WALL STREET: pronti per la ripartenza?

Scritto il alle 17:02 da Lukas


La scadenza tecnica di questi giorni ha sicuramente contribuito ad importanti aggiustamenti. E il mercato, nuovametne, torna ad avere una configurazione chiaramente rialzista.  (Guest post)

Cari amici, nell’ottava appena trascorsa, i mercati finanziari internazionali hanno palesato una discreta incertezza. Del tutto naturale a poche settimane da un evento d’estrema importanza, quali indubbiamente sono le elezioni presidenziali americane. Questa volta, peraltro, le elezioni Usa, avvengono a ridosso, anzi ancora nel corso di una grave pandemia globale, che ha già determinato gravi danni sul piano sanitario, e grandi incertezze sulle prospettive dell’economia americana e globale. E quindi del tutto naturale che i mercati s’interroghino e cerchino di capire quale futuro ci attende e dove si andrà a parare. In quest’ottica è indubbio che le elezioni del prossimo presidente Usa rappresentino uno snodo fondamentale. A mio avviso, però, a prescindere da chi vinca, il compito da svolgere è già ampiamente scritto, REFLAZIONARE il SISTEMA. Sono, infatti, ormai, più di 10 anni che il Mondo, ed in particolare l’intero Occidente, lotta contro lo strisciante morbo della deflazione. Una lotta davvero stoica, contro un nemico persistente e subdolo, condotta finora soprattutto dalle autorità monetarie, più che da quelle politiche. Sono state infatti le Banche Centrali, ad assumersi quasi per intero l’onere di contrastare con ogni mezzo, anche non convenzionale, la terribile spirale deflattiva. I risultati ci sono stati, ma non si può certo dire che il morbo sia stato debellato, e che il virus della deflazione sia stato definitivamente sconfitto, anzi tutt’altro. C’è bisogno di ulteriori interventi, questa volta di natura fiscale, ad opera delle autorità politiche. Il covid19 ha offerto l’occasione per sdoganare finalmente tali politiche, sinora respinte da gran parte dei Governi. Bisogna dunque incrementare le spese pubbliche. Ed occorre farlo bene, nel senso di spendere i fondi in gran parte già stanziati, in investimenti produttivi, che accrescano la produttività e l’efficienza del sistema, e non in spese assistenziali. Un compito ed un esito non proprio scontato, visto il livello delle attuali classi dirigenti. Lo scetticismo è pertanto d’obbligo, e credo sarà anche quello dei mercati nei mesi a venire. Se ci sarà finalmente uno scatto di qualità delle nostre attuali classi dirigenti, l’economia migliorerà ed i mercati ne saranno dei puntuali testimoni. Nel caso invece, come temo, si sprecherà l’occasione e si spenderà l’ingente mole di risorse stanziate in spese inutili, non si risolverà nessuno dei problemi che affliggono oggi le economie dell’occidente, e la situazione peggiorerà ulteriormente. Non ci resta pertanto che augurarci che l’intero Occidente batta finalmente un colpo, e recuperi la parte migliore delle sue tradizioni e della sua storia, in modo da conservare anche in futuro il suo ruolo egemone in tema di sviluppo, libertà e democrazia.

Ciò detto, andiamo ad esaminare cosa ci indica, al momento, lo scenario intermarket. Il dollar index, nell’ultima ottava, storna dello 0,44 % e retrocede a quota 92,99. Negli ultimi 6 mesi lo storno è stato pari al 9,57 %. Erano anni che ciò non accadeva. Un segnale che qualcosa forse sta davvero cambiando nell’intero scenario economico. Indizi in tal senso giungono anche dal settore delle commodities. Negli ultimi 6 mesi, infatti, le stesse si sono rivalutate del 9,22 % in termini reali. Un rimbalzo dopo anni d’ininterrotta e rovinosa caduta. Rammento infatti che, nonostante il recente rimbalzo, il saldo degli ultimi 15 anni è pari al – 55 %. Qualche flebile segnale arriva anche dal mercato obbligazionario. Il rendimento del bond decennale americano lievita infatti di 3 bps, e raggiunge quota 0,70 %, il rendimento dei bond a 2 anni lievita anch’esso di 1 bps, e risale a quota 0,14 %. L’inclinazione della yield curve Usa si mantiene positiva e si amplia fino a 56 bps, lasciando presagire una lenta ripresa dell’economia Usa. Il mercato azionario, infine, prosegue con ordine nella sua fase correttiva, del tutto fisiologica, che consente peraltro di sgonfiare taluni eccessi prodottisi soprattutto nel settore tecnologico e nel loro listino per eccellenza, ossia il Nasdaq.

Tanto premesso, passo ad esaminare gli ultimi dati del COT REPORT settimanale, pubblicati venerdì sera dalla CFTC (Commodity Futures Trading Commission), concernenti i valori aggregati dei Futures e delle Options su tutti gli indici azionari USA, che risultano essere i seguenti:

Commercial Traders : + 13.032

Large Traders :  – 19.283

Small Traders : + 6.251

Dopo quasi 6 mesi, muta, pertanto, la configurazione del mercato dei derivati azionari Usa. Rispetto alla scorsa ottava, le variazioni, nelle posizioni dei vari operatori, sono state infatti significative e pari a ben 14.582 contratti. In particolare, i Large traders cedono l’intero lotto dei 14.582 contratti long, e scelgono in tal modo di coprirsi e di non seguire l’attuale trend, che rimane rialzista. I Commercial traders, acquistano solo una piccola parte di quanto venduto dai Large, ossia 2.911 contratti long, e consolidano la loro posizione, che resta tuttora significativamente Net Long. Gli Small traders, invece, acquistano ben 11.671 contratti long, e dopo quasi 6 mesi invertono la loro posizione, e tornano in quella loro abituale, Net Long. Le movimentazioni di quest’ultima ottava dovrebbero esser lette in maniera ampiamente positiva. L’attuale e nuova configurazione è infatti storicamente quella più rialzista per i mercati azionari. Dovremmo pertanto coerentemente attenderci la fine dell’attuale fase correttiva, e la ripresa del trend rialzista, peraltro, ancora intatto. C’è da dire però che le movimentazioni di quest’ultima ottava potrebbero essere influenzate dal clima pre-elettorale che si vive negli Usa. I poteri forti, infatti, si augurano e vorrebbero, credo, una rielezione del presidente Trump. Personalmente non me lo auguro, e quindi coerentemente, non mi accodo a questa nuova ondata d’entusiasmo. Mantengo però la mia view di fondo, che rimane moderatamente rialzista, in attesa di avere maggiori elementi di valutazione e una situazione più chiara e definita.

Mercato dunque abbastanza tranquillo, che cercherò di tradare con il mio originale trading system, fondato sull’analisi del Cot Report, nonchè sulla valorizzazione dell’effetto “LONG TERM MOMENTUM“, descritto negli studi dei due professori Usa, Jegadeesh e Titman, ed illustrato nel mio sito https://longtermmomentum.wordpress.com/. In questa prima parte dell’anno 2020, il mio portafoglio, denominato “ AZIONI ITALIA – LTM “, registra una perdita del 2,95 %. Nel contempo, il nostro benchmark di riferimento, il Ftse All Share, ha subito una perdita del 16,65 %. Conseguita pertanto, sino ad ora, una sovra-performance del 13,7 %, che riconferma la bontà del mio approccio operativo. Nei precedenti 7 anni il mio trading system ha infatti conseguito una sovra-performance media annua dell’ 8,7 %, e presenta un’equity line in progresso del 145 %. Questa settimana, in coerenza con quanto sopra esposto, non modifico l’assetto del mio portafoglio, conservo cioè il 65 % delle mie posizioni long, ed il 35 % le mie posizioni short, ossia una posizione Net Long pari al solo 30 % del mio portafoglio. Chi desiderasse approfondire e ricevere maggiori informazioni sul mio trading system e sulla composizione del portafoglio “ AZIONI ITALIA – LTM “ può, se vuole, consultare direttamente il mio sito.

Vi ringrazio per la vostra stima e fiducia, ed auguro a TUTTI gli amici di intermarketandmore buon trading.

LUKAS

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