BAD BANK: COME TI SALVO IL SISTEMA A QUALUNQUE COSTO

Scritto il alle 12:12 da Danilo DT

pioggia_di_soldi.jpgIl Piano Paulson ha lanciato alcuni mesi fa l’idea al mercato. Ovviamente si parla del TARP e dei famosi iniziali 700 miliardi di dollari che sarebbero stati destinati al riacquisto dei cosiddetti “titoli tossici” che imballavano i bilanci delle banche. Poi però…dopo un apparente entusiasmo iniziale, il mercato si è ricreduto e ha fatto marcia indietro. Come valutare questi assets? Come poter gestire la situazione?
La situazione ha quindi cominciato a generare delle feroci critiche, tanto che si è passati da un piano di riacquisto ad un piano di ricapitalizzazione. Si è dunque preferito intervenire direttamente sul capitale delle banche anziché riacquistare i titoli tossici .
Operazione conclusa con successo? Sarà il tempo a dircelo, anche perché si parla di un investimento a lungo termine che, si, salverà molto probabilmente il sistema finanziario ma che, nel breve, non ha certo dato l’ossigeno necessario all’economia ed alle imprese per ripartire con gli investimenti necessari per una tonica e valida ripresa.
Morale: la nazionalizzazione delle banche ha sicuramente avuto degli effetti positivi sul sistema finanziario, evitando il default di molte banche, o magari rinviando solamente questo evento (il che sarebbe però gravissimo, in quanto lo Stato avrebbe gettato del denaro), però non ha di per sé dato stimoli economici.

E fu così che Paulson venne rivalutato dal mercato. Infatti, se ci pensiamo bene, il progetto iniziale del TARP torna in auge con una nuova veste ma che, alla fine, non ci presenta novità. Il progetto è quello della “bad bank”, un contenitore creato ad hoc per acquisire e contenere i cosiddetti titoli tossici.
Quindi, un nuovo piano salva banche, una boccata d’ossigeno per un sistema, quello finanziario, che non può e non si vuole lasciar fallire, al fine di evitare, secondo me, un drammatico tracollo di sistema.

Tutto per evitare la fine del mondo

 

 

Ovviamente risulta chiara l’attenzione che il sistema politico riserva alle banche. Sono d’accordo con molti lettori, che continuano a dirmi pareri molto duri sul sistema bancario. Certo, queste banche meriterebbero di fallire e sarebbe bello ripartire “sul pulito”. Moralmente è un ragionamento che non fa una piega. Il problema è che gli strascichi che ne dovremmo subire sarebbero devastanti.

Sarebbe probabilmente “la fine del sistema”, ovvero il modo più violento, traumatico e drammatico per uscire dalla crisi. I governi voglio no proprio evitare questa situazione, magari costringendo il modo ad appiattire per anni la crescita economica pur sempre però mantenendo in vita l’attuale sistema. Sempre dal punto di vista etico, non si può nemmeno discutere il fatto che non è assolutamente etico trasformare un debito privato (delle banche) in debito pubblico (bad bank). Certo, alcuni dicono che dovrebbero essere le stesse banche a fare dei rami di bad bank, ma la cosa non è affatto semplice.

 

 

Ricomprare ma…a che prezzo?

 

Ma torniamo alla bad bank. Come comprare? Cosa comprare? E soprattutto, come valutare gli assets e quindi….a che prezzo?
Dopo tanti anni vissuti all’interno del settore finanziario, ho imparato che l’unico prezzo realistico di un asset è quello che gli dà il mercato. Tutto il resto, tra cui target, previsioni ed analisi, sono opinabili e discutibili.

Ma che succede quando lo stesso mercato non può o non sa dare un prezzo realistico ad un asset? Bella domanda: oggi è praticamente impossibile dare dei prezzi. Senza poi dimenticare che dare delle valutazioni “forzate” potrebbe risultare drammaticamente negativo per il mercato che, usando la valutazione come esempio, andrebbe a replicarne il valore su altri assets, dando vita a palesi errori.
E quindi, anche in questo caso, ci vuole una cosa fondamentale: la coordinazione. Secondo me è fondamentale in questo ambito un chiaro accordo internazionale per evitare una valanga di errori fatti in passato, quando l’operatività su taluni assets era assolutamente libera di svariare a destra e manca senza i dovuti e necessari controlli.
E io qui mi fermo, perché al momento nulla in questo ambito è stato fatto.
La mia paura è che , vista l’urgenza della cosa, poco verrà costruito in ambito di coordinamento. E il rischio di combinare una marea di autogol si fa nuovamente concreto.

Le cifre e le drammatiche certezze

 

Il Wall Street journal dice che sono necessari ben 2000 miliardi di dollari, solo negli USA. Il Fondo Monetario giorni fa, parlava di 2200 miliardi in tutto il sistema finanziario, quindi ragionava in termini più ottimistici (se si può dire…) . Che abbia ragione l’uno o l’altro, direi che ci sono solo 2 certezze.

Certezza numero uno: il sistema sta per saltare e ci sarà bisogno comunque di copioso denaro pubblico
Certezza numero due: la politica monetaria, la politica economica e gli interventi pubblici sono tutti indirizzati al salvataggio del sistema “a qualunque costo”.

 

Ma qual è questo costo? Nessuno, oggi può dirlo. Il che significa solo una cosa: ci stiamo caricando sulle spalle noi, contribuenti, cittadini de mondo, poveri cristi che subiamo la crisi e gli egoismi di un sistema finanziario marcio e mafioso, tutti questi debiti. La ripresa economica tarderà a venire, e la crisi durerà a lungo. E a pagarne le conseguenze saremo noi, e soprattutto i nostri figli.
Ma forse a chi sta al Governo oggi, strapagato, a chi dirige le banche oggi, strapagati, a chi amministra il sistema, strapagati, non gliene fotte un c***o.
Scusate, non capita spesso, ma scrivendo questo post, mi sono veramente girati gli zebedei, per non dire altro….

 

 

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