Dobbiamo prepararci alla fine dell’Euro?

Scritto il alle 14:33 da [email protected]

Guest Post: la BCE di Draghi con l’LTRO già ha fatto la sua parte. Invece Monti bocciato.

I dibattiti sugli slogan “Salva ITALIA”,  “Cresci ITALIA” ormai si sprecano. Ne vengono fuori di tutti i colori. I giudizi a favore o meno della politica che sta portando avanti questo governo, in concerto o meno al resto dei paesi Europei e dell’occidente trova appoggi, condizionamenti, opposizioni di ogni sorta che ormai si rischia di dire cose già dette, ridette e da ridire.

Fra quelle dette poco e che invece sono da ridire sempre più spesso, vi è quella che mi pare la più  osteggiata dalla maggioranza dei governi europei, perchè ritenuta pericolosa più di ogni altra e èper il momento assolutamente da evitare. Parlo della fine dell’EURO così com’è oggi.

Qui è il caso di ricordare un po’ di storia.

Quando, oltre 12 anni fa, apparve chiaro che c’era una volontà forte, ovvero dei poteri forti, di portare a compimento quest’idea di accumunare sotto un’unica moneta tutti i paesi europei, quasi tutti fummo presi da una sorta di euforia, che finì per sopire ogni discorso critico, ogni vero dibattito utile a capire se facevamo una cosa giusta nell’interesse di tutta la comunità  che si voleva formare, oppure se era il caso di capire meglio i pericoli a cui tutti i paesi andavano incontro.

Si creò una sorta di pensiero unico e il dibattito in pratica non ci fu. Ricordo che pochissimi, fra cui spiccava il senatore Antonio Martino, si batterono fino alla fine per evitarci questa sciagura che oggi stiamo ahimè vivendo. Fu lasciato parlare un po’, per far vedere che, come in ogni buona democrazia, anche chi si oppone ha diritto a esprimersi ma niente di più.

Prevalse chi diceva che grazie agli interessi più  bassi sui debiti dello stato e delle famiglie avremmo potuto sistemare i conti dello stato, investire di più nell’economia reale, i prezzi all’interno della comunità sarebbero calati, tutti avremmo dovuto diventare più oculati e giudiziosi grazie ai parametri di Maastricht, con la stessa moneta in tasca avremmo risparmiato un sacco di costi tutti quanti, vacanzieri compresi, i quali pareva non aspettassero altro e via dicendo.

Oggi sono passati 10 anni dalla sua introduzione ma dei supposti sopracitati benefici quasi nessuno si è realizzato , specie in alcuni paesi, se non l’avere in tasca la stessa moneta che, a parte la gioia dei vacanzieri in servizio permanente, è diventata piuttosto fonte di guai cronici per tutti e da cui non si sa come uscire.

Ad esempio non si sa come uscire dalla situazione di divaricazione della competitività dei vari paesi. Oggi ci troviamo con nazioni quale Grecia e Portogallo che avrebbero bisogno di avere una valuta che vale 30-40% in meno di quella della Germania. Altre come Italia, Spagna e Francia che hanno un divario di competitività  del 15-20%, sempre rispetto alla Germania. Con la stessa moneta in tasca non è possibile arrivare in tempi ragionevoli a ripristinare una corretta competitività interna nell’area UE, a meno di una riduzione draconiana dei costi dello stato.

Il che vorrebbe dire taglio del costo dei pubblici dipendenti di almeno il 30% in media, tra riduzioni di personale e taglio di stipendi, tagli di prestazioni e soprattutto di sprechi e ruberie, per abbassare quello del lavoro del settore industriale-manifatturiero. Operazione che, senza peccare di pessimismo, è impossibile che si possa attuare, tantomeno nei tempi veloci richiesti, in nessun paese.

Qualche giornale comincia a riportare opinioni che prefigurano la fine dell’EURO come inevitabile ma in generale la resistenza è ancora grande a prendere in considerazione questa evenienza. Il fatto è che a doverla prendere in considerazione sono tutti coloro che l’hanno strenuamente voluta e che, bontà  loro, sono ancora convinti che è stata una buona cosa, oppure quelli che ne traggono benefici personali. Insomma sembra che il detto MUOIA SANSONE CON TUTTI I FILISTEI affascini tutti i nostri capi e che in ogni caso, anche se inevitabile, più la si ritarda meglio è.

Da che mondo è mondo i fallimenti tendono a essere occultati, specie se devono prenderne atto coloro  le cui decisioni ne sono stati la causa. E allora avanti a perseverare negli stessi errori , a non guardare alla realtà, a tentare cure che ammazzano il cavallo confidando che le azioni dei tecnici e professori, se non altro, permetteranno ai politici di presentarsi candidamente di nuovo al cospetto degli elettori a eventuale disastro compiuto.

Ma forse una speranza c’è.

Il nostro Mario Draghi con l’operazione LTRO ha iniziato a preparare il primo dei presupposti affinché una disgregazione dell’Euro possa avvenire senza sconquassi per le banche che, come è noto, non possono perdere neppure un centesimo dei loro finanziamento agli stati.

L’utilizzo dei fondi rivenienti dall’operazione LTRO infatti ha fatto sì che banche straniere che hanno investito in Italia si sono potute liberare di una buona fetta di titoli di stato italiani. Lo stesso è accaduto in Spagna e ciò è avvenuto su esortazione di Draghi. Quelle italiane ad esempio in questo modo hanno preso soldi quasi a gratis e li hanno impiegati nei titoli italiani con spread che mai si sarebbero sognati, di questi tempi. Insomma grasso che cola per le nostre banche.

Ancora qualche ulteriore operazione e andrà  a finire che i debiti degli stati invece che verso le banche estere diventano verso la BCE. In questo caso la possibilità di trovare una via per ritornare a valute nazionali sarebbe praticabile senza gli  sconquassi enormi che ci sarebbero altrimenti, magari continuando a lasciare sopravvivere un EURO che avrebbe un valore 1 (uno) ma tutte le altre valute, ora di nuovo nazionali se è il caso, con un  rapporto rispetto all’EURO correlato alla forza della propria economia e soprattutto in grado di adattarsi rispetto alle altre. Se l’invenzione di Draghi sortirà alla fine questo effetto, tanto di cappello. Un’operazione magistrale per l’Italia.

Del governo Monti invece che dire. Se va avanti con le politiche che propugna, disastro garantito per l’Italia ma anche per l’Europa.

GAOLIN

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27 commenti Commenta
Scritto il 9 maggio 2012 at 14:37

Intanto ennesimo plauso a Gaolin per questa triade di post di eccellente fattura.

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hironibiki
Scritto il 9 maggio 2012 at 15:12

Beh che dire.. però scusate la mia ignoranza..ma se compro debito emettendo altro debito che beneficio ne ho? A sto punto tanto vale stampare a muzzo (stile Fed), comprare il debito e azzerarlo tutto con la moneta appena creata.
Qui si sta costruendo grattacieli su fondamenta di carta (per altro senza valore), quindi non capisco, a che pro fare tutto sto giro di carte? Se la BCE ha il potere di stampare che stampi, tolga il gioco dal popolo e si metta in galera chi lo ha indebitato :-)
Poi per carità forse il mio è un ragionamento troppo semplicistico…

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albertom
Scritto il 9 maggio 2012 at 15:35

Ogni giorno mi accorgo sempre di più che in questo pazzo mondo ognuno può pensare e scrivere ciò che vuole e riuscire pure a dargli un senso.
Il pezzo qui sopra e’ un esempio lampante, come e’ pensabile che le banche nazionali comprino debito nazionale consapevoli che a distanza di tempo avranno una valuta più debole dell’attuale?
Macome si fa solo a pensarle certe cose.
Su l’LTRO sento solo cazzate !
1) la verità e’ che le banche hanno dei buchi enormi di tesoreria dovuti al fatto che negli anni di crescita si sono finanziati a breve ed hanno erogato a lungo, sfruttando il differenziale, quando sono esplosi gli spread l’effetto e’ stato devastante in quanto il funding e’ diventato costosisssimo, dunque l’LTRO serve coprire le scadenze dei prox 2 anni, ragione per cui attualmente la maggior parte sono depositate in Bce, il resto sono cazzate
2) adesso fate i bravi bambini e andate a giocare con la ps3 e con la Wii e lasciate stare la finanza i trading system e l’econo ita

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gremlin
Scritto il 9 maggio 2012 at 16:37

albertom@finanza,

in questo blog siamo abituati ad avere rapporti di reciproco rispetto per facilitare la discussione anche con chi non è professore come te o che si dà arie di esserlo
commenti come i tuoi oltre ad essere irritanti per l’arroganza, hanno anche il difetto di bloccare l’esternazione di idee opinioni e dubbi di chi cerca solo un semplice confronto

ogni blog ha un suo codice di comportamento e qui vige la ferrea regola che il rispetto per gli altri viene prima di tutto
ti prego di adeguarti e mi auguro tu possa essere più propositivo per il futuro
grazie

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albertom
Scritto il 9 maggio 2012 at 17:11

gremlin,

Scusami ma non riesco a sostenere una discussione con un opzionista a tempo pieno! Magari con un part rime o un cococo ce l’ha farei ma con uno tempo pieno no! E’sinceramente troppo per me

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gremlin
Scritto il 9 maggio 2012 at 18:16

albertom@finanza,

perfetto, preferisco che il tuo sarcasmo sia diretto verso di me e se hai da dire ancora qualcosa di provocatorio ricordati che hai solo una possibilità e sarà anche l’ultima

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Lukas
Scritto il 9 maggio 2012 at 18:33

gremlin,

lascia perdere……sarà molto stressato credo !!!!

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Scritto il 9 maggio 2012 at 19:16

albertom@finanza,

Ehi Alberto, ma che ti succede? Sono solo opinioni e per fortuna al mondo non tutti la pensano allo stesso modo.
Tra le cose che hai detto ci sono anche delle verità e che devono fare ragionare tutti sugli effetti dell’LTRO che rappresenta una sorta di assicurazione per il sistema.
In altri termini, fino al 2015 ce ne possiamo stare tranquilli (in un certo senso) secondo me. non dimentichiamo infatti che l’obiettivo nr. 1 restano le banche. Un’operazione che va ad intaccare in modo massivo banche e BCE la trovo assolutamente inaccettabile proprio prima del 2015 dove le banche dovranno rientrare coi capitali presi a prestito. E non dimentichiamo che sono TANTI TANTI soldi. E poi?
E poi possiamo divertirci ad inventare le più strampalate ipotesi, visto che nulla è impossibile.
Proprio oggi sono uscite dichiarazioni molto forti e chiare: se la Grecia se ne vuole andare (decisione che potrebbe essere presa anche con un referendum) non la si può obbligare con la forza a restare nell’Euro. E poi ho anche letto che la stessa Spagna potrebbe avere progetti alternativi.
E quindi? E quindi tutto può succedere. Non credi?

ps: e mi fermo qui con le elucubrazioni perchè su quanto potrebbe succedere dopo il 2015 ho delle idee che al momento mi tengo per me ma non sono proprio allegre…

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puma1974
Scritto il 9 maggio 2012 at 20:08

bravo dream fai tornar la pace….
p.s. su fb mi compare il tuo nome (se e’ il tuo) “DANILO RAMBAUDI” …vuoi fare outing?

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lampo
Scritto il 9 maggio 2012 at 21:11

News interessante che conferma tale scenario:
http://www.wallstreetitalia.com/article/1373946/banche-si-avvicina-lo-spauracchio-del-downgrade-di-moody-s.aspx
Notate nelle ultime righe l’ordine in cui avverrà il declassamento: che casualità.

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idleproc
Scritto il 9 maggio 2012 at 21:19

Grazie come sempre per le tue considerazioni Gaolin.

Una domanda sulle banche “extra-EU”, sbaglio o nell’operazione “bombarda e poi scappa” ci hanno guadagnato qualcosina? Sarà che il “Nostro” non lo ho mai trovato troppo simpatico per via dei trascorsi…
Un saluto e un grazie a tutti. :wink:

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calciatore
Scritto il 9 maggio 2012 at 21:26

Eccellente post che mette in evidenza come a distanza di soli 10 anni , (che sono pochissimi per un sistema monetario), una moneta messa su in fretta e furia abbia gia’ rovinato un intero continente. Solo il fatto che uno stato abbia un prestatore di ultima istanza in comune con altri stati e si approvvigioni ai bond a tassi differenti e’ sufficiente a fare dichiarare default venendo a mancare la leva della svalutazione (o rivalutazione). Ma come detto giustamente, non voglione vedere l’errore, e ” non chiudono in stop loss”. Saranno rovinati.

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paolo41
Scritto il 9 maggio 2012 at 21:34

personalmente sono più di tre anni che sostengo la necessità di uscire dall’euro, dato che l’attuale situazione ha progressivamente strozzato la nostra economia…Quando si legge, un giorno si e l’altro pure, di aziende che delocalizzano le attività, di imprenditori e lavoratori che si uccidono (si uccidono … pensateci bene), di continui fallimenti, specialmente nelle PMI, di credit crunch, di una continua emorragia dei posti di lavoro, è più che corretto pensare che dobbiamo tornare a soluzioni anti-euro.
Come arrivarci rimane da discutere ed esaminare; quello che è certo che non si può pretendere, in un breve lasso di tempo, (proprio perchè non abbiamo tanto tempo a disposizione) di recuperare competitività riducendo le retribuzioni ai lavoratori….. almeno a quelli di livello più basso che andrebbero anzi aumentati . Ridurre, sarebbe come spararsi in un piede, perchè si alimenterebbe una ulteriore caduta dei consumi e una spirale negativa.
D’accordo, l’ho detto tante volte, eliminare tutte le spese improduttive e gli sprechi a livello statale e regionale, avere il coraggio di ridurre i costi della politica sono condizioni necessarie ma non sufficienti; le PMI e le grandi aziende (quelle poche rimaste) che sono assalite dalla concorrenza estera, abusando della valuta e di altri fattori di costo, sono destinate nel tempo a restringere le attività e all’estremo a chiudere.
Si potranno salvare quelle che hanno fatto dell’innovazione e della ricerca un loro cavallo di battaglia, ma le aziende dove la tecnologia non è barrierata sono le più esposte al rischio di un progressivo ma abbastanza rapido deterioramento.
Ci vorrebbe, si dice tutti i giorni, un’ Europa fiscalmente unita, una Bce con le vesti della Fed,
gli eurobonds, i vari fondi salva stati, ma credetemi, non basta…Ci vuole un’Europa che limiti le importazioni dai paesi che sfruttano la valuta e il costo del lavoro per fare dumping nelle loro esportazioni.
E possiamo pensare che la Germania accetterebbe una soluzione del genere, dato che il suo PIL è condizionato dalle esportazioni???
Abbiamo quindi bisogno di decisioni autonome, di riprendere in mano la nostra sovranità per difendere il lavoro italiano e, non c’è altra alternativa che ritornare, il più velocemente possibile, alla nostra vecchia lira. Probabilmente dovremo sopportare un bailout temporaneo del nostro debito, un paio di anni di sacrifici (ma ci stiamo abituando) un po’ di inflazione (che comunque fa bene al debito), ma dopo è molto probabile che le nostre aziende tornino ad essere competitive e, dove non lo sono, avremo la possibilità di barrierare le importazioni in dumping.
Ragionamoci ancora , ma non esistono valide alternative….

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kry
Scritto il 9 maggio 2012 at 22:33

paolo41,

Prendendo spunto dall’elucubrazioni di dream al dopo il 2015(mi vien male a pensare che debba passare ancora tutto questo tempo) e ai vari non basta menzionati, mi concentrerei su tutto ciò che è improduttivo e parassitario,in modo da ottenere un nuovo apparato burocratico snello, pronto e capace nel sostenere l’avventura di un uscita dall’euro. La crisi economica attuale ci distrae dalla crisi istituzionale in corso e un uscita preventiva dall’euro con l’incapacità politica attuale (e passata) mi preoccupa. Come esempio di incapacità politica passata mi riferisco alle quote latte di cui stiamo ancora pagando le conseguenze,per quella attuale non ci sono parole lasciamo perdere.

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lampo
Scritto il 10 maggio 2012 at 07:27

kry@finanza:
paolo41,

Prendendo spunto dall’elucubrazioni di dream al dopo il 2015(mi vien male a pensare che debba passare ancora tutto questo tempo) e ai vari non basta menzionati, mi concentrerei su tutto ciò che è improduttivo e parassitario,in modo da ottenere un nuovo apparato burocratico snello, pronto e capace nel sostenere l’avventura di un uscita dall’euro. La crisi economica attuale ci distrae dalla crisi istituzionale in corso e un uscita preventiva dall’euro con l’incapacità politica attuale (e passata) mi preoccupa. Come esempio di incapacità politica passata mi riferisco alle quote latte di cui stiamo ancora pagando le conseguenze,per quella attuale non ci sono parole lasciamo perdere.

Ma tu pensi veramente che il vuoto lasciato dalla politica e non colmato dagli più o meno onesti cittadini (a causa del sempre meno interesse verso la politica), porti ad un sistema più snello e meno burocratico?
Verrà colmato da ben altro… ancora più interessi di parte… e sempre meno legali. :roll:
A meno che la generazione giovanile che è sempre più tagliata fuori dalla “stanza dei bottoni” intervenga purtroppo “drasticamente” sostituendosi (sono sicuro che troverebbe immediato appoggio da parte anche di molti pensionati e anziani di questo Paese). Un esempio: in Francia quando c’è una minima protesta organizzata per le strade dalle generazioni più giovani… i vecchietti sono sempre pronti ad appoggiarli uscendo in strada e dimenando il bastone (che non gli serve più per aiutarsi a camminare), anche se per magari brevi tratti di strada :wink:

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kry
Scritto il 10 maggio 2012 at 08:38

lampo,

Generalmente sono io ad essere pessimista,lasciami ancora sperare più che illudere concordando che è reale il catastrofismo che descrivi. Il 2015 per questo lo vedo troppo lontano.

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gaolin
Scritto il 10 maggio 2012 at 08:42

albertom@finanza,

Ieri ho trascorso la giornata in viaggio per cui replico solo ora al commento.

In effetti gran parte del mondo della finanza europeo, banche italiane comprese e in primis, oggi non considera la disgregazione dell’euro una eventualità probabile.
E’ noto poi che le banche italiane sono state, con quelle spagnole, le maggiori utilizzatrici dei fondi del LTRO.
Parlando dell’Italia è altrettanto noto che sono state le nostre banche a sottoscrivere principalmente i titoli di stato in scadenza. Quelle estere si sono portate a casa i soldi dei titoli scaduti.
Fra le banche, che si sono finanziate con il LTRO e che hanno sottoscritto questi titoli di stato, ve ne sono molte, quelle piccole, che hanno fatto solo e puro carry trade, altre che lo hanno fatto in parte, soprattutto le grandi e per il resto hanno depositato i fondi in eccesso in BCE anche, se non soprattutto, per mantenere una buona scorta di liquidità, problema fondamentale di ogni banca.
Le prossime aste di titoli italiani si suppone andranno nello stesso modo. Banche estere si disferanno dei titoli italiani che saranno acquistati dalle nostre con l’effetto di far tornare in mani nostrane la maggior parte del debito di stato italiano. Processo che si suppone duri i 3 anni del LTRO che se non sarà sufficiente sarà sicuramente integrato secondo necessità.

Pericolo, anzi auspicio secondo Monti, che i cinesi si comprino titoli nostri non credo che ce ne sia.

Riguardo la convenienza/rischio a sottoscrivere titoli italiani, anche sotto la minaccia di una svalutazione, ritenuta però improbabile, c’è ed è rappresentata dallo spread. Infatti anche i titoli a breve scadenza hanno uno spread abbastanza elevato, rispetto a quello del LTRO.
Il grosso rischio delle banche italiane, che hanno attinto ai fondi del LTRO, è l’haircut sui titoli dati in garanzia.
Fra gli altri, questo sarà un grande problema da risolvere alla scadenza del LTRO.

Poi, lo ammetto, il mio pensiero è guidato dalle sorti dell’economia REALE italiana che, senza possibilità di svalutare, nella situazione attuale è destinata al tracollo in breve tempo.
In questo caso non parlo per me ma per tutte le aziende che, nel frattempo, falliranno o chiuderanno, trascinando con sè nel baratro tutti gli operosi lavoratori che hanno dato sè stessi per il bene dell’azienda e dell’Italia.
Quando questo processo sarà bello e compiuto voglio proprio vedere cosa faranno i traderini e compagnia bella.

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lorfed
Scritto il 10 maggio 2012 at 12:49

paolo41,

sono d’ accordo con il tuo analisi. Dire che uscire dall’ euro sarebbe una catastrofe credo che non ha senso gia che siamo in una situazione terrificante. In queste situazione si puo solo uscire con una svalutazione valutaria.

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redbull
Scritto il 10 maggio 2012 at 15:23

Scusate? Mi sa che litigando vi siete persi la domanda di hironibiki, che è caduta nel nulla… Non trovate abbia un senso la sua valutazione/proposta? Ora sicuramente qualcuno di voi mi parlerà di inflazione, veti tedeschi, etc… ma andando avanti così avremo disgregazione dell’aera euro e deflazione… Non è meglio mettere una bella toppa definitiva accendendo finalmente anche noi la stampante??? Come peraltro oggi dice anche il capo economista di Citi?
Possibile che non si prenda minimamente in considerazione tale ipotesi? Io è da tempo che sostengo tassi a 0 con la dichiarazione della BCE di lasciarli tali per un periodo lungo (stessa cosa fatta dalla FED) ed accensione della stampante per la riduzione massiccia dei debiti pubblici degli stati accelerandone così la riduzione. Perchè altrimenti la riduzione dei debiti sarà talmente lenta che prima o poi (temo prima) gli spread impazziranno nuovamente e non ci daranno certo il tempo di risanare un bel nulla…

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redbull
Scritto il 10 maggio 2012 at 15:26

Oppure, e forse è quello che avverrà, stanno giocando con il fuoco sperando che gli spread se ne stiano lì buoni buoni per anni consentendoci il risanamento…
Cosa che ripeto non avverrà; ed allora ed appena schizzeranno nuovamente sul filo del rasoio (questa estate io credo) si interverrà finalmente con le maniere FORTIIIIIIIIIIIII!

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gaolin
Scritto il 10 maggio 2012 at 16:07

redbull,

Resta però sempre il problema della competitività del sistema paese.
Oggi Italia e Germania, ad esempio, non sono competitivamente allineate e quindi non possono avere la stessa moneta.
A meno che non ci siano trasferimenti di ricchezza da un paese all’altro, come avviene in Italia con il nostro sud da tempo immemorabile. Ma anche questo non è poi tanto giusto.
Comunque se ciò non avviene, come nel caso della comunità europea, per la nazione più debole la non competitività si traduce nel disastro della sua economia reale.
La situazione in corso in Italia ne è la dimostrazione e nel suo piccolo contiene il caso emblematico del proprio sud, che avrebbe bisogno di essere staccato dall’Italia e di essere costretto a camminare con le proprie gambe, altrimenti mai più la sua economia reale migliorerà, anzi il contrario, come possiamo constatare.

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gainhunter
Scritto il 10 maggio 2012 at 18:46

gaolin@finanza,

Per anni la ricchezza è passata dall’Italia alla Germania, che sia per furbizia dei tedeschi, per stupidità degli italiani o per una serie di coincidenze favorevoli per la Germania poco importa.
D’altra parte, è la stessa contestazione che alcuni meridionali fanno al Nord.
Una cosa è certa: se l’Italia si stacca dall’Europa non ha senso che il Sud rimanga attaccato al Nord.

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gaolin
Scritto il 10 maggio 2012 at 19:10

gainhunter,

Hai ragione. Credo però che ormai il sud complessivamente si sia assuefatto talmente tanto alla sua situazione di arretratezza, che non vuole accorgersi che questa potrebbe cambiare se potesse sfruttare lo straordinario incentivo dato da una moneta debole.
Potrebbe sfruttare al meglio le potenzialità che ha, vedi turismo e agricoltura. Poi potrebbe partire anche qualcos’altro legato a questi settori.
Purtroppo tanti oggi beneficiano del trasefrimento di risorse dal nord al sud Italia. Questi mai e poi mai ammetteranno che, piuttosto che vivere di sussidi, è meglio darsi da fare perchè, semplicemente, non sanno proprio cosa vuol dire.

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lukeof
Scritto il 11 maggio 2012 at 11:55

gaolin@finanza:
gainhunter,
Hai ragione. Credo però che ormai il sud complessivamente si sia assuefatto talmente tanto alla sua situazione di arretratezza, che non vuole accorgersi che questa potrebbe cambiare se potesse sfruttare lo straordinario incentivo dato da una moneta debole.
Potrebbe sfruttare al meglio le potenzialità che ha, vedi turismo e agricoltura. Poi potrebbe partire anche qualcos’altro legato a questi settori.
Purtroppo tanti oggi beneficiano del trasefrimento di risorse dal nord al sud Italia. Questi mai e poi mai ammetteranno che, piuttosto che vivere di sussidi, è meglio darsi da fare perchè, semplicemente, non sanno proprio cosa vuol dire.

Se posso permettermi, mi pare un’analisi un pò superficiale della questione del Sud.
Ci sono almeno tre fattori da considerare, sulla vexata quaestio dei “trasferimenti al sud”. La prima è che il vantato “gettito attivo IRPEF” ad esempio della Lombardia è in realtà generato in tutta Italia e versato in Lombardia in quanto sede legale della maggior parte delle capogruppo industriali e di qualsivoglia genere. Quindi il dato è di per sè altamente fuorviante.
Il secondo punto è relativo al “trasferimento di ricchezza”. Se è assolutamente indubbio che sussistano ingenti trasferimenti statali al Sud, è altrettanto indiscutibile che probabilmente la maggioranza delle attività produttive in meridione “trasferisca” la ricchezza prodotta, (a parte la quota per il personale) al Nord. Questo in quanto appunto gli unici “operatori” che hanno una forza e una dimensione sufficiente per effettuare investimenti, stanno al Nord. I quali peraltro spesso e volentieri beneficiano di tutto il substrato e delle sovvenzioni parassitarie. Per farvi un esempio a Gioia Tauro esiste una specie di “cimitero industriale” costituito dai resti diroccati di tutta una serie di attività industriali sovvenzionate a livello regionale e nazionale e poi abbandonate. Beh, vi stupirà, ma la maggior parte di quegli operatori erano del Nord. E non si faccia l’errore di pensare che siano state “intimidite” dalla malavita, in quanto le stesse “sovvenzioni” sono gestite dal malaffare locale, in collaborazione appunto con questi “pseudoimprenditori nordici” che inventano attività inesistenti e non produttive purchè arraffino le risorse per poi sparire nel “tranquillo e produttivo” Nord.
Il terzo punto è costituito dal fatto incontrovertibile che la maggioranza dei prodotti del Nord trova il suo mercato al Sud. Il che è un’altro “termine” del “trasferimento di ricchezza”.

Queste idee “separatiste” da un molto ipotetico “Nord laborioso” nei confronti di un altrettanto ipotetico “Sud fancazzista” non tengono conto di una marea di fattori, e costituiscono terreno fertile per analisi che se vanno bene son superficiali, se va male diventano qualunquiste e xenofobe. Con tutta la piena cognizione dei ritardi strutturali e culturali del Sud.

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gainhunter
Scritto il 11 maggio 2012 at 22:45

lukeof@finanza,

Come l’economia e i profitti USA sono fatti spesso fuori dagli USA e quelli tedeschi fuori dalla Germania. Però basta guardare dove è concentrata la popolazione in Italia e i dati regionali sulla disoccupazione per capire quante persone producono al Nord (di cui molte di origine meridionale) e quante al Sud.
Vogliamo mettere in discussione i dati sulla disoccupazione appellandoci al sommerso? Bene, allora è evidente dove è maggiore l’evasione fiscale.

Ma il problema maggiore (oltre alla mafia) è sul lato pubblico: basta confrontare il numero di auto “grigie” dei comuni per numero abitanti, oppure il numero di guardie forestali per km di foresta, o il numero di dipendenti pubblici per abitante.

Altro punto: se il Nord è così dipendente dal Sud e il Sud è una colonia del Nord, dovrebbe essere interesse del Sud aspirare a conquistare una maggiore autonomia e indipendenza, ma non mi pare che i movimenti autonomisti del Sud raccolgano molti consensi, né che i cittadini delle regioni del Sud abbiano votato a favore della devoluzione dei poteri alle regioni.

Se è vero quello che dici, secondo me questa crisi potrebbe essere un’ottima occasione per il Sud, se decidesse di staccarsi dal Nord e uscire dall’euro.

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kry
Scritto il 12 maggio 2012 at 10:00

gainhunter,

Che beffa sarebbe per bossi quello che non è riuscito a fare in 30 anni con la lega ci riesce in un giorno il disfacimento dell’euro. Anche da questo possiamo capire a cosa serve la politica. Comunque sono ancora poche le persone che ipotizzano un simile scenario, me lo vedo napolitano a invocare per l’unità nazionale (ops no al federalismo fiscale).

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