Narcisismo economico

Scritto il alle 15:09 da Danilo DT

Il buon David Rosenberg è stato uno dei più stimati analisti in circolazione, uno dei pochi che da sempre ha avuto una view molto poco allegra sui mercati, uno di quelli che, quindi nel 2008 ha avuto ragione nell’intravvedere la crisi subprime.
Questa sua celebrità, condivisa con elementi del calibro di Marc Faber e Nouriel Roubini, tanto per citarne un paio, è poi venuta meno, in quanto il buon david Rosenberg ha ignorato l’ipotesi di rimbalzo delle borse ed ha sempre continuato ad avere una view abbastanza catastrofista.
Recentemente ha certo ammesso alcune sue colpe, migliorando lievemente view e target. Malgrado questo, resta sempre uno degli analisti più bearish in circolazione.
Ciò non deve però essere un fattore discriminante, anche perchè le sue analisi, sono sempre accompagnate da dati e grafici assolutamente inequivocabili.
Proprio come in questo caso. In uno dei suoi report giornalieri, il buon David Rosenberg ci parla di problemi fiscali USA.

The United States is not Greece. Nor is it any European country. It is the U.S.A. We get it. Best political system. Best economy. Most ingenuity. Reserve currency. We get it. And, the U.S. is never going to default on its obligations because it is, in fact, the world’s reserve currency and as such has full control of the printing press. And, nothing above was meant to be facetious.
As hedonistic as it is, the U.S. economy is the most flexible and adaptable economy, and for a whole host of reasons. At the same time, the national balance sheet is grim. The national debt/GDP ratio is about to pierce 100% and that does not include the state/local government morass nor the wave of off balance sheet items and underfunded liabilities, which would then take that ratio north of 500% . That is the grim truth. (Source: David Rosenberg)


Da una parte sembra una presa in giro per il sistema economico in generale.
USA troppo forti, USA troppo protagonisti, USA troppo importanti. Impossibile vedere gli USA in default, anche perchè è l’unico stato che oggi può permettersi di stampare carta a josa, con la consapevolezza che, qualcuno, da qualche parte del mondo, la continua a considerare come un
“bene rifugio”.
Però in molti si dimenticano del peso del debito, delle proiezioni future e, soprattutto, del fardello del disavanzo pubblico, del deficit, quindi, e del peso degli interessi che lo Stato americano dovrà pagare come interessisul debito stesso.
Il grafico qui sopra vuole appunto illustrare questo aspetto.
A Sinistra vedete il rapporto Debito pubblico /PIL USA, a destra invece il rapporto tra interessi pagati sul debito e totale delle entrate fiscali.
Come potete vedere nei prossimi anni (e già lo sapevamo) il rapporto debito pubblico/PIL non farà altro che lievitare, lievitare, fino a salire oltre il 100% tra qualche anno.
Ma ben più grave è il grafico di destra. Come potete vedere, gli interessi passivi sul debito pubblico arriveranno a pesare sul 30% delle entrate fiscali. Un vero sproposito!
Tagliare ulteriormente la spesa pubblica? Ci sono certi servizi in USA che sono veramente alla canna del gas…

Mi domando: ma come potrà lo stato americano finanziare lo sviluppo visto che il 30% delle entrate dovrà essere speso in interessi? Il sistema sarà nuovamente costretto a stampare dollari previa emissione di nuove obbligazioni? Ovvio che non può essere così. Spero che se ne rendano conti i signori governanti USA, perchè il danno avrebbe effetti geometrici e, un bel giorno, incontrollabili.
Ops, scusate, ma qual’è il problema?
Loro sono troppo furbi, troppo potenti, troppo grandi per fallire….

If you pop into a toilet on the Seattle waterfront this summer, you might see over-flowing bins. The reason? A polite notice explains that “because of 2010 budget reductions”, the Seattle government can no longer afford to “service this comfort station” each day. Hence the dirt. (Source: FT)

STAY TUNED!

DT

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