FOCUS: Baby Boomers e strategie d’investimento

Scritto il alle 16:50 da Danilo DT

Chi sono i baby boomers? Quale sarà il loro impatto sulle strategie di investimento?

Buongiorno a tutti!

Ennesima puntata della “piccola partnership” (non di tipo commerciale, ci tengo a sottolinearlo) con una casa d’investimento (AnimaSgr) con un approfondimento di indubbio interesse.
Tengo inoltre a precisare che questo video è dedicato soprattutto agli investitori magari non super professionisti, ma è anche interessante per coloro che sono più “navigati”. Piccola nota: il video è stato creato qualche giorno fa ma ritengo sia sempre valido.
Ovviamente sarò ben lieto di leggere i Vs feedback su questa iniziativa. Vi lascio al video e alla sua trascrizione. Buona visione!

Immagine anteprima YouTube

Chi sono i baby boomers?

Alla fine degli anni ’90, ebbe molto successo un libro di Harry Dent , secondo cui gli imminenti anni 2000 sarebbero stati un’epoca d’oro di crescita e di benessere per il semplice fatto che la generazione dei cosiddetti “baby boomers” entrava nella fase più attiva del proprio ciclo di vita. Nel gergo degli economisti i “baby boomers” sono i nati tra il 1946 ed il 1964 e rappresentano uno tsunami demografico, un’onda anomala che, di fase in fase, ha reso dominanti nel mondo occidentale i suoi stili di vita, la sua ideologia e le sue abitudini di consumo e di investimento. 

Negli anni ’50-’60 erano dei teen agers, hanno imposto il rock-and-roll, la “Beatles-mania” e hanno aperto uno spazio di mercato prima inesistente: quello dei “giovani”. Negli anni ’80 e ’90, sono entrati in massa nel mercato del lavoro, hanno adottato stili di vita edonistici, iperconsumistici e innovativi, assorbendo avidamente nuove tecnologie. Negli anni 2000, sono infine arrivati alla piena maturità di carriera, di reddito e di ricchezza, gonfiando il mercato immobiliare e gli investimenti finanziari. 

Secondo la teoria del “ciclo di vita” di Modigliani-Brumberg fino a che le persone non entrano nel mercato del lavoro (in media a 18-24 anni) generano un risparmio negativo, perchè già consumano ma non producono alcun reddito. Nella fase centrale della loro vita (tra 24 e 64 anni) le persone risparmiano (accumulando ricchezza o versando contributi pensionistici), perchè i loro redditi tendono a crescere più dei loro consumi. E una volta uscite dal mercato del lavoro tornano infine a generare un risparmio modesto o negativo, perchè devono sempre più finanziare i propri consumi utilizzando la ricchezza accumulata in precedenza oppure attingendo al risparmio di chi ancora lavora, attraverso la pensione.

Tra il 2010 ed il 2030 tutti i “baby boomers” andranno progressivamente in pensione: questo tzunami demografico, oltre a porre problemi di sostenibilità dei sistemi pensionistici, determina anche implicazioni di lungo periodo sui mercati finanziari.

Quale sarà il loro impatto sulle strategie di investimento?

I tradizionali paradigmi dell’investimento nel lungo periodo rischiano di esserne travolti. Uno dei più diffusi e longevi è che l’investimento azionario, nel lungo periodo, abbia sempre un rendimento largamente superiore a tutte le altre asset class (e soprattutto alle obbligazioni) e che quindi, su orizzonti di investimento di 10 anni e oltre la strategia giusta sia quella buy-andhold, cioè “acquistare e tenere”, non curandosi della volatilità di breve periodo.

Tra il 1980 e il 2000, il rendimento medio annuo del mercato azionario è stato in media (al netto dell’inflazione) del 13,5%, mentre il rendimento reale medio annuo degli investimenti obbligazionari è stato molto minore (poco meno del 3%). Nei decenni passati l’equity premium (cioè  l’eccesso di rendimento delle azioni rispetto a quello delle obbligazioni) è stato molto elevato e gli investimenti azionari hanno sistematicamente reso più degli altri. Gli anni più recenti (2000-2010) sono stati funestati da grandi turbolenze e il forte aumento della volatilità ha molto confuso la percezione dei veri trend di lungo periodo. 

La demografia può però fornire una bussola: i “baby boomers” nei prossimi 20 anni usciranno dal mercato del lavoro ed esprimeranno bisogni, consumi e attitudini di investimento tipiche della fase finale del “ciclo di vita”. Questa evoluzione demografica influenzerà molto la valutazione di medio-lungo periodo dei mercati azionari: l’equity premium sarà significativamente più basso che nel passato ed il rapporto prezzo/utili “normale” delle società quotate tenderà a scendere progressivamente . 

Tra vent’anni, cioè, una quotazione che oggi ci sembra sottovalutata, potrà apparirci invece sopravvalutata. E il contributo della componente azionaria al rendimento di lungo periodo del nostro portafoglio strategico sarà stata prevedibilmente molto inferiore al passato.Alcuni sottolineano soprattutto i rischi di questa evoluzione: i pensionati, infatti, spendono e risparmiano meno, non acquistano seconde case, sono meno sensibili alle innovazioni e sono più avversi al rischio. Altri intravedono anche nuove opportunità di investimento: il pensionamento dei “baby boomers” aumenterà infatti la domanda di servizi sanitari e di assistenza, di servizi di cura della persona e di gestione del tempo libero.Di certo: nuovi paradigmi di investimento si affacciano all’orizzonte ed esce di scena anche il comodo pilota “automatico” del “buy-and-hold”.

Il grande “bazooka”, che l’Europa non ha saputo finora evocare, potrebbe essere finalmente imbracciato.



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DT

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5 commenti Commenta
jlucas
Scritto il 29 novembre 2011 at 17:17

Come appartenente alla categoria del baby boom anni 60 (in II elementare eravamo 46 in una classe, non so se mi spiego) credo che l’uscita dal mondo produttivo della mia generazione, non produrrà grandi cambiamenti negli scenari macroeconomici, è molto difficile formulare delle previsioni, gli scenari cambiano con rapidità, e oggi la globalizzazione dei mercati e dei consumatori non consente, rispetto al passato, di contare sui valori, anche nell’economia e nella finanza, che hanno costituito i fondamentali degli anni dal dopoguerra ad oggi.
Un saluto a tutti.

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perplessa
Scritto il 29 novembre 2011 at 19:56

più che altro non vogliono darci la pensione, non so se si è capito, ho notato anche oggi dai commenti sul sole24ore, che qualcun altro avverte che si picchia sempre lì, per prolungare la permanenza al lavoro dei nati negli anni 50. qualche anno fa si parlava di gobba pensionistica, ora nessuno me parla, si agisce per prolungare la permanenza al lavoro, finchè la gente sta zitta. cosa fanno i baby boomers negli USA, una volta usciti dal mercato del lavoro? emigrano in Centramerica, i cui paesi si prodigano per attirarli.
per esempio:
http://www.reporteinmobiliario.com/nuke/article806-tras-los-baby-boomers.html
ok, qua ci bastonano, e noi prenderemo esempio dagli USA…

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ottofranz
Scritto il 30 novembre 2011 at 08:30

heila !!!

Ho scoperto di essere un Baby Boomer ! Che figo !

. Dunque facciamo il punto…Ho sempre e solo fatto affidamento su me stesso, non ho mai neanche per un momento pensato che il sistema volesse /potesse aiutarmi, mi sono sempre organizzato per fare in modo di non dover contare su aiuti esterni ho sempre cercato di anticipare i problemi essendo convinto che ad un problema corrispondano sempre almeno un paio di soluzioni.

Il tutto condito dal fatto che se poi un aiuto arrivava era in più-.

Ok, ce la posso fare… le uniche due variabili ?

Guerre e salute.

Un saluto a tutti gli altri baby boomers :D

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Scritto il 30 novembre 2011 at 08:33

…a proposito di guerra soprattutto… non vi sembra che tra Iran, UK e USA la tensione si a esageratamente elevata ultimamente?

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ottofranz
Scritto il 30 novembre 2011 at 08:33

naturalmente visto da un’altra prospettiva i Baby boomers , specialmente anglosassoni SONO la causa del problema… e quindi andrebbero impalati :evil:

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