Italia rimandata: occorrono riforme

Scritto il alle 14:31 da Danilo DT

E’ realistico parlare di rischio default per l’Italia? Oggi no, ma se non arrivano le riforme, il Bel Paese rischia di ritrovarsi in un domani in una situazione decisamente difficile. Stipendi, debito pubblico, crescita economica, politica fiscale i nodi da sciogliere.

La coperta è corta…

L’Italia è uscita da quello sconveniente e denigrante acronimo che ormai ha raggiunto la popolarità di un altro acronimo (BRIC) creato da O’Neill anni fa. Mi riferisco a PIGS (Portogallo, Irlanda, Grecia, Spagna), per molti da integrare con la I dell’Italia (PIIGS).
La parola però bisogna darla al mercato. E il mercato parla chiaro. La I dell’Italia non c’è. E non è un caso. Non dimentichiamo mai che il mercato ha sempre ragione. Ed oggi il mercato “premia” l’Italia, malgrado una situazione del debito pubblico tutt’altro che allegra.

Credit Default Swap Area Europa

Quindi possiamo stare tranquilli? L’Italia è veramente in una situazione di tranquillità? Alcuni giorni fa, Marco Fortis in un suo articolo ha spiegato perché possiamo considerare l’Italia in una situazione privilegiata a livello di sostenibilità del Debito Pubblico. Ecco uno stralcio del suo articolo. I 10 motivi per cui il debito italiano è su un gradino di affidabilità superiore ai PIGS:



1. Ricchezza finanziaria netta delle famiglie. Questo è l’indicatore più importante per capire la sostenibilità finanziaria di un’economia nazionale, non il Pil. Le famiglie sono l’unico “polmone” finanziario delle economie. Infatti, le imprese e i governi hanno normalmente dei debiti finanziari mentre le banche sono dei semplici intermediari i cui bilanci dipendono dal modo, prudente o sconsiderato, con cui prestano denaro agli altri. Tutti, dalla Commissione europea (alle prese con il ridisegno del Patto di stabilità) alla Bce, dagli economisti agli opinionisti, dagli investitori agli speculatori, farebbero bene a capirlo.
L’Irlanda è “saltata” non perché il suo Pil non brillasse o il suo debito pubblico fosse alto (era anzi tra i più bassi) ma perché la ricchezza delle famiglie e con essa il sistema bancario dell’Irlanda sono crollati sotto il peso dei debiti privati e dello scoppio della bolla degli asset immobiliari alimentata dalle banche stesse. La Grecia è “saltata” non perché non riesce a pagare il proprio debito pubblico con il Pil (nessun governo, tra l’altro, ha mai pagato i propri debiti con il Pil) ma perché la ricchezza finanziaria netta delle famiglie greche è ormai talmente bassa da essere addirittura la metà del Pil.
Se anche volesse, la Grecia oggi non potrebbe nemmeno introdurre un’imposta patrimoniale per risanare i propri conti statali perché il patrimonio dei greci si è semplicemente dissolto e non c’è più nulla da tassare ma solo spesa pubblica da tagliare. L’Italia ha invece il più alto rapporto tra ricchezza finanziaria netta delle famiglie e Pil in Europa, di gran lunga davanti a Francia e Germania. Ma molti (anche in Italia) lo ignorano.

2. Debito pubblico estero. Il vero tallone d’Achille dei paesi dell’Euroarea in questo momento non è tanto il debito pubblico complessivo ma quello estero, che è in balia degli umori dei mercati e sotto il tiro della speculazione. Pochi forse sanno che a fine giugno 2010 il debito pubblico estero italiano era di 837 miliardi di euro, inferiore a quello della Germania (978 miliardi) e della Francia (1.037 miliardi). La domanda vera allora è: nel caso limite (e sottolineiamo limite più volte) in cui gli investitori stranieri non sottoscrivessero più il debito pubblico estero, i paesi dell’Euroarea possiedono le risorse finanziarie interne sufficienti per far fronte a una simile eventualità? L’unico cavaliere bianco che in ultima istanza può venire in soccorso ai governi è il sopracitato stock di ricchezza finanziaria netta delle famiglie, non il Pil che è solo un flusso già allocato pressoché integralmente in domanda interna ed estera nell’anno stesso in cui viene generato. In base alla ricchezza, su sette paesi analizzati, solo Irlanda e Grecia non ce la farebbero a evitare il default. Persino Spagna e Portogallo, pur avendo qualche banca pericolante e una crisi economica interna gravissima, che per diversi anni determinerà un netto peggioramento delle condizioni di vita dei loro abitanti, dispongono di uno stock di ricchezza finanziaria netta delle famiglie più che sufficiente per rimpiazzare in tutto o in parte il debito pubblico estero eventualmente non più sottoscritto dagli stranieri. L’Italia ha oggi il più basso rapporto tra debito pubblico estero e ricchezza finanziaria netta delle famiglie, migliore di quello della stessa Germania. Il nostro paese, nell’interesse di tutti gli italiani, farebbe bene a dare ampia risonanza di ciò ai mercati perché forse tanti investitori (e speculatori) non ne sono consapevoli.

3. Debito pubblico totale/ricchezza finanziaria netta delle famiglie. Anche considerando il debito pubblico totale e prendendo come riferimento il suo prevedibile anno di picco, cioè il 2012 secondo le ultime previsioni della Commissione Europea, risulta che solo Atene e Dublino sono nettamente fuori linea se si rapporta tale debito alla ricchezza finanziaria netta delle famiglie. Questo rapporto (e non quello del debito pubblico/Pil) dovrebbe essere una delle fondamenta del nuovo Patto di stabilità: esso non dovrebbe superare il 60%, con facili margini di rientro per Italia, Francia e Portogallo, che oggi lo superano di poco, mentre alla Spagna sarebbe richiesto un impegno un po’ più forte. Valutata con parametri più sensati, la crisi dei debiti sovrani europei, in realtà, è una tempesta in un bicchier d’acqua. Una tempesta che nasce dagli errori concettuali di comunicazione al mercato dell’Europa stessa (basati sull’attribuzione di un significato fuorviante e quasi apocalittico al parametro del debito pubblico/Pil) e che è aggravata anche dai continui messaggi contraddittori dei suoi leader, a cominciare dalla “maestrina” Angela Merkel come ha bene sottolineato Romano Prodi sul Messaggero alcuni giorni fa. Il rischio default riguarda solo due piccoli paesi dell’Euroarea come Grecia e Irlanda. L’idea che la Spagna possa fallire, pur avendo compiuto in questi anni drammatici errori di politica economica (grandemente finanziati dalle banche tedesche), è pura follia. A meno che gli europei e la loro moneta unica non vogliano imitare in tutto e per tutto i lemmings.

4. Il debito aggregato. Consideriamo ora, oltre al debito pubblico lordo, anche il debito delle imprese non finanziarie. Scopriamo che rispetto a questo debito aggregato, il “polmone” della ricchezza delle famiglie, alle cui attività finanziarie nette a questo punto vanno aggiunti anche gli asset immobiliari per avere una visione più completa dello stato patrimoniale privato, risulta assolutamente adeguato in Francia, Germania e Italia: tutti paesi che vantano dei “debt/equity” nazionali tranquilli, intorno al 32-38 per cento. Portogallo e Spagna sforano di poco la soglia classica del 60%, mentre soltanto le solite Irlanda e Grecia appaiono in crisi conclamata.

5. Debiti delle famiglie. Le famiglie italiane sono poco indebitate, con appena 21.800 dollari in media per adulto (prevalentemente mutui ben investiti in case che, diversamente da quelle di americani, irlandesi e spagnoli, non hanno perso valore). Le famiglie più indebitate sono invece quelle irlandesi, con 77mila dollari per adulto. Soltanto le famiglie greche sono meno indebitate di quelle italiane. Ma è una scarsa consolazione per i greci, perché in Grecia il rischio default non è nato dal debito privato bensì da quello pubblico e dalla progressiva erosione e dalla fuga all’estero dei patrimoni familiari.

6. Distribuzione della ricchezza. Un paese sopporta meglio una grande crisi economica non soltanto se possiede un elevato stock di ricchezza finanziaria netta e immobiliare delle famiglie, ma anche se tale ricchezza è ben distribuita e non concentrata solo in poche mani. È importante allora guardare a indici di equidistribuzione come la ricchezza mediana. Quella italiana è di gran lunga la più alta nella Ue a 27 (ed è seconda al mondo solo dopo quelle degli australiani e dei norvegesi). L’Irlanda, pur molto distaccata dopo l’Italia, è al secondo posto per ricchezza mediana tra i sette paesi qui esaminati. Ciò significa che gli irlandesi, se il loro stato eviterà il default, dovranno fare sacrifici durissimi per venir fuori dal tunnel ma che hanno i mezzi per farcela.

7. Bilancio primario. Secondo i dati consuntivi e previsionali della Commissione Europea (non del governo italiano), nel quadriennio 2008-2012 l’Italia si caratterizza per il miglior bilancio primario pubblico (una media dell’1,5% del Pil) davanti alla stessa Germania (0,4%). Tutti gli altri paesi sono in disavanzo e i più sotto pressione sono Irlanda, Grecia e Spagna.

8.Tasso di disoccupazione. Germania e Italia hanno i più bassi tassi di disoccupazione. I più alti sono quelli di Spagna, Irlanda e Grecia.

9. Esposizione delle banche verso i paesi “periferici”. Secondo un recente studio di Deutsche Bank, le banche italiane sono di gran lunga le meno esposte verso Grecia, Irlanda e Portogallo (per un totale di soli 26 miliardi di euro nei tre paesi). Quelle più esposte sono le banche tedesche (213 miliardi) e francesi (142 miliardi).



10. Competitività reale. La reale competitività di un’economia si misura con i fatti e non con indicatori astratti (di gran moda nei convegni e nei dibattiti sulla stampa, a cominciare da quello abusato della “produttività” fino agli “eterei” tassi di cambio reali). E la vera competitività si misura sui mercati più difficili, non sul mercato interno europeo che ormai è un grande mercato comune. I fatti ci dicono che, se escludiamo l’energia, l’Italia (con 38 miliardi di euro nel 2009) è seconda nella Ue a 27 solo alla Germania (107 miliardi) per surplus commerciale con i paesi extra Ue. Anche l’Irlanda ha un bel surplus (17 miliardi) ma se lo è costruito non con il lavoro e la genialità dei propri imprenditori (come l’Italia) bensì con vantaggi fiscali anacronistici (e inaccettabili in un mercato unico come quello europeo) che hanno attratto nell’isola multinazionali che avrebbero invece dovuto pagare le giuste tasse nei loro paesi d’origine.

In merito all’analisi sopra esposta, mi trova d’accordo tranne che nell’ultimo punto, dove il nostro paese (competitività) si trova ancora in grossa difficoltà.
Inoltre c’è il problema di cui già ho parlato nel post sull’austerity italiana. La coperta è corta, ed i soldi non si stampano nel sottoscala…

Il ‘Rapporto Italia 2010’, un’analisi sullo stato della politica, dell’economia e della società italiana, redatto dall’Eurispes,  come avviene ogni anno, mostra la situazione italiana degli stipendi lavorativi.
Nella classifica Ocse, si collocano tra i primi dieci:

Corea del Sud (39.931 dollari), Regno Unito (38.147), Svizzera (36.063), Lussemburgo (36.035), Giappone (34.445), Norvegia (33.413), Australia (31.762), Irlanda (31.337), Paesi Bassi (30.796) e Usa (30.774).

Mentre l’Italia, con 21.374 dollari (poco più di 14.700 €), occupa la ventitreesima posizione, collocandosi dopo quegli altri paesi europei con retribuzioni nette annue che si aggirano in media intorno ai 25mila dollari, tra i quali: Germania (29.570), Francia (26.010), Spagna (24.632).
L’Italia supera solo: Portogallo (19.150), Repubblica Ceca (14.540), Turchia (13.849), Polonia (13.010), Slovacchia (11.716), Ungheria (10.332) e Messico (9.716).
Volendo fare un paragone con gli altri cittadini europei (NOTATE BENE)  il lavoratore italiano percepisce un compenso salariale che è inferiore del 44% rispetto al dipendente inglese, guadagna il 32% in meno di quello irlandese, il 28% in meno di un tedesco, il 19% in meno di un greco, il 18% in meno del cittadino francese e il 14% in meno di quello spagnolo.

I lavoratori italiani incassano dunque ogni anno retribuzioni medie tra le più basse dei paesi industrializzati, mediamente il 17% in meno della media Ocse, il cui valore è pari a 25.739 dollari.


Se invece come termine di paragone viene assunta l’Europa a 15 (27.793 dollari annui di media), lo stipendio italiano è inferiore del 23% o nell’Europa a 19 (mediamente 24.552 dollari annui), il compenso medio annuo del lavoratore italiano è minore del 13%.
Con queste condizioni, come possiamo tirarci fuori dalla melma? Come possiamo pretendere che ripartano i consumi? Come possiamo sperare che il rapporto Debito/PIL possa realmente migliorare (visto che il PIL resterà per forza ancora impalato, a meno che avvenga il miracolo e ripartano le esportazioni)?

Se poi parliamo di disoccupazione… beh, che dire? Il tasso di disoccupazione ad ottobre è cresciuto all’8,7% dall’8,4% di settembre. E il tasso di disoccupazione giovanile (15-24 anni), mostra ancora un’impennata a livello tendenziale e nel terzo trimestre raggiunge il 24,7%. Il  tasso tocca un massimo del 36% per le donne nel Mezzogiorno. Se poi aggiungiamo che l’occupazione a “tempo pieno” è sempre più in diminuzione e che continuano ad aumentare gli “inattivi”.

E dopo questa vignetta satirica pubblicata col solo intento di mollare la tensione e senza assolutamente alcuna presa di posizione politica, torniamo alla sostenibilità del debito pubblico.

Cosa può veramente mettere in crisi l’Italia nel breve termine? In primis non possiamo dimenticare fattori “straordinari” che ahimè possono anche accadere: una grave crisi politica, una serie di errate valutazioni di bilancio, e soprattutto una valanga speculativa che spesso definisco “effetto domino”. Un’eventuale crisi di un altro paese con ristrutturazione o fallimento di banche estere può generare speculazioni varie da cui noi non saremo immuni. Ma chi ne sarà immune? Guardate la Germania e la tabella sopra esposta. Sarà proprio il colosso teutonico che, in caso di crisi dell’Euro e del sistema PIGS, vedrà la peggior crisi bancaria, vista l’esposizione delle banche a questi paesi.

Morale: ad oggi l’Italia è di diritto al di fuori dei cosiddetti “paesi a rischio” ma non possiamo “dormire sugli allori”. Sono necessarie riforme per consentire un ritorno di REALE crescita economica. Altrimenti anche l’Italia, che oggi può stare tranquilla, potrebbe in futuro non esserlo più…

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DT

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42 commenti Commenta
caposci
Scritto il 29 dicembre 2010 at 14:45

Per me non possiamo già stare tranquilli, anzi siamo già in ritardo; a questo punto servivano già delle riforme

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Scritto il 29 dicembre 2010 at 14:47

Beh… per scrivere tutto questo post ci ho messo il giusto. Ma spero di aver fatto un buon lavoro.
Se lo ritenete valido, vi proporrei non solo di votarlo in Wikio ma anche di diffonderlo ai vs amici, via email, facebook, twitter (nel post trovate i vari “bottoni” a disposizione…
E che Dio ci aiuti… :-)

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buf
Scritto il 29 dicembre 2010 at 15:51

Salve a tutti,
bellissimo articolo DT. Mi sorge pero’ questo dubbio ogni volta che ci dicono che dobbiamo stare tranquilli perchè tanto c’è il debito privato basso ed il risparmio alto.
Ho come l’impressione che alla fine nessuno (i politici in generale) faccia nulla perchè tanto ne caso ci fossero problemi seri ci sono i risparmi dei privati…equivale a dire che ce li verranno a prendere in un modo o nell’altro?
Io penso di SI. A questo punto vi chiedo secondo voi come…perchè sul fatto che lo faranno purtroppo ne sono convinto.
Una patrimoniale? In che modo è fattibile? Su tutte le attivita’ o solo su una parte…non penso sia possibile solo sui conti correnti, o solo sulle attivita’ finanziarie e chi magari ha 20 appartamenti e pochissime attivita’ finanziarie?
La domanda non è piu’ se o no…secondo me è quando…ahimè..

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mattacchiuz
Scritto il 29 dicembre 2010 at 16:13

io spero che il nostro tesoro si doti il prima possibile di trading desk e giochi a spazzare gli investitori esattamente come fanno le banche :-) sai quanti soldi alla fine dell’anno?
se lo fanno le banche centrali, perchè non dovrebbe farlo il tesoro?

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paolo41
Scritto il 29 dicembre 2010 at 16:14

Dream Theater,

…grande…!!!!

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alfio200
Scritto il 29 dicembre 2010 at 16:18

@ Buf

Per quel che riguarda la patrimoniale puoi dare un’occhiata qui:

http://www.ilgiornale.it/economia/fisco_sospeso_alluvionati_veneti/23-12-2010/articolo-id=495509-page=0-comments=1

A me sembra l’idea di un “pazzo al potere”. Per giunta, come la precedente patrimoniale di Amato, servirebbe solo a prolungare l’agonia e a spostare in avanti nel tempo il problema del debito pubblico (vedi discorso della falla che imbarca acqua: la patrimoniale e l’aumento delle tasse equivalgono a buttare acqua fuori dalla nave, il taglio delle spese equivale al riparare la falla).

Che Berlusconi non sia il meglio (di certo) lo sappiamo, ma mi sembra che quel signore tanto gradito all’economist sarebbe un vero e proprio tsunami per il nostro paese.

Mi permetto (umilmente) di aggiungere quello che è un altro vantaggio per il nostro paese:

La possibilità di ridurre una serie di sprechi smisurati dal Mezzogiorno all’amministrazione pubblica, ma qui subentra un problema politico elettorale (abbassamento del debito con perdita di voti) difficilmente risolvibile se non con un governo di larghe intese responsabile, anche questo praticamente irrealizzabile da una classe politica assolutamente (tutta) immatura.

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Scritto il 29 dicembre 2010 at 16:19

buf@finanza,

Ciao Buf. Ti rispondo in modo breve e purtroppo triste.
La coperta è corta. Ci sono dei parametri e qualcosa occorre inventarsi.
Non si tratta di colori politici, destra o sinistra, Berlusconi o Bersani. Ma si tratta di necessità che vanno ben oltre. E’ questo che TUTTi gli italiani devono capire: in primis chi ci governa ma anche la gente.
Ricordate cosa dicevo tanti mesi fa in merito all’austerity?

http://intermarketandmore.finanza.com/italian-austerity-ora-tocca-a-noi-17357.html

Era ottobre ma la strada da percorrere era già chiara. Peccato che forse non tutti lo vogliono capire… :roll:

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hironibiki
Scritto il 29 dicembre 2010 at 16:41

Secondo me per dirla con una citazione altisonante “Larga è la strada che porta al Default e stretta è la via che porta alla ripresa”.
Però sono più propenso nel vedere la seconda come un vicolo cieco e quindi irraggiungibile :mrgreen: :mrgreen:

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alfio200
Scritto il 29 dicembre 2010 at 16:46

@ DT e gli altri

Apriamo una parentesi sul…Vietnam… :lol:

non hai risposto alla mia domanda sul fondo “vietnamita”

DBXT FTSE VIETN 1CC

Oservate il grafico. Rispetto ad altri paesi emergenti (Russia, Cina, India, etc.) questo fondo non è ai massimi.

L’emergente del futuro? Opportunità di acquisto?

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amensa
Scritto il 29 dicembre 2010 at 16:47

caro DT
non hai fatto un bel lavoro, hai fatto un lavoro stupendo!
ci sono , però nascoste in tutto quanto hai scritto, un paio di cose che meritano una riflessione, non tanto per l’immediato, quanto per vedere il futuro.
già diverse volte hai ricordato che il debito pubblico ha senso se rapportato al PIL.
e qui sta il primo interrogativo. Abbiamo la possibilità di far crescere il PIL sulla base di ricchezza reale ? e quando parlo di ricchezza reale parlo di quei beni o servizi che hanno un valore non solo per gli italiani, perchè quello è un valore che interessa solo gli scambi interni, ma quelli che hanno valore sul mercato internazionale.
scusa se mi dilungo con una metafora “in piccolo”.
prendi una famiglia, al cui interno i componenti si paghino le prestazioni che danno.
le varie mansioni di fare il bucato, preparare pranzo e cena, riparare i rubinetti o lucidare i pavimenti, potranno tenere occupati anche tutti i membri della famiglia, ma poi per comprare il cibo , occorrerà qualcuno che lavori FUORI dalla famiglia, guadagni FUORI dalla famiglia, ed acquisti il cibo FUORI dalla famiglia.
per cui o la famiglia è in grado, tra le tante cose che fa al suo interno, di vendere anche delle prestazioni all’esterno, o qualcuno della famiglia dovrà andare a lavorare fuori.
scusate se l’esempio è banale, ma se continuiamo ad esternalizzare produzioni, ci rinchiudiamo su servizi e beni che hanno un valore solo all’interno, ed essendo un paese che di risorse sia in materie prime sia nell’alimentare, non è autosufficiente ……
quindi non sono preoccupato per l’aspetto finanziario attuale, ma dal fatto che le attività produttive stiano continuando a lasciare il paese, e nuove produzioni d’avanguardia come pannelli solari integrati, non vengano sufficentemente valorizzati, quando potrebbero rappresentare delle carte vincenti sul mercato internazionale.
questo fatto rispecchia il secondo punto.
la distribuzione della ricchezza.
come giustamente fai notare è vero che la disoccupazione è al 8,7% ma e le varie casse integrazione? quella è una disoccupazione mascherata, ch eoltre a negare risorse alla produzione, aumenta le disparità sociali, e quindi le ragioni di tensione.
se la ricchezza si concentra in poche mani, è vero che magari così il debito pubblico resta in Italia, ma l’insieme paese si atrofizza sempre più, togliendo spinta proprio alle iniziative produttive diffuse. senza adeguate risorse, nessuno rischia nulla, anche se ha delle bellissime idee.
quindi questo fatto non colpisce solo i consumi, ma anche le possibilità di sviluppo ulteriore.
ma di riequilibrare queste voraggini, pare, nessuno si preoccupa.

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alfio200
Scritto il 29 dicembre 2010 at 16:54

Il grafico del fondo vietnamita, lo trovate qui:

http://it.finance.yahoo.com/echarts?s=XFVT.MI#symbol=xfvt.mi;range=5y;compare=;indicator=volume;charttype=area;crosshair=on;ohlcvalues=0;logscale=off;source=;

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Scritto il 29 dicembre 2010 at 17:07

alfio200@finanza,

porta pazienza, Alfio, volevo risponderti ieri e mi sono dimenticato! Il Vietnam, come altri paesi, merita sicuramente considerazione. Purtroppo l’ETF a Piazzaffari è poco liquido.
Facciamo così, ne riparliamo ad inizio 2011. E se vedi che prima della befana non ne parlo, mandami un’email, ok? visto che era un argomento che volevo approfondire….
:wink:

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alfio200
Scritto il 29 dicembre 2010 at 17:13

Tutto OK, DT! Grazie comunque per l’attenzione!

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paolo41
Scritto il 29 dicembre 2010 at 17:13

amensa@finanza,

….grande….. anche il tuo commento al pari del post di Deam, ma sono due situazioni diverse: quella di Dream è una fotografia ben focalizzata dell’attuale situazione e non scende nell’analisi delle ragioni del perchè ci troviamo così, nè come potrebbe evolvere, nè quali sarebbero gli interventi necessari per uscire da un certo immobilismo…
Il tuo commento ha già, implicito, un concetto di dinamicità e si proietta sul domani…
Credo che avremo molte occasioni per discuterne nelle prossime settimane, perchè è più che ovvio che qualcosa questa benedetta nazione deve fare….

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gaolin
Scritto il 29 dicembre 2010 at 17:31

Proprio un bell’articolo.
In effetti quest’analisi ci fa capire che l’Italia avrebbe la possibilità di uscire da questa crisi se tutti, un po’ di più, ci dessimo da fare nella giusta direzione. Ma qual è questa direzione?
Qui sta l’aspetto cruciale. La gran parte, senza ammetterlo, vorrebbe che fosse quella che non toccasse i propri privilegi, oppure quella che lasciasse agli altri l’onere di fare o di faticare di più. Oppure ancora quella che, in ogni caso, salvaguarda le ricchezze già accumulate, magari da altri e con le quali si vorrebbe continuare a vivere di rendita giocando, si fa per dire, nel casinò globale della finanza.
L’Italia, pur avendone persa molta in questi ultimi 5-6 anni, avrebbe ancora, oltre a quella patrimoniale, sufficiente ricchezza di talenti e di laboriosità per avere un ruolo da protagonista nel mondo.
L’Italia ha ancora un patrimonio di cultura in senso esteso come pochi altri. Questo ci viene riconosciuto da tutti ma abbiamo anche una grande incapacità di proporre i nostri valori. Questo è un nostro limite che ormai è un enorme handicap, in questa situazione di mercati globalizzati della cui evoluzione non si può che prenderne atto.
Non avendo una classe politica credibile per far accettare sacrifici oggi per un domani migliore, l’Italia ha, secondo me, una sola valvola di sfogo per uscire da questa condizione di rassegnazione e inerzia in cui ci siamo cacciati. Sapendo di far sobbalzare dalla sedia più di qualcuno lo dico:
Uscire dall’EURO in gran velocità prima possibile, costi quel che costi, poi i tempi migliori verranno.
Buon 2011 a tutti.

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ottofranz
Scritto il 29 dicembre 2010 at 18:04

Ottimo ! Ogni tanto vedere anche un po’ di luce al fondo del corrdoio fa bene al morale. Questo senza abbassare l’attenzione .

Quoto Alfio 200, quando fa riferimento agli sprechi. Io li ho sempre considerati una risorsa di ultima istanza :D

Mi piacerebbe però sapere cosa si intende con ricchezza finanziaria netta delle famiglie, come viene calcolata e se il calcolo è affidabile.

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amensa
Scritto il 29 dicembre 2010 at 18:07

paolo41,

grazie, è vero che più che all’oggi, che come giustamente ha fatto notare DT non è poi così preoccupante, io penso al domani.
cosa mi dispiace e mi fa anche un po’ rabbia è che come popolo, quando ci è stato additato un obiettivo chiaro, raggiungibile, credibile, abbiamo tirato fuori le nostre migliori energie, e l’obiettivo l’abbiamo raggiunto.
pensate al superamento dell’inflazione quando viaggiava a due cifre, all’entrata nell’euro, al predisporre le olimpiadi di Roma, tutti obiettivi grandi per le epoche in cui sono stati proposti.
mi fa rabbia pensare che per le piccole beghe di bottega, stiamo perdendo l’EXPO, o lo stiamo riducendo a una fiera paesana.
ci guidano uomini piccoli, meschini, egoisti, e il popolo si comporta di conseguenza.
e questo mi fa rabbia, perchè è uno spreco enorme di risorse.

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mezzy80
Scritto il 29 dicembre 2010 at 18:41

…Grandissimo!!!!!

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Scritto il 29 dicembre 2010 at 18:56

Bell’articolo, l’unico appunto, se cosi lo posso chiamare, riguarda la mancanza di “come” in caso di crisi finanziaria l’Italia affrontera’ il problema, in verita’ l’hai sottointeso parlando di ricchezza finanziaria netta delle famiglie… Infatti mentre altri stati sarebbero costretti ad alleggerire l’apparato statale noi avendo una certa disponibilita nelle famigie la potremmo usare per tamponare le falle… Non mi fiderei troppo dei politicanti, hanno saccheggiato per decenni le risorse della nazione, hanno dimostrato innumerevoli volte l’incapacita’ totale di amministrare il paese, perche’ dovrebbero toccare caste intoccabili quando hanno il possesso del tesoretto …. A voi la scelta ….

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dema
Scritto il 29 dicembre 2010 at 19:32

ottimo articolo , concordo con Mariothegreat in caso di crisi finzanziaria l Italia come affronterà la questione.?

mi vien male a pensare che già più volte si è parlato e si parla ancora del risparmio degli italiani, in pratica noi cittadini siamo garanti del debito e quindi andremo a pagarlo di tasca nostra. In parole povere quello che hai risparmiato te lo portiamo via noi …..

no comment….. meglio tenere i quattro soldi risparmiati sotto il materasso ….

AUGURI A TUTTI BUON 2011

dema

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captaing
Scritto il 29 dicembre 2010 at 19:58

Salve a tutti,
è il mio primo commento anche se vi seguo da un bel pò, prima del trasferimento su questo portale!
A DT i miei complimenti per l’articolo, ma ho alcuni dubbi che vorrei porre all’attenzione della comunità per capire se c’è spazio per qualche sana critica costruttiva, così come è nello spirito che contraddistingue e anima questo splendido blog.
La banca d’Italia ha stimato alla fine del 2009 una ricchezza complessiva detenuta dalle famiglie rappresentata dagli immobili posseduti pari a 4800 miliardi di euro, e questa rappresenta circa i 2/3 della ricchezza totale delle famiglie italiane.
Il mio primo dubbio è: siamo sicuri che a fine 2010 e poi 2011, lo stock di abitazioni valgano ancora 4800 miliardi? Quanti di questi immobili sono stati acquistati a leva, pertanto è ricchezza “farlocchia”? Quanti di questi sono realmente “liquidabili” per diventare ricchezza impiegabile?
Lo stock di abitazioni, com’è valutato? Visto che non esiste un ente certificatore dell’effettivo valore?
Secondo dubbio: la cassa integrazione non è inclusa nel conteggio dei disoccupati. La disoccupazione sarebbe in linea con quella degli altri paesi europei se inserissimo nel calcolo il punto, punto e mezzo percentuale che manca all’appello (causa percezione CIG).
Insomma se i dati fossero veri, e provati, sarei d’accordo con DT, ma i dati utilizzati per l’elaborazione della tesi mi sembrano un po evanescenti. In sintesi, se tutto fosse vero avrebbe ragione DT, ma a parer mio, gonfiamo anche le ipotesi per arrivare a delle tesi che soddisfino la nostra voglia di salvarci.
Grazie a tutti, continuerò a leggervi!

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idleproc
Scritto il 29 dicembre 2010 at 21:14

gaolin@finanza,

… e dai lacci e laccioli EU che ci bloccano la possibilità di darci un piano agricolo-industriale-finanziario nazionale che ci permetta di salvaguardare la capitalizzazione e l’indipendenza finanziaria delle imprese italiane e i nostri posti di lavoro. E’ chiaro che dovremmo razionalizzare la spesa ed eliminare i privilegi di casta premiando lavoro e produzione.
Altro che accettazione supina della deindustrializzazione e dell’impoverimento da scambio ineguale.
Essere Eretici può anche aiutare a focalizzare il problema a chi ha, più che legittima, opinione diversa.
Ricambio gli auguri.

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tuscany
Scritto il 29 dicembre 2010 at 21:18

boooo….io che lavoro nell’edilizia non riesco a vedere ottimismo, anzi…forse riusciremo a schermarci dalla speculazione internazionale però nel mio settore c’è troppa gente con l’acqua alla gola (anche amministrazioni comunali) che aspettano tempi migliori, seee….figuriamoci….si lavora solo per non perdere fette di mercato con la speranza di non rimettere troppo… prevedo un 2011 di licenziamenti e un 2012 di non assunzioni. comunque bel post, un minimo di positività da una persona competente come te mi serviva veramente! ti seguo da quando eri su investireoggi :wink:

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amensa
Scritto il 29 dicembre 2010 at 22:07

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amensa
Scritto il 29 dicembre 2010 at 22:09

……. e dovessimo disegnarla per la sola Italia, probabilmente sarebbe anche più accentuata.

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amensa
Scritto il 29 dicembre 2010 at 22:17

captaing@finanza,

c’è qualcosa che non mi quadra nel tuo ragionamento.
per realizzare quei 4800 miliardi di € a chi le venderesti le case ? a altri Italiani ? e se a stranieri che valore avrebbero ? il fatto che per pagare i titoli in scadenza lo stato ha bisogno di denaro o beni reali, pertanto la cosa più semplice sarebbe requisire le abitazione e darle in pagamento ai detentori dei titoli, che per buona parte sono le stesse persone.
questo vorrebbe anche dire ch elo stato ai detentori dei titoli dovrebbe sostanzialmente dire “scusate, abbiamo scherzato…. facciamo che non vi diamo più nulla e siamo pari e patta” e puff il debito pubblico immediatamente dimezzato.
considerando ch echi ha i titoli , non li usa certo per fare la spesa, ecco risolto il problema.

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giandino
Scritto il 29 dicembre 2010 at 22:54

Perché siamo arrivati al penultimo posto al mondo (davanti solo ad Haiti) per crescita del Pil (i dati sono del Fondo monetario internazionale)?
A causa (ma non solo) dall’altissima pressione fiscale sulle imprese, la più alta di tutta l’Europa (dati della Banca mondiale).
Significa che le aziende spostano le loro attività produttive all’estero (dove pagano meno tasse) e l’Italia si deindustrializza. Non ci vuole la laurea ad Harvard per capirlo … basta l’intelligenza di un bambino scimunito (… difatti l’ho capito anch’io …).
A dicembre 2000, l’indice della produzione industriale italiana era 111.16, a settembre 2010 è sceso 88.3 (i dati sono, ovviamente, dell’Istat) … in questo decennio infame, dunque, i governanti di questo paese hanno “consentito” un calo del 21%. Invece di crescere (la produzione industriale è il propulsore di un paese industrializzato) siamo crollati come una Repubblica delle banane.
Ed a causa di questo crollo, abbiamo “conquistato” quell’odioso primato (di essere penultimi al mondo per crescita) che, evidentemente, si è “prodotto” nella media degli ultimi dieci anni e, dunque, ne dobbiamo il privilegio ed il vanto ai ministri dell’economia che si sono succeduti in questo periodo. In primis a Giulio Tremonti, che è stato al timone di quel ministero per quasi otto degli ultimi dieci anni.
Ma come … Tremonti … proprio lui che è osannato … magnificato … indicato come il salvatore della patria … l’uomo che ha messo in sicurezza i conti dello stato e ci ha risparmiato la fine della Grecia e dell’Irlanda?
Si, proprio lui … chi altri se no?
Lui è il ministro dell’economia e delle finanze … il responsabile della pressione fiscale e dello sviluppo economico … e se negli ultimi dieci anni (nei quali lui ha tenuto il timone per quasi otto) l’Italia è scivolata al penultimo posto al mondo per crescita e al primo posto in Europa per imposizione fiscale sulle aziende … la responsabilità è sua. Di chi se no?
Tremonti, avrebbe dovuto avere l’ossessione della crescita … avrebbe dovuto fare l’impossibile per stimolare l’economia di questo paese. Invece ha badato solo a contenere il deficit dello stato, imponendo tagli trasversali e varando misure vessatorie a danno delle aziende che sono state poste di fronte al dilemma: o paghi subito il 40% di ciò che io (fisco) ritengo (a mio insindacabile giudizio) tu abbia evaso, oppure ti faccio un accertamento fiscale a 360 gradi che ti potrebbe costare più del doppio.
Vi stupisce, allora, che le aziende se ne vadano? A me no … mi stupisce invece il contrario: che qualcuna ancora resti.

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amensa
Scritto il 29 dicembre 2010 at 23:01

giandino@finanzaonline,

grazie per aver tirato fuori i numeri, cui facevo riferimento ma che non ho dato perchè andavo a memoria, quindi rischiavo di sbagliare.
l’involuzione verso la famiglia chiusa in se stessa ( vedi mio post sopra) è la metafora perfetta del paese Italia.

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giandino
Scritto il 29 dicembre 2010 at 23:26

amensa@finanza,

Il debito pubblico era il 106% del Pil quanto Tremonti ha preso il posto di Padoa Schioppa (nel 2008) ed oggi è alle soglie del 120%. Se merito Tremonti ha avuto, non è stato certamente quello di arginare la voragine dei conti pubblici (il debito è aumentato di 14 punti), ma di evitare che la frana (dal 106% al 120% in meno di tre anni) avesse dimensioni più imponenti.
Avrebbe potuto andare peggio (dal 106% al 130%, ad esempio) e Tremonti l’ha impedito. Di questo soltanto bisogna dargli merito.
Ma non è questo che ha fatto e fa la differenza: tutti gli altri paesi, con l’esclusione della Grecia, hanno rapporti deficit/Pil inferiori e, quindi, se la partita si giocasse su quel parametro, staremmo inguaiati come a Grecia.
La differenza la fanno le FAMIGLIE italiane. Sono che loro che, nel corso dei decenni, hanno risparmiato ed hanno accumulato ricchezza. Grazie a loro, il rapporto debito pubblico/ricchezza finanziaria delle famiglie è pari al 67% … e ciò significa che gli italiani hanno ancora da parte denari che possono impiegare, se ce ne fosse bisogno, per correre in soccorso dello Stato.
Ed è per questo che una tassa patrimoniale è molto probabile.
C’è ancora fieno in cascina e, quindi, si può ancora attingere se necessario.
I greci, per fare un esempio, hanno un debito pubblico pari a 2.6 volte la ricchezza della famiglie … significa che la cascina è vuota e, in più, sono pieni di “buffi” …
Che altre tasse volete mettere a chi non ha più neanche gli occhi per piangere?
Sono le famiglie e i loro risparmi che stanno facendo la differenza … sono loro che mantengono i figli disoccupati (non facendoli pesare sullo Stato) e sono loro che hanno ancora risorse sufficienti per comprare titoli di stato (se dovesse essere necessario), e per farsi … ulteriormente tosare da altre tasse.
Altro che Tremonti … qui è sempre Pantalone che risponde all’appello.

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l.b.chase
Scritto il 29 dicembre 2010 at 23:31

sarei molto interessato a capire in che modo la ricchezza delle famiglie italiane (che attualmente viene già sfruttata come ammortizzatore sociale e quindi EORSA), potrebbe impedire il collasso dei conti pubblici. Già perchè se non si parla di pignorare i risparmi dei cittadini o sovratassarli (ricordo che abbiamo già la più alta pressione fiscale in Europa) per ripianare i debiti, non vedo come altro si possa uscire dalla morza del debito crescente ed il lavoro calante…

Se si fa per spargere ottimismo ci possiamo raccontare che la ricchezza delle famiglie ci salverà, ma se vogliamo essere davvero realistici, basta guardare cosa è successo fino ad oggi e qui vediamo che ricchezza o non ricchezza, il paese ha continuato ad avvitarsi esattamente come gli altri big europei se non di più in confronto a qualcuno di essi. :roll:

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gainhunter
Scritto il 29 dicembre 2010 at 23:46

Ottimo articolo, Dream!

Politici, industriali, giornalisti parlano spesso della necessità di riforme, ma nessuno che dica che riforme vuole fare, e mi sono chiesto: ma quali sono queste benedette riforme che dovrebbero dare una spinta al PIL o ridurre il debito pubblico? :?:
Quello che mi fa paura è che alcuni parlano di riforma delle pensioni, e ogni riforma che è stata fatta è sempre stata peggiorativa… :evil:

E allora, per spingere il PIL cosa si può fare?
– aumentare le esportazioni: come non saprei, ma bisogna stare attenti a non esportare anche il know how, altrimenti, come ci insegna Gaolin, ce lo “fregano” e poi vengono a fare concorrenza a noi
– riportare la produzione in Italia: con i dazi, ma belli pesanti, però! Ma devono venire dall’Europa e l’Europa non vuole, e tutto l’export europeo verso la Cina ne subirebbe le conseguenti contromisure cinesi. Si potrebbe però prendere la scusa dell’inquinamento, e mettere dei dazi legati alla quantità di CO2 immessa nell’atmosfera dallo stato di provenienza della merce. Oppure si potrebbe fare come 20 anni fa con le auto giapponesi: contingentamento. La conseguenza fu che i giapponesi aprirono nuove fabbriche in Europa e diedero lavoro agli Europei portando qui il loro know how. 8)
– puntare su innovazione: se ne parla molto, ma sinceramente a me sembra limitativo: vorrebbe dire che saremmo obbligati a innovare sempre di più, perchè i cinesi continueranno sempre a copiarci e a assimilare le nostre faticate scoperte e invenzioni. E vorrebbe dire anche puntare su poche aziende, mediamente grandi e con già un buon business, quando il punto di forza dell’economia italiana sono sempre state le piccole e medie imprese familiari…
– favorire nuove imprese: prima di tutto ridurre la burocrazia (qualcosa è stato fatto, o almeno promesso: l’eliminazione di leggi inutili e la famosa promessa di poter aprire un’impresa in un giorno); poi però, come già detto in precedenti articoli e commenti, oggi avviare un’impresa è molto più complesso rispetto a ieri, serve alta specializzazione, o un’idea innovativa, e magari chi ha l’idea non ha i capitali; oggi un imprenditore tradizionale rischia grosso perchè il mercato è saturo e la concorrenza può venire da qualunque parte del mondo in qualunque momento. Bisognerebbe creare una “Borsa delle idee” in modo da far incontrare aspiranti imprenditori e finanziatori.
– opere pubbliche: non si può, aumenterebbe il debito pubblico e l’Europa non vuole
– c’è stata anche la proposta di rivedere la contrattazione collettiva, con le due paroline magiche “meritocrazia” e “produttività” ma il rischio è che gli stipendi già bassi vengano ridotti ulteriormente, con la “carota” del futuro aumento condizionato alla produttività o agli utili aziendali, che io leggo come un trasferimento del rischio di impresa dall’imprenditore al dipendente…
– aumentare gli stipendi per aumentare i consumi: e le imprese come li pagano?
– detassare gli stipendi per aumentare i consumi: peggiora il debito pubblico…
– detassare gli stipendi aumentando le tasse sulle rendite finanziarie: di fatto si fa pagare meno adesso ma si colpiscono le pensioni future…
– detassare le imprese: peggiora il debito pubblico…

E per ridurre il debito pubblico cosa si può fare?
1. ridurre le spese
– diminuire gli sprechi: qui si può recuperare molto
– eliminare i privilegi: è molto difficile (quasi utopistico) ma sacrosanto
– eliminare le province: anche questa proposta va molto di moda, ma io mi chiedo, e chi gestirà poi le strade, le linee idriche, le fognature, ecc.? Fin quando si parla di accorpare le province con pochi abitanti, ok, ma eliminarle mi sembra più che altro demagogico…
– federalismo fiscale? per ora non se ne sa molto, staremo a vedere…
2. aumentare le entrate
– distruggere la mafia per far emergere l’economia del Sud: e qui mi sembra che si sia sulla strada buona da diversi anni, non solo per le catture dei mafiosi ma anche per la presa di coscienza della popolazione e per le iniziative della Confindustria, non ricordo se della Sicilia o della Calabria
– combattere l’evasione fiscale: anche qui qualcosa è stato fatto: ogni tanto si legge che beccano qualche grosso evasore, ma c’è ancora molto da fare
– tasse per portare la ricchezza dai privati allo stato? No perchè: primo, tanti capitali finirebbero all’estero; secondo, vorrebbe dire far venir meno quello che oggi è il punto di forza dell’Italia, cioè il primo punto dell’articolo; terzo, perchè finirebbero per pagare i piccoli risparmiatori che magari hanno messo via qualcosa per integrare la pensione
– aumentare il PIL per aumentare le entrate fiscali, e si torna alle soluzioni precedenti

In conclusione, per poter stimolare l’economia italiana da parte del governo italiano serve spendere o ridurre le entrate fiscali, ma per non peggiorare il bilancio bisogna prima ridurre altri costi (sprechi), per i quali però serve tempo. Al contrario si potrebbe risanare il bilancio attingendo alle ricchezze private ma si toglierebbe l’ossigeno per una futura eventuale ripresa. Che sia questo che vuole la Germania? 8O

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gainhunter
Scritto il 30 dicembre 2010 at 00:07

giandino@finanzaonline: Tremonti,avrebbe dovuto avere l’ossessione della crescita … avrebbe dovuto fare l’impossibile per stimolare l’economia di questo paese. Invece ha badato solo a contenere il deficit dello stato, imponendo tagli trasversali

Questa è la politica imposta dall’Europa … :roll:

Per dovere di cronaca bisogna dire che il rapporto debito/pil era pari al 120% nel 1994 e da allora è sceso costantemente al 105% nel 2007, poi con il crollo del pil è schizzato al 118%.
Invece l’aumento del debito pubblico dal 1998 è sempre stato contenuto entro il 5% annuo.
Fonte: dati del ministero del tesoro, elaborazione gainhunter :mrgreen:

o paghi subito il 40% di ciò che io (fisco) ritengo (a mio insindacabile giudizio) tu abbia evaso, oppure ti faccio un accertamento fiscale a 360 gradi che ti potrebbe costare più del doppio.

Su questo non ti si può certo dare torto…
L’onere della prova dovrebbe essere a carico di chi accusa…

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Scritto il 30 dicembre 2010 at 00:48

Chiedo scusa se non ho risposto ad alcune questioni dei lettori, oggi è stata una giornata un po’ incasinata. Se avete domande siete pregati di riproporle…domani cercherò di rispondere… ‘notte…. :D

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gainhunter
Scritto il 30 dicembre 2010 at 07:59

dema@finanza: ottimo articolo , concordo con Mariothegreat in caso di crisi finzanziaria l Italia come affronterà la questione.?mi vien male a pensare che già più volte si è parlato e si parla ancora del risparmio degli italiani, in pratica noi cittadini siamo garanti del debito e quindi andremo a pagarlo di tasca nostra. In parole povere quello che hai risparmiato te lo portiamo via noi …..no comment….. meglio tenere i quattro soldi risparmiati sotto il materasso ….AUGURI A TUTTI BUON 2011
dema  

Secondo me si parla di risparmio degli italiani perchè è benzina per un’eventuale ripresa: supponiamo che per qualche motivo ci sia la possibilità di creare nuove imprese (per es. se vengono bloccate le imporazioni dalla Cina si “libererebbe” il mercato dell’elettronica e del tessile): la differenza tra Greci e Italiani è che i Greci non hanno i soldi per creare queste imprese e soddisfare la domanda di beni, gli Italiani invece sì.
Un politico che guarda ai risparmi privati per sanare il bilancio statale è miope, se non cieco, perchè brucerebbe la benzina necessaria alla rinascita dell’economia italiana.
Il problema oggi è che all’occidente manca un motore che faccia girare l’economia, ma di benzina ce n’è, e l’Italia è uno dei Paesi che ne ha di più :!:

Auguri a tutti! E auguri all’Italia per un 2011 con un motore nuovo!

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gainhunter
Scritto il 30 dicembre 2010 at 08:02

Ovviamente questa è solo la mia modesta opinione, non sono un professionista, solo un appassionato :wink:

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amensa
Scritto il 30 dicembre 2010 at 08:12

che io sappia, ogni grande azienda è nata nel mercato interno, ovvero rispondendo a necessità geograficamente vicine.
un buon prodotto, una conduzione accorta , le hanno poi fatte espandere oltre i propri confini originari.
questa è un po’ la storia di tutte le aziende di successo.
dove si è voluto partire con impianti e produzioni monstre, in breve tempo si è potuto raccogliere solo risultati deludenti. e questa è storia.
come ci dice l’istat , da più di 15 anni la ricchezza prodotta si concentra in poche mani, quelle del capitale, mentre il lavoro non trae profitto ne dalle innovazioni ne dall’aumento di produttività.
ora, chi è che investirebbe in un paese di morti di fame, che hanno il problema della quarta e a volte anche terza settimana ?
è ovvio che non sono tutti morti di fame, ma ce ne sono troppi, per sperare in una rapida crescita dei consumi, che sviluppi oltre i risicati confini geografici, una qualsiasi azienda, seppur ottima e innovativa.
per fare un paragone agricolo, si è reso il terreno troppo sterile, troppo povero. è inutile aver accumulato il letame in grandi mucchi, se non lo si sparge, su quel terreno non nasce e non si sviluppa più niente.
ecco perchè sia cervelli che investimenti prendono la via dell’estero.
perchè qui da noi si è sfruttato troppo il terreno, togliendogli anche le ultime risorse.
quello che ci vuole è una decisa inversione di rotta.
redistribuzione della ricchezza, ma anche dei redditi, praticato dall’unico ente che può fare una cosa del genere :lo stato.
e per favore, proviamo a non temere per il nostro bilocale…. quando si parla di ricchezza mal distribuita, si parla di chi possiede interi condomini. è di li che occorre iniziare.
proviamo a ricordare che quando si parla di Italiani, si parla di quelli di serie b , che non arrivano a fine mese, ma anche di quelli di serie A che ben zitti e nascosti, continuano imperterriti con le loro settimane bianche, viaggi all’estero, vacanze nei paradisi tropicali.

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Scritto il 30 dicembre 2010 at 10:15

Oggi siamo al centro dell’attenzione sul Telegraph…

Italy’s borrowing costs have jumped to the highest level since the financial crisis over two years ago, raising concerns that Europe’s biggest debtor may slip from the eurozone’s stable core into the high-risk group on the periphery.

A man waits for a bus near piles of uncollected garbage in Pozzuoli, Italy Photo: AFP/Getty ImagesBy Ambrose Evans-Pritchard, International Business Editor 6:37PM GMT 29 Dec 2010
96 Comments
Yields on 10-year bonds rose 10 basis points to 4.86pc after a poor auction of short-term debt in Rome. The Italian treasury had to pay 1.7pc to sell €8.5bn (£7.2bn) of six-month bills in a thin post-Christmas market, up from 1.48pc a month ago.

The spike in rates came as money supply data released by the European Central Bank showed that real M1 deposits have collapsed at a rate of 2.8pc over the last six months in the EMU bloc of Italy, Spain, Greece, Ireland and Portugal, even though they are rising in northern Europe.

“This is comparable with the decline in early 2008 just ahead of the plunge into recession,” said Simon Ward from Henderson Global Investors. “The eurozone periphery is locked into a ‘double dip’ that will undermine fiscal consolidation.”

Italy’s M1 contraction began later than elsewhere in southern Europe but is now accelerating. M1 typically gives advance warning of economic shifts by six to nine months.

Mr Ward said signs of recovery in the ECB’s broader M3 money data is less reassuring than it looks since the gauge was temporarily boosted by flight to liquid assets on EMU debt worries.

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The poor auction in Rome may be a warning sign that EU leaders offered too little to restore confidence at their Brussels summit two weeks ago.

German Chancellor Angela Merkel vetoed the creation of eurobonds or any serious move towards fiscal union, and shot down calls for an increase in the eurozone’s €440bn emergency loan fund. The ECB has so far refused to step in to the breach with overwhelming action.

Willem Buiter, Citigroup’s chief economist, said the response had been “woefully inadequate”, raising the risk of fresh bank failures and a wave of sovereign defaults next year. He said the EU authorities may need a mix of measures worth up to €2 trillion to stop the rot.

Italy avoided the sort of property bubble seen in Spain or Ireland and has kept a tight rein on public spending under finance minister Giulio Tremonti. However, the rise in yields looks ominously like the pattern seen in Greece, Ireland, Portugal and Spain when they first began to lose easy access to the capital markets.

Neil Mellor, currency strategist at the Bank of New York Mellon, said big institutional investors have been pulling funds out of Italy and rotating into German debt on a large scale. “Our flow data shows that the trend has been just as concerted out of Italian debt as it has been out of Irish or Greek debt. Italy should be able to weather 2011 in good shape but the government’s debt dynamics are very poor,” he said.

Italy is too big to be rescued by a diminishing group of creditor states in the EMU core, should it ever need help. Public debt will creep up to 120pc of GDP next year – or over €1.9 trillion – a level widely seen as the outer limit of debt sustainability.

The country’s trump card is a high savings rate and low private debt. Total debt is 245pc of GDP, below the eurozone average, and much lower than in Spain, Britain, the US or Japan. This may be the relevant indicator for an economy as a whole.

However, low private debt may equally reflect deep pessimism in a country where growth has been glacial for a decade, productivity has fallen since 1995, and global export share is in steep decline.

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gaolin
Scritto il 30 dicembre 2010 at 11:12

Tantissimi commenti che testimoniano che questo blog è ben frequentato anche da persone non influenzate dagli stessi interessi di chi fa trading finanziario. Per costoro un’uscita dall’Euro sarebbe una vera iattura dal punto di vista professionale e di interessi economici personali.
Una iattura all’ennesima potenza lo sarebbe per la finanza europea, che si troverebbe in mezzo a un cataclisma dagli esiti non facilmente pronosticabili.
L’occidente sviluppato oggi sopravvive ancora abbastanza bene, non tutti però come ben sappiamo, grazie a un predominio finanziario che è riuscito a imporre al resto del mondo.
In questa fase l’occidente in cambio di carta, che diventerà straccia andando avanti così, importa una quantità di beni immensa dai paesi (ex) in via di sviluppo a dei prezzi bassissimi, grazie a dei tassi di cambio che nulla hanno a che vedere con il rispettivo potere d’acquisto locale delle varie valute.
All’oligarchia finanziaria mondiale tutto ciò va benissimo ma a chi lavora e fatica, ovvero a chi produce ricchezza o valore vero, certamente no.
No per un motivo molto semplice: non si può competere dal punto di vista dei costi in un mercato globalizzato, contro chi opera in un paese che ha una valuta enormemente sottovalutata.
Di questi tempi si fa un gran parlare della Germania, come paese simbolo che va bene ugualmente, pur essendo nella stessa situazione competitiva di altri, ad esempio l’Italia.
Posso garantire che anche là i manager industriali sono molto preoccupati per il futuro delle loro aziende che non vedono per niente roseo, se gli interessi della finanza continueranno a rimanere prioritari su tutto il resto.
Certo che se cominciamo a pensare che l’aiuto cinese nell’acquisto di Eurobond possa essere un modo per tirare avanti ancora un po’, allora veramente ci facciamo mettere definitivamente la corda al collo, tutti quanti, Angela M. compresa (si fa per dire).
Bisognerebbe far ben comprendere che è il lavoro che produce beni e servizi utili che fa la ricchezza vera di una nazione e che quindi va tutelato ad ogni costo, ovvero anche a discapito di altri che al massimo creano valore più o meno fasullo, anche se oggi ben valorizzato con bonus e altre diavolerie.
Questo sarebbe un grande compito politico per gente onesta che opera per il bene comune. In Italia, come da altre parti del resto, così non è da molto tempo ormai.
Questo è purtroppo l’aspetto più preoccupante che fa poco ben sperare.
Di nuovo auguri a questo blog per un 2011 di successo.

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clagiame
Scritto il 30 dicembre 2010 at 11:16

Per ALFIO: il fondo vietnamita segue quasi pedissequamente l’andamento del USD , se il dollaro va su anch’esso va su, se diversamente il dollaro scende il fondo va giù…

Per tutti gli atri: non temete! il Governo del “sistemare” (parenti, amici, amici degli amici, amanti, nipoti di Moubarack…) salverà questo Paese!!! Menomale che Lui c’è!

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Scritto il 30 dicembre 2010 at 11:19

gaolin@finanza,
Esatto, un blog che viene letto non solo da traders ma anche da molti risparmiatori o lavoratori. Una massa di utenti ben diversificata, ai quali riserveremo un 2011 ricco di sorprese, con progetti che vedranno la luce nei prossimi mesi, se non crolliamo prima… :D

Per chi oggi stacca, auguro un eccellente 2011… Ma ci sentiamo ancor dopo, con altri post e poi…domani con il super post di Mattacchiuz che in perfetto stile leopardiano si è dato allo studio matto e disperatissimo e sta producendo un lavoro da premio Nobel dell’Economia!

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hironibiki
Scritto il 30 dicembre 2010 at 11:48

Dream Theater,
Ho caspita speriamo di no!!! Comunque in caso di dafalut siamo tutti invitati all’ happy hour ad Arcore :mrgreen:

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