La grande sfida del PIL USA

Scritto il alle 09:15 da Danilo DT

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Utilizzando lo splendido sito della FED di ST Louis, ho provato a mettere a confronto il dato di rilevazione del PIL USA con le previsioni della FED di Atlanta (il suo famoso GDPNow) e le previsioni della stessa FED di St Louis.
Il risultato diventa interessante sopratutto confrontando quelle che erano le previsioni con i dati effettivi.

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Ad un primo impatto, sembra che il GDPNow sia molto vicino a quella che è la tendenza, anche se poi lo scostamento dai dati reali è importante. Viceversa la previsione della FED di St Louis si avvicina di più alla realtà anche se la tendenza non viene sempre centrata.
Ovviamente dobbiamo concentrarci sull’ultimo periodo.

Potete notare, in rosso, il forte rallentamento del PIL USA che è già stato documentato nei precedenti post. La FED di Atlanta con il suo GDPNow aveva azzeccato alla grande il rallentamento mentre la FED di ST Louis era meno negativa. Ma è interessante vedere cosa si aspettano le due FED. La prima (GDPNow) punta ad un sontuoso +4.085%, St Louis un +2.63%.

La morale è chiarissima. Un tasso di crescita inferiore a questi due livelli sarà sicuramente una delusione. E a quel punto diventerebbe interessante capire la reazione del mercato. E come vi ho già anticipato, i gestori se lo stanno aspettando questo rimbalzo. Ma se non arriva? Potrebbero essere dolori. Intanto però è chiaro che in FOMC sono tutti convinti che questa ripresa ci sarà. Eccovi un flash sul minute pubblicato ieri.

“Presto sarà appropriato” alzare i tassi sul costo del denaro Usa. Lo si legge nei verbali del meeting del 2 e 3 maggio del Federal Open Market Committee (Fomc) – il braccio di politica monetaria della Federal Reserve – pubblicati oggi. In quella riunione il Fomc aveva deciso di mantenere i tassi invariati nell’intervallo 0,75-1 punti percentuale, dopo il rialzo dello scorso marzo. Un segnale che potrebbe preludere ad un rialzo a giugno. (Source)

Come da copione, avanti tutta su queste coordinate, ma state pur certi che il FOMC, a giugno, si muoverà solo se la crescita tornerà chiara. Altrimenti tutto rinviato.

Ovvio, potete immaginare gli effetti sul mercato valutario, obbligazionario ed anche azionario come si è detto.

Riproduzione riservata

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Danilo DT

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