ABI: sofferenze bancarie a 200 miliardi. E con il 10% di NPL che cosa fareste?

Scritto il alle 11:50 da Danilo DT

banche-italiane-in-crisi-sofferenze

Luci ed ombre per le banche italiane nell’ultimo report mensile dell’ABI. 
Partiamo dalle luci che ho notato nel suddetto report.
Innanzitutto parliamo delle “nuove erogazioni” del credito. Il report ABI parla di un incremento degli impeghi per una percentuale pari a circa il 16% per i finanziamenti e un + 92,1% per i mutui immobiliari (surroghe pari al 30%). Dati che però meritano approfondimenti. Infatti relativamente allo stock totale dei mutui in essere, da quello che vediamo dalle statistiche fornite nel report, NON esiste alcun incremento. I MUTUI CONCESSI SONO SI, DECOLLATI, MA HANNO SEMPLICEMENTE COMPENSATO QUELLI ESTINTI.  E difatti la variazione dello stock pari al -0.04% la dice lunga.
Poi sicuramente occorre dare merito a Mario Draghi e alla BCE che hanno lavorato per portare i tassi a livelli minimi e rendere agevole e conveniente l’accesso al credito e permettere almeno la compensazione.
Infatti i tassi sono ai minimi dal 2010.

tassi-abi-mutui-finanziamenti-2015

Ma la cosa che un po’ preoccupa e che va a compensare i dati (buoni?) prima descritti è il peso delle sofferenze bancarie. Infatti in una fase di ipotetica ripartenza scopriamo che…

A settembre 2015 le sofferenze lorde sono risultate pari a 200,4 miliardi di euro, 2 miliardi in più rispetto ad agosto 2015 e circa 23,5 miliardi in più rispetto a fine settembre 2014, segnando un incremento annuo di circa il 13,3%; +22,4% a settembre 2014 (cfr. Tabella 7). In rapporto agli impieghi le sofferenze risultano pari al 10,5% a settembre 2015, il valore più elevato dell’ultimo ventennio: a fine 1996 aveva raggiunto il 9,9%, (9,3% un anno prima; 2,8% a fine 2007, prima dell’inizio della crisi), valore che raggiunge il 17,4% per i piccoli operatori economici (15,6% a settembre 2014), il 17,9% per le imprese (15,4% un anno prima) ed il 7,2% per le famiglie consumatrici (6,7% a settembre 2014) (ABI) 

sofferenze-sistema-bancario-banche-italia-2015

Ops… ma non eravamo ripartiti? 10,5% rappresenta il valore più ALTO degli ultimi 20 anni. Ma forse questo dato potrebbe essere fuorviante. Andiamo più a fondo e…purtroppo abbiamo delle conferme. Con riguardo alle sofferenze al netto delle svalutazioni a settembre 2015 esse sono risultate pari a circa 87,1 miliardi di euro, in aumento rispetto a 85,9 miliardi del mese precedente. Rispetto allo stesso mese dell’anno precedente esse sono aumentate di circa 6 miliardi (+7,3% l’incremento annuo, in decelerazione rispetto al +13,4% di un anno prima).

Ma non solo. Il rapporto sofferenze nette/impieghi totali si è collocato al 4,84% (4,79% ad agosto 2015 e 4,49% a settembre 2014) e quindi in evidente peggioramento.
Draghi fa il possibile per pompare denaro, e per rendere interessanti come non mai finanziamenti ed i mutui. Ma il sistema economico continua ad essere claudicante e, con questo quadro (aumento sofferenze) è palese che le banche italiane non aprono veramente i rubinetti del credito.

Sul mutuo immobiliare, viene fatta una concessione di credito con ipoteca, (stilata in modo più prudenziale di quanto fatto in passato). Ma per le imprese funziona anche così?
In realtà si concede denaro soprattutto alle aziende ipersolide, che ovviamente ti rendono poco ma che almeno ti danno una buona tranquillità in sede di restituzione di capitale. Tanto per capirci, in queste aziende le condizioni le fa il cliente e non la banca.

E le altre aziende, quelle che invece hanno più bisogno? Per loro ottenere credito è ancora molto complesso. E le banche, vedendosi ancora questi livelli di NPL, non concedono a chi invece ne avrebbe veramente bisogno.

Volete prendervela con le banche? Beh, se voi foste al posto loro, in un mercato dove con 100 euro concesso, sapete che 10 euro non vi saranno restituiti, con una remunerazione di questi 100 euro pari ad annui 1.5 euro … che cosa fareste?

spread-rendimento-banche-2015-raccolta-impieghi

 

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Danilo DT

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10 commenti Commenta
massimo84
Scritto il 18 novembre 2015 at 12:54

appena cercano di “sanare” le sofferenze, i crediti deteriorati diventano sofferenze
e diventano deteriorati nuovi crediti

è tutto l’apparato bancario a doversi ridurre
numero sportelli
numero dipendenti
salari

poi eventualmente si applica il bail in
ma se tocchi i soldi altrui, è bene che i magnager non con i loro soldi inizino una pesantissima cura dimagrante

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ironblade79
Scritto il 18 novembre 2015 at 13:58

Una domanda in generale: i 200 miliardi e rotti sono comprensivi di tutti gli interessi da pagare? Esempio: se io ho un mutuo di 100.000 euro, ma tra mutuo e interesse devo pagare 170.000 euro in sofferenze lorde è conteggiato 170000 euro o 100000 euro?

Sofferenze nette sta a significare che le banche hanno già messo a bilancio perdite per 123 miliardi? 200 – 87 = 123

Se potete spiegare il significato esatto di ogni colonna ve ne sarei grato
ironblade79
i

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Scritto il 18 novembre 2015 at 14:53

ironblade79@finanzaonline,

Hai provato a prenderti il report originale che cito in apertura di post?

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draziz
Scritto il 18 novembre 2015 at 15:22

Caro DT,
ho già avuto modo di scrivere, da addetto con…le mani in pasta (come milioni di altri Italiani), che il sistema così com’è congegnato non funziona più.
Troppi i costi addossati alle imprese (micro, piccole, medie, grandi), in ogni forma e con ogni scusa, anche mascherata da fine nobile, spesso oneri impropri (che sarebbero di competenza dello Stato o che derivano da aumentate richieste/pretese delle autonomie locali) che riducono la già scarsa liquidità.
Se poi aggiungi il macigno costituito dalle pretese del duplice Califfato Finanze/Ag.Entrate (l’ISIS ammazza la gente a fucilate, questi altri lo fanno con una tassazione che ha il solo scopo di mantenere il circo della politica e dei cialtroni conniventi ed a libro paga) si capisce perchè si scende sempre più in fondo e la luce in fondo al tunnel rimane quella del diretto in arrivo…
Le banche ne sono coscienti e, come hai scritto, concedono credito solo a chi ha già le spalle solide e può (con garanzie reali, non a ufo…) restituire quanto prestato.
Come se ne esce?
Se il Jobs-Act ha, per definizione del suo ideatore e propugnatore, l’esimio, ilare e sempre ottimista (sì, perchè lui la grana se la becca sempre…) Renzie (heyyy!! pollice in alto anche voi…), sancito un nuovo corso ed un taglio con il passato (però a tempo determinato, valido solo per 3 anni, dopo…beh, dopo si vedrà, tanto siamo tutti a termine, no?) e per farlo ha dovuto fondamentalmente eliminare i costi di contribuzione sociale e di tassazione in determinate situazioni, allora è evidente e non proprio implicito che il sistema di costi e tasse a carico delle imprese e dei cittadini così non può più reggere, con buona pace di chi, con la schiuma alla bocca, odia il fatto che un imprenditore ed un’impresa possano fare utili e guadagnare dei soldi (che da che mondo è mondo sono sempre stati reinvestiti nel sistema stesso, a livello locale ed oltre).
Infine, se un tal T.B., dall’alto della guida di un Ente preposto alla gestione e salvaguardia delle risorse dei non più attivi nel mondo del lavoro, propone una riforma delle pensioni che mira a riequilibrare le distorsioni, le ingiustizie, le nefandezze ed un uso sperequativo dei soldi pubblici attualmente esistente e si prefigge di consentire alle persone di vivere con dignità gli ultimi anni della propria esistenza ed il Parlamento blocca tale riforma, beh…
La domanda è: il Popolo Italiano (e le imprese che dai suoi cittadini sono create ed avviate) è ben rappresentato dalle sue istituzioni fondamentali (Camera e Senato) e da chi dovrebbe garantirne lo sviluppo economico?
Ognuno si dia la risposta che vuole, tanto i fatti parlano da soli…

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ironblade79
Scritto il 18 novembre 2015 at 16:20

Da­ni­lo DT:
iron­bla­de79@fi­nan­zaon­li­ne,

Hai pro­va­to a pren­der­ti il re­port ori­gi­na­le che cito in aper­tu­ra di post?

Sì. .ma non capisco… Ho cercato anche su Google :(

Da­ni­lo DT:
iron­bla­de79@fi­nan­zaon­li­ne,

Hai pro­va­to a pren­der­ti il re­port ori­gi­na­le che cito in aper­tu­ra di post?

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ironblade79
Scritto il 18 novembre 2015 at 17:45

Ciao attendo ancora un chiarimento, perché è importante capire di cosa si parla. Perchè è il montante è un paio di maniche, se sono “solo” il capitale prestato è altro.. e se poi già 120 miliardi son “a perdita” nel bilancio… non capisco cosa mi sfugge. Tu che scrivi lo sai di sicuro, magari con bloomberg etc.
grazie

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    Scritto il 18 novembre 2015 at 17:59

    No, le banche contabilizzano il montante e quindi anche gli interessi accumulati e non pagati.

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ironblade79
Scritto il 18 novembre 2015 at 18:51

Grazie IM, quindi che conta sono le sofferenze nette che sono 87 miliardi, il resto è già contabilizzato nei bilanci come perdita… Ho trovato questo http://www.francomostacci.it/?p=1125 che spiega. Per cui i 120 miliardi sono già in bilancio… ne mancano 80. Non sembra una castrastrogfe…. Alla luce di questo si capisce come la stampa dia informazioni solo per allarmare, ma di allarmante c’è ben poco. Dove sbaglio?

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paolo41
Scritto il 18 novembre 2015 at 20:58

ironblade79@finanzaonline,

ironblade79@finanzaonline,

non sono a bilancio se sono state portate a perdita nel conto economico. In caso contrario figurano ancora nell’attivo delle società come attivo. Dato che nel consuntivo finale dell’anno le banche preferiscono sempre evidenziare gli utili, scaricano sul conto economico solo una parte dei crediti “inesigibili”.

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Scritto il 19 novembre 2015 at 00:35

pao­lo41,

Questo è ovvio, quanto è contabilizzato (e registrato dai dati ABI) è una cosa. Se poi ci sono ancora partite dal dubbio esito ancora considerate “in bonis”, questo non lo possiamo sapere. Intanto già questi numeri non sono certo entusiasmanti.

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