GOLD LEASE: la bolla nel bene rifugio per antonomasia

Scritto il alle 09:01 da Danilo DT

ORO protagonista: tra ritorno al Gold Standard e correlazione con tasso inflazione e tassi reali. Con un appunto sui derivati.

Il grafico in apertura è per certi versi persin banale. E’ un classico confronto di analisi intermarket, che in molti sicuramente conoscono. E per chi ne ha bisogno, lo spiegherò molto rapidamente.

Parliamo di ORO e di correlazioni intermarket

L’oro è un’asset class molto particolare e spesso imprevedibile. Ma è senza dubbio un bene che ha una stretta correlazione con le aspettative sul tasso inflazione. Infatti mettendo a confronto l’andamento dell’oro e quello dei TIPS, ovvero i titoli USA legati proprio al tasso inflazione, notiamo una appunto una forte correlazione. Se poi contestate questa correlazione e preferite prendere in esame i tassi reali, credetemi, cambia poco e difatti, a scanso di equivoci, vi ho inserito entrambi.
Allo stesso tempo però notiamo che negli ultimi due anni, il metallo giallo ha dimostrato maggiore forza di quanto ci saremmo potuti aspettare.

GOLD STANDARD: do you remember?

A questo punto però mi tocca farvi fare un ripassino. Ricordate il Gold Standard? Malgrado che venisse sostituito dalle banconote per comodità, fu stabilito un legame tra la valuta in circolazione e la quantità di oro presente fisicamente nelle banche centrali. La valuta quindi non era altro che un simbolo, che veniva usato per comodità al posto dell’oro, troppo pesante da portare in giro. E la banconota avrebbe permesso in qualsiasi momento, la conversione in ORO.
Poi nel 1971 ci fu “l’inizio della fine”: ovvero la base per la “fiat money” che decretò la morte del Gold Standard.
Perché vi ricordo queste banalità? Perché bisogna cercare di spiegare PERCHE’ l’oro è stato così “forte” malgrado il collasso dei tassi reali. Infatti se guardate il grafico per motivi di coerenza, con tassi reali in fase di collasso, nel 2017-2018 l’oro non solo ha tenuto bene i prezzi ma addirittura a guadagnato qualcosa (PS: l’asse a destra è INVERTITO, non dimenticatelo mai).
A questo punto andiamo a riprendere un articolo de Il Sole 24 Ore  di qualche giorno fa.

(…) Pochi mesi fa, India e Cina hanno dichiarato spontaneamente (Pechino per la prima volta) di aver comprato tra il 2008 e il 2018 oltre 26mila tonnellate di lingotti d’oro, una quantità senza precedenti sul mercato delle riserve auree. Dopo pochi giorni, il World Gold Council, il più importante osservatorio internazionale, ha pubblicato le rilevazioni annuali sulla produzione mondiale di lingotti, creando non pochi interrogativi su quanto rivelato dai due governi: comprare tutto quell’oro sul mercato, come assicurato da Pechino e Mumbay, non è possibile. Ventiseimila tonnellate di lingotti sono infatti poco meno dell’intera quantità di oro estratto dalle miniere mondiali negli ultimi 10 anni. (…)

Ok, questa notizia fa ovviamente capire come ha fatto l’oro ha reggere così bene, malgrado l’assenza di eventi geopolitici che avrebbero potuto inquinare l’analisi (effetto safe haven). Ma resta il fatto che, nella realtà, questa news avrebbe per una semplice logica di domanda-offerta, aver fatto decollare il prezzo dell’oro. Cosa che in realtà non è mai accaduta.
Il Sole 24 Ore addirittura si spinge oltre…

(..:) Cina e India non possono aver comprato tutto quell’oro in forma legale. (…)

Addirittura! Si, ma come dargli torto? Infatti non dimentichiamo che poi c’è l’industria orafa mondiale, che non stiamo considerando e che pesa pur sempre il 10% dell’oro estratto.
Negli ultimi 70 anni, infatti, il 50% della produzione annua è stata riservata all’industria orafa mondiale, mentre agli usi industriali è stato destinato circa il 10% dell’oro estratto: se le cifre ufficiali non mentono, allora i conti non tornano.

(…) Come è possibile che India e Cina abbiano comprato sul libero mercato 26mila tonnellate, se la disponibilità di lingotti per le banche centrali non ha superato in 10 anni le 12mila tonnellate? Nessuna spiegazione, nessuna domanda da parte delle autorità di vigilanza, nazionali o internazionali. L’unica spiegazione logica, quindi, è che quell’oro non lo abbiano comprato sul mercato ufficiale, bensì sul famigerato “mercato nero” delle riserve auree: lingotti sovrani in custodia fiduciaria nei depositi di Londra e New York venduti o prestati sotto-banco spesso all’insaputa dei legittimi proprietari. E non è fanta-finanza. (…)

Questa è potenzialmente una bomba atomica per il mercato se venisse interpretata in modo corretto. Significa che praticamente si stanno usando delle tecniche per comprare oro e tenere il prezzo basso artificiosamente. Fintanto non arrivano le ricoperture. Se mai arriveranno perché, ovviamente, si tratta di quell’oro che non sarebbe comunque mai negoziato. Certo è che se il proprietario ne reclamasse il possesso…

(…) Nel mondo misterioso delle banche centrali, non c’è nulla di più oscuro della “trasparenza” sulle operazioni sull’oro: sia lo stock di lingotti indisponibili per il mercato (allocated gold) che quelli “non allocati” (disponibili per operazioni finanziarie) sono accorpate nei bilanci delle banche centrali in un’unica voce, «Oro e crediti in oro». Pertanto, lo stato reale delle riserve allocate rispetto a quelle non allocate è impossibile da rilevare, sia per il mercato che per le altre banche centrali: in questo modo, nessuno può stabilire quanto oro sia stato impegnato da una banca centrale in operazioni speculative (Gold lease e swap), e nemmeno a chi appartenga effettivamente l’oro. (…)

Incredibile, inizio a dare ragione al Governo quando si domandava di CHI era l’oro di BankItalia…

(…) Il Gold lease, o contratto d’affitto a termine è utilizzato in operazioni bancarie a leva frazionaria. In estrema sintesi, è una versione riadattata del vecchio Schema Ponzi. La banca centrale prende una certa quota di lingotti dalle riserve auree e poi l’affitta (spesso a tempo indeterminato) a una «Bullion Bank», le grandi banche internazionali autorizzate a intermediare l’oro sovrano tra autorità monetarie e mercato. La Bullion bank, a sua volta, usa l’oro preso in consegna per garantire emissioni di derivati, o lo riaffitta ad altri operatori per lo stesso uso. Con questa tecnica, la Bullion Bank trasferisce il rischio su un altro operatore che, se vuole, può anche rivenderlo senza che nessuno se ne accorga: basta che continui a pagare l’affitto alla bullion bank. Il sistema funziona solo a una condizione: che il legittimo proprietario non chieda la restituzione e il rimpatrio dell’oro mentre il contratto di affitto sul suo oro è ancora aperto. (…)

Esattamente come vi stavo dicendo, anche se parlare di “Schema Ponzi” non è certo cosa leggera. Una cosa secondo me è chiare, ed è poi quello che più deve interessarci come investitori: se qualcosa va storto, devono essere ristabilite le riserve. Comprando ovviamente una quantità di oro semplicemente mostruosa. E a quel punto il prezzo, temo, abbia movimenti intensi e repentini.
Tutto quanto vi sto dicendo, va quindi a favore addirittura non solo di una decorrelazione tra oro e tassi reali. Ma non è finita qui, mi tocca anche rincarare la dose.

Dal GOLD Standard al GOLD Standard?

Sempre da Il Sole 24 Ore leggiamo che la Banca Centrale delle banche centrali, la BIS avrebbe stabilito “ la resurrezione del Gold Standard nel mondo bancario” . Nientemeno: l’oro come base di copertura almeno parziale, delle valute. Dal 29 marzo, per decisione della BRI, l’oro in portafoglio alle banche commerciali e d’affari diventa «Cash Equivalent», un asset equivalente al denaro contante e quindi «risk free». Di fatto, è la prima «rimonetizzazione dell’oro» dai tempi dell’accordo di Bretton Woods: il processo inverso a quello della «demonetizzazione» dell’oro decisa da Nixon.

(…)In pratica, l’oro in lingotti “fisici” torna ad essere considerato dai regolatori come l’equivalente del dollaro e dell’euro in termini di sicurezza patrimoniale, eliminando così l’obbligo di ponderarne il rischio ai fini dell’assorbimento di capitale, come avviene con ogni altro asset finanziario, esclusi (per ora) i titoli di Stato dell’Eurozona. La svolta non è di poco conto, per il mercato dell’oro e per il ruolo stesso delle riserve auree nazionali. Il risultato è rilevante: con le nuove regole di Basilea 3, viene assegnato all’oro lo stesso status oggi riconosciuto ai Bond sovrani nei bilanci delle banche. (…) [Source

Non mi addentro alle soluzioni che lo Stesso Sole 24 Ore si ingegna anche a livello “complottistico”. Lasciamo da parte questi aspetti e cerchiamo piuttosto di trovare degli spunti operativi. Ma leggiamo un aspetto commerciale molto interessante.

(…) Mentre le banche centrali rastrellavano dietro le quinte lingotti d’oro “vero”, allo stesso spingevano e coordinavano l’offerta di centinaia di tonnellate di “oro sintetico” sui listini di Londra e New York, dove avviene il 90% delle contrattazioni sui metalli preziosi: l’eccesso d’offerta di derivati sull’oro serviva ovviamente per buttarne giù il prezzo, costringendo gli investitori a liquidare le posizioni per limitare le forti perdite accumulate sui futures. Così, più il prezzo dei futures scendeva più gli investitori vendevano “oro sintetico”, innescando spirali ribassiste sfruttate dalle banche centrali per comprare oro fisico a prezzi sempre più bassi. Con buona pace di chi guarda all’oro come a un rifugio sicuro. Cina, India, Russia e Turchia, ha praticamente raddoppiato le riserve auree negli ultimi cinque anni con questo sistema. Mosca, per comprare oro, ha persino venduto l’ultimo 20% di titoli di Stato americani che aveva nelle riserve valutarie. (…) [Source

Tutto questo è realistico? Beh, non è facilmente dimostrabile, ma di certo ci fa capire che qualcosa di strano c’è. Alla faccia dell’oro come bene rifugio. MA poi quale tipo di oro? L’ETC è ancora sicuro? E soprattutto se il gioco salta, che fine farà l’oro?
Ripeto, tanto per cominciare occorrerebbe capire i cosa stiamo parlando. Oro fisico? Oro sintetico? Lingotti? ETF physical gold? Intanto sembra chiaro che l’oro potrebbe anche muoversi al rialzo in modo sorprendente. E i titoli auriferi, a quel punto, ancora di più. Ma attenzione: occhio che tutto quindi diventa discutibile, anche il “solidissimo” ETC che replica l’oro. Motivo? Non dimentichiamo MAI che l’ETC non è un ETF. E’ un bond con appiccicato un derivato o un sottostante fisico.

Non aggiungo altro.

STAY TUNED!

Danilo DT

(Clicca qui per ulteriori dettagli)

Questo post non è da considerare come un’offerta o una sollecitazione all’acquisto. Informati presso il tuo consulente di fiducia.
NB: Attenzione! Leggi il disclaimer (a scanso di equivoci!)

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3 commenti Commenta
ob1KnoB
Scritto il 5 marzo 2019 at 18:05

l’oro è l’unico asset che non sia il debito di qualcun’altro…(a parte tutte le forme di paper gold)
con la brexit aspettiamoci…turbolenze. Mines, mines, mines……

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Scritto il 5 marzo 2019 at 22:54

…non quelli del bitcoin però! LOL

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PORTELLO
Scritto il 16 marzo 2019 at 18:24

Danilo DT,

quindi Danilo, se uno volesse acquistare dell’ oro si consiglia sempre quello fisico e non tanto ETC, AUX etc

monetine e lingotti sempre la soluzione migliore..

c’ era una volta un video di un convegno mi pare presso il Vaticano dove si diceva che l’ oro dovrebbe valere almeno 50 volte di più’…

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