetizza.

Ma a che rischio?

Certo, i portafogli hanno battuto in benchmark in modo clamoroso. La domanda che però occorre farsi è la seguente: questi rendimenti sono stati ottenuti con quale rischio?

In finanza ci sono molti indicatori che possono aiutare nel valutare il rischio/rendimento di un portafoglio. In questa sede prenderò in analisi il portafoglio ALPHA, parametrato al benchmark Fideuram Bilanciato Obbligazionario. Ma vi invito a visualizzare anche gli altri portafogli, che hanno risultati ancora più sorprendenti.

Nei report segnalati ce ne sono diversi. Però tra i tanti ce n’è uno che io seguo particolarmente, ovvero l’information ratio, uno strumento che può vedersi come il risultato della ricerca di una misura in grado di sintetizzare ex-post in un unico indicatore le caratteristiche di media-deviazione standard di un portafoglio attivo. Di conseguenza, l’information ratio è una statistica benchmark-related. L’information ratio esprime l’excess return medio per ciascun punto di volatilità dei rendimenti  differenziali (rispetto al benchmark). E poi ancora l’Alpha di Jensen, l’indice di Sortino e di Sharpe più tanti altri.

Alpha di Jensen: è una misura risk-adjusted performance creata al fine di analizzare l’abilità del gestore di un fondo di investimento di prevedere i prezzi futuri delle attività finanziarie e quindi che consentisse di determinare la capacità di quest’ultimo di selezionare i titoli sottovalutati. Tale misura, comunemente denominata alfa di Jensen è infatti definita come il rendimento incrementale o extrarendimento che un portafoglio ha prodotto rispetto alla redditività che avrebbe dovuto offrire sulla base del suo livello di rischio sistematico.

Indice di Sharpe: rappresenta una misura del premio per il rischio determinata sulla singola unità di rischio assunto. Emerge quindi che il portafoglio con l’indicatore più elevato è quello che è riuscito a creare il maggior valore per unità di rischio e si è dunque collocato nella migliore posizione nell’ambito del trade-off rischio-rendimento.
Quindi, risulta che il fondo con il più alto indice di Sharpe è anche quello che ha prodotto il rendimento più alto in base al proprio livello di volatilità .

Information Ratio: L’informatio ratio ha la proprietà di sintetizzare sia una misura di extra-rendimento sia di extra-rischio del fondo rispetto al benchmark. In base alla costruzione dell’indice emerge che un portafoglio gestito con una strategia passiva avrà un information ratio prossimo allo zero, mentre un gestore attivo dimostrerà una elevata qualità del proprio operato nella misura in cui sarà stato in grado di massimizzare il proprio rendimento differenziale rispetto al benchmark e minimizzare la rischiosità, sempre su base differenziale.

E allora? Guardate i report e rendetevi conto della qualità dei portafogli e del rapporto rischio/rendimento, buttate un occhio ai vari indici sopra menzionati, guardate i grafici e gli indici. Ma la sintesi è in questo ultimo grafico.

Vi sembra che la retta di breakeben sia ben posizionata? Guardate anche gli altri portafogli e poi giudicate voi. Credo sia corretto lasciare la parola ai FATTI e non a facili promesse. Di parole, oggi, se ne fanno già troppe, specialmente da parte di chi dice dice dice… e poi….

Asset class utilizzate

Cosa c’è dentro a questi portafogli? Strumenti esotici? Obbligazioni speculative? Azioni Della borsa di Bora Bora? Nossignore. Si utilizzano ETF quotati a Piazzaffari e, per determinate tematiche molto particolari, fondi o SICAV distribuiti ampiamente in Italia dai maggiori distributori (Fineco, IW BAnk, Sella, Fideuram, ecc). Nulla di strano. Tutto molto semplice e fattibile.

Dove li trovo i portafogli Compass?

Li trovi ovviamente nella newsletter Compass e…prossimamente anche su altri canali. ma diamo tempo al tempo. I&M non si ferma mai e il futuro sarà VERAMENTE molto rivoluzionario e permetterà al S.I.D. ed a I&M di essere ancora più …meglio!!!!

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DT

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12 commenti Commenta
hironibiki
Scritto il 25 novembre 2010 at 12:16

Leggevo dell’Irlanda. Pazzesco l’aliquota iva salirà al 2014 al 24% e prima al 23%. Assurdo far pagare alla povera gente le schifezze che le banche hanno fatto!! Considerando che la ripresa non ci sarà e che la disoccupazione se non aumenta tutt’al più rimarrà com’è adesso (alta), chi paga sarà il popolo. A Milano intanto piazza affari continua ad essere in rosso, le altre sembrano reagire meglio.. Che stia effettivamente succedendo qualcosa come scritto da qualcuno nei post precedenti? Comunque molte situazioni stanno convergendo tutte allo stesso momento, sarà difficile riuscire a “tenere botta” così :?

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hironibiki
Scritto il 25 novembre 2010 at 12:47

Parigi, 25 nov – Una nuova serie di stress test e’ in arrivo per le banche europee “nel corso del 2011”. Lo ha detto un alto dirigente della Commissione Ue nel corso di un convegno organizzato dalla Amf…
—————————
Eheheh mi sembra come quando in informatica esce la service pack di windows, office, ecc.. Si fà l’upgrade e poi?? E poi si attende la prossima patch che risolverà quello che non risolveva la precedente..
Ma se hanno fallito quelle passate che senso ha farne altre? Più che stress test gli farei fare i “pippa test” almeno si divertiranno tutti quanti e cantando felicemente mano nella mano innalzeranno paroloni di gloria e onore a Euro e Europa. :mrgreen:

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gremlin
Scritto il 25 novembre 2010 at 12:58

questo NO: “Medio l’Anum, cerchi del grano nei nostri portafogli?”

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gremlin
Scritto il 25 novembre 2010 at 12:59

anche questo NO:

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gremlin
Scritto il 25 novembre 2010 at 13:00

questo invece SI:

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Scritto il 25 novembre 2010 at 21:08

gremlin,

Pubblicità Progresso…. :mrgreen:

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gioetf81
Scritto il 26 novembre 2010 at 17:16

Ciao DT
Vorrei fare 2 ordini di osservazioni sul post a proposito delle performance dei ptf del Blog.

1) trovo che la scelta dei benchmark fideuram sia di comodo in quanto, secondo quanto mi risulta, sono calcolati come medie dei fondi della categoria. E con una metafora, che credo sia in stile del blog, potremmo dire che utilizzare tali indici espone al rischio a cui si esporrebbe la maestra di una classe di alunni nell’assegnare i voti relativamente alla media dei voti dei suoi pupilli. E’ chiaro che se la classe è fatta da tanti asinelli, l’asinello più bravo, pur restando un asinello, avrà voti che non sono paragonabili con i pupilli bravi di classi dove la distribuzione di asinelli è più “normale”. Spero tanto di vedere allora il confronto dei ptf con benchmark non relativi alle medie dei fondi. E che siano benchmark total return nel caso gli strumenti siano ad accumulazione dei proventi.

2)L’indice di Sharpe ha dei limiti notevoli, in quanto ha come ipotesi implicita che la deviazione standard risulti essere quella del portafoglio complessivo del cliente. Se così non fosse e calcoliamo l’indice solo rispetto a singoli fondi comuni detenuti dall’investitore, non teniamo in considerazione le correlazioni che caratterizzano i singoli asset di ptf che potrebbero ridurre la volatilità. Infine, la relazione tra rischio e rendimento nei portafogli finanziari non è lineare e per ottenere rendimenti crescenti occorre accettare volatilità più che proporzionali, il che riduce lo sharpe ratio. Sharpe ratios elevati dunque possono indicare non eccellenze gestionali, ma semplicemente situazioni di stress speculativo.
ciao

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gremlin
Scritto il 26 novembre 2010 at 17:29

gioetf81@finanza,

Salve, mi sembri molto ferrato in materia, se me lo consenti ne approfitto per chiederti che consigli dai tu ai risparmiatori quando cominciano a perdere il 10, 20, 30% con fondi azionari

Grazie!

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gioetf81
Scritto il 26 novembre 2010 at 18:11

gremlin,

mi fai una domanda difficile a cui credo non ci sia una risposta unica, perché dipende, come credo sappiate benissimo, da una serie di considerazioni non sempre generalizzabili. In ogni caso, se la gente ha perdite del 30% in ptf non gli prometto la bacchetta magica. Il problema è a monte quando si imposta l’asset allocation. Quella gente sarebbe dovuta essere a conoscenza dei rischi potenziali. Altrimenti chi li ha consigliati o loro stessi hanno sbagliato approccio.

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Scritto il 26 novembre 2010 at 18:59

gioetf81@finanza,

Ciao, accetto volentieri le tue critiche e sono pronto a ribattere.

In merito agli indici Fideuram, ho cercato dei parametri che fossero facilmente reperibili e confrontabili con la realtà dei portafogli. E credo che questi mio metro di paragone sia decisamente in linea con i fondi e i portafogli in generale, in quanto gli indici fideuram sono utilizzati da fior fiore di case come parametro. Dici che sono pari alla media dei fondi. Perfetto. almeno dimostro che i portafogli, rispetto alla media dei fondi (che sono a gestione passiva) i quali sono parametrati a dei benchmark. Cosa avrei potuto fare? creare un benchmark apposito. MA sarebbe stato trasparente? Se per esempio per il portafoglio Alpha (80ob+20Az) uso come parametro un indice composto MSCI World 20%+JPMorgan Global Bonds50%+… secondo te sarei PIU’ o MENO credibile ?
Tu cosa consiglieresti, quindi, come corretto parametro di valutazione?
Sharpe Ratio: ok, hai ragione tu, però tieni conto che tutto quanto dici il mercato non lo legge. mi spiego meglio. Ci sono dei parametri che sono universalmente riconosciuti per calcolare la rischiosità di un portafoglio. Ce ne sono tantissimi, tra cui anche il VAR. io qui ho parlato di Sharpe, ma potrei parlarti anche di Sortino. Anche se l’indicatore che (Secondo me) esprime il valore del gestore è l’information ratio.
Hai provato a vederlo sui portafogli? E anche in ambito di metodi per misurare la rischiosità, tu che cosa proporresti?

preferisco farti domande dirette, proprio perchè non esiste il metodo perfetto, ci sono tanti metodi, ma almeno capisco su cosa punti.

Aspetto tue news!
CIAO!

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gioetf81
Scritto il 26 novembre 2010 at 20:36

Dream Theater,

DT,

il fatto che le case di investimento scelgano alcuni parametri di confronto piuttosto che altri sai benissimo che dipende anche da un conflitto di interessi implicito nella gestione attiva. Faccio un esempio. Mi capita di vedere fondi esteri che dichiarano come benchmark un indice price, ma poi non distribuiscono i proventi. E non sto parlando di scappati di casa. Lo fanno molte illustri case. Sai come si chiama questo. Si chiama barare. Perché se i dividendi e gli altri proventi l’eccellente(?) gestore non me li distribuisce al povero parco buoi, e poi in rendiconto trimestrale fa lo sborone con tanto di grafico in cui mostra come la propria gestione abbia battuto il benchmark price (quindi senza i dividendi)…beh allora mi sembra una presa per i fondelli. Guarda caso poi, andando a riassegnare un bechmark TR la gestione è sotto, spesso di un ammontare pari pari al TER. Ciò che dimostra che il gestore ha fatto quanto il mercato al lordo dei costi. A quel punto io mi compro appunto i miei fedeli ETF (anche loro qualche volta si concedono scappatelle, ma che vuoi farci, è un male italico)…
Tornando al problema degli indici fideuram, sì sono dell’idea che se prendi benchmark che riflettono il mercato in cui vai a fare il tuo, sicuramente eccellente, stock picking è preferibile utilizzare i vari benchmark di mercato, che pure, lo ammetto, presentano l’altro annoso problema della ponderazione. Ma sempre meglio dei fideuram che sono una media della performance dei fondi, quindi risentono dei disastri dei gestori pseudo-attivi. E del problema di cui al mio primo post.
Sono assolutamente d’accordo con te in merito al IR. Ottimo indicatore che rende giustizia della bravura del gestore. Stando sempre attenti eventualmente a riassegnare il benchmark corretto. Per i fondi absolute return e i flessibili, io discrimino per VaR. Sharpe lo lascerei stare.
Per gli hedge fund, per i quali il VaR può anche essere ritenuto alla stregua delle promesse elettorali italiane, guardo la correlazione con il mercato, e se c’è il tempo (e i soldi della parcella) dò un occhio alla distribuzione dei rendimenti in presenza di una decente serie storica. Skewness e kurtosis completano l’analisi di rischiosità del mio bel hedge fund.

Non so se ho risposto alle domande.
Cmq, per carità, mica dico che riassegnando benchmark diversi i vostri ptf fanno schifo. Il punto non è assolutamente questo, ci tengo a chiarirlo. Anzi, i complimenti ci stanno tutti.
scappo ho fatto tardi..
ciao

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Scritto il 26 novembre 2010 at 23:19

gioetf81@finanza,

Ti ringrazio per i commenti e le tue preziose valutazioni. Passa a trovarci più spesso! :-)

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