Macroeconomia e oro: BernanQE raddrizza il tiro sul tapering

Scritto il alle 13:44 da Roy Reale

GUEST POST: analisi di quotazione oro e il comportamento delle banche centrali.

Contrordine di Ben BernanQE in merito alle posizioni espresse settimane or sono riguardo al “tapering” ovvero al programma di ridimensionamento degli acquisti di bond sul mercato. Durante l’audizione davanti alla Commissione Servizi Finanziari della Camera dei Rappresentanti, BernanQE ha chiarito che se l’economia a stelle e strisce non dovesse riprendersi come da previsioni della FED quest’ultima potrebbe addirittura aumentare il ritmo degli acquisti di titoli sul mercato.

BernanQE ha confermato inoltre che la politica monetaria espansiva andra’ avanti e che i tassi d’interesse rimarranno ai minimi storici per un lungo periodo di tempo.  L’economia americana, nonostante i proclami di un’eventuale “ripresa” (sempre da parte di BernanQE) sembra non volerne sentire parlare. I dati parlano chiaro e sono assai negativi.  Certo, il mercato azionario USA e’ ai massimi di tutti i tempi. BernanQE strepita circa il basso livello d’inflazione raggiunto, tasso di disoccupazione ufficialmente in calo.

Ma questo e’ un solo lato della medaglia (e per giunta assai discutibile) che i media mainstream allineati alle posizioni del Governo USA e della sua Banca Centrale vorrebbero farci credere.

Purtroppo, se guardiamo i dati di lungo periodo, si evince che l’economia a stelle e strisce e’ in costante declino da dieci anni a questa parte.  Quello che i mercati azionari e obbligazionari stanno sperimentando e’ una “bolla” gonfiata ad arte tramite massicce iniezioni di liquidita’ da parte della FED. Una volta che la “droga” della liquidita’ finisce (o addirittura si minaccia di far finire), l’effetto ricchezza (per pochi e non per tutti) si palesa per quello che realmente e’: un prodotto dell’illusione monetaria, con ripercussioni di lungo periodo che potrebbero portare gli USA (e l’intero pianeta) a un risveglio al mondo reale piuttosto brusco.

Per citare alcuni dati. La citta’ di Detroit (Michigan) ha appena presentato istanza di fallimento (bancarotta – ovvero Capitolo 9). Sara’ il piu’ grande fallimento municipale nella storia degli Stati Uniti.

Le richieste di disoccupazione sono al massimo dal 2009. Nel mese di giugno la spesa per consumo nei ristoranti e bar e’  calata ai minimi di febbraio 2008. Da maggio di quest’anno, le richieste di accensioni di mutui sono in calo del 45%.  Il mese scorso, gli USA hanno perso 240.000 posti di lavoro a tempo pieno (full-time jobs).   Il 40% dei lavoratori americani guadagna meno di 20.000 dollari l’anno.  Il numero dei buoni pasto governativi (food stamps) e’ aumentato del 50% da quando Barack Obama e’ alla Casa Bianca.

Nell’anno fiscale 2013, il Governo degli USA prendera’ in prestito la “modica” cifra di 4.000 miliardi di dollari. Se la FED non continuasse con la sua politica ultra-espansiva e i tassi d’interesse dovesse lievitare ulteriormente, il servizio sul debito pubblico diverrebbe ingestibile.  Abbiamo approfondito la creazione del debito e l’ingiusto sistema degli interessi in questo Report gratuito.

Se i tassi d’interesse sul titolo decennale USA (utilizzato come benchmark) dovessero schizzare al 5%, su un debito pubblico di $20.000 miliardi, gli USA dovrebbero sborsare 1.000 miliardi di dollari annui solo di interessi passivi.

Secondo uno studio dell’economista della Boston University, Laurence Kotlikoff, il Governo degli Stati Uniti sta “coltivando” una serie di passivita’ future che dovranno essere pagate (pensioni, sistema sanitario e settore militare). Laurence sostiene che gli USA dovranno affrontare un gap fiscale di ben 220.000 miliardi di dollari nei prossimi anni.

Gli USA consumano piu’ ricchezza di quanto producano. Il debito pubblico e privato sta crescendo a ritmi molto piu’ veloci di quanto non faccia l’economia da almeno 10 anni a questa parte.

La quota di PIL mondiale attribuibile agli USA e’  in calo da almeno 10 anni.

La poverta’ esplode negli USA: i fallimenti municipali e delle contee sono ormai un fatto acclarato e che tendera’ ad accelerare negli anni a venire. Wall Street e’ un gigantesco casino’ e i fondamentali dell’economia stanno andando a picco.

A dispetto dei proclami dei media mainstream, la dura’ realta’ ci dice che l’economia USA e’ a un passo da un nuovo tracollo e che la FED sara’ sistematicamente costretta ad aumentare il ritmo dell’espansione monetaria, con conseguenze di lungo periodo esplosive per il sistema finanziario ed economico mondiale.

Per ora, il discorso di BernanQE a Capitol Hill e’ servito solo ad alimentare ulteriore speculazione sui mercati. I listini USA (Dow Jones, Nasdaq, Standard & Poor’s 500) ne hanno approfittato per reagire prontamente al rialzo. I tassi sui bond a 10 anni sono scesi immediatamente di cinque punti base.

Per ora, basta la parola di Ben BernanQE a placare i “mercati”.

Cipro resiste alle pressioni internazionali finalizzate alla svendita delle proprie riserve auree  

Cipro sta resistendo alle pressioni internazionali da parte della Commisione Europea e del Fondo Monetario Internazionale, finalizzate ad obbligare una nazione sovrana alla svendita delle proprie riserve auree.

In settimana il Ministro delle Finanze Cipriota ha rilasciato un’intervista mediante la quale ha affermato che la vendita delle riserve non e’ l’unica opzione che deve essere prevista per il pagamento dei propri debiti e che altre alternative devono essere analizzate e tenute in considerazione.

Cipro possiede 13,90 tonnellate a livello di riserve auree (pari a 447.000 once); valorizzate agli attuali prezzi di mercato sono pari a 436 milioni di Euro.

Il “salvataggio” internazionale di Cipro, organizzato dalla Troika, ammonta a 10 milioni di Euro (13 miliardi di dollari americani); pertanto, l’eventuale vendita delle riserve auree non risolverebbe il problema in quanto esse consistono in valori attuali, a un’irrilevante percentuale del 4,36 dell’intero salvataggio (bailout).

Il Governo di Cipro non e’ intenzionato a svendere le proprie riserve auree, in considerazione anche del fatto che nell’eventualita’ di un abbandono della zona Euro da parte cipriota le riserve potrebbero sostenere la fragilita’ della nuova moneta nazionale che Cipro sarebbe costretta ad adottare.

La Troika ha gia’ imposto la confisca dei depositi bancari con importi superiori ai 100.000 Euro (bail-in) e pertanto il Governo Cipriota non intende rinunciare a ulteriori cessioni di sovranita’ nazionali.

Il Presidente Cipriota, Nicos Anastasiades, ha affermato in una conferenza a Nicosia che “non e’ necessario e non teniamo in considerazioni ulteriori cessioni di sovranita’ nazionale. Il Governo non ha mai preso in considerazione la liquidazione coatta delle nostre riserve auree. Oltretutto, la responsabilita’ di tale scelta ricade sulla nostra Banca Centrale”.

Il “raid speculativo”  sull’oro di aprile e il rimpatrio delle riserve della Bundesbank  

Grant Williams, stratega e advisor per Vulpes Investment Management di Singapore, ha rilasciato un’intervista on-line con la quale ha chiarito i motivi del “raid speculativo” ribassista sull’oro avvenuto in aprile.

Testuali parole di Williams: “E’ raro vedere cali dei prezzi dell’oro cosi accentuati in due giorni di trading. Ancora piu’ sconcertante il fatto che al calo delle quotazioni ha fatto subito seguito una forte risalita della domanda fisica.”

“L’enorme ondata ribassista coincide quasi perfettamente (grafico sotto) con la richiesta da parte della Bundesbank di esigere il rientro in patria delle proprie 300 tonnellate di oro in carico alla FED di New York. Un’operazione che, inspiegabilmente, avverra’ nel lasso di tempo di 7 (sette) anni”.

 

“Per anni le Banche Centrali hanno prestato oro fisico alle “bullion banks” a tassi praticamente a zero. Ora il gioco si e’ rotto in quanto gli Stati Sovrani (non solo la Germania) stanno richiedendo indietro l’oro non detenuto all’interno dei propri confini”.

“Le bullion bank, pertanto, sentono la pressione delle Banche Centrali le quali hanno la necessita’ di rientrare in possesso dell’oro prestato per renderlo ai rispettivi proprietari che ne fanno lecita richiesta. Ecco spiegato l’assalto agli ETF da parte delle Bullion banks”.

“Solo le bullion banks possono chiedere la consegna dell’oro fisico agli ETF, previo acquisti di lotti minini da 100.000 azioni (circa 13 milioni di dollari). Essi stanno svuotando gli ETF (quasi il 30% dell’oro degli ETF e’ stato prelevato da inizio anno).”

”Le bullion banks hanno gia’ ritirato 600 tonnellate di oro solo nel primo trimestre di quest’anno: ma sono in un vicolo cieco perche’ devono soddisfare anche le richieste di ritiro di grandi possessori di oro stoccato presso i loro magazzini, quindi non solo degli Stati Sovrani che richiedono il loro oro da parte delle Banche Centrali, le quali poi si rivolgono alle bullion banks”.

”Tenete presente che le scorte al COMEX si stanno assottigliando, anche per il fatto che le stesse bullion banks le stanno prelevando per far fronte alle richieste di privati che hanno deciso di detenere i loro patrimoni in oro al di fuori del sistema finanziario”.

“Il sottoscritto ritiene che, se dovesse concretizzarsi un altro evento in stile Cipro o qualche altro disastro finanziario, assisteremo a un forte rialzo del metallo giallo in grado di surclassare il raid speculativo di aprile, in quanto la carenza di oro comincia a farsi sentire sul serio”.

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1 commento Commenta
sonorovinato
Scritto il 23 luglio 2013 at 21:49

connesso in qualche modo a questo post, e anche per far girare gli ingranaggi del cervello (ad anche qualcos’altro), segnalo questo articolo:
http://www.comedonchisciotte.org/site//modules.php?name=News&file=article&sid=12110
di cui pero’ ignoro l’attendibilita’.
Mi piacerebbe avere feedback sull’argomento. Ma oramai sarete tutti in vacanza … 8)

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