DEBITO ITALIA: e se ci esercitano a sorpresa le CACs?

Scritto il alle 07:54 da Danilo DT

I BTP sono diventati un “must” per i risparmiatori italiani. A contribuire in modo determinato è stato “l’effetto logoramento” del mercato.
Prendi il Covid-19, ci aggiungi la guerra in Ucraina e poi il boom dell’inflazione. I portafoglio dei clienti sono anni che “boccheggiano” e soprattutto, anche chi apparentemente non voleva rischiare, si è ritrovato con un -10% sulle posizioni all’apparenza più difensive, ovvero quelle sul mondo obbligazionario.

Oggi un BTp a 5 anni rende il 3.30% – 3.50% netto, poco meno del decennale. Il cliente si fa due conti e si dice… “ ma a sto punto, ho perso il 10% e in tre anni sono sicuro che almeno il capitale me lo recupero””.

Certo, sulla carta è così. Ma occorre anche ricordare che noi subiamo un rischio Paese che oggi è apparentemente “sopito” da altre problematiche ma che un giorno tornerà imperioso.
E questa cosa deve toccare noi, risparmiatori italiani e non certo quelli tedeschi o francesi, per esempio, i quali possono anche evitare di diversificare i loro impieghi obbligazionari su emittenti governativi stranieri, perché hanno alle spalle uno Stato che dovrebbe essere più solvente. Noi oggi ci ritroviamo con un rapporto debito/PIL che è peggiorato dall’ultima crisi dal 120 al 143%.

Italia: rapporto debito PIL

Nel mese di giugno il debito pubblico italiano ha segnato l’ennesimo record storico. Lo stock di debito è salito di 27,8 miliardi di euro a 2.898,1 miliardi. Ciononostante, al momento, lo spread ed i CDS resta sotto controllo.

Sulla carta tutto sembra andare bene, ma è anche vero che è impossibile negare l’evidenza e di certo non si può sottovalutata una situazione delle finanze pubbliche quantomai complessa.

Italia a rischio default?

Non proprio. Il default lo vedo remoto, quantomeno è molto probabile una ristrutturazione del debito.

Ricordate? Riprendo l’argomento perché proprio ora che nessuno ne parla il risparmiatore DEVE esserne informato.
E quindi parliamo di CACs. E cosa sono le CACs?

CACs: cosa sono, come funzionano e cosa comportano per il debito pubblico italiano (BTp, CCT ecc)

CACs è l’acronimo di “clausole di azione collettiva”. Queste CACs danno la possibilità, in casi estremi, allo Stato che ha emesso un’obbligazione di richiedere agli obbligazionisti di accettare il taglio del valore nominale del titolo, oppure la riduzione delle cedole o l’allungamento delle scadenze. Insomma una ristrutturazione del debito.

Ma ci sono da quando le CACs? Dal 1° gennaio 2013 su tutte le emissioni di medio lungo termine, fortemente volute da Bruxelles nel Trattato sul Meccanismo Europeo di Stabilità. Secondo queste clausole è anche possibile un cambio di denominazione a livello di valuta di denominazione. Inoltre, potrebbero esservi una modifica delle condizioni degli obblighi in capo all’emittente del titolo di Stato. Insomma, con le CACs c’è il forte rischio che il BTP che ne sia soggetto cambi radicalmente anche nell’importo.

E quindi possiamo tranquillamente considerarlo come una sorta di “bail-in”, con lo Stato al posto della banca in difficoltà.

State pur certi che Bruxelles un bel giorno verrà a chiederci come vogliamo rientrare nei parametri e, senza risposte esaurienti, si parlerà di CACs. Ma potrebbe già essere tardi per prendere posizione: Intanto la cosa importante è avere la CONSAPEVOLEZZA di quanto potrebbe accadere, e di quanto è IMPORTANTE la DIVERSIFICAZIONE diretta oppure con l’utilizzo del mondo gestito (fondi ed ETF).

Eccovi il documento di Banca d’Italia sull’argomento.
Danilo DT

(Clicca qui per ulteriori dettagli)

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1 commento Commenta
pistarr
Scritto il 31 Agosto 2023 at 11:58

Danilo,

qui sopra scrivi ” CACs è l’acronimo di “clausole di azione collettiva”. Queste CACs danno la possibilità, in casi estremi,ALLO STATO CHE HA EMESSO un’obbligazione ….ect ”

nel documento di BANCA d’ITALIA a cui ci porta il link alla fine c’è scritto:
” Le clausole di azione collettiva (CACs) consentono a una maggioranza qualificata di investitori in obbligazioni di modificare i termini di pagamento di un titolo, in maniera giuridicamente vincolante per tutti i detentori del titolo stesso, in modo da facilitare una ristrutturazione ordinata del debito. ”

ma allora chi può agire ed esercitare tale clausola, L’emittente, una maggioranza qualificata di investitori oppure entrambi?????

Ti prego di precisare bene perchè quando si solleva un argomento del genere che non è proprio nelle corde comprensibili di un medio investitore e bene centrare perfettamente l’argomento….. perchè sennò si crea confusione, e il terrorismo che semini (che tu chiami
semplice CONSAPEVOLEZZA) può creare danni soprattutto a chi prende per oro colato quello che scrivi ……..

Parlo di Terrorismo si, perche è talmente labile il confine, ( parlo di effetto sul mercato e sui prezzi) tra una RISTRUTTURAZIONE DIRETTA del debito come la abbiamo sempre conosciuta e quella che arriva tramite che le clusole che citi…

perciò è inutile la distinzione che fai ” Il default lo vedo remoto” e consapevolezza che invece abbini alla possibilità che la ristrutturazione arrivi tramite le clausole

Discorso pericolo e pernicioso… tanto vale allora invitare alla CONSAPEVOLEZZA tramite il percorso classico.. senza spendere l’argomento l’argomento clausole proprio per il confine labile sugli effetti di mercato che citavo sopra

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