Spending review: corsa agli armamenti. Italiani più poveri ma… più armati!

Scritto il alle 11:11 da Danilo DT

Evviva la politica delle incongruenze. Evviva la politica dei favoritismi.

Sono stati i giorni della cosiddetta “spending review”, un taglio netto a tutto quello che riguarda la spesa pubblica. Sicuramente molti tagli sono stati giusti, ma altri sono ampiamente discutibili. In questa sede non voglio dire cosa è bene e cosa è male.

Dico solo che il Governo può anche partire con le più buone intenzioni, ma poi…come sempre entra la politica tradizionale che costrige a fare correzioni… L’interesse comune viene sempre meno e certi stereotipi NON vengono abbattuti. E questo è uno di qeui temi che mi fanno veramente incavolare.
Ecco cosa ho trovato sul sito della Corte dei Conti…
E’ incredibile che oggi, anno 2012, l’austerity vada a colpire i servizi ESSENZIALI mentre certe spese ASSURDE legate agli armamenti vengano invece mantenute…
Leggete ed inorridite…

E’ tempo di sacrifici per tutto il Paese e il ministro Giampaolo Di Paola ha già segnalato la disponibilità delle Forze Armate a bilanci più austeri. Ma alla fine i tagli della Difesa sembrano davvero poca cosa, sia nel testo della Spending Review sia nel progetto di riforma dello strumento militare, in discussione al Senato (…) Riflessi sulla presenza ma non per gli armamenti del contingente in Afghanistan «è incrementato di 1.000 milioni di euro» . In realtà è una riduzione di oltre 400 milioni, perché gli stanziamenti attuali prevedevano 1.430 milioni. E questo vuol dire che i contingenti schierati in Afghanistan, nei Balcani e in Libano dovranno probabilmente essere ridotti. (…) In altre parole, il piano della Difesa è quello di «ridurre le spese del personale, ma per aumentare le spese destinate all’esercizio e agli investimenti». (…) La parola «investimenti», invece, è quella su cui le discussioni sono accanite: comprende anche l’acquisizione di sistemi d’arma. Di Paola parla di «alta tecnologia», intendendo di fatto due programmi: uno è quello del «soldato futuro», la digitalizzazione delle truppe, per cui si prevede una spesa pari a 16 miliardi. 12 miliardi riguardano i controversi F-35, gli aerei più costosi della Storia, duecento milioni di dollari l’uno. I cacciabombardieri sono al centro di polemiche ovunque: negli Usa sono stati considerati «un disastro» dai commentatori politici di Foreign Policy, poi il Pentagono ha ammesso i caccia non sono protetti contro la guerra elettronica e potrebbero essere persino «hackerati». Nei giorni scorsi persino il senatore Carl Levin, presidente della commissione Forze armate, ha chiesto che Pentagono e Congresso premano sulla Lockheed perché l’azienda abbassi i suoi listini. In Italia i caccia sono al centro della campagna «Taglia le ali alle armi», ma il ministro non è disposto a rinunciarci, anche perché gli F-35, nella versione a decollo corto, sono indispensabili per la prediletta portaerei Cavour.

***

F-35 Joint Strike Fighter Cacciabombardiere della Lockheed Martin

II programma d’acquisto dell’Italia: 90 aerei

Costo 200 di ogni apparecchio milioni di euro. Previsione 12 minima di miliardi spesa in 12 anni di euro

Costo Portaerei Cavour: 1,4 Mld di Euro e 200 Mila Euro/giorno di spese di navigazionie

A cui poi andremo ad aggiungere 121 Eurofighter più 100 elicotteri Nh90 della Fregata Fremm, la quale costa, come scritto dal sito sopracitato, altri 6 miliardi di Euro.
Insomma, potremo essere orgogliosi del nostro armamento super avanzato. Ma saremo tutti più poveri.

Intanto le banche d’affari USA tagliano le stime proprio sul deficit italiano:

JP Morgan lowered its forecast for Italy’s 2012 budget deficit from €45 billion (2.8% of GDP) to €36 billion (2.3% of GDP). JPM still sees the Italian government unable to meet its original deficit target of €27 billion (1.7% of GDP).

According to the bank’s calculations, “the cumulative budget deficit through to June has run around €6 billion above where it would need to be to achieve that government’s full-year target.” (EFX)

Evviva.

STAY TUNED!

DT

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13 commenti Commenta
idleproc
Scritto il 9 luglio 2012 at 11:29

…è che nel “pacchetto Monti” ci siamo presi anche la “geopolitica Monti” e dobbiamo andar a bombardare “democraticamente” in giro.

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atomictonto
Scritto il 9 luglio 2012 at 11:29

DT il mercato degli armamenti, sopratutto aereonautici, è molto particolare.
Molte persone tendono a pensare o equiparare questo genere di acquisti a cose comuni di tutti i giorni come l’acquisto di elettrodomestici o automobili.
Le cose sono molto diverse (ne so qualcosa perchè tra i nostri clienti ci sono la Boeing, la Raytheon e la Aermacchi), non si entra in un concessionario, si ordinano 10 caccia (ad esempio F-35) e si aspetta di ritirarli.
I caccia militari, sopratutto i modelli più recenti, vengono “venduti” non solo con fasi di consegna scaglionate ma comprensive di “development rate” o fasi di sviluppo di solito denominate con delle lettere (da qui i vari modelli, ad esempio F-16E, F-16G o C-130D, C-130J etc..) con contratti ultra-ventennali.
In pratica quando si firma un contratto di “acquisto” di un tot di aerei militari si sta firmando l’equivalente di un contratto di mutuo sviluppo che prevede che entrambe le parti contribuiscano al raggiungimento delle varie fasi di sviluppo pianificate, il produttore principalmente dal punto di vista delle implementazioni tecniche ed integrative dei sistemi di avionica ed il contraente dal punto di vista delle ore di volo/test e di combattimenti/simulazioni.
I contratti inolte non si intendono “as is” o “chiavi in mano” e chi si è visto si è visto: prevedono appunto lo sviluppo e l’upgrade successivo degli esemplari ordinati e la fornitura di parti di ricambio ed eventuali adeguamenti a nuovi standard comuni (NATO..) e di solito coprono l’intera vita operativa dei velivoli “comprati” (25-30 anni).
Non è cosi semplice “tagliare” questi contratti, infatti l’Italia per ora ha taglaito solo la quota “di rotazione” dell’ordine consistente in 15-18 esemplari previsti per la rotazione durante le fasi di terra forzate per aggiornamenti (in pratica rinunciamo ad avere nel periodo un tot garantito di esemplari operativi am avremo numeri altalenanti di esemplari “operation ready” in base ai cicli e tempi di upgrade).
Saluti

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ob1KnoB
Scritto il 9 luglio 2012 at 11:39

atomictonto@finanza,
….più o meno come le pensioni..o il bilancio dello stato

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Scritto il 9 luglio 2012 at 11:45

:o
QUindi è come firmare una condanna a morte…
Non male ….

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atomictonto
Scritto il 9 luglio 2012 at 12:05

Dream Theater,

In effetti quesi contratti legano in modo forte il venditore ed il contraente.
Vanno considerati 2 fattori: un modello “vecchio” (per dire modello, o meglio livello di sviluppo, “C”) è quasi impotente di fronte al successivo livello di sviluppo “D” e quindi abbastanza inutile in un quadro geo-strategico.
Per questo vengono venduti velivoli comprensivi delle successive fasi di sviluppo.
Secondo fattore nessuno rilascerebbe propria tecnologia militare senza la garanzia di aver un partner legato a doppio filo almeno per qualche decennio….
Altrimenti sul mercato parallelo ci sono partite di vecchi velivoli buoni per i vari dittatorelli regionali e piccoli oligarchi che non hanno alcun valore contro le potenze tradizionali (NATO, Russia, Truchia, Israele e Giappone con i conseguenti equilibri regionali e globali che ne conseguono).

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atomictonto
Scritto il 9 luglio 2012 at 12:22

Piccola nota:
l’immagine del post non mostra un Lockeed F-35 ma un Eurofighter Typhoon, probabilmentre la versione C tra le prime consegnate, anche all’Italia, e priva di capacità AESA (Active Electronic Scanned Array) una capacità radar introdota nella versione D del 2007.
L’F-35 è invece visibile qui: http://blogs.defenceaviation.com/aoa/f-35-and-indian-air-force-an-unlikely-combination.html
L’F-35 è un caccia multiruolo, con capacità Stealth (invisibile ai radar), con una caratteristica unica: quella di poter atterrare, rifornirsi, riarmarsi e ridecollare da qualunque base o portaerei USA o NATO, da qui il nome in codice JSF, Joint Strike fighter.
Strategicamente consente all’Italia ed agli altri paesi coinvolti di operare in totale interoperabilità con, ad esempio, le flotte USA…ed il contrario.
Ovvero in un ipotetico teatro mediterraneo potremmo chiedere agli USA di “prestarci” la Sesta Flotta e le sue portaerei nel mediterraneo come “stazioni di servizio” per i nostri F-35 estendendo fino al centro Africa ed al profondo medio oriente la nostra proiezione offensiva.
E’ un vantaggio geo-strategico che non ci siamo mai sognati.

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idleproc
Scritto il 9 luglio 2012 at 12:38

atomictonto@finanza,

Anche a me “piacciono” da un punto di vista tecnico e strategico, il punto da discutere è, secondo me, la strategia e la dipendenza.

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ob1KnoB
Scritto il 9 luglio 2012 at 12:48

Dream Theater,

..la propria…
Se solo il 50% delle risorse di cui sopra fosse stato investito per pagare gli interessi per 10 anni di un finanziamento finalizzato alla realizzazione di un impianto fv ‘domestico’ a tutte le famiglie o piccole imprese che ne avessero fatto richiesta si sarebbero sistemate le bollette di un paio di milioni di famiglie, avremmo creato un indotto di 200/300 mila persone (in regola e paganti tasse e contributi), avremmo fatto lavorare le banche con rischi accettabili, avremmo risparmiato in vent’anni una quindicina di miliardi di acquisti di energia dall’estero etc etc.e senza incentivazioni e speculazioni.
Invece oggi è stato firmato il nuovo ‘conto energia’ (un aborto nei fatti). Forse perchè preferiamo, non solo spendere risorse per comprare energia ma anche spendere risorse per difendere con le armi e la nostra geopolitica il nostro (?!) diritto di buttare i soldi nella peggior maniera possibile.
Ma tant’è… aerei da caccia, portaerei, centrali nucleari, rifiuti, rigassificatori, bonifiche e gestione del territorio, passanti ferroviari ed autostradali inutili, esodati e guardie forestali, dirigenti regionali e ricerca nei farmaci con l’ assistenza sanitaria, costi dei libri nella scuola dell’obbligo… (e l’elenco è interminabile) non sono forse figli di un meditato processo di valutazione a lungo termine? Review, review

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Scritto il 9 luglio 2012 at 13:29

atomictonto@finanza,

opppsss… cambiata l’immagine….
colpa di internet!!!!!

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vichingo
Scritto il 9 luglio 2012 at 13:46

ob1KnoB@finanzaonline,

Hai il nickname da alieno, ma ragioni da “terrestre” e condivido quasi tutto quello che hai detto. La mia opinione in merito è questa:
– riduzione drastica delle spese militari, riducendo le nostre forze armate, trasformandole in gruppi altamente e tecnologicamente efficienti ed utilizzarle soprattutto per estirpare il nostro cancro che si chiama criminalità organizzata; fino a che le varie mafie non saranno distrutte la parola “crescita” sarà solo un miraggio.
– riduzione drastica della nostra partecipazione alle missioni all’estero, concentrandosi, appunto, sul nostro paese;
– potenziamento delle forze di polizia e carabinieri sempre nella “guerra” alla criminalità organizzata”, aumentando il loro stipendio e cacciare coloro i quali si sono macchiati di azioni atroci come quello alla scuola Diatz o in tutti quei casi nei quali sono state assassinate delle persone inermi come Aldrovandi e purtroppo tanti altri. Ci sono “eroi”, anche nelle nostre forze dell’ordine, basta pensare alla scorta di Falcone, Borsellino e a tanti altri, mi viene in mente anche Salvo D’Acquisto,ai quali va la mia stima e riconoscenza per il loro sacrificio: quelli sono i veri tutori della legalità e della giustizia.

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andrea75
Scritto il 9 luglio 2012 at 15:46

E’ difficile ma provo a creare un “sommario” quadro generale:

Quanto pesa la difesa sul PIL?
Depurata dalla componente “personale” la spesa militare italiana è pari a circa lo 0,50% del Pil (fonte http://epistemes.org/2011/12/16/pochi-risparmi-dalla-difesa/)

Utilità dell’acquisto di nuovi assetti?
Se riteniamo che la guerra tra Stati faccia parte della storia, allora l’F-35 non ci serve. Se pensiamo che la crescita militare di Cina, Iran, India o Russia rappresenti una possibile minaccia per il futuro, allora un programma come l’F-35 (o FREMM, o Soldato Futuro) può avere una sua ragion d’essere.
Eventuali tagli ad un settore particolare qual’è la difesa devono essere ragionati e programmati sulla base di indirizzi di medio lungo periodo: operare tagli rincorrendo le emergenze di bilancio ci penalizza in investimenti, addestramento e status internazionale (dove per status intendo essere reputati una nazione attendibile, in grado di assumersi responsabilità, di essere parte di un’alleanza militare come paese di rilievo).
Senza delle FF.AA. con un minimo di credibilità il nostro paese sarebbe relegato ad un ruolo di potenza regionale medio-piccola di secondo livello e tutte le decisioni assunte in consessi internazionali (incluse quelle che ci riguardano direttamente) passerebbero sopra le nostre teste (ad esempio Libia).

Missioni internazionali
La nostra politica estera è principalmente basata sulle missioni militari internazionali. Siamo membri di un’alleanza militare e di un’unione politica. E’ auspicabile diventare via via sempre più irrilevanti?
E non dimentichiamo che qualche interesse da difendere lo abbiamo anche noi. Notizia recente: dallo scorso mese di Ottobre sono state eseguite 77 attivita’ di protezione alle navi mercantili italiane al largo del Corno d’Africa da parte di militari della Marina, a fronte di 107 richieste pervenute.

Mi fermo qui.

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schwefelwolf
Scritto il 9 luglio 2012 at 16:55

andrea75@finanza,

Sarò – anche in questo caso – un po’ troppo “conservatore”, ma non credo che basti equipaggiare le proprie FFAA con sistemi d’avanguardia (o almeno in linea con lo stato della tecnica) per garantirsi una “credibilità”. La credibilità vera è quella che nasce dalle capacità operative reali – che a loro volta presuppongono livelli di autonomia/sovranità politico-strategica e assetti addestrativi e tattico-operativi militari confermati sul campo.

In altri termini: perché gli inglesi, i francesi o gli israeliani vengono visti con occhio diverso da quello riservato a italiani (o anche ai tedeschi, olandesi, polacchi etc.)? Non basta girare armati per l’Afganistan o per qualche altra parte del mondo e portare la “pace” alle popolazioni (facendosi magari anche ammazzare).

Come in tutti i settori della vita, anche quello delle zone di guerra conosce solo i protagonisti (cioè coloro che la guerra la fanno, e la fanno sul serio – da un lato o dall’altro del “fronte”), poi le “comparse” ( i vari italiani, tedeschi, olandesi, “Caschi Blú” etc., che presenziano in qualche modo, magari – appunto – con incarichi “umanitari” che nulla hanno a che vedere con la loro funzione teorica originaria, cioè, trattandosi di soldati, militare) e infine spettatori/vittime (le popolazioni).

Un vero soldato ha, inevitabilmente, piú rispetto per un valido avversario che per un alleato inerme od inetto: anche se l’alleato ha qualche bell’elicottero o una corazzata da qualche parte. Ma questi, in Italia, sono discorsi che non si sono capiti neanche ai tempi degli “otto milioni di baionette”. Figuriamoci oggi…

Insomma – per avere “credibilità” militare non servono tanto i soldi, quanto altri attributi, e la possibilità (la facoltà) di dimostrarli.

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andrea75
Scritto il 9 luglio 2012 at 17:25

schwefelwolf@finanza:
andrea75@finanza,

Sarò – anche in questo caso – un po’ troppo “conservatore”, ma non credo che basti equipaggiare le proprie FFAA con sistemi d’avanguardia (o almeno in linea con lo stato della tecnica) per garantirsi una “credibilità”. La credibilità vera è quella che nasce dalle capacità operative reali – che a loro volta presuppongono livelli di autonomia/sovranitàpolitico-strategica e assetti addestrativi e tattico-operativi militari confermati sul campo.

In altri termini: perché gli inglesi, i francesi o gli israeliani vengono visti con occhio diverso da quello riservato a italiani (o anche ai tedeschi, olandesi, polacchi etc.)? Non basta girare armati per l’Afganistan o per qualche altra parte del mondo e portare la “pace” alle popolazioni (facendosi magari anche ammazzare).

Come in tutti i settori della vita, anche quello delle zone di guerra conosce solo i protagonisti (cioè coloro che la guerra la fanno, e la fanno sul serio – da un lato o dall’altro del “fronte”), poi le “comparse” ( i vari italiani, tedeschi, olandesi, “Caschi Blú” etc., che presenziano in qualche modo, magari – appunto – con incarichi “umanitari” che nulla hanno a che vedere con la loro funzione teorica originaria, cioè, trattandosi di soldati, militare) e infine spettatori/vittime (le popolazioni).

Un vero soldato ha, inevitabilmente, piú rispetto per un valido avversario che per un alleato inerme od inetto: anche se l’alleato ha qualche bell’elicottero o una corazzata da qualche parte. Ma questi, in Italia, sono discorsi che non si sono capiti neanche ai tempi degli “otto milioni di baionette”. Figuriamoci oggi…

Insomma – per avere “credibilità” militare non servono tanto i soldi, quanto altri attributi, e la possibilità (la facoltà) di dimostrarli.

Sulla differenza tra noi italiani e gli inglesi o i francesi posso risponderti al volo: sono le regole di ingaggio o “cavet” stabilite dalla politica (cioè i limiti di quello che un militare italiano può o non può fare), e – a mio avviso giustamente – conosciute e condivise dall’opinione pubblica.
Nel Regno Unito è cosa del tutto normale inviare oltre manica delle truppe “combact ready”, questo per via della loro tradizione militare e come retaggio del loro impero. La maggioranza dei sudditi britannici non ha obiezioni su questo.
Da noi ogni volta che viene istituta una missione militare viene chiamata “Contingente di pace”, altrimenti non si parte nemmeno.
Io ritengo che la principale differenza sia di tipo culturale, prima che di capacità operative.

Quanto agli equipaggiamenti: noi, al di fuori del territorio nazionale, non operiamo mai in modo autonomo, ma siamo sempre inclusi in un alleanza o in una coalizione multinazionale e interforze (joint & combined). Per la maggior parte dei casi all’interno della NATO.
Se i nostri alleati schierano in un teatro operativo assetti militari di ultima generazione, quale considerazione credi che avrebbe l’Italia nel caso in cui si presentasse con assetti orami superati e quindi non compatibili e non interconnessi? Torneremmo ad essere l’Italietta insignificate.
Cito, solo a titolo di esempio, visto che l’articolo è soprattutto incentrato su questo: il cacciabombardiere JSF F-35 ci permetterà di operare congiuntamente con le FF.AA. di USA, UK, Olanda (in forse), Turchia e Canada (in ambito NATO), e Giappone e Israele al di fuori (ho sicuramente dimenticato quache paese).
La Fregata FREMM consente una interoperabilità con la Francia, ecc…

Vorrei chiarire ulteriormente il mio pensiero: io non difendo ad ogni costo la spese militare, però vorrei che venisse considerata per quello che realmente è, una parte importante, anche se non direttamente percepibile, del nostro sistema paese.
Quando si parla di tagli alla sanità piuttosto che all’istruzione o alla ricerca ci si indigna perchè è più semplice percepire ed immaginare le conseguenze che quei tagli porteranno.
La mia impressione è che lo stesso ragionamento non venga fatto quando si parla di spese militari!

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