BUND: quando il bene rifugio diventa moda (e si trasforma in bolla speculativa)

Scritto il alle 11:30 da Danilo DT

Il bene rifugio è quell’investimento su cui si punta quando non ci sono più certezze, quando tutto rischia di crollare, quando si è alla disperata ricerca di sicurezza e solidità. Dovessi dire quali sono i veri bene rifugio di questa crisi il restringerei il campo addirittura a 2 asset class. E non considero l’oro.
Parlo invece di Dollaro USA e bund. Si, bund, il titolo di stato tedesco che ormai ha raggiunto rendimenti risibili sia dal punto di vista cedolare che dal punto di vista reale. A fine amggio, per la cronaca il decennale tedesco è arrivato a rendere l’1.3%.

Il motivo? Tutti lo comprano. E compra tu che compro io si è generata una bolla speculativa pazzesca. A giustificare questa bolla è il fatto che il mercato vede la Germania come vero ed unico porto sicuro su cui puntare. E se ci sarà l’Eurocrash, non solo i titoli tedeschi non subiranno danni, ma la valuta di riferimento, sia che resti il Nuovo Euro o che torni il marco, sarà comunque molto più forte e solida della Lira italiana, del Franco francese e così via. Questo è quanto crede il 95% degli investitori.
Quindi, Bund eccellenti in caso di deflagrazione dell’Eurozona. E se invece… tutto questo non accade? Semplice. Come nella tradizione delle bolle, ci sarà la fuga per non restare col cerino in mano. Ma visti i chiari di luna, le incertezze ed i nuovi focolai di crisi, questi rischi oggi sono assai remoti.
Però c’è chi prova a guardare “oltre”


(Tassi tedeschi già in leggera risalita.Source: Bloomberg)
 

Bund? Per noi è STRONG SELL

Nonostante i dati economici positivi, l’immagine della Germania come bene rifugio comincia a vacillare: il primo investitore mondiale in obbligazioni, Pimco, ha reso noto di aver ridotto al minimo i titoli di Stato tedeschi nel suo portafoglio per i timori legati alla crisi del debito. «Con l’aumento dei rischi la Germania perde in qualità», ha detto oggi Andrew Bosomworth, amministratore di fondi a capo del ramo tedesco della società statunitense consociata di Allianz.
Secondo Bosomworth il fatto che i tassi sui titoli di Stato tedeschi siano pressocchè nulli ha un ruolo secondario: «Noi teniamo prima conto del rischio di un mancato rientro, poi della rendita. Nel caso sia necessario ci facciamo persino carico di rendite reali negative». Il bilancio federale dello Stato tedesco, scrive il sito del settimanale Der Spiegel nel dare la notizia, secondo gli analisti di Pimco, rischia di rimanere pesantemente danneggiato per il rilevante impegno nei fondi di salvataggio europeo. Se Paesi come la Grecia o il Portogallo, continua Spiegel, non ripagassero i prestiti, il debito pubblico tedesco aumenterebbe velocemente e il rating calerebbe. (Source) 

Andare a dire che PIMCO possegga la sfera magica è assolutamente fuori luogo. E dire che non sbagliano mai è altrettanto errato, viste le loro valutazioni poco corrette sulle previsioni dei bond USA. Diciamo piuttosto che il loro parere è tra i più competenti e seguiti al mondo.
E difatti, ritengo molto interessante questo articolo non tanto per lo “strong sell” sul Bund ma per i timori dell’effetto contagio che subirà la Germania in caso di collasso della Moneta Unica.
Per fortuna, anche Oltreoceano qualcuno se ne sta rendendo conto. All’appello dell’Eurorealismo manca solo un soggetto. La Germania.

STAY TUNED!

DT

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8 commenti Commenta
kry
Scritto il 14 giugno 2012 at 11:42

Con i reali fondamentali dell’economia usa credo che anche il $ e relativi bond si possano considerare una bolla. Il difficile sta nell’avere l’ottica d’investimento prima che questo diventi moda o bolla, essere realisti e anticipare gli eventi.

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john_ludd
Scritto il 14 giugno 2012 at 12:03

Un mese fa o giù di lì ho incontrato un delizioso signore, anziano ma non troppo. Un professore di ingegneria in pensione in uno dei più rinomati politecnici. Abbiamo parlato brevemente. Gli ho chiesto del suo paese, di come pensano di rimanere a galla, quali soluzioni ai problemi che in questi 25 anni si sono gonfiati sempre di più. Mi ha risposto sorridendo che non ci sono soluzioni, nessuno ne ha. Attendono solo il momento in cui rifondare un nuovo Giappone. Bellissimo paese, una storia affascinante e una cultura così lontana. Una moneta fortissima per sole ragioni psicologiche, nazionalismo. La più potente industria esportatrice del pianete in ginocchio per il calo della domanda (eh già) e la caduta drammatica di competitività. Eppure le auto continuano a saperle produrre, così come l’elettronica più avanzata del pianeta, macchine automatiche e tutto ciò che è avanzato. Un giorno, non lontano, ci sveglieremo una mattina e leggeremo che il Giappone ha svalutato del 30-40 percento e sarà un nuovo mondo. Il Dax perderà il 50% in due sedute, S&P 500 non pervenuto, il terrore che si sparge in occidente, una gara ad alzare barriere protezioniste, la fine del sistema monetario come lo conosciamo. Traders in rovina… ma come un evento 40 deviazioni standard, impossibile ! John sei pazzo ! Non credo, non conosco il giorno e l’ora ma avverrà statene certi, 100% In questi mesi non vi raccontato frottole, ho scritto 1 anno fa che il petrolio sarebbe calato, il rame e i metalli industriali uno short matematico… la borsa italiana destinata a scendere a 10 mila. Frate indovino o semplicemente buone informazioni, punti sulla lavagna da connettere. Abbiamo sentito il rumore della valanga che si stacca, si inizia a sentire lo spostamento d’aria ma non è ancora accaduto niente. Buona crescita a tutti e buon decoupling agli amici tedeschi e americani. Non è colpa loro, sono solo stupidi e in buona compagnia.

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sturmer
Scritto il 14 giugno 2012 at 12:20

Ciao…

Mi puoi spiegare per quali motivi non consideri il “giallo”?

Mercati contrari?
Bolla?

A me non pare, sarò vecchio stile, ma tra giallo, bund e bond… non avrei dubbi, se non altro perchè uno è solido, e gli altri due carta che si spera non diventino straccia…

Ciao!

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kry
Scritto il 14 giugno 2012 at 12:40

john_ludd@finanza,

Mamma mia in quanti stanotte cominceranno a non fare sonni tranquilli. Quello che hai scritto l’ avevi già fatto intuire un paio di mesi fa,adesso sei stato più esplicito………….. come si dice: ” UOMO AVVISATO MEZZO SALVATO.” Grazie.

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lampo
Scritto il 14 giugno 2012 at 13:07

john_ludd@finanza,

Condivido in particolare sul Giappone. Non c’è dubbio che lo YEN non possono tenerlo al livello odierno per ancora molto, per cui è molto probabile che nel medio-lungo periodo calerà di valore sensibilmente. D’altronde gran parte della ricostruzione è stata fatta e adesso non è più necessario mantenerlo forte per comprare a minor prezzo i beni che necessitavano all’estero.
Non credo che arriveremo allo scenario da te prospettato, ma sicuramente ad un accordo commerciale e valutario con gli altri mercati asiatici (Cina in primis) che forse sarà più devastante rispetto a quanto hai delineato (ho già scritto tempo fa un post in merito, aggiornato qualche settimana fa da DT con un ulteriore approfondimento).

In merito alla potenza tecnologica del Giappone è indiscussa. Mi risulta infatti che una casa automobilistica, balzata sulle cronache dei giornali degli ultimi anni per i problemi di affidabilità delle sue auto (ammessi e corretti a loro spese… voglio vedere quante case automobilistiche hanno tale umiltà e avrebbero fatto una mossa del genere!), nel primo trimestre di quest’anno sia di nuovo balzata in prima classifica mondiale come produzione di auto, sbalzando i due contendenti che pensavano di averla sistemata per sempre al di sotto della loro posizione (partirà a breve una nuova campagna mediatica denigratoria? Vedremo).
Il bello però è che l’auto più venduta al mondo nel primo trimestre risulta proprio una tra le più avanzate e affidabili (dati TUV tedesco ricercabili facilmente online) al momento (sperimentato in prima persona), pochissimo diffusa in Italia per la nota diffidenza verso la tecnologia e la sua affidabilità (cellulari a parte… ma lì si tratta di moda e desiderio dell’avere e mostrare… voglio vedere quanti sanno usarlo veramente nelle sue varie funzionalità ed applicazioni).
Noi in Italia preferiamo il diesel (siamo ancora al 50% come parco circolante) e ne aspiriamo le polveri sottili ogni volta che ci muoviamo con l’auto (abbiamo la probabilità che una su due delle auto davanti di noi abbia tale motorizzazione).

Eppure ci sono case automobilistiche che hanno deciso di letteralmente “bandire” tale motorizzazione perché ritengono che si estinguerà nel futuro, e per il momento preferisce comprarli da una nota casa automobilistica tedesca.

Per fortuna l’automobilista cittadino mondiale, la pensa diversamente dall’italiano.

Non lamentiamoci poi se siamo sempre più arretrati e perdiamo competitività: è insito nella nostra mentalità e cultura purtroppo!

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luigiza
Scritto il 14 giugno 2012 at 15:45

Il bilancio federale dello Stato tedesco, scrive il sito del settimanale Der Spiegel nel dare la notizia, secondo gli analisti di Pimco, rischia di rimanere pesantemente danneggiato per il rilevante impegno nei fondi di salvataggio europeo. …

Appunto. Ed allora se un arto va in cancrena lo si amputa.

Cosa aspettala Germania a farlo? Tradotto: cosa aspetta la Germania per uscire dall’araea Euro e farsene una nuova a sua immagine e somiglianza con ci ci sta e sopratutto ci può stare?

E’ così difficile immaginare una separazione pacifica come avvenuto per Cechi e Slovacchi?

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fdonni
Scritto il 14 giugno 2012 at 16:21

Alla luce del trade proposto da Gremlin lunedì, che fare? Stamattina mi è entrato lo stop loss (in leggero guadagno a dire il vero, l’avevo inserito dopo).

Se lo consideriamo un trade di medio periodo potrebbe valere la pena rientrare a prezzi più bassi?

Anche se a questo punto, forse è meglio rimanere fermi fino alla prossima settimana. Non ci sto capendo niente…

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gainhunter
Scritto il 14 giugno 2012 at 21:43

lampo,

La qualità dei prodotti giapponesi (specialmente se costruiti in Giappone) è indiscussa, e l’invasione del mercato automobilistico americano nei decenni scorsi, ma ancor più il mantenimento delle quote di mercato, ne è la prova.

Tra i fattori che hanno influito sull’aumento delle vendite di vetture diesel in Italia avvenuto a cavallo del 2000 c’è anche la disinformazione (oltre che delle case e delle reti di vendita) della stampa specializzata prima e generalista dopo, la quale ha iniziato a chiamare “ecodiesel” i nuovi motori turbodiesel per via delle emissioni di CO2 più ridotte rispetto ai motori benzina (e ai vecchi diesel senza common rail), spacciando tali emissioni per inquinamento (mentre per l’uomo gli inquinanti sono particolato, ossidi di azoto, idrocarburi incombusti), e sorvolando sul fatto che le vetture a benzina emettono talmente poco particolato che una “euro 0” benzina ne emette in quantità minore rispetto a una “euro 4” diesel. Un’altra mano in questa direzione sbagliata l’hanno data le varie giunte comunali e regionali, stabilendo (fino a poco tempo fa) blocchi del traffico indifferenziati per tipo di alimentazione, in occasione del superamento dei limiti di legge delle concentrazioni di particolato.
Ricordo però che non è una caratteristica prettamente italiana: la Francia infatti registra da tempo (ancora prima dell’avvento dei primi common rail) un’incidenza di vetture diesel nel parco circolante nettamente superiore a quella italiana.

In Giappone le auto diesel mi sembra che non arrivino all’1% delle vendite; negli USA il diesel ha iniziato a essere utilizzato solo recentemente (in modelli importati dall’Europa), grazie all’aumento del petrolio del 2008, evento che ha beneficiato in particolare le vendite di modelli vw (negli usa).

P.S.: Io dietro ai diesel inserisco il ricircolo dell’aria.

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