Aziende partecipate pubbliche: la spending review di Cottarelli cosa ci porterà?

Scritto il alle 10:30 da Danilo DT

Spending-review-cottarelliLa verità, forse, sta nel fatto che nessuno si immagina la dimensione degli sprechi che sta distruggendo il nostro paese. La malagesione del pubblico ha distrutto quello che poteva essere uno stato tra i più ricchi e dominanti in Eurozona. Ed invece oggi ci ritroviamo qui, a leccarci le ferite, a cercare di sopravvivere senza affogare definitivamente nel debito, a combattere la disoccupazione, a cercare rimedio alla recessione, a trovare delle soluzioni che possano portare a quelle riforme che, come sempre, devono essere mediate e che quindi perdono in efficacia.
La notizia di ieri che più mi ha impressionato sul Bel Paese è ovviamente quella sulla spending review di Carlo Cottarelli.

Sono 1.424 (circa 1 su 4) le partecipate da enti locali con un rendimento negativo rispetto al capitale investito (Roe). È quanto emerge da uno studio del commissario alla spending review, Carlo Cottarelli che passa a setaccio 5.264 società per le quali sono disponibili i conti del 2012. Lo studio è sul sito della revisione della spesa. Inoltre ci sono oltre mille società partecipate hanno un bilancio al “non disponibile”. Si tratta di 1.075 società di cui “non sono disponibili i bilanci” con sede in praticamente tutte le regioni italiane: si va da aziende per il turismo ad associazioni per la formazione a consorzi per la tutela dei parchi.
Sono invece 143 le società che presentano un bilancio negativo nel 2012. La ‘maglia nera’ va alla Cmv Spa di Venezia con un bilancio in rosso di 20 milioni e 316 mila euro, seguita da Fiera di Roma Spa con un bilancio negativo di 15 milioni e 703 mila euro e da Cotral, partecipata dalla Regione Lazio e e dal Comune di Roma, in negativo di circa 15 milioni. (HP

Una su quattro potrebbe rappresentare un salasso? Forse perchè le altre tre sono necessarie per tutelare qualche amico di partito… Elucubrazioni a parte, il taglio degli sprechi, la riorganizzazione del settore pubblico e una parvenza di ottimizzazione della pubblica amministrazione possono veramente cambiare le carte in tavola. Ma quanto tempo occorrerà? E soprattutto, ora che questi dati sono stati messi in chiaro, cambierà qualcosa oppure ci si celerà dietro ai soliti discorsi ormai triti e ritriti?

Alcune questioni chiave irrisolte

Ma ora, caro Dottor Cottarelli, raccontacela tutta e dicci nel dettaglio:

spending-review-258– che succederà per le 143 società che hanno patrimonio negativo?

– Invece quelle che non hanno nemmeno un bilancio in data 2012 verranno liquidate? Cedute? Rifondate? E con quali rapporti costi/benefici? Tenete conto che in questo gruppo ci sono ben 1.075 società!

– Quelle invece che sono delle VERE voragini in quanto già fin d’ora NON operative, ci dica caro Dott. Cottarelli, che ne sarà di queste società? Certo, verranno forse chiuse ma…se sono state mantenute in vita è perché qualcuno aveva degli interessi, magari si doveva riciclare qualche politico.

– E per i dipendenti di queste ultime aziende, ci sarà la cassa integrazione, la mobilità o cosa? E anche qui, con quali rapporti costi/benefici?

– Ed infine, in quelle aziende dove sono state trovate delle incongruenze di bilancio, cosa accadrà? E al management? Tutti santificati oppure si prenderanno provvedimenti?

Queste sono solo alcune delle domande che mi sono venute in mente rivedendo alcuni punti del documento citato nel post. Credo che i lettori ne abbiamo anche molte più delle mie e anche più interessanti da fare al Dott. Cottarelli… Il passo che dobbiamo fare è quello di avere il coraggio di cambiare le cose abbattendo certi diritti acquisiti. Se non si ha questa evoluzione di tipo mentale, aumentando l’elasticità (non solo nel mondo lavorativo, sia ben chiaro, io mi riferisco ad un cambio di mentalità) non si andrà da nessuna parte, si faranno delle splendide ricerche e nulla cambierà e il taglio delle inefficenze, necessario per una rimodulazione del percorso fiscale, sarà inefficace o poco significativo. Come sempre, d’altronde.

STAY TUNED!

Danilo DT

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2 commenti Commenta
shanti
Scritto il 27 agosto 2014 at 21:25

Mi auguro che il ROE non sia l’unico parametro utilizzato per valutare le società a partecipazione pubblica. Come si potrebbe, ad esempio, mettere sullo stesso piano un’azienda che fornisce servizi sociali per conto di un comune ed una che invece si occupa di servizi cimiteriali (perdonatemi quet’ultimo oggetto di paragone)? Nel primo caso per raggiungere uno straccio di pareggio è ovvio che una società debba ricevere trasferimenti dagli enti locali per cui sta eseguendo il servizio, vicerversa, credo che per la seconda sia evidente a tutti che le entrate dei “fruitori” siano ampiamente sufficenti a coprire le spese (o almeno dovrebbero esserlo viste le tariffe). Ciò non toglie la necessità di intervenire in questo settore in cui sono evidenti le tragedie come ad esempio per le società che non sono in grado di fornire il bilancio. Credo sia davvero necessario prendere di petto la problematica anche perchè spesso gli enti locali hanno usato le società partecipate per nascondere i propri debiti visto che la normativa non richiede ancora la stesura di un bilancio consolidato. Il rischio però è di buttare il bambino con l’acqua sporca alimentando così i soliti insani appetiti di una economia invischiata con la politica.

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perplessa
Scritto il 27 agosto 2014 at 23:29

http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/02/07/civis-di-bologna-denunciato-un-altro-danno-erariale-si-arriva-a-91-milioni-di-euro/873511/ cosa fa cottarelli per prevenire questo andazzo? non ho seguito problemi analoghi in altre città

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