Eurobond: la soluzione “Salva-Unione Europea “

Scritto il alle 14:30 da Danilo DT

Debito. Debito pubblico. Debito aggregato.

Il problema dell’economia è il debito. E’ stato l’argomento al centro del primo storico Meeting 2010 di I&M e resta il tema di massima attualità oggi. Segno che forse non ci sbagliavamo nemmeno tanto quando parlavamo proprio di debito in tempi non così sospetti e sottolineavamo il rischio di forte contrazione (Giapponesizzazione) dell’economia per una durata temporale molto lunga.

Oggi ci ritroviamo con USA ed Europa sommerse dal debito. I problemi dei PIIGS sono ben noti, i problemi degli USA anche. Questi ultimi hanno raggiunto l’ipotetico traguardo del 100% debito /Pil che diventa il 140% tenendo conto di tutte quegli enti ed agenzie garantite da Washington (vedasi ad esempio Fannie Mae e Freddie Mac). E in Europa? Il rapporto debito /PIL complessivo (di tutta l’unione Europea) non è esasperato (circa 805) ma alcuni stati sono veramente fuori da qualsiasi parametro. Italia in primis. Cosa fare?

Vi propongo il parere di Simon Tilford, capo economista del Centro Europeo per le Riforme, un articolo che va a riprendere alcuni concetti già condivisi e discussi dal sottoscritto in passato. Una delle poche soluzioni secondo me fattibili, concrete e sufficientemente risolutive. Prima ovviamente del trastico utilizzo dell’haircut.

Un ultimo appunto. Non dimentichiamo mai, però anche l’altro aspetto della vicenda del rapporto debito/PIL che sta monopolizzando secondo me in modo esagerato l’attenzione: ovvero la produttività. Occorre assolutamente stimolare la crescita economica. Certi rapporti sono numeri che possono dire tutto e niente.Non dimentichiamo mai, quindi, cari Governi, di analizzare attentamente la situazione e trovare soluzioni valide alla crescita. Perchè tagliare in modo animalesco le spese, senza criterio, ed aumentare le tasse, significano anche inchidare l’economia. E quindi il tutto diventa deleterio. Ma ora basta ciance, e andiamo ad analizzare l’Eurobond.


LONDRA – La debolezza istituzionale dell’Eurozona è stata svelata. Il tentativo di condurre una politica monetaria comune senza un Ministero del Tesoro comune è fallito. Gli investitori non sanno cosa comprano quando acquistano i buoni del tesoro italiani: sono supportati dalla Germania o no?
Ora si sa che le situazioni creditizie migliori devono sostenere le altre, altrimenti sono inevitabili corse al ribasso, come quelle che hanno fatto deragliare la Grecia, l’Irlanda ed il Portogallo – e che adesso minacciano di fare lo stesso con l’Italia e la Spagna.
Il solo fatto di mutualizzare il debito non salverà l’euro ma, senza un’adeguata condivisione, è improbabile che rimanga illeso.

Il summit dell’Eurozona del 21 Luglio è stato un piccolo passo avanti. I leader hanno acconsentito a ridurre i tassi d’interesse sui prestiti concessi dal fondo europeo di stabilità finanziaria (EFSF) e hanno riconosciuto che il peso del debito greco è insostenibile. Ma tutto ciò non è abbastanza per fermare la crisi sempre più profonda che colpisce l’unione monetaria. Prendere a prestito rimane troppo costoso per tante economie della zona euro – e non soltanto per quelle nelle aree periferiche. Il potenziale di crescita economica di Spagna ed Italia, per esempio, ondeggia attorno all’1% ma il costo dell’indebitamento supera il 6%. In Germania, invece, i rendimenti dei titoli sono scesi nettamente, abbassando il costo dell’indebitamento sia per il pubblico che per il privato.

Questa è una strada che condurrà ad un ulteriore divergenza economica ed insolvenza nell’Eurozona. Per prevenire quest’eventualità, la zona euro ha bisogno di un tasso d’interesse “privo di rischio”. Le economie in lotta hanno bisogno di poter prendere a prestito ad un costo più basso altrimenti soffocheranno economicamente parlando, con un conseguente dissolversi del supporto politico alla membership nell’Eurozona.
Soltanto mutualizzando l’emissione del debito si può ottenere un tasso d’interesse basso (privo di rischio) che possa aiutare questi paesi a porre le proprie finanze pubbliche su un terreno solido e a mettere le basi per un ritorno alla crescita economica. Tutti i paesi dell’Eurozona dovrebbero, dunque, finanziare il debito emettendo titoli garantiti congiuntamente da tutti gli stati membri.

Un problema lampante degli eurobond è l’azzardo morale: come si può evitare che paesi irresponsabili approfittino della solvibilità degli altri stati membri? Questa è una paura comprensibile dei paesi come Germania o Olanda.
Una possibile soluzione sarebbe di permettere agli stati membri di emettere debito con eurobond fino al 60% del PIL e di richiedere che il singolo paese sia individualmente responsabile per la propria esposizione oltre questo livello. Questo darebbe ai paesi con alti livelli di debito pubblico un incentivo per consolidare le proprie finanze pubbliche.
Questo sistema avrebbe potuto funzionare molto bene se fosse stato introdotto nella zona euro fin dall’inizio. Ma ora è troppo tardi. Per molte economie europee l’indebitamento addizionale sarebbe semplicemente troppo costoso.

Una soluzione migliore sarebbe di creare un nuovo organismo fiscale indipendente, che possa fissare gli obiettivi di indebitamento per i singoli stati membri, ed anche un ente europeo del debito che per loro conto si occupi di emettere eurobond (fino ad un certo livello).
Come verrebbero fissate le nuove regole fiscali? Un obiettivo dogmatico di equilibrio di bilancio per i prossimi quattro anni, senza tener conto della fase del ciclo economico in cui ogni paese si trova, avrebbe scarsi risultati: i target sono privi di senso se non sono realizzabili. Di conseguenza le regole dovrebbero essere stabilite facendo riferimento alla posizione fiscale, aggiustata per le fluttuazioni cicliche, di ogni stato membro (misura questa già stimata dall’OCSE).
La composizione del nuovo ente fiscale dovrebbe essere il risultato di una riflessione accorta. Un consiglio di 17 persone, una da ogni economia della zona euro, sarebbe inefficiente e difficilmente avrebbe il supporto dei paesi principali creditori dell’Eurozona. Allo stesso modo, sarebbe inverosimile che un consiglio dominato dalle economie creditrici abbia il supporto dei paesi debitori. Un consiglio formato da nove economisti provenienti dagli stati membri più grandi, dalla Commissione Europea, dalla Banca Centrale Europea e dall’OCSE potrebbe essere una buona base.

Certamente, le esperienze dell’Eurozona nel far rispettare le regole in materia fiscale non sono delle migliori e questo implica la necessità di pesanti sanzioni nel caso in cui le misure stabilite non venissero rispettate. Se un paese deviasse dai propri target fiscali gli sarebbe tolta la possibilità di prendere a prestito usando il tasso d’interesse privo di rischio. Dovrebbe indebitarsi secondo il proprio rating, cosa che sarebbe incredibilmente costosa per i paesi relativamente più deboli. Per fornire un ulteriore incentivo al rispetto delle regole, la BCE potrebbe rifiutare di accettare in garanzia debito emesso secondo il rating nazionale. In alternativa un nuovo regolatore finanziario potrebbe ostacolare i bond nazionali aumentando le riserve di capitali richieste alle banche che detengono questi titoli.

Le regole fiscali del tipo immaginato (ed il nuovo ente per implementarle) non richiederebbero necessariamente una modifica del trattato. E, mentre vari creditori temono a ragione che gli eurobond aumenterebbero il loro costo dell’indebitamento e creerebbero “un’unione dei trasferimenti”, gli oppositori potrebbero cambiare idea e vedere gli eurobond come il male minore. Il rischio è che al quel punto sia troppo tardi per salvare l’euro da un parziale smembramento: ciò che potrebbe essere efficace se adottato subito, rischia di essere inutile tra sei mesi.

Per i paesi più solidi, gli eurobond sarebbero certamente un’opzione più economica che sottoscrivere prestiti ai paesi in difficoltà, cosa che vorrebbe dire sprecare ancora più soldi. Essi implicheranno ingenti perdite sui prestiti dell’ESFS, e queste perdite saranno ancora maggiori se, come sembra possibile, alcuni dei beneficiari finiranno per lasciare l’Eurozona, e con un default del proprio debito. (Source)

STAY TUNED!

DT

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12 commenti Commenta
andrea.mensa
Scritto il 10 agosto 2011 at 15:46

parto da un principio che mi pare estremamente condivisibile, ovvero che l’autonomia fiscale di un paese, va meritata, e va meritata portando il debito a valori sostenibili.
altro principio è che una moneta non può non avere una regola fiscale uniforme.
altro punto una moneta emette il debito.
allora il punto è come istituire una entità che commissari il tesoro di quei paesi con debito superiore a xxxx.
il commissariamento lo fanno i rappresentanti dei paesi “corretti”.
il commissariamento può agire solo ed esclusivamente sui patrimoni ( in quanto non partecipano alla crescita), non sui redditi.
il commissariamento interviene con una percentuale massima prestabilita di rientro del debito (per ipotesi 2 o 3% ).
stop.

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ciotantocul
Scritto il 10 agosto 2011 at 15:47

Egregio DT mi permetto di dissentire. Non sulla esposizione della soluzione ma sull’antefatto.
Non e’ il debito il problema (sarebbe come dire che risolto il sintomo abbiamo guarito la malattia) ma cio’ che genera lo stesso. Cio’ che abbiamo considerato un democratico progresso globale, ovvero permettere senza limiti la circolazione delle merci e del capitale e viceversa impedendo la diffusione ‘gratuita’ delle idee e calpestando le tutele alle ‘persone’ (secondo la carta dei diritti dell’uomo), ci ha messo in questa situazione. Non esiste modello economico che consenta il ‘benessere’ di tutti i popoli che possa utilizzare le attuali regole che nella migliore delle ipotesi permettono solo una redistribuzione delle risorse ma nel senso inverso a quanto probabilmente si desidererebbe. In quindici anni di WTO abbiamo assistito alla creazione di enormi ricchezze (buon pro a chi le ha conseguite se con etica) ma anche all’impoverimento di milioni di persone fino al limite dell’indigenza, allo sfruttamento sotto silenzio di interi continenti (sei malato di aids? africano o paghi o muori!), alla creazione di ceti suburbani pronti ad esplodere (e che si parli delle periferie di Tunisi di Parigi o Londra poco cambia). Vi prego di indicarmi quale reggente politico (e quale oppositore!!!) abbia parlato in questi anni di una qualsiasi ‘visione’ per l’umanita’ (tutti ormai assoggettati a conseguire la sopravvivenza dell’immediato).
E tornando al sintomo…due anni fa’ abbiamo acconsentito che il debito privato venisse sostituito dai debiti sovrani ora non pensiamo che il sostituirlo con il debito sovrannazionale sia la soluzione.
Ho troppa stima della sua intelligenza per pensare che lei lo condivida.

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Scritto il 10 agosto 2011 at 16:04

ciotantocul@finanzaonline,
Tanto per cominciare piantala di darmi del Lei. :mrgreen:
Seconda cosa: meno male che non sei d’accordo così ne possiamo discutere e tutti possiamo magari migliorare.
Terza cosa: per fortuna puoi ancora avere stima di me, :mrgreen: in quanto io ritengo NON che il debito sovranazionare “mangi” il debito pubblico che ha “mangiato” il debito privato (Sembra “alla fiera del West”…)
Si tratta di emettere con un garante. In questo modo l’Italia emette i suoi bond, garantisce la BCE e quindi i tassi sono buoni (e l’Italia non rischia di soffocare per il lievitare dei costi per finanziarsi).
In cambio l’Italia avrà una tabella di marcia da rispettare. E se non lo farà, le sue emissioni future non avranno più la garanzia BCE. E quindi…disastro…
Non so se mi sono spiegato.
In questo modo il debito RESTA italiano, ma con una specie di fidejussione BCE.
Ecco, io la vedrei bene così.

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Scritto il 10 agosto 2011 at 16:06

andrea.mensa@finanza,
…forse ti ho risposto anche col commento precedente…

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Scritto il 10 agosto 2011 at 16:10

HUHUHU…
Houston… we have a problem…
E’ un rumors che ha avuto conferma. Stamattina ho saputo che SocGen sarebbe in forte difficoltà.
La cosa grave è che non è sola….
Vedremo…

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mattacchiuz
Scritto il 10 agosto 2011 at 16:17

Dream Theater,

ciotantocul@finanzaonline,

e poi modifichiamo il nome “bANCA cENTRALE eUROPEA” in “cartiere centrali riunite”

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paolo41
Scritto il 10 agosto 2011 at 16:39

Dream Theater,

l’ultima soluzione proposta da Tilford (organismo fiscale indipendente) potrebbe funzionare…
ancora sono scettico che Germania, Olanda e paesi nord-europei abbiano l’intelligenza e la voglia di adottarla.
Più che passano i giorni, più sta aumentando la disgregazione dell’EU.
Comunque complimenti, è un post su cui meditare attentamente.

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mattacchiuz
Scritto il 10 agosto 2011 at 16:56

paolo41,

ciascuno si gestisca da se nel rispetto delle regole comuni. altro che unità europea, banche centrali wto e porcate simili.

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paolo41
Scritto il 10 agosto 2011 at 17:29

mattacchiuz,

sai come la penso e quindi ti seguo quando parli di ritorno all’indipendenza…, ma se ciò trovasse ostacoli, la soluzione di Tilford non è affatto da scartare……… sarebbe come una semi-indipendenza

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mattacchiuz
Scritto il 10 agosto 2011 at 17:33

:-)

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agequodagis
Scritto il 10 agosto 2011 at 22:21

Se vogliamo veramente l’Europa unita sarebbe l’ora di finirla con i particolarismi. Ci vorrebbe il PARLAMENTO EUROPEO in sostituzione di quelli nazionali. E poi le regioni con un Governatore ed il suo staff (ristretto) a garantire le piccole velleità locali. E basta !!! Che peso dare ai singoli stati ? Quello che si meritano a seconda di ciò che portano in dote. Certo che la Germania avrebbe più peso…se lo merita. Forse ci guadagneremmo tutti. Con la moneta unica abbiamo di fatto già consegnato il potere economico (i nostri stipendi e la nostra PPP Purchasing Power Parity fanno schifo) e non possiamo neanche più svalutare per rendere competitiva la nostra seppur eccellente produzione. Non ci resta che consegnare quello politico…io lo farei volentieri !!!

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gainhunter
Scritto il 11 agosto 2011 at 10:26

Proposte interessanti. Finalmente qualcuno inizia a presentare proposte concrete!

agequodagis@finanza,

Esatto. Il problema è capire se la vogliamo oppure no… o meglio, alcuni la vogliono per farsi pagare i debiti, altri ne vogliono solo la moneta unica per sfruttarne i vantaggi…

mattacchiuz,
paolo41,

Indipendenza dei Paesi europei dall’Europa? Ok, ma anche indipendenza delle regioni italiane dall’Italia.
Unione Europea e patto di stabilità con austerity per i Paesi “viziosi”? Ok, ma anche Italia unita e patto di stabilità per le regioni “viziose”.
Italia indipendente con 4 regioni che “mantengono” tutte le altre? No, grazie.
(Pensiero già espresso ma lo ribadisco)

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