L’altra faccia del G20: visto dalla Cina

Scritto il alle 15:15 da [email protected]

GUEST POST: quando i cinesi vedono le cose secondo un loro punto di vista. L’Occidente si deve aggiustare e non accetta il compromesso dell’EFSF:

Nei giorni del recente G20 ero in CINA, dove le notizie in merito erano piuttosto scarne e trattate più o meno alla pari di tanti altri accadimenti di quei giorni.

L’obiettivo che però era immensamente importante per la Cina è stato raggiunto alla grande. Ma, come di solito fanno i cinesi, di questo ennesimo trionfo non se ne sono vantati proprio, anzi meno se ne parla meglio è per cui anch’io non dico ancora quale  è stato, anche se sarà chiaro nel seguito del post.

La Cina nei casini del nostro casinò finanziario non ci vuole proprio entrare, tantomeno su richiesta pressante di altri e pensa, giustamente dal suo punto di vista, che l’occidente se la deve sbrigare da solo. Quindi, chi si era illuso che qualche alchimia, tipo EFSF, potesse solleticare i cinesi a regalarci qualche soldo, si sbagliava di grosso.

La Cina considera l’occidente sviluppato un importante partner economico, ancora essenziale al suo sviluppo ma che deve continuare a essere docile, tale da non contrastare la sua politica di appropriazione del mercato e del know-how altrui, occidentale in particolare. Per raggiungere questo scopo la Cina ha adottato la politica della gestione del tasso di cambio al valore che ritiene confacente a ciò, che poi si traduce nel mantenere l’enorme vantaggio competitivo che il suo sistema industriale-manifatturiero oggi ancora ha nei mercati internazionali, dove poi non ci devono essere ostacoli che limitino la crescita annuale a 2 cifre del suo export.

Non c’è male vero? Dal 2005 al 2011 l’export cinese, quasi tutto manifatturiero, è quasi triplicato. Lascio ai lettori intuire/comprendere il valore di questo export sugli scaffali degli opulenti megastore occidentali. Chissà quanti lo sanno e chissà quanti si chiedono il perché. E poi, chissà quanti ne comprendono le cause e, soprattutto, quanti comprendono le dinamiche micidiali di questo trend?

Risposta: Partendo da pochi, a ogni chissà, molti di meno. Al terzo chissà, solo quattro gatti

Cosa si è detto in Cina di questo G20

Comunque, tornando a  punti del comunicato finale emesso al termine del G20 in particolare ai numeri 3 e 9 sotto riportati, in Cina la si è raccontata in questo modo:

Punto 9.

We affirm our commitment to move more rapidly toward more market-determined exchange rate systems and enhance exchange rate flexibility to reflect underlying economic fundamentals, avoid persistent exchange rate misalignments and refrain from competitive devaluation of currencies. We are determined to act on our commitments to exchange rate reform articulated in our Action plan for Growth and Jobs to address short term vulnerabilities and restoring financial stability and strengthen the medium-term foundations for growth. Our actions will help address the challenges created by developments in global liquidity and capital flows volatility, thus facilitating further progress on exchange rate reforms and reducing excessive accumulation of reserves.

In Cina si dice che il CNY (Yuan Cinese) dal 2005 ad oggi si è apprezzata del 30% circa rispetto al dollaro. Questo incremento viene considerato equo e ragionevole. Come dire che la Cina ha già fatto tanto e va bene così. Si dimenticano che invece rispetto all’EUR, a parte questi ultimi periodi non c’è stato praticamente alcun apprezzamento negli anni scorsi. Oggi, causa la debolezza dell’EUR l’apprezzamento è stato del 20% circa, rispetto al 2005. In Cina si ribadisce in ogni dove che un rapido apprezzamento farebbe molti danni all’export cinese e, citando fonti straniere di solito del mondo della finanza, si dice che ciò non è la soluzione per il problema del ribilanciamento dell’economia mondiale.

Queste candide affermazioni girano su tutti i media cinesi e su di esse gli imprenditori locali fanno assoluto  affidamento. Tanto è vero che tutti si propongono di impegnarsi ancora oggi e sempre di più per incrementare l’export delle proprie aziende.

Di mettere in discussione gli accordi del WTO, nel caso delle nazioni che applicano il dumping valutario non si è fatto accenno proprio nel comunicato finale del G20 e questa è la vera vittoria della CINA.

La libera circolazione delle merci fa sì che il mondo nel suo complesso incrementi il PIL globale. A vantaggio o svantaggio di chi poco importa purchè sia a vantaggio della Cina. Perché, altrimenti, altro che barriere e dazi.

Risultato:

La CINA continuerà ad avere uno strenorme surplus nella bilancia commerciale, in incremento costante. Gli USA continueranno ad avere uno straenorme deficit commerciale, in incremento costante se il resto del mondo continua a fargli credito. L’ITALIA continuerà ad avere il maggiore deficit commerciale fra i paesi della UE, in incremento. Però i ristoranti sono pieni si dice, mentre i nostri vacanzieri potranno ancora andare in giro per il mondo con il loro prezioso Euro in tasca, che  fa credere loro di essere ancora ricchi.

Punto 3. Today, we reaffirm our commitment to work together and we have taken decisions to reinvigorate economic growth, create jobs, ensure financial stability, promote social inclusion and make globalization serve the needs of the people.

Su questo punto i cinesi sono più che d’accordo. Ci mancherebbe, visto come vanno le cose. Ma i popoli occidentali hanno la stessa visione? Visto come vanno le cose per i molti credo di no.

Se poi questi molti sapessero come veramente vanno le cose con i cinesi allora si indignerebbero.

APPENDICE

E allora cercherò di spiegare ai lettori di I&M, con un’appendice ovvero un esempio, come avverrà la delocalizzazione produttiva in Cina in un settore merceologico dove questa non è ancora incominciata. Trattasi del settore delle attrezzature per la movimentazione degli anziani, dei disabili, per la riabilitazione di chi ha malformazioni o subito traumi agli arti e in generale per la fisioterapia. Per chi volesse comprendere meglio il settore può visionare il sito: http://www.crexpo.com.cn/english/ .

Trattasi di un settore merceologico che nei paesi occidentali, Europa e USA ha avuto grande sviluppo, specie negli ultimi 20 anni, per ragioni che tutti conoscono. Trattasi di un settore industriale  abbastanza florido in occidente, dove prodotti Made in China ancora non se ne vedono.

In CINA purtroppo la situazione dell’assistenza all’anziano o disabile è tutt’ora molto carente. Fino lo scorso anno lo stato cinese praticamente non dedicava alcuna risorsa statale per questo tipo di assistenza e quindi l’industria del settore in Cina praticamente non esiste ancora a livello di ausili avanzati. Quello che esiste in Cina e ha già quasi monopolizzato il mercato mondiale è quello dei mezzi per il movimento autonomo, quali sedie con ruote (wheel chair) con spinta manuale o elettrica. Se andiamo nelle attrezzature molto particolari, con pregevoli soluzioni tecniche d’avanguardia, o per particolari impieghi fisioterapeutici in Cina non c’è nulla, ancora. Il know how specifico, frutto di decine d’anni di esperienze degli operatori del settore, è ancora tutto allocato in occidente e, senza quello, sviluppare velocemente questo settore in Cina non sarebbe possibile.

Comunque fino a che lo stato non metteva  a disposizione i soldi che servono, ovvero fin che non si creava il mercato, in Cina non valeva la pena investire. Ma se lo stato cinese decide di avviare una politica di sostegno agli anziani che prevede di assegnare ai bisognosi attrezzature più o meno sofisticate per migliorare o alleviare la loro condizione ecco che nasce la necessità di reperire questi strumenti.

Questo è quanto è stato stabilito dal governo centrale cinese nel prossimo piano quinquennale che parte nel 2012. Visto come si sta evolvendo la ricchezza economica in Cina e soprattutto l’incombente problema dell’invecchiamento della sua popolazione il governo cinese ha decisamente dato avvio a una politica che prevede forti investimenti nei prossimi anni per la cura degli anziani e disabili che finora erano stati del tutto trascurati. Il piano prevede stanziamenti di notevoli fondi, in progressivo incremento. In Cina queste decisioni vengono applicate in modo sicuro e in tempi certi

E allora che si fa in Cina?

— Si comincia per tempo, ovvero con qualche anno di anticipo, su spinta del governo a organizzare fiere, dove si invitano gli stranieri ad esporre i loro prodotti.

— I cinesi visitano queste fiere e velocemente cominciano a comprendere questo mercato e soprattutto le potenzialità di business.

— Subito partono le costituzioni di aziende cinesi che intendono commercializzare i prodotti delle aziende estere presenti alle fiere. La possibilità per un’azienda estere di vendere direttamente è praticamente impossibile.

— I prezzi dei prodotti esteri occidentali diventano, causa il cambio, in Cina enormemente alti e proibitivi, per la maggior parte dei cinesi e anche per le strutture statali che intendono fornirsene. Ma inizialmente non importa, di cinesi facoltosi o di incredibilmente ricchi ormai ce ne sono un sacco e anche lo stato è disposto a spendere in questa fase, approvvigionandosi all’estero.

Cosa accade poi?

— Imprenditori cinesi, che vedono questi prodotti, subito pensano di copiarli e immetterli sul loro mercato a prezzi enormemente più bassi di quelli esteri. Normalmente ormai alcuni sono anche ben fatti e spesso si confondono con gli originali. Visto che si sa come ormai come vanno queste cose, le stesse ditte occidentali si prestano a trasferire il proprio know how per diventare poi distributori in occidente dei prodotto Made in China.  Se poi una ditta occidentale si trova un po’ in difficoltà non ci pensa tanto su a seguire la strada della delocalizzazione.

Ormai è quasi fatta. Il mercato interno, se sostenuto dall’interesse dei consumatori o dallo Stato, come in questo caso,  cresce subito e subito si sviluppano anche i prodotti Made in China, che immediatamente dopo cominciano a fare capolino anche dalle nostra parti.

Un processo del genere dura, a seconda dei prodotti da fabbricare, normalmente 2-3-4 anni. Poi la Cina diventa quasi del tutto autonoma per i suoi bisogni e, soprattutto, diventa un concorrente nel mercato globale in grado di conquistarne una gran parte. Per i bravi occidentali restano le nichhie e la gioia di aver contribuito al miglioramento della condizione economica del popolo cinese e del suo export che, come effetto collaterale, provoca una benefica riduzione dei prezzi a vantaggio dei nostri consumatori.

Peccato che in questo modo sparisce il lavoro vero in occidente, che si trasferisce in Cina.

E’ veramente incredibile che per la nazione Cina sia così facile mantenere l’equazione:

(1 posto di lavoro in più in CINA) – (1 posto di lavoro in meno dalle altre parti) = 0

In fondo basta usare l’arma letale del tasso di cambio, assurdamente favorevole al sistema manifatturiero cinese. Gli astuti, capaci dirigenti e governanti cinesi ne conoscono bene la potenza micidiale mentre i nostri in occidente no, non lo comprendono. Sono troppo presi da altre faccende o immersi e sommersi nelle loro beghe. Sono in questo momento uno contro l’altro armati per difendere gli interessi delle oligarchie che li foraggiano o li plagiano.

Nel contempo il declino industriale dell’occidente procede inesorabile e tutto sommato in modo silenzioso, anzi quasi nell’indifferenza, presi come siamo dai casini del nostro casinò finanziario. Proprio così. Il rifiuto che gli occidentali hanno di voler comprendere cos’è questa ormai GRANDE CINA è un errore fatale, che cambierà a favore di questa la storia del mondo, sotto i nostri occhi, senza che ne capiamo il perché.

Comunque coraggio lo stesso e Tirem Innanz, disse qualcuno.

GAOLIN

 

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DT

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21 commenti Commenta
ottofranz
Scritto il 11 novembre 2011 at 15:34

chapeau !

Almeno non si potrà dire ;.” Ma io non lo sapevo”

Ma quelli che potrebbero almeno far finta di far qualcosa , alzano agli occhi al cielo fischiettando…

Mani cinesi stringono palle occidentali

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idleproc
Scritto il 11 novembre 2011 at 15:40

Da manuale. Dovresti girarlo all’Obby, Merkozy, Confindustria… Dubito che metteranno in discussione gli accordi WTO voluti dalle multinazionali anglosassoni.
Almeno fino a quando la situazione sociale in occidente diventerà insostenibile e cominceranno a rischiare sul serio…
Oggi il problema sarebbe ancora risolvibile. Se aspettano ancora, si innescherà l’ipernazionalismo con guerre a seguito.

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ob1KnoB
Scritto il 11 novembre 2011 at 16:02

A proposito di WTO: passa (abbastanza sotto silenzio) la notizia dell’ingresso (dopo 18anni di negoziati) di un’altra avanzata democrazia ovvero la Russia.

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zanella51
Scritto il 11 novembre 2011 at 16:21

bellissimo articolo estremamente semplicee comprensibile da chiunque, ma tantè i nostri politici occidentali non lo capiscono.
sono anni che ci portano vi il lavoro con una costanza certosina estremamente efficace, ma mi domando: a qualcuno sicuramente gioverà (mulinazionali che fanno profitti stellari delocalizzando), ma sono convinto che tutto si ritorcerà contro di loro una volta conquistato tutto il mondo i cinesi daranno una bella pedate nel culo a tutto l’occidente e tanti saluti a tutti

LA VEDO BRUTTA

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paolo41
Scritto il 11 novembre 2011 at 16:37

Gaolin, al solito ottimo e d’accordissimo….

aggiungerei, per chi non ha letto o sentito la notizia, che aziende americane dell’elettronica militare, per aumentare i margini di guadagno, hanno commissionato importanti componenti e centraline elettroniche a fornitori cinesi, prodotti che si sono rivelati potenzialmente difettosi.
Molti di questi componenti equipaggiavano aerei ed elicotteri, oltre che armamenti terrestri.
Non ho ben capito se queste commesse estere erano state assegnate alla luce del sole, cioè con l’assenso del Pentagono o meno; comunque l’indagine è in corso, ma non vorrei che …le potenti lobbies riusciranno a insabbiare tutto.

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Scritto il 11 novembre 2011 at 16:42

Ennesimo grande post di Gaolin…
Super chapeau!

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idleproc
Scritto il 11 novembre 2011 at 17:11

ob1KnoB@finanzaonline,

Guerra in Libia… Noi contavamo sul veto dei Russi… I Russi volevano entrare nel WTO… avevano il veto degli US… Governo italiano indebolito, diviso e quindi inaffidabile per accordi strategici di largo respiro… così gira il mondo… Non so quanto agli amici Russi sia convenuto entrare nel WTO però bisognerebbe leggere il testo dell’accordo e vedere se si sono riservati un paracadute. A differenza nostra.

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ob1KnoB
Scritto il 11 novembre 2011 at 17:53

Liberi pensieri
Ancora piu’ raccapricciante è non capire che oltre all’equazione +1 lavoratore cinese = -1 europeo o americano che di per sè basterebbe a far riflettere, non si capisce che in una generazione si trasferisce tutto il knowhow, tutta la ricerca, tutte le infrastrutture necessarie per ‘fare’, e inevitabilmente tutte le risorse. Dopodiche’ ci si accorgerà che non hai altro..
Oggi Lisbona è stata l’unica borsa a chiudere giu’ quasi esclusivamente per effetto dell’operazione Galp/Sinopec: cacchio begli aiuti danno i cinesi! Un pizzo pagato per l’assistenza ai collocamenti di bond governativi dei mesi scorsi.
Aveva ragione Naomi Klein? Penso proprio di sì. D’altra parte fino a quando ci sarà la coda (inverosimile!!) per acquistare l’Iphone4S perchè l’Iphone4 è out (dopo un anno) alla modica cifra di 5/600 euro di cosa vogliamo discutere? Abbiamo fatto lavorare il cinese, abbiamo dato utili allo s&p, un po’ anche alle banche (perchè abbiamo fatto un finanziamento personale per comprarlo) pero’ siamo fighi. Chissa se ci pensiamo, quando facciamo una telefonata, a quanto ci costa l’ammortamento del telefono…

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bergasim
Scritto il 11 novembre 2011 at 18:48

l’unico prodotto da esportare in cina con poca concorrenza può essere il sesso per le casalinghe milionarie made in cina, si sa li c’è l’hanno piccolo, potenzialmente potrebbe essere un mercato pa parecchi punti di pil.
Io ho già aperto una mia filiale la LA ITALIAN BUNGA BUNGA BERGASEX, ho bisogno di assumere 3 mila persone tra abbastanza dotate e super dotate, offresi ottima paga in base alle performance e al grado di soddisfazione delle clienti.

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bergasim
Scritto il 11 novembre 2011 at 18:58

bergasim,

Ecco, bel ringraziamento chi cerca di creare posti di lavoro viene trattato a pesci in faccia, ma in che mondo viviamo.

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salva73
Scritto il 11 novembre 2011 at 19:46

forse è l’ottima paga che lascia il dubbio…

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kry
Scritto il 11 novembre 2011 at 20:15

bergasim,

Ho appena letto la proposta. Io ce l’ho come i cinesi,però bianco il che potrebbe sembrare esotico. Comunque se questo è l’unico modo per metterlo in c— ai cinesi VENGOOOO GRATIS.

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lampo
Scritto il 11 novembre 2011 at 23:29

Bell’articolo Gaolin, complimenti per la semplicità. :-)

Ogni tanto penso però che questa evoluzione non sia il risultato solo di politiche cinesi… ma ci sia anche la compartecipazione di organizzazioni internazionali, al fine di salvare i bilanci di stati (leggi banche) che sono indebitati, non riescono a crescere in termini di PIL e adottato la stessa moneta, per cui non possono svalutare.

In pratica tali organizzazioni attuano in questo modo la loro teoria di svalutazione: riduzione degli stipendi e del welfare tra il 10 e 30% (quando va bene) e tentativo di riduzione dei prezzi dello stesso ammontare per evitare disordini sociali.

Ma siccome i prezzi non li puoi abbassare per decreto (visto che coinvolgono una miriade di operatori e complessi meccanismi economici)… ecco che incentivare “certe politiche” conviene. Ovvero incentivare le importazioni di prodotti a più basso costo… in maniera da ottenere lo stesso effetto.

Ovviamente la conseguente crisi del mercato del lavoro, aiutano l’applicazione della politica dell’austerity.

Vi ricorda qualcosa? :?: :roll:

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salva73
Scritto il 12 novembre 2011 at 08:29

http://www3.varesenews.it/lavoro/articolo.php?id=218200

non è alta finanza… ma è un esempio ‘sul campo’ o meglio ‘sulla nostra pelle’ che prova l’equazione +1 lavoratore cinese – 1 lavoratore occidentale =0.

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paolo41
Scritto il 12 novembre 2011 at 13:21

salva73@finanza,

….il fatto è che i prodotti del bianco sono stati localizzati dalla Samsung e altri produttori asiatici in Polonia (la maggior parte) e in un’altra nazione est-europea, di cui ora non ricordo il nome.
Avevo già postato questo argomento, concludendo che ci sarebbe stata una automatica crisi nell’area di Varese e, secondo me, non finisce lì…..
Gli investimenti in Polonia (per altro soluzione ottima dal punto di vista logistico per i mercati europei) sono stati sovvenzionati dal Governo polacco e credo anche dalla EU !!!!!
Naturalmente il costo del lavoro è più basso del nostro….

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Vincent Vega
Scritto il 12 novembre 2011 at 16:23

Pensieri in libertà di storia economica, tratto dalla Teoria dell’imitazione con differenze di Gerschenkron riferita ai modelli di imitazione dell’industrializzazione inglese (Seconda rivoluzione industriale – metà ‘800 circa)

“Una volta che un paese è riuscito a decollare (se ci è riuscito), il suo decollo può essere più rapido di quello del leader, per mezzo dei vantaggi dell’arretratezza, ossia, un paese imitatore può introdurre tecnologie già ottimizzate da altri, senza spreco di tempo e risorse, producendo un balzo di produttività molto più rapido di quello già prodotto dal leader. Così i paesi ritardatari avranno la possibilità persino di superare il paese leader (catching-up).
—————————————————————————

Commento personale: il Giappone ci ha provato, ma soprattutto a causa della scarsa popolazione non ci è riuscito. Quindi ora siamo qui a parlare di Cina che ci sta riuscendo eccome. Finito il processo di rincorsa, vedremo (o forse lo vedranno i nostri figli e noi ci godremo solo il declino dell’occidente :cry: ) se l’ ex follower (Cina), avendo assorbito tutto il know-how occindentale avrà le @@ per diventare il nuovo leader al 100%, ovvero a creare nuove tecnologie senza copiarle. Nel caso, riprenderà il ciclo: occidentali followers e cinesi leader. Amen!

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gaolin
Scritto il 12 novembre 2011 at 21:52

idleproc@finanza,

Proprio così. Le multinazionali occidentali della distribuzione sono i grandi alleati della Cina. Ma non solo.
– Anche gli importatori di cianfrusaglie cinesi di stanza a Napoli e dintorni se la stanno passando più che bene.
– Anche i buyer delle grandi aziende fanno la loro bella figura, , potendosi vantare di avere ridotto il valore degli acquisti, soppiantando i fornitori occidentali con quelli cinesi.
– Anche gli imporatori cinesi che si sono stanziati in Italia e forniscono gli ambulanti che scorazzano nei mercatini di tutta Italia sono ben contenti dei lauti guadagni che fanno in EURO e che poi subito inviano in patria per avere i corrispondenti Renmimbi.
– Anche i normali cittadini occidentali sono contenti di comprare a basso prezzo tutto ciò che arriva dalla Cina.
Insomma di preservare il lavoro vero sembra non interessi nessuno, tranno coloro che lo perdono senza sapere bene perchè.
Tutto ciò è criminale ma così è.

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gaolin
Scritto il 12 novembre 2011 at 22:01

zanella51@finanza,

Il futuro del verbo ritorcersi è già cominciato da un po’.
Quanto sta accadendo nelle nostre economie reali occidentali è già più che manifesto. In Italia poi siamo veramente messi male.
Quello che appare incomprensibile è che nemmeno a livello di associazioni imprenditoriali ci sia una decisa levata di scudi contro questa drammatica situazione, anzi tragica situazione.

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gaolin
Scritto il 12 novembre 2011 at 22:10

lampo,

In effetti, oltre che nelle multinazionali della grande distribuzione la Cina ha nella finanza Casinò occidentale il secondo grande alleato
Questa venderebbe l’anima al diavolo pur di continuare ad alimentare la montagna di carta straccia che ci sta sommergendo.
Anche questo i cinesi lo sanno bene

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gaolin
Scritto il 12 novembre 2011 at 22:20

paolo41,

Ciao Paolo 41.
Se può farti onore sei uno dei 4 gatti.
A parte gli scherzi e per tua info ti segnalo che il costo del lavoro in Polonia è circa 1/3 di quello in Italia e il costo della vita in quel paese è circa 1/2 del nostro, esclusi ovviamente i beni di importazione.
Non sono ancora nell’EURO e questa è la loro fortuna. Ma sembra che l’attuale primo ministro si stia dando da fare per entrarci. Chissà quale lobby l’ha convinto.

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tuscany
Scritto il 13 novembre 2011 at 16:34

salve a tutti e complimenti per il blog. vengo al dunque: ma se la cina tiene il cambio a questi livelli noi non possiamo costringerla ad alzarlo, giusto? loro fanno (giustamente) l’ interesse della nazione ma i nostri politici non sono da meno,fanno…l’ interessi delle multinazionali da cui hanno preso laute sovvenzioni per la loro ascesa politica. il gioco funzionerà fino a che non saremo VERAMENTE sul lastrico. la finanza ha creato le condizioni per creare una fabbrica che soddisfi la domanda MONDIALE, si chiama CINA. è inutile progettare e brevettare se poi nel giro di 2-3 anni non siamo più in grado di produrre perchè l’ idea è stata copiata e rivenduta ad una sciocchezza. il libero mercato, in queste condizioni, non deve sempicemente esistere. o si cambiano le regole del gioco a livello mondiale, (e non credo che sia possibile) o proteggiamo i nostri interessi con dei dazi doganali talmente alti da rendere competitiva la cina al nosto pari. noi sicuramente non venderemo più in cina ma anche per loro sarebbe mooolto difficile penetrare nel nostro mercato visto che a pari prezzo (come credo sia giusto) si ritroverebbero con una concorrenza particolarmente competente. scusate la soluzione particolarmente semplicistica e sicuramente inattuabile ma io non vedo alternative. ovviamente accetto insulti. :mrgreen:

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