POST STRESS (test sulle Eurobanche)

Scritto il alle 12:15 da mattacchiuz

Qualche giorno fa, l’OECD ( Organization for Economic Co-operation and Development ) ha pubblicato un interessante paper in merito ai risultati mostrati dal test sotto sforzo del sistema bancario europeo: Blundell-Wignall, A. and P. Slovik (2010), “The EU Stress Test and Sovereign Debt Exposures”, OECD Working Papers on Finance, Insurance and Private Pensions, No. 4, OECD Financial Affairs Division, www.oecd.org/daf/fin.

In qualche modo, viene solo formalizzato quello che tutti più o meno sapevano e dicevano, oppure facevano finta di non sapere e non dicevano! In ogni  caso, potete trovare tutto quanto cliccando sui link inseriti. Oppure potete continuare a leggere qui sotto giusto per avere un sunto più sintetico di quanto viene palesato nel documento originale.

Lo stress test

Nei mesi scorsi, è stato pubblicato lo stress test per il sistema bancario europeo. Esso ha evidenziato un sistema forte ed elastico, dotato di capitali solidi anche considerando gli scenari peggiori. Vediamo quindi quali sono stati i punti fondamentali dello stress test:

–        Esso si riferisce a 91 banche dei paesi membri dell’Unione Europea, mentre il periodo in esame è rappresentato dal biennio 2010 2011.

–        Viene contemplata una ricaduta in una modesta recessione a causa di una perdita di confidenza globale.

–        Si suppone che ci sia uno scostamento verso l’alto della curva dei rendimenti e un inasprimento degli spread correlati alla crisi del debito sovrano in Europa. Trascurando i particolari, si suppone che l’incremento medio si attesti a 145 punti base, con forti distinzioni tuttavia a seconda del Paese in considerazione.

–        Le probabilità di default e le perdite dovute ai default sono state calcolate tramite a modelli di regressione legati ad un botto di variabili e dati.

–        Le perdite sul debito sovrano sono state applicate solo al trading book, mentre si assume che per i bond detenuti nel banking book non ci saranno alcune svalutazioni. In questo modo, i bond detenuti fino a scadenza, sono stati valutati 100 centesimi sull’euro. Senza se senza ma senza tempo.

–        Si suppone che i governi mantengano in vita tutti gli stimoli necessari anche oltre al periodo ipotizzato, mentre la crescita zero è prevista sia per il credito bancario che per l’esposizione al rischio di mercato.

Contrariamente a quanto dice il saggio, il peggio ha un sacco di limiti. Comunque, la prima cosa che va specificata è quale sia la differenza tra il trading book e il banking book. Come avrete intuito o già sapete, nel primo vengono annoverati tutti i titoli che si intende mantenere in portafoglio fino a scadenza, mentre nel secondo vengono inseriti quei titoli che al contrario sono scambiati e prezzati dal mercato. Chiarito questo, il risultato dello stress test indica che 7 su 91 banche hanno fallito il test: ai 565 miliardi di euro calcolati come potenziali perdite nel worse case adverse scenario vanno sottratti i 509 miliardi di euro di guadagni delle banche per i due anni in considerazione. Il totale assomma in 59 miliardi di euro l’impatto netto sul capitale ( assumendo nulli i dividendi ). Ma proprio grazie alle modalità brevemente elencate prima, solo 7 banche hanno visto ridursi il proprio Tier 1 sotto la soglia del 6%, mentre mediamente esso si attesta al 9.2%. Nel caso invece in cui lo scenario macro sia meno stressato, il Tier 1 si porta all’11.2%, eccezionale veramente!

Esposizione ai rischi sovrani e stress test

Come già accennato, lo stress test non prevede svalutazioni sui titoli sovrani detenuti nel banking book, ipotizzando che i fallimenti sovrani siano anche solo virtualmente impossibili in presenza dell’EFSF SPV (European Financial Stability Facility  Special Purpose Vehicle ). L’EFSF è quella specie di piano di salvataggio EU-IMF da 750 miliardi di dollari messo in campo per prevenire il dissesto di Paesi interi… e ci credo che non si fallisce per due anni…!!

La tabella sottostante mostra le svalutazioni potenziali sia per il trading book sia per il banking book, quest’ultimo non mostrato dallo stress test. Complessivamente, sono previsti 26.4 miliardi di dollari di perdite, dei quali 14.4 imputabili alle svalutazioni su Portogallo,Irlanda, Italia, Grecia, Spagna ( PIIGS ). Tuttavia, concentrandosi invece sul banking book, si scopre che  l’esposizione “sovrana” del sistema bancario europeo è per l’83% contenuta su questo book! Applicando i medesimi meccanismi al banking book, le svalutazioni che emergono giungono alla cifra di 139 miliardi di euri, pari al 12% del Tier 1. Se poi a queste si sommano quelle derivanti dal trading book, esse si aggirerebbero attorno ai 165 miliardi di euro, cioè il 14% del Tier 1.

Fino ad ora, sono stati presentati solo ed esclusivamente i dati aggregati. Ciononostante, è facile comprendere come poi le realtà per ogni singola, non solo banca, ma anche Nazione, siano ben lungi dall’essere quelle appena descritte. In particolare, gli autori del documento che sto mostrandovi, evidenziano come quelle percentuali, se rese in qualche modo accettabili dalle modalità con le quali è stato condotto il test da sforzo, cambiano drasticamente se considerate singolarmente o caso per caso. Così, ad esempio, si evince che l’esposizione delle banche greche verso il debito sovrano greco ammonta al 226% del Tier 1 e che, analogamente, per Italia, Ungheria, Spagna, Portogallo e Irlanda, tale esposizione si aggira rispettivamente attorno al 157%, 133%, 113%, 69% and 26% del Tier 1. Non male…! Al di la poi dell’esposizione di banche di una nazione verso il debito sovrano di un’altra della zona euro, vanno pure considerate quelle altrettanto importanti di banche della zona euro verso paesi non della zona euro. Austria, Belgio e Germania, ad esempio, registrano imponenti esposizioni verso l’Ungheria, superiori al 5% del Tier 1, e che arrivano addirittura fino al 21% dell’Austria.

E la cosa peggiora ulteriormente se i medesimi calcoli fossero eseguiti banca per banca. Allora, sempre a titolo esemplificativo, vedremo che l’esposizione di Agricultural Bank of Greece verso il debito sovrano della propria nazione supera di poco l’800% del Tier 1. Ma la corona di reginetta dello stress va a Hypo Real Estate, le cui esposizioni aggregate si impennano al 1971% del suo Tier 1!  Malgrado ciò, visto che Hypo RE lavora per non, eviterò commenti ironici e invece le dirò un grande “GRAZIE HYPO”!!!

Il dogma dell’infallibilità… di banche e Stati.

I dati sopra sollevano una serie di questioni che vale la pena analizzare almeno brevemente.

a- Nessun fallimento bancario: contabilità e interessi economici.

Se una banca fallisse, poco importa in quale book sia collocata l’esposizione al debito sovrano. In questo caso, infatti, il liquidatore dovrebbe semplicemente collocare nel mercato i titoli in possesso della banca fallita, siano essi titoli detenuti per trading o in portafoglio fino a scadenza. A questo punto, le perditi potenziali e fino ad ora latenti, semplicemente mascherate tramite la suddivisione dei book, verrebbero realizzate, amplificando quindi le svalutazione ben oltre il trading book. Questo concetto andrebbe poi naturalmente esteso a tutti gli asset che a cascata ne risentirebbero. Ma tutto questo è stato semplicemente escluso a priori. Evidentemente, una simile modalità di sollecitazione a stress non rappresenta una scelta casuale: che si sia voluto conficcare ancora un po’ la testa nella sabbia, oppure che si sia certi che le banche centrali interverranno sempre e comunque per mantenere in piedi un sistema che a forza di utilizzare leve ha sposato il mondo dalla realtà alla fantasia, le conseguenze ad ogni seppur minima variazione a questo PCNPF ( Piano Che Non Può Fallire, acronimo coniato in lunghe sere da girovaghi frequentatori di locali milanesi, durante l’università ), porterebbe a conseguenze che certamente non sono ancora state previste, oppure, se al contrario qualcuno le avesse ben studiate, sono state provvidenzialmente fatte sparire dai documenti ufficiali.

b – Gli imperi senza tempo: nessuno Stato può fallire… ma solo nel brevissssimo

Sempre paradossalmente, è invece più realistica ( le ultime parole famose… ) l’ipotesi che nessun Stato possa fallire nei prossimi due anni, PIIGS e Ungheria compresi. Anche Germania e Inghilterra a dire il vero, compresi! In effetti, i 220 miliardi di euri stanziati dall’IMF, i 60 miliardi stampati freschi dell’Unione Europea e i rimanenti 440 miliardi già promessi se servissero grazie agli “speciali veicoli”, che si traducono in termini comprensibili a tutti con la più chiara locuzione “pagano i soliti co….ioni”, è davvero inverosimile ritenere che un solo stato dell’area euro possa avere problemi tali da esser costretto a ristrutturare il debito o a dichiarare bancarotta. Ma l’OECD ci fa anche il piacere di calcolare attraverso i suoi modelli previsionali, quali saranno le esigenze di rifinanziamento dei PIIGS in futuro.

Quindi il concetto è che fino al 2012 tutto ok, poi, se qualcosa andasse storto:

–        Si fa finta di nulla e si attendono periodi migliori

–        Nulla andrà storto

–        Si spargerà fiducia a più non posso

–        Si stamperà a più non posso

–        La tecnologia avrà fatto passi da giganti e pure gli “speciali veicoli”: dal teletrasporto alla denaro-materializzazione-dal-nulla 2.0

–        I Maya hanno detto che dopo il 2012 non ci sarà il 2013, almeno non come ce lo aspetteremo quindi che problema c’è?

–        Io speriamo che me la cavo!

Comunque vada, che sti soldi bastino o meno, l’unica arma, passiva, che il popolo europeo potrebbe adottare, è una ben nota e potente arma chimica: la vasellina!

E dopo la vasellina, è meglio chiudere il… discorso!

Mattacchiuz

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5 commenti Commenta
s66
Scritto il 14 settembre 2010 at 12:53

questi test sono una vera porcheria ! è basilea3 non è altro, una pezza x coprirsi le spalle di questi 4 ladri di sistema ! MA LA COSA NON DURERA’, SI FALLIRA’ PRIMA ! QUANDO VEDRANNO UNA MAREA VENIRE ADDOSSO ? VEDREMO DOVE SE LA FICCHERANNO BASILEA3! 8)8)8)

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mattacchiuz
Scritto il 14 settembre 2010 at 13:17

s66@finanzaonline,

lo penso anche io e pure quelli dell oecd

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madness
Scritto il 14 settembre 2010 at 14:06

A proposito di esposizioni: vanno a ruba di nuovo i titoli di stato greci. Nell’asta odierna, il tesoro ellenico ha collocato 900 milioni di titoli di stato trimestrali con rendimento 4,82 con la domanda che ha superato di 4,53 volte l’offerta. Il rendimento a cui si è arrivati oggi èmaggiore di quello registrato nell’asta dello scorso luglio, quando erano stati collocati 1,6 miliardi di titoli semestrali con rendimento al 4,65%. In quell’occasione la domanda di 3,6 volte superiore al’l’offerta. Dopo l’esito dell’asta greca il diffferenziale tra il rendimento dei titoli di stato decennali tedeschi (Bund) e quelli greci si atteta a 906 punti con il rendimento dei bond greci che arriva all’ 11,43%, mentre quello del Bund che tocca il 2,37%.

Ma allora io mi domando, ma com’è possibile che si arrivi a 4,53 volte l’offerta? Quando già la precedente asta faceva capire che quei tassi potevano benissimo essere un pò ribassati?
A me viene nuovamente un forte sospetto che non me lo toglierà nessuno e resto sempre più scandalizzato difronte a questi fatti che si manifestano oltrettutto ancora in un periodo di difficoltà economica per il Paese. Quindi lo Stato avrebbe certamente convenienza a tenere quei tassi un pò più bassi, ma chi li compra ovviamente spinge ad avere tassi sempre più alti. E quindi non è che questi tassi alti siano il frutto di accordi illeciti sottobanco tra componenti corrotti del governo e delle istituzioni massime dello Stato e gli acquirenti che sono in gran parte rappresentate dalle banche?

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    Scritto il 14 settembre 2010 at 15:44

    E guarda a caso… ho proprio scritto un post sulla Grecia… :-)

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redbull
Scritto il 15 settembre 2010 at 09:22

s66@finanzaonline,

Guarda che se accade ciò che dici non è che tu potrai stare a guardare pensando di non venire travolto dalla marea… A meno che non hai nemmeno un bottone (euro) da perdere, vivi su un alpeggio, ti nutri di bacche, radici, erbe…

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