Banche centrali in manovra. Ma non basta.

Scritto il alle 22:13 da Danilo DT

BCE taglia e segue la PBoC, BOE aumenta il quantitative easing, e la Danimarca…

Regola comune per tutti: tagliare i tassi di interesse. Fino a farli diventare negativi. E se non si tagliano i tassi, fare qualcosa di ancora più efficace , ovvero un QE.
In concerto, diverse banche centrali che contano danno vita al valzer del taglio.
Quando era mattina, si è mossa per prima la banca centrale cinese. La PboC si muove in anticipo (causa fuso orario) e taglia il tasso sui prestiti di 31 pb e portandolo al 6%, e quello sui depositi di 25bp arrivando quindi al 3% , secondo un piano studiato a tavolino per combattere un rallentamento che sta arrivando e che farà rallenterà l’economia della Cina.

E poi… è il turno della BoE: anche qui un taglio? NO, risposta errata. Qui si tratta di una manovra sempre espansiva ma strutturata in modo diverso. Infatti la BoE porta i suoi acquisti di titoli di Stato alla cifra monstre di 375 miliardi di sterline. Ebbene si, la BoE aumenta il peso del Quantitative Easing.

E poi… eccoci al turno della BCE. Come da copione super Mario Draghi taglia i tassi di 25bp e li porta pre la prima volta sotto l’1%. E il tasso sui depositi va a ZERO, come ipotizzato nel post dedicato.

Nella riunione odierna il Consiglio direttivo della BCE ha adottato le seguenti decisioni di politica monetaria:
Il tasso di interesse sulle operazioni di rifinanziamento principali dell’Eurosistema è ridotto di 25 punti base, al 0,75%, a decorrere dall’operazione con regolamento 11 luglio 2012.
Il tasso di interesse sulle operazioni di rifinanziamento marginale è ridotto di 25 punti base, al 1,50%, con effetto dall’11 luglio 2012.
Il tasso di interesse sui depositi presso la banca centrale è ridotto di 25 punti base, al 0,00%, con effetto dall’11 luglio 2012.
Il Presidente della BCE illustrerà i motivi di tali decisioni nella conferenza stampa che avrà alle 2.30 pm CET di oggi. (Reuters via ECB)

Proprio in quel post prima citato dicevo una cosa: occhio a cosa ci dirà Draghi nella conferenza stampa. E difatti quanto detto da Draghi non è stato gradito dal mercato. Mario ha ammesso che ci sono stati, certo, interventi non convenzionali, ma devono essere considerati temporanei e non definitivi. Il riferimento ai due LTRO (Long term refinancing operation) visti nel 2011 e 2012 è chiarissimo.

Il presidente della Bce, Mario Draghi, ha giustificato l’abbassamento dei tassi di interessi con un calo della «pressione sull’inflazione», anche se ha precisato che «tutte le misure di sostegno sono temporanee». «Aspettative inflazione al di sotto, ma prossime al 2%.» ha spiegato il presidente dell’Eurotower. La Bce sarà «rigorosa e indipendente» nel suo nuovo impegno di supervisore unico del sistema bancario che l’Unione Europea progetta di affidarle nei prossimi mesi ha aggiunto Draghi che si «aspetta un forte impegno politico» dei leader europei. Draghi ha poi spiegato che il consiglio direttivo della Bce ha accolto favorevolmente la decisione del Vertice Ue di «usare con flessibilità» i fondi europei Esm e Efsf per «stabilizzare i mercati» in funzione anti spread. Draghi ha spiegato che la banca centrale agirà da agente dei due fondi. (…) «Nel breve termine – ha detto ancora Draghi – ci aspettiamo che l’economia dell’area euro si riprenda gradualmente, anche se sulla fase attuale pesano una serie di fattori. In particolare le tensioni in alcune aree dell’euro del mercato del debito sovrano e il loro impatto sulle condizioni del credito». Una «disoccupazione elevata» tuttavia peserà sullo slancio della ripresa che è prevista «graduale» nel corso dell’anno ha spiegato ancora Draghi. «Nel secondo trimestre – ha aggiunto il presidente della Bce – i dati macro indicano un’economia più debole». (Source)

Per certi versi la dichiarazione di Draghi è un’ammissione di disponibilità a sostenere la crescita economica ANCHE con armi non convenzionali. Ma per queste armi occorre agire con estrema prudenza e devono essere usate con criterio. Ed i mercati, maestri nel BUY on rumors e SELL on news, la prendono male e giù. In un amen a -3% per poi recuperare qualcosina in chiusura.

Fine della giornata? No, ci resta ancora la Danimarca che UDITE UDITE, va in negativo. Ebbene si, tasso di riferimento che passa a -0.2%. Credevate non fosse possibile? E invece no. Possibilissimo. Motivo? L’afflusso di capitali esagerato per il timore di un Eurocrash.

Al momento la Bce non ha ancora deciso di tornare sulla tematica LTRO, anche perché il suo bilancio è già lievitato a livelli decisamente notevoli. Mai come oggi…

Però Draghi lo ha detto. Nuovo LTRO? O addirittura tassi negativi come in Danimarca? In realtà Copenaghen deve difendersi dal notevole afflusso di valuta. Draghi deve difendersi dalla crisi e dall’Eurocrash.
Mi sembra che le cose siano un po’ diverse.
E intanto non temete, non saranno certo queste manovre di politica monetaria a risollevarci dalla crisi.

I bilanci delle principali banche centrali. La BCE ora sovrasta la FED...

Thanks to Fabrizio per l’intervento tempestivo e il suo contributo sulla materia

STAY TUNED!

DT

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25 commenti Commenta
lampo
Scritto il 5 luglio 2012 at 23:04

Interessante la mossa cinese, dove non mi preoccuperei più di tanto per un rallentamento: sta sempre più prendendo piede il mercato interno rispetto alle esportazioni (ovvero guai in vista per noi, soprattutto europei).

La mossa della BCE era scontatissima, ma non l’annullamento degli interessi per i soldi depositati in BCE. Evidentemente la mossa è ragionata, nel senso che si vuole immettere nelle banche quei circa 800 miliardi (se ricordo bene) che vengono depositati overnight. Tanti si aspettavano a parole un nuovo LTRO… ma più LTRO di questo!

Nel frattempo leggevo che l’Irlanda sta rispettando il programma di risanamento dei conti, anzi forse usciranno dati migliori del previsto, mentre altri Paesi, tra cui il nostro, stanno peggiorando. Occhio in particolare al Portogallo…

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andrea.mensa
Scritto il 6 luglio 2012 at 09:59

mi rendo conto che quanto segue è forse un po OT, ma tra le tante “manovre, forse ci si dimentica la sostanza del problema.
——————————————o————————-

MARIO MONTI SEI UN CODARDO INCAPACE
Succube dei “mercati” oppure loro complice.

Questa è sicuramente una affermazione pesante e offensiva, ma sono in grado di spiegare perché vera.
Egli sta blandendo i “mercati” quando è ormai nella condizione di poterli invece dominare.
Il limite tra il dover sottostare alla volontà dei mercati ed invece imporre le proprie condizioni è quello chiamato “pareggio primario” di bilancio.
Questa condizione è quella che raggiunge un creditore le cui entrate pareggiano le uscite se tra le uscite non si considerano gli interessi sul debito pregresso.
Questa condizione, quindi significa che, se NON si pagassero più gli interessi sul debito pregresso, NON occorrerebbero più nuovi prestiti.
Chiaro che di fronte ad un “avanzo primario” si potrebbe anche essere “buoni”, e con la cifra che costituisce la differenza tra entrate e uscite, si potrebbe pagare un minimo di interesse.
Cosa è da capire, ed aver il coraggio di imporre, è il “ricatto del debitore” che ogni debitore può imporre ai propri creditori nel momento in cui le sue ulteriori necessità di credito sono solo più rappresentate dagli interessi sul debito pregresso.
In tali condizioni, il debitore, non ha più bisogno di ULTERIORE credito se può pagare i titoli in scadenza con altri titoli di interesse e durata stabiliti da lui, e non dal creditore.
Se va bene è così, altrimenti non gli si da nulla.
Ovviamente il creditore si arrabbierebbe molto, ma avrebbe di fronte a se solo due alternative: accettare di salvare il capitale, seppur alla scadenza dei nuovi titoli, oppure non aver nulla, se si esclude l’ottenere un pagamento in natura mediante una azione di forza.
In tale situazione, l’unica forza del creditore consistente nella minaccia di non fare ulteriore credito per soddisfare necessità vitali, non sarebbe più possibile.
Ecco perché il pareggio e meglio ancora l’avanzo primario costituiscono uno spartiacque del credito.
Cosa accadrebbe di fronte ad una presa di posizione del genere ? I titoli “in essere” ovvero non ancora in scadenza si deprezzerebbero, in quanto non offrirebbero più alcun interesse, come non lo offrirebbero più quelli con cui verrebbero rimborsati i titoli scaduti, ma che danno potrebbe fare tutto ciò ?
Ecco perché è importante capire CHI sono i famosi mercati.
Essi sono costituiti da persone o entità, che comunque NON hanno bisogno del denaro che impiegherebbero o hanno impiegato nell’acquisto dei titoli, e che, se fino al raggiungimento del pareggio primario, hanno potuto imporre, grazie all’ accordo tra loro, interessi da usura sotto la minaccia di non finanziare delle NECESSITA’ incombenti, raggiunto tale pareggio, le “ulteriori” necessità non esisterebbero più.
Potranno fallire delle banche che hanno nel loro capitale troppi di tali titoli, e quindi debbono svalutare tale capitale …….. bene che falliscano lo stato potrà nazionalizzarle se interne, e se facenti parte di altri stati, sarà un LORO problema.
Vogliamo vedere, che di fronte ad una azione del genere, i “mercati” incasserebbero la loro sconfitta, non potendo far altro che adeguarsi alla volontà del debitore ?
Questo è quanto, oggi, il nostro governo potrebbe e dovrebbe fare, essendo ormai chiaro che i famosi “mercati” continueranno a chiedere sempre maggiori interessi sul debito, interessi che paga la popolazione con tasse che ormai ne stanno decretando un futuro fallimento sottraendo, giorno dopo giorno quantità di risorse tali che, quanto rimane, non è più sufficiente ad alimentare alcuna crescita.
Pertanto quando il gioco si fa duro
I GIOCATORI DEVONO FARSI ALTRETTANTO DURI, QUINDI
FUORI LE PALLE, CARO MARIO MONTI

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idleproc
Scritto il 6 luglio 2012 at 10:34

andrea.mensa@finanza,

Convinto che giochi per la nostra squadra e non per quella che si è fatta le regole del gioco da sola ed esclusivamente il suo gioco?

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andrea.mensa
Scritto il 6 luglio 2012 at 10:39

idleproc@finanza,

forse non ti sei accorto che io non partecipo ad alcuna “squadra” ma seguo solo d esclusivamente il mio pensiero. Avolte sono in sintonia, a volte no, comunque posso sempre esprimerne la ragione. hai qualche obiezzione il merito alla logica di quanto proposto ?

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andrea.mensa
Scritto il 6 luglio 2012 at 10:45

idleproc@finanza,

la mia idea parte dalla constatazione che, mentre tutti i giochi sulla leva finanziaria, e sulle questioni monetarie, interessano la parte “virtuale” della finanza, gli interessi sul debito sono invece un peso reale, in quantità di ricchezza prodotta sottratta a chi la produce.
e quindi , moralmente ed eticamente inaccettabile. soprattutto poi se si considera COME la maggior parte dei capitali investiti si è formata.

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atomictonto
Scritto il 6 luglio 2012 at 10:45

idleproc@finanza,

Questa secondo me è una favoletta per i dietrologisti.
Non dimentichiamo che si sta parlando di uno Stato sovrano e che Monti non è uno stupido.
Agire, in qualità di Predidente del consiglio, contro gli interessi nazionali e addirittura per conto terzi prefigura i due reati peggiori previsti dal CdP: Alto tradimento e Attentato all’unità e all’integrità della Repubblica.
Non credo Monti (come nessun altro) sia così fesso da prendersi il rischio che fra un anno o due, o semplicemente prima o poi, qualche “wikileaks”, qualche ex amico etc… non riveli tali manovre/interessi.

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sonorovinato
Scritto il 6 luglio 2012 at 10:48

A proposito di banche e banche centrali (soprattutto quella mericana), consiglio la visione di questo cartone animato molto istruttivo (dura una mezz’ora ma ne vale la pena secondo me. In inglese ma sottotitolato).
http://www.lindipendenza.com/banche-e-debito/

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bergasim
Scritto il 6 luglio 2012 at 11:34

Il problema cari signori e signore oggi è un altro è si chiama debito privato

Come mai i primi stati ad essere colpiti dalla crisi sono stati quelli con debito pubblico basso? leggasi irlanda

Stessa cosa avvenuta in argentina nel 2001, guardate a quanto ammontava il debito pubblico

Ergo cerchiamo di curare il problema sbaglaito, l’innalzamento debito pubblico dal 2008 è una conseguenza dell’aumento di quello privato.

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Gigi
Scritto il 6 luglio 2012 at 12:22

andrea.mensa@finanza,

La tua tesi é concettualmente interessante, anche se a mio parere contiene qualche piccola inesattezza. Mi spiego: chi fa credito a qualcuno, evidentemente lo fa perché crede di poter trarre beneficio dall’impiego del proprio capitale. Deve però preoccuparsi dello stato di salute del suo prossimo debitore, altrimenti altro che beneficio ne trarrebbe…..!
Il problema é che, chi sinora ci ha prestato soldi, lo ha fatto pensando all’Italia come ad un Paese solvibile, cioé in grado di restituire alla scadenza il capitale prestato, maggiorato degli interessi.
Tutto ciò é perfettamente sostenibile quando il famoso avanzo primario é sufficiente a ripagare gli interessi, ma già esiste il problema di restituire il capitale. Cioé, poiché non puoi restituirlo solo con l’avanzo primario, sei costretto di fatto a contrarre un nuovo debito (roll over) per evitare di dover restituire un capitale che altrimenti non potresti restituire.
La situazione italiana di oggi (e non solo quella italiana) é quella di avere un avanzo primario insufficiente già a ripagare i soli interessi, a maggior ragione il capitale. Quindi le nuove tasse ed i tagli alle spese servono a ricostituire un avanzo primario destinato almeno al pagamento degli interessi, peccato che nuove tasse e tagli alle spese contribuiscano a deprimere il PIL che a sua volta diminuisce l’avanzo primario.
E qui parte il ciclo vizioso in cui si é già avviluppato il genio Monti: più tasse = più avanzo primario (temporaneo), ma anche meno PIL che porta a meno entrate, che a parità di spese porta ad un minor avanzo primario che a sua volta richiederà più tasse e così via…..
Domanda: come si arresta questo ciclo perverso?
Risposta: evidentemente non con le tasse, e sin qui é fin troppo facile (tranne che per Monti).
Riflessione: ha senso continuare ad alimentare un ciclo perverso che in ogni caso non porta da nessuna parte, ovvero se va male ci porta tutti allo sfacelo dopo aver pagato l’impossibile e se va bene si perpetua all’infinito?
E qui si innesta il tuo ragionamento: ad un certo punto il debitore deve avere il coraggio di stroncare questa spirale perversa e, preso atto che non c’é modo di uscirne, dire ai creditori che non ce la fa e che pertanto smette di pagare. Tutto, quasi tutto, una parte, ….é da vedere.
Conseguenza: immediatamente i creditori si incazzano e – giustamente – smettono di farci credito.
Qui bisogna innanzitutto valutare se l’Italia se lo può permettere.
Se é vero (come é vero) che paghiamo 80 miliardi di Euro all’anno di soli interessi, cosa potremmo fare con quegli 80 miliardi se smettessimo di pagare gli interessi? Mi verrebbe subito da dire che avremmo subito un tesoretto che farebbe partire immediatamente il solito assalto alla diligenza all’italiana: i disoccupati chiederebbero aiuto, la sanità farebbe altrettanto, la scuola e la ricerca non sarebbero da meno e così via….. Ma volendo rimanere fedeli ad una sana gestione del debito pubblico bisognerebbe avere il coraggio (e la forza) di dire no a tutti, e dedicare quegli 80 miliardi solo all’abbattimento del capitale.
Ora facciamo due conti della serva. Il nostro debito pubblico ammonta a 2.000 miliardi circa. Se per un anno non paghiamo i nostri 80 miliardi di interessi e li portiamo tutti ad abbattimento del debito in linea capitale, alla fine dell’anno avremo portato il nostro debito capitale a 1.920 miliardi, i nostri creditori sarebbero incazzati come bestie, nessuno ci farebbe più credito, le agenzie di rating ci classificherebbero subito in classe D (default) e magari avremmo pure bisogno di restituire altri 100 miliardi di debito capitale che nel frattempo è giunto a scadenza. Situazione drammatica.
Ma noi proviamo ad andare avanti.
Immaginiamo di proseguire così e di rimandare la restituzione dei 100 miliardi scaduti.
Al secondo anno ci troviamo altri 80 miliardi di interessi nel nostro bilancio che decidiamo, ovviamente, di non pagare. Magari in questo secondo anno scadono altri 100 miliardi di capitale.
Versiamo gli 80 miliardi ad ulteriore abbattimento del capitale (che scende così a 1.840). Intanto i nostri creditori ci hanno formalmente mandato a quel paese, probabilmente saremo già usciti dall’Euro, ed avremo debiti scaduti pari a 200 miliardi in linea capitale e 160 miliardi in linea interessi.
Ma noi decidiamo comunque di andare avanti.
Il terzo anno gli interessi maturati saranno probabilmente qualcosa meno dei soliti 80 (visto che il capitale su cui maturano è diminuito a 1.840), ma non di tanto. Supponiamo che siano 75 miliardi.
Versiamo i 75 miliardi per un nuovo abbattimento del capitale che arriva così a 1.765.
I nostri creditori ormai non ci parlano più, l’Italia è da tutti considerata da tre anni un Paese fallito ed inaffidabile, scadono altri debiti per 100 miliardi e noi ci troviamo ad aver accumulato un debito scaduto complessivo di 300 miliardi in linea capitale ed un ulteriore debito di 235 miliardi in linea interessi.
Però il nostro debito pubblico ammonta ora a 1.765 miliardi (eravamo partiti da 2.000 ricordate?).
Facciamo una pausa: siamo riusciti in tre anni ad abbattere il nostro debito pubblico solo del 12%, siamo falliti da tempo, nessuno ci fa più credito, i disoccupati non hanno ricevuto nulla e lo stesso dicasi per la sanità e la scuola, siamo usciti dall’Euro con tutte le conseguenze immaginabili e nessuno ci tiene più in alcuna considerazione.
Potremmo continuare ancora a lungo ma, domanda: ne vale la pena?
Non ho volutamente parlato delle conseguenze dell’uscita dell’Italia dall’Euro, della probabile svalutazione della nuova moneta né di tanti aspetti connessi che avrebbero allargato eccessivamente il discorso, il tutto per concludere che – probabilmente – su questa strada non si arriva molto lontano.
Allora facciamo uno bello stralcio del 50% del nostro debito pubblico? Ovvero chiamiamo a raccolta i giornalisti del mondo intero e proclamiamo “scomparso” il 50% del nostro debito?
OK. Il giorno dopo ci troviamo magicamente un debito pubblico di soli 1.000 miliardi, interessi da pagare per soli 40 miliardi e 40 miliardi di avanzo primario in più che possiamo finalmente dedicare ai disoccupati, alla sanità ed alla scuola (sempre che qualche politico non li faccia “sparire” prima).
Intanto i nostri creditori sono incazzati come delle bestie, probabilmente nessuno ci fa più credito (visti gli “scherzi” che tiriamo), siamo classificati ovviamente in classe D e probabilmente siamo anche usciti dall’Euro.
Beh, tirando le somme è una situazione non tanto diversa dalla precedente, ma almeno abbiamo risolto subito il problema del nostro debito pubblico ed ogni anno possiamo dedicare 40 miliardi freschi alla crescita del PIL ed all’abbattimento delle tasse (e magari anche a restituire qualcosa a qualche creditore).
Cosa ne pensate?
Io a questo punto sarei per la seconda soluzione, perché la prima porterebbe a risultati non molto diversi ma richiederebbe tempi biblici.
Attendo commenti.

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andrea.mensa
Scritto il 6 luglio 2012 at 13:56

Gigi,

a mio avviso, commetti due errori.
il primo è credere che i “mercati” si muovano SOLO in funzione economica. NON è così !!.
mi spiego meglio. Se un debitore avesse debiti nei confronti di molti debitori, ma questi si muovessero ognuno SOLO sulla base del rischio e della convenienza, non vedremmo i fenomeni che invece vediamo.Essi sono giustificabili SOLO con un accordo società di rating-mercati finanziari, per colpire i punti più deboli e indifesi dei vari creditori, nel momento uin cui sono ricattabili. ed il ricatto consiste nel: “se per necessità primarie ( vedi deficit di bilancio) hai necessità di NUOVO credito, allora ti faccio pagare cosa decido io di interessi sul rinnovo del debito pregresso. Questa cosa non avviene senza un accordo dei maggiori creditori, perchè già piccoli aumenti potrebbero rendere i prestiti più remunerativi e quindi appetibili. un forte aumento degli interessi è possibile SOLO se nessun creditore si accontenta di meno di un tot prestabilito per rinnovare il debito pregresso. è quello che è definito “cartello” tanto vietato quanto difficile da dimostrare, tanto più quando esistono società di rating facilmente manipolabili dagli stessi che ne possiedono il controllo.
seconda cosa, quindi, è che in assenza di necessità di NUOVO credito, può intervenire quello che chiamo “ricatto del debitore”, che non coinvolge il diritto a riavere il capitale, ma permette di imporre un accordo sul livello di interessi e scadenze, ovvero di modalità di restituzione.
Non mettendo in discussione il diritto a riavere il capitale, quindi, non sottopone nemmeno ad altre azioni nei confronti del debitore e dei uoi commerci.
riguardo agli “accordi” ricordi la famosa cena di febbraio dell’anno scorso tra Soros & soci ?
d’altronde la ristrutturazione del debito è perfettamente prevista nelle procedure internazionali, e quindi perchè non usarla ?

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andrea.mensa
Scritto il 6 luglio 2012 at 13:58

scusa in seconda riga è “…..nei confronti di molti creditori,…..”

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andrea.mensa
Scritto il 6 luglio 2012 at 14:09

e anche qui refuso “….indifesi dei vari debitorii, nel momento……”
ultima e importante nota, parlando di tasse.
esistono in Italia circa 1 milione di persone che potrebbero benissimo vivere il resto della loro vita anche se gli si requisisse buona parte delle loro sostanze. Sono ricchi, e anche MOLTO ricchi. Certo che con la tassazione indiretta, che colpisce tutti in modo proporzionale e soprattutto su quei beni che rappresentano la maggior parte della “spesa” dei ceti più umili, è assolutamente amorale, mentre vi sono ( quel milione di persone) altri che se anche dovessero versare il 50% delle loro sostanze, avrebbero ancora da vivere felici altre 2 vite. pertanto, non uniformiamo la popolazione, perchè c’è una parte che potrebbe essere tranquillamente ulteriormente tassata, e un’altra parte che invece è già sotto il livello di sussistenza.
e ti faccio un esempio:
lo sai per quanti anni, col mio reddito da impiegato sono stato un “benestante, mentre l’orefice sotto casa, che viaggiava in mercedes già 30 anni fa, era un barbone ( agli occhi del fisco ) ? sai per quanti anni i dipendenti hanno mantenuto lo stato, mentre commercianti e professionisti nullatenenti accumulavano ricchezze ? beh…. ora sarebbe ora di VEDERE queste differenze in ciò che ognuno possiede, visto che la coperta è diventata corta!!

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andrea.mensa
Scritto il 6 luglio 2012 at 14:11

.

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Gigi
Scritto il 6 luglio 2012 at 14:48

andrea.mensa@finanza,

Quindi, in sostanza, sei d’accordo con me nel preferire la seconda soluzione che ho prospettato. Salvo declinarla opportunamente nei tempi e nelle modi.

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andrea.mensa
Scritto il 6 luglio 2012 at 16:32

Gigi,

quanto non mi quadra della seconda parte è :”Però il nostro debito pubblico ammonta ora a 1.765 miliardi (eravamo partiti da 2.000 ricordate?).
Facciamo una pausa: siamo riusciti in tre anni ad abbattere il nostro debito pubblico solo del 12%, siamo falliti da tempo, nessuno ci fa più credito,…… non è vero che saremmo falliti !!! avremmo SOLO ristrutturato il debito perchè NON CI SERVIREBBE PIU’ NUOVO CREDITO.
L’imprtanza di fare questa operazione SOLO dopo aver raggiunto un avanzo primario, sta in questo particolare, e cioè che NON SERVIREBBE NUOVO CREDIT!!
e cosa pensi potrebbe succedere abbattendo di 50 miliardi (30 li lascio ad abbattere il debito) le tasse pagate dalle imprese ? credi che diventerebbero o no più competitive ?

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andrea.mensa
Scritto il 6 luglio 2012 at 16:35

Gigi,

e a differenza di quanto sostieni “Allora facciamo uno bello stralcio del 50% del nostro debito pubblico? Ovvero chiamiamo a raccolta i giornalisti del mondo intero e proclamiamo “scomparso” il 50% del nostro debito?” io non colpirei il capitale ma gli INTERESSI, e se mi permetti è un pò diverso visto che non conosco nome e cognome dei possessori dei titoli che “cancellerei”. colpirei la speculazione, non il risparmio.

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Gigi
Scritto il 6 luglio 2012 at 17:37

andrea.mensa@finanza,

Beh, non mi sembra che sia esattamente così: di fatto hai bisogno di nuovo credito nel senso che per restituire i 100 miliardi che scadono ogni anno hai bisogno di nuovo credito di 100 miliardi. Oppure non li restituisci ed allora sei tecnicamente fallito, cioé hai fatto default.
Per quanto riguarda l’abbattimento delle tasse pagate dalle imprese: ovvio, mi piacerebbe. Ma ciò diminuirebbe le entrate e, almeno per un primo periodo, dovresti fare altro credito per sopperire alle entrate mancanti. Le imprese diventerebbero certo più competitive, peccato che il Paese invece no.

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Gigi
Scritto il 6 luglio 2012 at 17:41

andrea.mensa@finanza,

Se colpisci solo gli interessi e non il capitale, su quest’ultimo continueranno a maturare nuovi interessi che dovresti decidere poi di pagare oppure no: nel primo caso saresti esattamente nella situazione attuale, nel secondo caso faresti default.
Inoltre non é necessario conoscere nomi e cognomi di chi possiede i tuoi titoli di stato: basta che alla scadenza tu li rimborsi al 50% ed il “gioco” é fatto. Ma anche in questo caso sarebbe un default. Come in Argentina.

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andrea.mensa
Scritto il 6 luglio 2012 at 18:55

Gigi,

no. se a fronte di 100 miliardi di titoli che scadono ti do 100 miliardi di nuovi titoli a interesse 0 non ti chiedo NUOVO credito, ma ti posticipo solo la restituzione di quello vecchio. e questa è un’altra cosa. se poi diminuendo le tasse sulle imprese, anzichè perderne se ne creano di nuove, la tassazione complessiva potrebbe anche non diminuire, e forse aumentare.

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Gigi
Scritto il 6 luglio 2012 at 20:29

Scusa ma….. se intendi che il debitore, a fronte di 100 miliardi scaduti, offre 100 miliardi di nuovi titoli a interesse 0 nessun creditore li comprerà perché non rendono nulla.(??????).
E poi…. come fai a creare nuove imprese se, essendo diminuite le entrate con la diminuzione delle tasse, non hai soldi per favorirne la creazione (parlo di incentivi, infrastrutture, servizi ecc.)?
Non capisco……!

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andrea.mensa
Scritto il 7 luglio 2012 at 07:59

Gigi,

mi spiace dirtelo, ma non hai capito.:
“se intendi che il debitore, a fronte di 100 miliardi scaduti, offre 100 miliardi di nuovi titoli a interesse 0 nessun creditore li comprerà perché non rendono nulla.”
non gli chiedo “per favore comprali” gli dico semplicemente”prendi questo o niente”! e per dire ciò è sufficiente che io NON abbia bisogno di NUOVI soldi, perchè in caso contrario, dovrei chiederglieli “per favore” e quindi rendere il credito attraente con sufficienti interessi.
la diminuzione delle tasse sulle imprese E’ un incentivo !! e non ne servono altri.

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idleproc
Scritto il 7 luglio 2012 at 08:20

andrea.mensa@finanza,

Andrea, accidenti a me. Il commento non si riferiva a te in quanto poi la penso in modo molto simile al tuo. Mancava il soggetto, il soggetto era Monti. Mi scuso e mi cospargo di cenere ‘a capa.

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idleproc
Scritto il 7 luglio 2012 at 08:25

atomictonto@finanza,

Altro cospargimento di cenere. La penso esattamente così. Se vuoi fare anche una raccolta di firme, partecipo.

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Gigi
Scritto il 7 luglio 2012 at 15:43

andrea.mensa@finanza,

A questo punto le cose sono 2: o io sono diventato deficiente perché non ti capisco o tu non conosci bene i meccanismi del credito.
“….non gli chiedo “per favore comprali” gli dico semplicemente”prendi questo o niente”!…”?????
Tu hai un debito scaduto! O hai i soldi per pagarlo o devi CHIEDERE soldi per pagarlo!
Se li hai, nulla quaestio; se li chiedi, li paghi quanto vuole colui che te li da, non quanto vuoi tu. Altrimenti non ti da un fico secco! E tu sei nei guai!
E’ come quando devi restituire il mutuo alla banca: quando scade deve restituirlo. Quindi o hai i soldi per restituirlo o devi andare ad un’altra banca a chiedere questi soldi. E l’altra banca te li presta al tasso che decide lei, non a quello che decidi tu. Altrimenti semplicemente non te li da!
CHIARO !!!!??????
“…è sufficiente che io NON abbia bisogno di NUOVI soldi, perchè in caso contrario, dovrei chiederglieli “per favore” e quindi rendere il credito attraente con sufficienti interessi…..”.
Certo, tutti vorremmo non avere bisogni di soldi, ma purtroppo non é così!
In questo momento l’Italia ha un IMMENSO bisogno di soldi, sia per pagare gli interessi, sia per pagare il debito capitale che scade. E poiché non ha tutti i soldi di cui ha bisogno, si rivolge al mercato chiedendone. Ed il mercato li presta al tasso di interesse che decide lui. Altrimenti niente!
“…..la diminuzione delle tasse sulle imprese E’ un incentivo !! e non ne servono altri……”.
Sicuramente é così, ma per poterlo fare non devi avere impegni impellenti come la restituzione dei tuoi debiti. Se diminuisce le tasse sulle imprese avrai sicuramente nuove imprese e meno disoccupazione, ma ci vuole tempo. E l’Italia deve pagare i suoi debiti ogni 2 mesi!!!
Se non fossimo così affogati si potrebbe tentare, in modo da produrre dei risultati in un paio d’anni. Ma se oggi riduci le tasse vai in default in meno di 3 mesi!

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lukeof
Scritto il 9 luglio 2012 at 11:26

SE dobbiamo parlare di rescissione o liquidazione del debito mi pare sempre migliore la soluzione che ho prospettato qui, e che è stata già pubblicata grazie a DT :D
lukell.altervista.org/IlFuturononsivende.pdf

Se proprio dobbiamo rischiare, allora meglio giocarsi bene le carte :wink:

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