Ecco il VERO STRESS TEST per le banche europee

Scritto il alle 15:36 da Danilo DT

stress-test-banche-italiaQuali sono le banche a rischio? E’ solo un problema di Cet1 oppure ci sono altri aspetti molto più importanti nel medio periodo? Come risolvere i problemi di prospettive a livello settoriale?

Ormai mancano poche ore a quello che potrebbe essere il più tradizionale degli studi politicizzati: gli stress test, un’analisi sulle principali banche europee condotta dall’EBA, per tastarne il polso soprattutto in caso di “tensione sui mercati”.
Perché parlo di uno studio politicizzato? Perché è evidente che gli istituti di credito chiamati in causa hanno ricevuto degli input nelle settimane scorse e, quando la situazione si faceva complicata, è stato chiesto loro di mettere mano al bilancio e fare qualche aggiustamento.
Insomma, è un’operazione di facciata dove l’ovvio (MPS per esempio) verrà ufficializzato ma con l’obiettivo di “dare sicurezza anche dove non c’è” e quindi influire sulla ripresa del mercato azionario delle banche.

Grafico Eurostoxx Banks

eurostoxx-banks-chart-grafico-2016Non è infatti casuale il fatto che una banca come Unicredit abbia deciso di vendere in modo inatteso il 10% di Bank Pekao e di Fineco Bank.
Comunque sia, non mi aspetto grandi sorprese negative.

Direi scontata la bocciatura di Monte dei Paschi di Siena (che dovrebbe ritrovarsi con un Cet1 pari a 5.5% in caso di stress). Ma allo stesso tempo, dopo al bastone, è evidente poi l’arrivo della carota. Infatti prima della comunicazione degli stress test ecco che Monte dei Paschi può dirsi pronta già con la sua strategia di sistemazione (ennesima…). Cessione degli NPL per 10 miliardi e nuovo aumento di capitale da 5 miliardi.
La medicina per cercare di tenere tranquillo il mercato. Ma se la berrà questa medicina?
E poi, MPS a parte?

Non possiamo anche non guardare a Unicredit. Non ci dovrebbero essere grandi problemi anche se mi ha sorpreso quanto ho letto stamattina su Pioneer. Salta infatti l’accordo con il Banco Santander e Sherbrooke Acquisition per la fusione tra Pioneer Investments con Santander Asset Management.

“Le parti hanno condotto discussioni approfondite per individuare le soluzioni praticabili per soddisfare tutti i requisiti regolamentari necessari per completare la transazione ma, in assenza di una soluzione realizzabile entro un arco di tempo ragionevole, le parti hanno concluso che fosse più appropriato porre fine alle trattative”.

Strana sta cosa… ed ecco che subito escono fuori timori ed indiscrezioni. Non viene fatta la Fusione perché Unicredit ha bisogno di soldi? Possibile quindi una nuova vendita di azioni Fineco e bank Pekao? O addirittura, verrà fatta un’IPO di Pioneer Investments? Tutto quindi fa pensare ad una necessità oggettiva di UniCredit di denaro per mettere a posto il suo Cet1 in caso di stress.

E poi c’è ovviamente Deutsche bank, la banca che ha avuto il coraggio ieri di riportare un calo dei profitti del 98% ma che allo stesso tempo si è detta anche soddisfatta dei progressi…

(…) l’istituto accusato di debolezza per la mole di derivati che ha in pancia ha segnato un utile netto in calo del 98% a 20 milioni – nel secondo trimestre – rispetto a un anno prima, quando i profitti erano ammontati a 796 milioni. In netto calo anche i ricavi, in uno scenario che viene sempre definito “difficile”. (…)”Anche se i nostri risultati mostrano che stiamo attraversando una fase di profonda riorganizzazione, siamo soddisfatti dei progressi che abbiamo compiuto”, ha commentato il ceo di Deutsche Bank, John Cryan (Source)

Ricordiamo che a noi spaventa la situazione di Deutsche Bank, che ha a bilancio 30 mila miliardi di derivati di tipo 3 (quelli non quotati) e che possono portare rischi non indifferenti quanto incalcolabili.

E poi una nota la merita anche l’austriaca Raiffeisen. Una banca che sembra anche con un Cet1 insufficiente e che quindi si ritrovi costretta, come Unicredit, a fare cassa su alcune partecipazioni in Est Europa.

Se poi guardiamo alla Francia, occhio anche al colosso Bnp Paribas. Non mi aspetto a dire il vero un rischio concreto ma numeri border line, quello non lo escludo. Si parla di un Cet1 in caso di stress solo al 7.5% ed di una redditività in profondo calo.

Chiudiamo con la Spagna: occorre innanzitutto citare proprio quel Santander che non è andato a nozze con Unicredit per la vicenda Pioneer. Il motivo? Il colosso iberico negli USA NON ha passato gli stress test. Non un bel biglietto da visita, non vi pare? E poi banco Popular, vittima delle sofferenze, in perfetto italian style.

Ma a che servono gli STRESS TEST?

Ma proprio pensare che il mercato sia stupido, questo non lo credo. Certo, visto che TUTTI sanno che gli stress test sono politicizzati, allora verranno presi per il “verso giusto”. Ovvero, visto che devono essere un elemento di propaganda di solidità del sistema bancario, diventa preoccupante su eventuali esiti e sorprese negative. E quindi occhio soprattutto a questo aspetto. Senza mai dimenticarci però che i problemi restano sempre tutti li, al momento irrisolti, con tanti progetti, buona parte dei quali abbastanza drammatici (tra cui la socializzazione delle perdite, l’ennesima, con la partecipazione nel progetto Atlante anche dei fondi pensione) e con un problema che resta IL PROBLEMA. Un qualcosa che non c’è Atlante o BCE che può risolvere nel breve termine, ovvero la redditività del settore.

Come rendere solido e sicuro un comparto con seri problemi di prospettive di redditività? Denaro ormai a “costo zero”, margini ridicoli con rischi di mercato che restano molto elevati (presto soldi all’1% con il rischio, vista l’anemica crescita economica e l’aumento continuo delle sofferenze, di non vedermelo restituito?), costi del personale molto importanti che, anche grazie alla digitalizzazione, non sono più giustificabili, concorrenza che posta spesso al cannibalismo…

Ecco, tutto questo è noto al mercato. Ed è proprio su questo che bisogna focalizzarsi. Quindi, fintanto che non si troveranno soluzioni in questa direzione (il vero stress test dovrebbero farlo sulla redditività industriale, un problema che porterà secondo me ad una feroce e per certi versi drammatica ristrutturazione) il settore bancario resterà al palo. E non illudiamoci: tornare ai livelli di qualche anno fa è impossibile. Non ci resta che guardare malinconicamente i nostri grafici.

CDS delle banche citate nel post: no fear!

cds-banche-stress-test

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Danilo DT

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5 commenti Commenta
remorez
Scritto il 28 luglio 2016 at 16:02

Quando i tassi in Lire negli anni ottanta/novanta erano tra il 15/20%, e la defiscalizzazione delle sofferenze al 50%, col CapoArea abbiamo fatto un conto della serva : con un cliente qualunque, anche non splendido, basta lavorarci tre anni per andare alla pari. Coi tassi di addesso, ed il recupero fiscale delle sofferenze che non potrà mai andare al 90%, quanti anni servono per recuperare un credito andato a male? È ovvio che i margini sui prestiti oramai non garantiscono di tenere in piedi il sistema bancario, ed alla lunga neanche i margini sui prodotti coi tassi sottozero(il sistema dei fondi stà in piedi solo con commissioni di ingresso tra il 2/3% e di gestione, che il cliente se và bene recupera in cinque anni, ma fino a quando non capirà il giochino a si sposterà su altri lidi, al momento inesplorati

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falco [email protected]
Scritto il 28 luglio 2016 at 17:07

ciao ,
la realta’ e’ che il cliente non ha gia piu’ ” l’anello al naso” aggiungerei finalmente !!!!
Il vero problema secondo il mio modestissimo parere e’ che soprattutto le banche sistemiche
hanno puntato tutto sull’ investiment Banking in quanto e’ un’attivita’ che di fatto non assorbe capitale e riconoscie un up front( una provvigione ) immediata che viene retrocessa alla banca collocatrice.
L’attivita’ tradizionale soprattutto gli impieghi vista la grande crisi finaziaria del 2008 andava immediatamente ripensata e non abbandonata come e’ stato fatto e viene fatto tuttora.
Ritengo che la crisi di marginalita’ a cui stiamo assistendo se ci fosse un equilibrio tra raccolta e impieghi nei conti economici degli istitituti a forte vocazione di banca d’nvestimenti sarebbe nettamente piu ‘ bassa e darebbe adito ad azioni di ristrutturazione sostenibili .
ciao

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paolo41
Scritto il 29 luglio 2016 at 13:18

penso, invece che il cliente abbia ancora l’anello al naso !!!!!! la mia domanda è semplice: cosa cambia nei numeri gestionali delle varie banche dopo la emissione dello stress test ????? oggi tutti a comprare azioni bancarie, in Italia in particolare, perché si sa già che eccetto per MPS, i risultati saranno positivi. Ma MPS si fa forte della vendita dei NPL e della iniziativa di Passera/UBS. Tutto sale, alle 10 stasera avremo i risultati del test e……da domani nuovi riaggiustamenti in funzione sia della fine e a che prezzo faranno i NPL, sia degli aumenti di capitale.

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rubicon
Scritto il 29 luglio 2016 at 15:21

Hai perfettamente ragione Danilo! Analisi ottima, sottoscrivo tutto alla lettera.
Il perno è l’assenza di inflazione, il lubrificante del motore economico, i carboidrati che fanno muovere il corpo economico. Senza questa non si va da nessuna parte!
Senza, poi, un’infrastruttura economico finanziaria adeguata non si fa niente. E niente è quello che i ns policymaker (che parolona… ) stanno facendo!!! Con infrastruttura mi riferisco ad un sistema monetario che si basa su un nuovo Bretton Woods, un gold standard 2.0 verso al quale forse Cina India Russia vogliono virare a nostro scapito visto che noi occidentali siamo venditori di oro. Mi riferisco poi anche ad una nuova Glass-Steagall Act anche se poi in un Gold Standard 2.0 le banche perderebbero le dimensioni attuali…

Sulle banche consiglio questo articolo, di Fabio Bolognini, http://www.linkerblog.biz/2016/07/25/salvare-le-banche-e-sempre-piu-difficile/
da riflettere …

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Scritto il 29 luglio 2016 at 16:45

falco [email protected],

Non sono d’accordo, proprio perchè ho ben presente come viene gestita oggi la marginalità sui tassi e quanto conta (zero) quella che era la gestione caratteristica. Puntano tutto sull’investment banking? Bene, sappi che faranno ancora di peggio!

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