Un oceano di denaro

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A questo ammonta il a disposizione delle aziende quotate USA? 1.250 miliardi di USD.
Sapete che significa? Significa che la maggior parte delle società USA si trova con una valanga pazzesca di cash a disposizione. Bene, direte voi. Non poi così tanto vi dico io.

Mai come oggi l’equity USA si trova con così tanta cassa. I dati ci fan vedere che nell’ultimo trimestre il cash è salito di 102 miliardi di USD (+8.9%), il più alto rialzo da…quando l’economia USA era in piena .

Voi vi chiederete: perché me ne esco con questa analisi teoricamente dissennata? Come paragonare un’economia ora in crescita (come quella USA) con un periodo di piena recessione, come il 2009?

Questo dato non è casuale e merita di essere attentamente analizzato.
In modo molto semplicistico, posso dirvi che il detenere tanto denaro e decidere di NON investirlo, non è un bel segnale. Vuol dire che le varie società, piuttosto che comprare concorrenti, aumentare il tessuto produttivo, rinnovare impianti, NON fanno nulla perché hanno paura che un investimento fatto si trasformi in un cattivo investimento. Proprio come in piena racessione, quando il rischio di mangiarsi denaro è concreto.

Cash is king, but…

Se invece questo indice ci avesse rappresentato uno scenario opposto, con cash in diminuzione, magari significava che si tornava ad investire. E quindi le aziende erano propositive e credevano nella vera ripresa. E fidatevi, chi meglio di loro ha il polso del mercato?
Cosa che invece non è successa.
Tenetene conto, qualcosa vorrà pur dire, no?

STAY TUNED!

Danilo DT

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Commenti (n° 3)Commenta

  1. Chiamali fessi.
    Sbaglio o si sono comprati anche le loro stesse azioni anche per tenerne su le quotazioni?
    Quanto ricordi a mio giudizio è anche un sintomo della crisi sistemica.
    E’ legato anche alla “caduta tendenziale del saggio di profitto”.
    Servono investimenti sempre più alti per avere un ritorno di profitto uguale a quelli precedenti.
    E’ anche la ragione, sempre a mio giudizio, per la quale si sono buttati a pesce nella finanza creativa e i suoi algoritmi dove se non li potevi fare veri, i profitti, li facevi virtuali da un punto di vista sistemico, poi il conto se lo pagano altri.
    Esiste, al di là delle apparenze, un conservatorismo molto forte nelle corporation oligo-monopoliste e una scarsa propensione al rischio negli investimenti produttivi, nella creazione di nuovi prodotti e strategie di lungo termine, per cui tendono a comprarsi i potenziali concorrenti e il know-how innovativo potenzialmente concorrenziale. Oltre, ovviamente, al loro peso politico nel determinare la legislazione.
    Il problema resta l’eccesso di concentrazione del capitale e nella “protezione” conseguente totale che hanno.
    E’ già da un pezzo ma ormai siamo fuori da quello che tradizionalmente si chiamava “capitalismo” per come lo intende ad es. “la scuola austriaca”, è la sua negazione con tutti gli effetti politici e socioeconomici conseguenti.

  2. TUTTO vero. Ottimo e condivisibile.

  3. Senza trascurare che molto di tale cash è dovuto agli utili realizzati sulle delocalizzazioni in paesi dove le tasse sono minime; siete senz’altro al corrente che il governo USA sta cercando di tassare anche tali utili, finora con scarsi risultati, vista la forza delle lobbies.
    Pensate solo alla piccola battaglia che ha iniziato il governo Italiano con Google per fargli pagare le tasse sulla pubblicità che fa in Italia attraverso il suo sito e al fatto che Google ha la casa madre in Irlanda…
    Oggi le aziende di cui parla Dream, se devono fare un investimento nel 90% dei casi lo fanno in paesi esteri; occorre comunque osservare che, in generale, il tasso di nuovi investimento è calato negli ultimi due anni (conseguenze della stagnazione della domanda mondiale) mentre è continuata la riduzione dei costi e l’aumento dei margini.
    Di conseguenza sono, in questo momento, costretti a comprare azioni proprie per il semplice fatto che si configura come il più opportuno modo di investire il cash.