VENEZUELA: arriva il salvataggio dalla Cina

Scritto il alle 14:46 da Danilo DT

Maduro-Chavez-Simon-BolivarI due paesi che rappresentano il caso limite sono certamente, in questo momento, Venezuela e Grecia.
Due storie molto diverse, due economie molto distanti, ma due nazioni che, per un motivo o per l’altro, sono decisamente vicine al default.
Sulla Grecia tanto si è detto e tanto si dirà ancora. Oggi il post sui burloni di Atene risulta forse un po’ critico ed acido. Ma che vi devo dire se non quello che penso?
Sul Venezuela, invece, si dice poco ma in realtà molte cose sarebbero da dire.
Tanto per cominciare è noto che, per colpa del crollo del prezzo del petrolio, il paese è a rischio bancarotta. Il dramma però è ancora più visibile nel sociale.
Ormai il bolivar è carta straccia e la valuta forte, il Dollaro USA, è diventata introvabile. Ma attenzione, la carenza di dollari sta diventando un elemento drammatico proprio per le prime necessità del paese, visto che Maduro & Co hanno delle LORO priorità. Innanzitutto pagare i debiti internazionali.

Curva totale CDS: confronto tra Grecia e Venezuela

cds-grecia-venezuela-confronto

Nel confronto tra i CDS è evidente che nel BREVE periodo è molto maggiore un rischio DEFAUTL della Grecia anzichà del Venezuela

(…) Il calo del prezzo del petrolio e la perenne mancanza di valuta forte nelle casse del Paese stanno obbligando Caracas a una scelta dolorosa, che scotta sulla pelle della popolazione: mettere le risorse a servizio del debito prima che a supporto delle necessità alimentari della gente. Il governo venezuelano ha spiegato all’industria alimentare che sta contingentando le spese di dollari per l’import di cibo in modo da poter rimborsare i finanziamenti, hanno spiegato a Reuters due fonti con diretta conoscenza della materia.

Il presidente Maduro controlla i biglietti verdi in circolazione e deve rimborsare 8,4 miliardi di bond entro la fine dell’anno a creditori stranieri. Le restrizioni sulla valuta Usa, il lasciapassare per il commercio internazionale, hanno già provocato mancanze di beni alimentari di prima necessità a cominciare dalla carne e dall’olio. (…) In tutto questo, l’attività dell’industria alimentare rischia la paralisi. L’import dal Brasile, uno dei principali fornitori di materie prime alimentari, è crollato del 48% a gennaio su un anno prima. Nello stesso mese, il maggior porto commerciale del Paese – Puerto Cabello – ha ridotto di un quarto la sua attività. (Rep)

Sono segnali di un paese ormai allo sbando e alla soglia non solo del fallimento (non sarebbe la prima volta che accade) ma del collasso sociale.
Ma ecco che, proprio quando meno te lo aspetti, arriva il cavaliere bianco. Un salvatore che ovviamente è disposto ad aiutare Caracas a condizione di poter mettere le mani sull’unico bene tangibile che il Venezuela può offrire, un bene che ha perso la metà del suo valore ma che un giorno tornerà sicuramente in auge. Stiamo parlando ovviamente del petrolio.

(Reuters)  – China is poised to lend Venezuela around $10 billion in coming months, half as part of a long-standing bilateral financing deal and the other half for development of oil fields, a senior official at state oil company PDVSA said on Thursday.
The first $5 billion loan, part of the Joint Chinese-Venezuelan Fund, is due to be signed this month and will be destined for wide-ranging projects in the OPEC country, said the official, who asked not to be identified.
The other $5 billion loan is set to be clinched in June and will likely stipulate contracting Chinese companies to boost production in PDVSA’s mature oil fields, the source said.

venezuela-cds-5yr-2015

La Cina quindi presterà al Venezuela 10 miliardi di USD. Ossigeno per le casse del paese, una cifra che come avete letto, è sufficiente per colmare le esigenze impellenti di Maduro. Quindi Venezuela al momento salvo. Ma a livello politico, siamo sicuri che questo accordo sia poi così neutrale negli equilibri globali.

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Danilo DT

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8 commenti Commenta
john_ludd
Scritto il 20 marzo 2015 at 15:19

Temo ti sia perso quel che è accaduto prima. La Cina ha già crediti verso il Venezuela per una cinquantina di miliardi. Non sono noccioline ma in fondo sono 1/4 dell’avanzo in dollari che la Cina produce ogni anno. Dollari che arrivano in buona parte dagli USA, principale cliente.

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Scritto il 20 marzo 2015 at 16:00

Bravo John, questo aspetto non avevo ancora avuto modo di approfondirlo.
Micsa si può nascere imparati di tutto, no? :mrgreen: Ma grazie alle competenze e alla disponibilità dei lettori si riesce a fare un quadro più completo.
resta però il fatto che i soldini arrivati dalla Cina in questo momento particolarmente strategico siano politicamente molto influenti e non fanno altro che aumentare il divario tra Cina ed USA.
Pian piano siamo nuovamente con due nuovi poli, solo che stasvolta la Russia, con la Cina, fa un pochetto più paura…

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Scritto il 20 marzo 2015 at 16:02

(PS: avete notato la foto in apertura? Novetole…. In primo piano il fenomeno da baraccone Maduro, dietro l’icona Chavez e dietro ancora Bolivar. Tutta la storia del paese in un’immagine.
chi l’ha fatto, chi l’ha (un un ceto senso) mantenuto e chi l’ha distrutto)

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ob1KnoB
Scritto il 20 marzo 2015 at 16:18

tutto cambia, niente cambia
chissà perchè mi sembra di aver già visto queste cose. vale anche per la Grecia…..
http://it.wikipedia.org/wiki/Crisi_economica_argentina
poi…ognuno ci mette del suo

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john_ludd
Scritto il 20 marzo 2015 at 16:28

Danilo DT,

paura a chi ? a me no di sicuro, nè i cinesi nè i russi hanno la benchè minima intenzione di bombardare a destra e a manca. Gli unici che lo hanno fatto, di continuo negli ultimi 20 anni, sono gli uanagana cui dobbiamo (solo per il periodo considerato) 1) la distruzione dell’iraq con 500.000 mila morti minimo 2) la (ulteriore) distruzione dell’afghanistan che era già molto malmesso 3) la distruzione della siria, paese allora stabile, con 2,5 milioni di profughi 4) la distruzione della libia (insieme a francesi/inglesi) con le note conseguenze. Libia che era tra i nostri principali partner economici e ora è solo una fonte di guai. Questo sarebbe il nostro alleato ? ma questo è il peggiore dei nemici ! Fuori dalla NATO altro che fuori dall’euro ! certo non accadrà, siamo un paese okkupato e rincoglionito e io mi ostino a non capire che gli uanagana sono bbbuoni (come i crukki).

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rnitti
Scritto il 20 marzo 2015 at 16:53

Per quanto riguarda il Venezuela andrebbe aggiunto che il crollo del prezzo del petrolio ha solo amplificato un problema dovuto a una dissennata politica pseudo-populista e a un livello di corruzione e colpevole inefficienza economica. Per quanto riguarda il commento di John Ludd sugli USA e la loro geopolitica sono d’accordo al 100% (e oltre!).

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kry
Scritto il 20 marzo 2015 at 17:10

Danilo DT:
(PS: avete notato la foto in apertura? Novetole…. In primo piano il fenomeno da baraccone Maduro [ di testa ], dietro l’icona Chavez e dietro ancora Bolivar. Tutta la storia del paese in un’immagine.
chi l’ha fatto, chi l’ha (in un certo senso) mantenuto e chi l’ha distrutto.

Sarebbe stata più bella una foto con le Ragazze Cin-Cin dal titolo Colpo Grosso: per il Venezuela arriva il salvataggio dalla Cina. Ciao Danilo non ridere troppo.

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atomictonto
Scritto il 23 marzo 2015 at 07:17

john_ludd@finanza,

Su questo J_L ti do ragione.
Negli anni ho assistito in prima persona ad una trasformazione abbastanza preoccupante della “pancia degli USA”; se alla fine degli anni ’80 il classico “we are number one” era una scanzonata e divertita costatazione negli anni ’90 é diventato un ossessione ed nei 2000 é ormai apertamente una pretesa.
L’Americano medio ormai non sente ragioni, basta fargli notare che “forse” in alcune cose non sono “number one” e subito si hanno reazioni che vanno dall’arrogante al (verbalmente violento).
É come se l’ossessiva pressione mediatica sul “number one”, e chi o bazzica gli USA o solo guarda qualche loro canale sul satellite lo sa benissimo…qualunque cosa presentata é “world’s best, world’s largest, longest, fastest etc…”, si stia scontrando con un disagio generale dovuto alla cresita costante e chiaramente inarrestabile della Cina e al fatto che ad esempio sull’Ukraina, sopratutto i piu giovani, si sono accorti che non si può fare la solita scena del cowboy gradasso perché il “piccolo indiano” é di quelli che oltre ti possono fare un faccione cosi di sberle.
Insomma io vedo un disagio/tensione montante nella popolazione USA dovuta alla progressiva presa di coscienza, mai ammessa pubblicamente, che prima o poi dovranno scendere dal gradino piu alto.
E la reazione alla difficoltà é, come sempre, la tentazione di “mettere la pistola sul tavolo”.
Percui si son d’accordo, forse i problemi piu grossi in futuro verranno dagli USA.

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