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REFERENDUM COSTITUZIONALE: effetti sui mercati se vince il NO o il SI

Scritto il alle 14:40 da Danilo DT

scheda-referendum-costituzionale-italia-2016-4-dicembre-esito-effetti

Che il referendum costituzionale rappresenti il pericolo incombente più importante è un dato di fatto.
Anche se da diverse fonti si legge che gli analisti ed i mercati stanno sopravvalutando gli effetti nefasti di una ipotetica vittoria del NO (pareri non proprio disinteressati) è certo che un’eventuale sconfitta di Matteo Renzi il 4 dicembre non sarà un “bagno di salute” per i mercati e rischia di tramutarsi in un “bagno di sangue” per il nostro mercato, in primis per BTP e FTSEMIB.

In queste ultime settimane la volatilità sul mercato domestico è salita notevolmente e la correzione sul mercato azionario (banche in primis) è stata importante e anche i BTP hanno perso terreno, come tutto il mercato dei bonds ma con un “effetto leva”.
Questo è quanto è accaduto, ed è facile guardarsi indietro analizzando il passato. Ciò che preoccupa gli investitori è il futuro.

referendum-scenario-vince-si-no

Quindi, cosa potrebbe succedere ai mercati se a vincere sarà il NO? Quanto potranno perdere FTSEMIB e BTP?

Visto che si avvicina il periodo natalizio, ho deciso di giocare d’anticipo con un regalino “coi fiocchi” e condividere con voi un’analisi sicuramente aggressiva ma molto interessante di Deutsche Bank proprio sugli effetti che potrebbe avere un SI oppure un NO come risultato del referendum costituzionale. Ma l’analisi non si ferma qui.
Andiamo con ordine. Eccovi la mappa. Credo sia da stampare e da appendere al frigo (come diceva un amico lettore ogni qualvolta pubblicavo qualcosa che “doveva rimanere”).

Ci sono 3 scenari.

1) è quello che rappresenta lo “SCENARIO NORMALE”. Tutto va bene, referendum con vittoria dei Si come vuole il mercato, tapering nel 2017 e poi elezioni come da normalità nel 2018
2) è lo scenario più DRAMMATICO ed ESTREMO. Referendum con vittoria del no. Arrivano le elezioni anticipate con la vittoria del fronte “Anti Euro”. Viene indetto un altro Referendum, ma questa volta con oggetto la “permanenza dell’Italia nell’Euro”. A quel punto due sotto-scenari, in caso di vittoria dI USCITA oppure NO dal’Euo.
3) rischia di essere lo scenario più possibile. Referendum con vittoria del NO, elezioni a metà 2017 con nuova coalizione di governo che non prevede un Referendum Anti Euro e poi, nel 2018, l’inizio di un tapering (la Bce per difendere i mercati “allunga i tempi”.

effetti-referendum-mercati-italia-europa

CLICCATE sull’immagine per poterla vedere meglio. Credo che la mappa sia fin troppo esplicita. Vedete nei vari riquadri cosa si aspettano gli analisti di Deutsche Bank in concomitanza di ogni tappa.
Nel primo scenario, il migliore per i mercati, troviamo degli spazi di risalita che sono sempre e comunque risicati (quindi il rischio paga? Direi proprio di no!)
Nel secondo scenario…commenterei con un “apriti cielo” e giudicate voi.
Nel terzo scenario, che come vi dicevo è il più credibile, troviamo un quadro di mercato non così drammatico, un FTSEMIB che,malgrado la vittoria del NO, perde “solo” 6 punti percentuali ed uno spread BTP Bund che non dovrebbe salire oltre i 250 punti.

Un quadro che resta quindi credibile e realistico. E per una volta, proviamo a scartare lo scenario “2”. Dite che questo scenario è troppo “esagerato” o aggressivo? Ed è giusto escluderlo? Forse sarebbe il “sogno” dei “NO Euro”. Ma le conseguenze, le vedete nella mappa. Fate voi. Una cosa sola è certa. Il referendum è molto temuto dall’estero perchè si teme chevada ad innescare nuovo populismo e nuova instabilità. E visto che l’Italia, con tutto il rispetto parlando, NON è la Grecia, il rischio che la situazione possa degenerare, in caso di vittoria del NO, non è da escludere a priori. Italexit significherebbe per la maggior parte degli analisti, l’inizio della fine dell’Euro.
Devo essere sincero. Se questo Euro finisce, forse sarebbe solo un bene. Ma se guardo alle conseguenze, mi viene un brivido freddo. La scheda prima proposta è esplicita. E state pur certo che a pagare pegno duramente, saremmo noi.

italian-referendum-2

STAY TUNED!

Danilo DT

(Clicca qui per ulteriori dettagli)

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REFERENDUM COSTITUZIONALE: effetti sui mercati se vince il NO o il SI, 9.9 out of 10 based on 9 ratings
21 commenti Commenta
[email protected]
Scritto il 24 novembre 2016 at 15:05

Ogni aumento significativo dello spread e ogni calo drastico della borsa di Milano si traducono in impoverimento: per tutti, chi più chi meno ( a parte chi azzecca gli short con grosso rischio). Anche i ricchi piangerebbero un po’.

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zanella51
Scritto il 24 novembre 2016 at 15:17

vinca il si o il no non cambierà nulla siamo comunque al capolinea.
e poi i commenti di Deutsche Bank ma ci credete ancora, basta guardare cosa si aspettavano in caso di vittoria di Trump e poi cosa è successo

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paolo41
Scritto il 24 novembre 2016 at 16:44

a mio avviso, non si può prendere in considerazione il SI e il NO in assoluto ma occorrerà esaminare lo scarto. In altre parole ci sono tre gruppi politici che si stanno scontrando nel nostro paese più o meno con il 30% ciascuno. Due sono teoricamente per il NO e sulla carta e quindi, in via del tutto teorica, Renzi ha già perso. Dobbiamo però ricordarci che nelle ultime elezioni europee lo stesso raggiunse circa il 40% dei votanti; è altrettanto vero che chi governa perde naturalmente consensi nel prosieguo del suo mandato. Se ne deduce che se il SI avesse un risultato superiore al 40% vuol dire che non si può parlare di sconfitta, ma se raggiungesse il 45% è quasi una vittoria e le reazioni illustrate nel post di Danilo potrebbero avere sfaccettature diverse. Ma per avere il 45% vorrebbe dire che una parte del centro destra o della maggioranza silenziosa ha deciso di votare per il SI e il quadro generale e i relativi sviluppi potrebbero avere differenti alternative.
E’ ovvio che siccome nel mondo finanziario si interpreta tutto con la pancia, la reazione sarebbe senz’altro negativa con la vittoria del NO ma le successive alternative politiche dipenderanno molto dalla lettura dei risultati.

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lucianom
Scritto il 24 novembre 2016 at 17:17

Dai massimi degli ultimi mesi del 2015 la borsa americana sta guadagnando circa il 5% mentre quella italiana sta perdendo circa il 25%. Perciò il mercato sta già ampiamente scontando la vittoria del NO! A mio modesto parere quindi non avremo molti scossoni con la vittoria del NO, anzi sulla notizia probabilmente avremo un rimbalzo , di quanto non lo so.

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gainhunter
Scritto il 24 novembre 2016 at 20:52

Deutsche Bank chi, quella che mandava in giro i paper in cui raccomandava ai governi quali riforme servono (a lei)? Direi che anche il suo parere non è proprio disinteressato, senza contare le capacità predittive degli esperti. Io sto ancora aspettando le cavallette per la Brexit e le piaghe per l’elezione di Trump .
La realtà è che si fa terrorismo per far prostituire la coscienza civica degli elettori inducendoli a votare per paura; gli studi e le stime sull’andamento dei mercati in funzione dei risultati elettorali costituiscono alterazione della democrazia, soprattutto quando sono solo congetture basate sul nulla, o meglio basate sulla minaccia di chi li fa: “attenzione gente, che se votate NO (o brexit o Trump) noi vomitiamo sul mercato tutte le azioni e le obbligazioni che abbiamo in portafoglio, e iniziamo a shortare a leva per punire chi non vota come diciamo noi!”

E poi: cosa c’entra l’euro? Qui si sta andando molto oltre il sensato, sia su cosa succederà sui mercati se vincerà il No sia sull’impatto effettivo sull’economia se vincerà il Sì:
1) eliminano le province, ma i dipendenti delle province passano alle regioni e costano di più; le competenze delle province passano alle regioni aumentando i tempi e la burocrazia
2) snelliscono il processo legislativo, ok, ma non venga DB a dirmi che questo rivoluzionerà la competitività dell’Italia! E poi se è vero che il 70% delle leggi deriva dalle leggi europee, allora il modo migliore per snellire la burocrazia è uscire dall’UE
3) diiminuiscono i parlamentari, ma aumentano i costi per i trasferimenti di governatori e sindaci
4) trasferiscono certe competenze dalle regioni allo stato, con la scusa delle spese pazze delle regioni, ma dimenticano le spese esorbitanti dello stato simboleggiate nella prima repubblica dalle autostrade che finivano nei cimiteri; spostando le competenze si spostano gli sprechi, per ridurli bisogna aumentare trasparenza e controlli
5) inseriscono ufficialmente l’UE nella costituzione quando uno stato ne sta uscendo, quando è chiaro che la BCE da sola è inefficace e che servono stimoli fiscali o spesa pubblica che sono vietati dai trattati, i quali se non sono cambiati finora continueranno a vietarli fino alla fine dell’UE, quando le probabilità di sopravvivenza dell’UE sono ai minimi storici data l’espansione dei movimenti cosiddetti populisti
Bisogna fare come la Germania, e invece di fare uno stato federale si centralizza il potere, invece di sottomettere i trattati europei alla costituzione si sottomette la costituzione all’UE…
E’ una riforma che riguarda dettagli del funzionamento dello stato, niente di così rivoluzionario se parliamo della vita dei cittadini (di quelli che cercano lavoro e non lo trovano, delle imprese che vanno all’estero o chiudono, della pressione fiscale, della spesa pubblica produttiva, ecc.)
Si stanno ricamando scenari terribili o splendidi sul NULLA.

In UK e in USA il terrorismo e le minacce della stampa non hanno avuto effetto o magari hanno avuto l’effetto opposto, ma gli Inglesi e gli Americani che non se la passano bene sono molti più degli Italiani, a giudicare dai debiti e dai risparmi privati e dalla distribuzione della ricchezza (nonostante quello che si dice), e quindi della paura dei crolli dei mercati loro se ne sono fregati alla grande. In Italia le cose potrebbero andare diversamente.

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pdf79
Scritto il 24 novembre 2016 at 21:04

Delle cose interessanti si vedono:
1)wall street non nota niente, ne referendum ne rialzo tassi, via verso l’infinito e oltre per il momento
2)il renzino ha un doppio salto mortale da fare, referendum e ricapitalizzazione mps, roba da medaglia d’oro alle olimpiadi
3)mettersi short su btp e mib il gioco vale la candela, siamo discesisti nati, non siamo mica wally che con trump in 4 ore recupera e parte per nuovi massimi, anzi anche se si realizzerebbe lo scenario più favorevole scenderemmo lo stesso se vincesse hofner in austria
4)le elezioni sono nel 2018 con qualsiasi premier, magari con carlo cottarelli nel ruolo di monti ma farebbe più figo con Yoram Gutgeld, che suona più tedesco

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aorlansky60
Scritto il 25 novembre 2016 at 10:13

@ DT

mi permetto di aggiungere una 4ta opzione a quelle che hai già delineato Tu, in caso di NO referendario :

entrata a gamba tesa dell’UE negli affari italiani, pur in maniera molto ELEGANTE e DISCRETA, usando l’accortezza di restare al di fuori dai clamori del mainstream

-telefonata persuasiva/ricattatrice dai vertici di bruxelles [con i falchi tedeschi presenti a fianco] diretta al pres.d.Repubblica Mattarella, dello stesso tenore di quella avvenuta in primavera/estate 2011 diretta a g.napolitano-

per convincere della necessità di insediare un nuovo ESECUTIVO di GOVERNO TECNICO in Italia (bypassando elezioni DEMOCRATICHE), per evitare una pericolosa (agli occhi della UE e degli europeisti in genere) deriva antieuropeista che si potrebbe [molto probabilmente] manifestare da una nuova tornata di elezioni politiche DEMOCRATICHE [di un paese da non sottovalutare qual’è l’Italia], facendo leva sullo spauracchio del ns DEBITO PUBBL e relativo decollo d.SPREAD che si potrebbe innescare inarrestabilmente verso l’alto, a detta LORO (da cui il ricatto: l’UE e i tedeschi hanno già pronte le armi e gli strumenti necessari per attuare il piano)

Per me sono chiare due cose :

1) se noi italiani intendiamo rimanere in questa UE alle condizioni note, così come progettata e realizzata dai tedeschi -a loro solo vantaggio- ci costerà lacrime e sangue per tempo indefinito,

così come

2) se noi italiani intendiamo sciogliere il giogo che i tedeschi ci hanno legato al collo, decidendo di uscire dalla UE,
quest’ultima e i tedeschi ce la faranno comunque pagare cara.

_ _ _ _

In entrambi i possibili scenari che si potranno avverare non sarà comunque una passeggiata,

con la differenza che nel caso di avverarsi dell’opzione 2 ci sarà da soffrire per un tempo definito però con prospettive assai migliori per il futuro, a differenza della lenta decadenza e della fine inesorabile cui ci vogliono costringere i tedeschi da quando hanno realizzato il progetto €uro.

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lucianom
Scritto il 25 novembre 2016 at 15:13

PER UN TEMPO DEFINITO PERO’ CON PROSPETTIVE MIGLIORI

Io non sarei così sicuro, dipende da chi ci governerà, conoscendo i miei polli, potremmo cadere dalla padella nella brace.

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lucianom
Scritto il 25 novembre 2016 at 17:00

Forza Italia, lega,Bersani, Prodi, D’Alema, sinistre varie, destre varie, governi tecnici negli ultimi 20-25 anni ci hanno portato in questa situazione, non ci rimare che Renzi (che ha governato poco per poterlo giudicare) e Grillo! ALLEGRIA!!!! Ci aspetta un bel futuro dentro o fuori dall’Europa!

Mi è sfuggito forse qualcosa??

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lucianom
Scritto il 25 novembre 2016 at 17:09

Dimenticavo una cosa importante, tutti i partiti o personaggi che ci hanno portato in questa situazione ora ci vogliono insegnare cosa fare per il futuro, SONO DIVENTATI TUTTI BRAVI!!!!!!!
Ma andate a …………
Ciao a tutti

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gainhunter
Scritto il 26 novembre 2016 at 07:46

lucianom,

Non credo serva chissà quale governo per avvantaggiarsi della maggior competitività data da una valuta più conveniente all’estero, basta un governo che non faccia cappellate e che non serva l’interesse dello straniero (alla Monti tanto per intenderci). E se Renzi è così capace, potrebbe essere proprio lui quello adatto a portare l’Italia fuori dall’UE, basta che si adegui alla volontà del popolo, da buon servitore dello stato (=popolo), invece di lasciare dicendo piuttosto infantilmente “se non votate come dico io me ne vado”.
L’errore è l’equazione performance economica = governo; l’andamento di un paese non è dato dalla sola azione di governo (fortunatamente!), ma da sindacati, imprese, dipendenti pubblici e privati (più o meno efficienza, organizzazione e efficacia nel lavoro), onestà e civicità dei cittadini, geografia, eredità del passato, lingua, andamento economico internazionale, trattati internazionali, MONETA, comportamento degli altri stati soprattutto i concorrenti, ecc.ecc.ecc.. Mi sembra decisamente riduttivo dire “ci hanno portato in questa situazione”, e oserei dire che è quasi uno scaricare il barile su un capro espiatorio.
Senza togliere nulla agli errori, alla disonestà e alla malafede di troppi politici e senza osannare la,valuta, mi sembra che spesso il potere della valuta è estremamente sottovalutato e il potere del governo è estremamente sopravvalutato.

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lucianom
Scritto il 26 novembre 2016 at 13:52

Io la penso diversamente,storicamente sono sempre andati bene i paesi con la valuta forte, vedi Svizzera,Germania, ecc e quello che conta è la capacità di governare, prendi ad esempio l’ Argentina andava male quando la valuta era legata al dollaro e va tuttora male con la propria valuta.
Comunque ognuno di noi ha la propria opinione che si è venuta a formare con le esperienze personali, Io le ho viste tutte quando la lira era più forte del dollaro e quando invece si svalutava rispetto agli altri paesi del 40%. Naturalmente chi ci andava di mezzo erano sempre i più poveri.
Tu invece credi che in caso di uscita dall’ euro saranno i poveri ed il ceto media ad avvantaggiarsi, io ho seri dubbi.
Ciao

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lucianom
Scritto il 26 novembre 2016 at 14:08

Non sono d’ accordo anche quando tu dici che basta un governo che non faccia cappellate e che si adegui alla volontà del popolo. Se non ricordo male proprio in questo blog mesi fa qualcuno era convinto che senza dare in patentino a chi vota non si andrà da nessuna parte, scusa la provocazione ma penso che un fondo di verità ci sia senza prendere ad esempio come sempre la Germania nazista.

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lucianom
Scritto il 26 novembre 2016 at 14:20

Hai invece ragione quando dici:
“l’andamento di un paese non è dato dalla sola azione di governo (fortunatamente!), ma da sindacati, imprese, dipendenti pubblici e privati (più o meno efficienza, organizzazione e efficacia nel lavoro), onestà e civicità dei cittadini, geografia, eredità del passato, lingua, andamento economico internazionale, trattati internazionali, MONETA, comportamento degli altri stati soprattutto i concorrenti, ecc.ecc.ecc.. ” Anche se tutto questo può essere influenzato e minimizzato da un governo veramente capace.

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paolo41
Scritto il 26 novembre 2016 at 14:43

lucianom,

gainhunter,

proprio perché fai riferimento al tuo vissuto altrettanto posso fare io che credo di essere un po’ meno giovane, avendo sulle spalle ormai 76 anni e più di 45 anni di esperienze di lavoro.
In un mio recente commento ai post di Danilo ho rimarcato che non si possono interpretare i fatti odierni senza fare un’analisi della nemesi storica degli ultimi 30/35 anni del nostro paese.
Non sto a ripetermi sulle analisi che si avvicinano molto a quelle espresse da Gain, posso solo ribadire che per tutto il periodo sopra indicato abbiamo avuto una classe politica essenzialmente interessata alla cadrega e agli interessi personali ma, in compenso, assolutamente impreparata ad affrontare qualsiasi cambiamento che portasse ad una migliore gestione della res publica e al benessere della popolazione.
Ma non si può, tuttavia, addossare a loro la crisi della situazione attuale perché molti sono gli attori comprimari, dai sindacati ai “pirati” di buona parte dell’industria, al sistema bancario, alla imprevedibile gestione della giustizia e ad una egocentrica magistratura, alla tanto decantata “miniaturizzazione” delle nostre aziende, etc, in sintesi ad una scarsa (direi meglio “inesistente” vision) di tutti gli attori suddetti (salvo rare eccezioni) a fronte di un mondo che stava cambiando a velocità impressionante.
Quanto alla Germania non bisogna mai dimenticare che con l’ introduzione dell’euro hanno svalutato il marco di circa il 25/30%, mentre i nostri “mostri” di allora, per un puro vanto personale ma senza alcuna valenza politica, hanno rifiutato di mantenere la propria moneta e la propria conseguente indipendenza dall’EU, senza minimamente valutare le conseguenze di tale passo.
Ma ci rendiamo conto chi sono i paladini del NO !!!!! Si chiamano D’Alema, Bersani, il comico Grillo, Berlusconi !!!!!! Salvini, gli ermellinati membri delle corti costituzionali, gente da 250/300000 euro l’anno e/o super pensionati. Pensiamoci seriamente prima di azzoppare chi, fra mille difficoltà e con un debito che fa paura e che blocca la maggior parte delle iniziative , cerca per la prima volta in 30 anni a fare qualcosa.

lucianom,

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lucianom
Scritto il 26 novembre 2016 at 16:50

OK, condivido specialmente l’ultima parte,” forse anche perchè abbiamo la stessa età, l’ unica differenza che io ho lavorato solo 35 anni.”
Ciao

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gainhunter
Scritto il 26 novembre 2016 at 19:10

lucianom,

In Lombardia ci sono stati casi (tanti) di tangenti, malagestione, rimborsi spese illegittimi, ecc.
Ma la Lombardia è stata e continua a essere ai vertici (ora non più ma sempre in alto) nelle classifiche regionali europee. Idem Veneto e Emilia Romagna.
Quindi, o la classe politica del Nord è ai livelli dei tanto esaltati tedeschi, francesi, olandesi e non sono quella feccia che si distingue in modo netto dalla media europea, oppure la politica ha un impatto sull’economia non così determinante come spesso si racconta.

paolo41: Pensiamoci seriamente prima di azzoppare chi, fra mille difficoltà e con un debito che fa paura e che blocca la maggior parte delle iniziative , cerca per la prima volta in 30 anni a fare qualcosa.

Renzi è bravissimo a pubblicizzare quello che fa e a fare in modo che l’informazione parli di questo (cosa positiva per ristabilire un po’ di fiducia), e questo non significa che gli altri prima di lui non hanno fatto niente (cito solo la fatturazione elettronica, che ha richiesto un lungo processo di adeguamenti normativi, iniziato ben prima che arrivasse lui e arrivato a traguardo coincidentalmente con il suo mandato); poi può anche essere che sia il migliore (o il meno peggio), di certo è il primo che fa pubblicamente la voce grossa con l’UE (ma escludendo Monti e Letta è anche il primo che ha il paracadute della BCE). Detto questo, se Renzi dovesse dimettersi mi dispiacerebbe (nel limite di quanto possa dispiacermi un avvenimento di politica, cioè molto poco), anche perchè ormai il peggio che poteva fare l’ha fatto (jobs act, aumento tasse su risparmi e previdenza complementare) e non credo che gli altri tornino indietro.
Io voterò no perchè è una riforma centralista (non oso immaginare quali sarebbero state le conseguenze della piena dei fiumi in Piemonte e Lombardia se non ci fossero state le province, per esempio) e non vedo tutti questi vantaggi (anzi); se questo azzopperà il governo sarà colpa di Renzi: è lui che ha promesso di dimettersi se avesse vinto il no, l’ho criticato subito per questo. Quando gli Italiani nel 2006 hanno bocciato la riforma della costituzione fatta dal centrodestra (per la serie: “Renzi è il primo che vuole cambiare”), il governo non si è mica dimesso.

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gainhunter
Scritto il 26 novembre 2016 at 20:30

lucianom: storicamente sono sempre andati bene i paesi con la valuta forte,

Ma non vanno bene perchè hanno una valuta forte, hanno una valuta forte perchè vanno bene.
Non è la valuta forte o debole che avvantaggia un paese, è la valuta sottovalutata che è un vantaggio come una valuta sopravvalutata è uno svantaggio, tant’è vero che la Germania si è avvantaggiata dagli anni 90 (SME prima, euro dopo) quando ha bloccato la rivalutazione del marco adottando l’euro, e tant’è vero che la Svizzera nel 2011 ha bloccato la rivalutazione del franco mandando alle stelle il bilancio della SNB pur di difendere la propria economia, e tant’è vero che l’economia italiana si era ripresa velocemente e sorprendentemente (per alcuni) non appena la lira era uscita dallo SME.
A questo proposito suggerisco di leggere Bagnai ma ancora meglio un libro sulla storia della moneta suggerito da Andrea Mazzalai di icebergfinanza: John Kenneth Galbraith – Money, whence it came, where it went (credo ci sia anche in Italiano).
Con una valuta valutata correttamente (quindi svalutata rispetto all’euro) o sottovalutata, l’Italia può rubare quote di mercato ai concorrenti (riprendendosi le quote perse dall’introduzione dell’euro) come un’azienda riduce i prezzi, ma senza svalutare il lavoro che a sua volta riduce la domanda e danneggia l’economia. Lo so anch’io che l’ideale è ridurre la spesa pubblica improduttiva per ridurre le tasse, ma è prima di tutto una questione di ordini di grandezza e di velocità (la svalutazione della moneta ha un’efficacia e un’efficienza di gran lunga superiori), poi una questione di portata (gli sprechi sono tanti, ma se quantifichiamo la spesa pubblica improduttiva non credo che arriviamo a cifre tali da guadagnare sull’aggregato della produzione italiana una competitività sufficiente) e una questione di fattibilità (stati diversi non possono avere la stessa competitività, e un’ipotetica e utopica uniformazione in tutto e per tutto degli stati membri dell’UE non può garantire comunque l’uniformazione della competititività per semplici questioni geografiche -per esempio un territorio soggetto a terremoti avrà sempre più spese di un territorio che ne è immune-, quindi uno stato dell’UEM avrà sempre una valuta sopra o sottovalutata).
Per rimanere nell’euro si dovrebbe “salvare il salvabile”, e consiste nella secessione delle regioni del Nord (+ o -) per fondare un nuovo stato, col vantaggio di rifondare da capo le istituzioni (è impossibile ripulire quelle presenti) e rifare da capo la legislazione (è impossibile ripulire quella attuale), ma a quel punto l’uscita dall’euro sarebbe automatica per via dei trattati, e non sarebbe per niente un problema.

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gainhunter
Scritto il 26 novembre 2016 at 22:05

paolo41,

Aggiungo in merito alla Germania che oltre alla svalutazione del marco loro avevano fatto a quell’epoca le “riforme strutturali”, ovvero l’introduzione dei contratti Hartz, perchè venivano da 10 anni di crisi (il famoso “malato d’Europa”) e hanno potuto farlo per via dell’aumento dell’offerta di lavoratori nella Germania Ovest grazie all’unificazione e alla conseguente emigrazione dei lavoratori dalla Germania Est. Risultato: svalutazione salariale interna, ovvero guadagno di competitività, riduzione della domanda, riduzione dell’inflazione, aumento delle esportazioni. Guarda caso quello che sta avvenendo in Italia negli ultimi anni grazie a Monti e al jobs act (oltre che alla tendenza deflazionistica internazionale). Differenza? I Tedeschi l’hanno fatto per primi, in un periodo di non crisi internazionale, cioè quando gli altri stati crescevano e compravano; l’Italia l’ha fatto molto dopo e in un periodo di crisi internazionale e deflazione generalizzata.

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gainhunter
Scritto il 26 novembre 2016 at 22:15

L’Italia l’ha fatto adesso perchè ha potuto farlo solo adesso, “grazie” alla crisi (ammissione di Prodi), in parte importata e in parte provocata da Monti (ammissione di Monti), e grazie al fatto che al governo c’è la sinistra (per fare riforme di destra serve la sinistra e per fare riforme di sinistra serve la destra: non è un’anomalia né tantomeno un’anomalia italiana, lo osserva anche John Kenneth Galbraith nella storia americana).
L’Irlanda l’ha fatto nei primi anni della crisi in quanto colpita molto duramente e per cultura e tradizione è molto liberale e poco welfare-oriented.
La Spagna l’ha fatto in seguito in quanto colpita molto duramente in seguito.
Condizioni diverse in tempi diversi -> conseguenze diverse.
I governanti Tedeschi sono stati lungimiranti, furbi, diabolici o semplicemente fortunati?

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Scritto il 4 dicembre 2016 at 22:53

+++ ALERT +++
Affluenza record record urne, sicuramente oltre 60%. Quindi il risultato avrà effetti molto più forti. Sarà il trionfo o il funerale politico di Matteo Renzi con implicazioni importanti anche per i mercati finanziari.

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