LTRO: esempio lampante di autofinanziamento

Scritto il alle 09:31 da Danilo DT

Tanto per essere chiari, eccovi in pratica cosa è successo con Unicredit e con l’LTRO.
Unicredit emette il 20, casualmente, per un importo “monstre”, un bond zero coupon per istituzionali (taglio minimo 100.000 €) con garanzia governativa, per un controvalore di 7.500.000.000 €. Esattamente la cifra chiesta alla BCE come finanziamento LTRO.
Questo bond è stato ovviamente dato come collaterale alla BCE.
Incuriosisce il fatto che Unicredit non abbia passato in BCE come collaterale un qualche altro bond che avevano in portafoglio. E come Unicredit hanno fatto anche altre big bank italiane (solo alcuni istituti più piccoli hanno portato titoli che avevano in portafoglio).
Resta comunque il fatto che con l’LTRO la BCE diventa in pratica prestatore in ultima istanza (anche se in realtà non potrebbe) comprendendo il fatto che la situazione, per le banche europee, è molto problematica.

Quindi non pensiamo che con l’LTRO tutto sia risolto. Strutturalmente di lavoro da fare ce n’è ancora molto. E’ un signor rattoppo, per un periodo di tempo decisamente lungo. Ma poi i problemi si ripresenteranno ai mercati. Magari anche prima della fatidica scadenza del finanziamento.
Operazione bancomat salva banche. Nulla da aggiungere.

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DT

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13 commenti Commenta
bridget
Scritto il 23 dicembre 2011 at 09:40

il post tralascia altri “simpatici” dettagli.

Non è stata solo Unicredit, ecco di seguito un’Ansa del 21 dicembre, ripresa poi da altri quotidiani, che si basa su un comunicato di Borsa Italiana:

CRISI:ASTA BCE;DA BANCHE ITALIANE 40 MLD BOND GARANZIA STATO
2011-12-21 11:49:55.257 GMT

(ANSA) – ROMA, 21 DIC – E’ di circa 40 mld ‘l’ammontare di
titoli garantiti dallo Stato utilizzati da 14 banche italiane
come collaterale nell’asta straordinaria a 3 anni della Bce.
Stando a una nota di Borsa, Unicredit ha emesso bond per 7,5
mld; Intesa Sanpaolo per 12 mld e Mps per 10. SEguono Banco
Popolare (3 mld); Pop.Vicenza (1,5 mld); Carige (1,3 mld),
Pop.Sondrio (1 mld); Dexia Crediop (1,05 mld),Bper (750 mln);
Creval(500 mln), Credem (800 mln); Banca Etruria (100 mln);
Iccrea (290 mln) e Iccrea Banca Impresa (650 mln).(ANSA).

In totale 40 mld di Euro di titoli emessi dalle banche, GARANTITI DALLO STATO – dettaglio di non poco conto.

Le altre banche invece (evidentemente di serie B) hanno portato in ECB come collateral gli asset normalmente previsti, cioè titoli eligibles.

L’ipotesi che si fa è che le banche sopra richiamate avessero praticamente già finanziato tutto il portafoglio titoli.

Esempio di QE all’italiana.

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Scritto il 23 dicembre 2011 at 09:54

bridget@finanza,

Perfetto. Ora il quadro è completo. Il mio riferimento era su Unicredit in quanto è assolutamente matematico e lampante l’incrocio tra nuova emissione e LTRO. Poi per il resto è ovvio: la BCE gioca a fare la FED con stile “border line”. insomma, con degli escamotage, fa quello che da statuto non potrebbe fare.

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bridget
Scritto il 23 dicembre 2011 at 10:06

Scusa ma devo rettificare.
ECB non ha alcun divieto a porre in essere operazioni di questa specie.
Il divieto esplicito, contenuto nell’art. 23 del Trattato di Maastricht, è riferito al finanziamento diretto ai governi dell’area Euro.
Per il resto, ECB può, nell’ambito delle attività connesse alla regolazione dei mercati monetari, mettere in atto le operazioni che ritiene più opportune, nel rispetto del mandato primario che consiste nel controllo della stabilità dei prezzi.
Draghi, nel public speaking dell’8 dicembre, ma anche in conferenza stampa e ins eguito in audizione davanti al Parlamento europeo, ha ribadito che ECB si muoverà nell’ambito dela mandato ricevuto.
Ha detto, a specifica domanda,: “we comply with laws, we don’t discuss laws”.
Le misure LTRO sono contemplate dallo statuto ECB.
Pur trattandosi di unconventional measures, specie per l’ammontare e la durata.
Anche il metodo “full allotment” rientra nelle prerogative della Banca.

Semmai, quel che non piace, è il fatto che alcune banche abbiano potuto portare come collateral titoli da loro emessi (e non asset posseduti) garantiti dallo Stato.
Questo, dal mio punto di vista, rimane il fatto rilevante.

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Scritto il 23 dicembre 2011 at 10:11

bridget@finanza,

Assolutamente vero. Infatti io non dico che la BCE non può fare queste operazioni. Io dico che la BCE non può essere prestatore in ultima istanza. Ma in questo modo, con l’LTRO la BCe finanzia e “salva” le banche. Sono quindi modi per ottenere alla fine, con un QE “all’italiana” come lo hai giustamente definito tu, gli stessi risultati. La BCE si è mossa all’interno del suo perimetro usando una strategia sicuramente spavalda (che Trichet non avrebbe mai usato secondo me) ma di certo efficace.
E poi il fatto che i titoli siano garantiti dallo stato… credo faccia parte di un disegno preconfezionato in precedenza dal duo mario-mario (Monti + Draghi).
Cmq sempre di debito si tratta.

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Scritto il 23 dicembre 2011 at 10:48

E’ un bel sospiro di sollievo per le banche… sostanzialmente fallite, come avevamo gia’ profetizzato precedentemente il deleveraging sta’ compiendo la sua strada, dagli utenti spiccioli, alle banche, poi gli stati, il sistem collassera’ a meno che non riescano a diluire in 20/30 stile giapponese il tutto… cosa di cui inizio a dubitare.
Probabilmente dovro’ rettificare le percentuali nella pagina:
http://www.propheties.it/crisifinanziaria.htm
Infatti le possibilita’ di una recessione leggere sono decisamente svanite e stanno aumentando le chances tra il collasso finanziario e quello globale…

Non ho avuto ancora la possibilita di leggermi il report:
http://www.mckinsey.com/Insights/MGI/Research/Financial_Markets/Debt_and_deleveraging_The_global_credit_bubble_Update
sul deleveraging della mckinsey, sembra abbastanza interessante per farsi un opinione storica su altre crisi… Da un primo sguardo comunque, il fenomeno avrebbe dovuto innescarsi dopo una grave crisi finanziaria per cui le ipotesi aperte sono due:
1- Il grosso della crisi e’ gia passato e dobbiamo solo aspettare di ripristinare valori accettabili di debito
2- La crisi deve ancora arrivare e questa e’ solo una prima ondata abbastanza leggera….
Mah! Vedremo

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Scritto il 23 dicembre 2011 at 11:06

mariothegreat@finanza,

Salvare le banche per salvare gli stati. Anche perchè sono mesi che vado dicendo che il problema NON sono gli stati ma le banche… :wink:

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bridget
Scritto il 23 dicembre 2011 at 12:18

scusate, per amore di precisione, l’articolo che vieta il finanziamento diretto da parte di ECB agli stati membri è 123

sul resto, ci andrei cauta a fare previsioni così totalizzanti e apocalittiche.

Quanto a McKinsei, mi fa ridere che leggiate con tanta devozione la research da loro prodotta. Questa istituzione ha sfornato una buona metà dei CEO di tutto il mondo.

;-)

senza contare che farsi opinioni sulla storia di altre crisi in buona parte è tempo perso.
Le crisi non sarebbero crisi se fossero simili a quelle del passato.
Come diceva Tolstoij “le famiglie felici si somigliano tutte, ogni famiglia infelice lo è a modo suo”.

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bridget
Scritto il 23 dicembre 2011 at 12:18

oddio, McKinsey, sorry :)

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    Scritto il 23 dicembre 2011 at 13:06

    …mi sovviene in mente un tal Alessandro Profumo…
    Cmq un’analisi da mettere nel mucchio, assieme a tutto il resto… ;-)

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kry
Scritto il 23 dicembre 2011 at 16:34

bridget@finanza,

Le crisi sono simili a quelle del passato.Innanzitutto molte persone hanno la memoria corta, poi non passano 10 anni che se ne ripresenta una simile o forse peggiore perchè nel frattempo nessuno stabilisce regole nuove e nessuno viene punito per gli errori (o meglio reati) commessi.

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Scritto il 23 dicembre 2011 at 17:41

bridget@finanza,

Infatti ho detto :”abbastanza interessante per farsi un opinione storica su altre crisi”, concordo con te nel dire che la maggior parte degli “esperti” sbaglino le proprieprevisione, altrimenti sarebbero miliardari… Mi ricorda l’aneddoto della zingara che fermo’ il passante offrendo il mazzolino portafortuna:” prendi fiori, buona fortuna” lui la fisso’un attimo e poi rispose:” tienili tu mi sembra che ne hai piu’ bisogno”.
Anyway, studiare la storia e’ sempre un bene… se l’umanita lo facesse pu’ spesso avremmo un sacco di rogne in meno…

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andrea.mensa
Scritto il 23 dicembre 2011 at 17:46

è assolutamente ridicolo cosa stanno facendo e quanta enfasi mettono nel presentare delle scatole vuote.
dal mio umile punto di vista, considerando il denaro solo un mezzo, dato in prestito, per facilitare scambi e accumulo, penso che sarebbe stato estremamente più semplice dare ad ogni individuo 1000 € in prestito all’1% per la durata di 5 anni, invece di fare tutto questo casino.
la cosa assolutamente ridicola è chela stretta monetaria, dovuta alla crisi di liquidità, trasformatasi in una crisi del credito, appunto per la caduta della massa monetaria circolante, ha impattato una ( anzi parecchie economie, direi tutto il mondo occidentale) economia reale, ovvero produzione di ricchezza reale fino ad oggi tenuta in piedi, non da reale produzione di ricchezza ma da risorse ottenute a credito.
caduto il credito è caduta la domanda, assieme al finanziamento, e così è entrata in crisi anche l’economia reale.
l’idiozia di sperare di recuperare produzione e vendita di beni al livello di 4 anni fà continua a non permettere di vedere che questa non si tratta di una crisi monetaria, ma nemmeno finanziaria, ma antropologica….. è la produzione e il desiderio dei beni prodotti e messi sul mercato, assieme ai mezzi per acquistarli, che è entrata in crisi….. per permettere l’accumulo di risorse in poche mani a livelli inauditi, si sono tolte risorse a chi le avrebbe spese, alimentando quel mercato che teneva in piedi le produzioni.
ora, il re è nudo,e la gente comincia arendersi conto che ciò che veniva proposto come indispensabile è in effetti aleatorio, anzi , sovente del tutto superfluo.
e non credo assolutamente che si potrà ritornare alla situazione precedente di consumi voluttuari stile anni 1007-2008.
prima ci si renderà conto di tutto ciò, e prima, credo, metteremo le basi per un nuovo modello di sviluppo.
amen

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Scritto il 29 dicembre 2011 at 08:54

Un forte balzo. L’operazione sulla liquidità a tre anni della scorsa settimana, da 489 miliardi, ha mostrato tutti ieri i suoi effetti nel “motore” della Bce: le dimensioni del suo bilancio hanno superato il 23 dicembre i 2.700 miliardi, portandosi a quota 2.733, contro i 2.493 miliardi del 16 dicembre.
Il salto è notevole. Ormai il bilancio della Fed, con i suoi 2.945 miliardi di dollari – 2.265 miliardi di euro – resta molto indietro. La differenza, però, è qualitativa. La Bce è infatti molto prudente: se a Washington nulla degli acquisti – a qualsiasi titolo – viene sterilizzato, a Francoforte, invece, si è deciso che una parte almeno della liquidità, quella creata con l’acquisto dei bond, venga bloccata nei forzieri “centrali”.
Quello che conta, allora, è la base monetaria, la moneta che le banche centrali – come comunemente si dice – “stampano”. Anche questa ha compiuto un balzo, a Francoforte: è passata da 1.395 a 1.568 miliardi. A Washington è pari a 2.638 miliardi di dollari, oltre 2mila miliardi di euro.
Anche in questo caso lo “stimolo” – anche se la parola è un po’ fuorviante – monetario della Bce è almeno paragonabile a quello della Fed. La base monetaria fornita da Francoforte è pari ormai al 17% del Pil di Eurolandia, quella di Washington al 17,8% circa del Pil americano. La distanza è minima. Alcuni economisti vicini all’approccio del “monetarismo di mercato” – Scott Sumner, Lars Christensen – indicano però nel 25% del Pil un valore di riferimento: è il livello raggiunto dalla (pur piccola e aperta) Svezia che, non a caso, è uscita più rapidamente dalla crisi di altri Paesi. Senza che la Riksbank rinunciasse al suo mandato di mantenere sotto controllo l’inflazione.
Senza sorprendere nessuno, l’annuncio dei dati ha coinciso con una flessione dell’euro, sceso sotto quota 1,30 dollari, e ai minimi da 10 anni sullo yen. L’aumento del bilancio Bce ha sicuramente un effetto espansivo. Resta però vivo il problema di trasformare questa base in moneta che gira davvero nell’economia. «Si può portare un cavallo all’acqua, ma se non vuol bere…», dicono gli americani. Ed è questo quello che accade, negli Stati Uniti e in Eurolandia, dove è diventato imponente il fenomeno dei depositi parcheggiati in banca centrale. La massa monetaria in circolazione, M1, è negli Usa persino inferiore alla base monetaria (2.149 miliardi di dollari, il 14,5% del Pil), anche se appare in accelerazione (+18%). In Eurolandia è molto più alta (4.770 miliardi di euro, il 51% del Pil) ma si muove a velocità rallentata (+1,7%) e risulta persino in leggero calo negli ultimi due mesi. La massa monetaria M2, intanto, è pari a 9.642 miliardi di dollari negli Usa (65% del Pil, +7,5%) e a 8.580 miliardi di euro nell’Unione (92%), dove è anch’essa in leggero calo mensile e in forte rallentamento da due anni almeno (+2,1%).
A questo si aggiunge il fatto che la distribuzione della moneta non sembra uniforme in Eurolandia e questo può creare qualche squilibrio di troppo. In Italia, per esempio, l’offerta di moneta è in calo, e da tempo: -2,2% annuo l’M1, -0,58% l’M2. Non è un buon segno.

http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2011-12-29/bilancio-vola-2700-miliardi-063634.shtml?uuid=AaeuilYE

Beh, tutto come previsto. Altri dubbi sulla fase di CONTRAZIONE che ci aspetta all porte, o meglio, che già inizia ad accompagnarci?

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