MACROECONOMIA e ORO: allarme deflazione per gli stati

Scritto il alle 22:45 da Roy Reale

GUEST POST: il mondo è sempre più sommerso dal debito. Il solito barometro settimanale dell’oro e gli avvenimenti più importanti della settimana e il ruolo dell’oro nei portafogli di investimento e degli investitori istituzionali.

Questa settimana abbiamo registrato un’intensa volatilita’ dei prezzi attorno al lingotto (anche se in un canale di oscillazione di prezzi abbastanza ristretto); non risulta, pero’, facile comprenderne e anticiparne l’esatta direzione (rialzista o ribassista). L’oro ha toccato i $1.251,80 nella giornata di giovedi’, rompendo al rialzo la resistenza della giornata precedente, per poi calare di nuovo venerdi’ sulla scia di dati sul mercato del lavoro USA “migliori del previsto”. I dati macroeconomici diffusi dai Media Mainstream sono alquanto fuorvianti. Non tengono conto dei dati fondamentali necessari a ogni investitore e risparmiatore; dati necessari per effettuare scelte d’investimento consapevoli. Cerchiamo di fare un sintetico punto della situazione macroeconomica, in modo tale da aprirci a una visione piu’ ampia del contesto finanziario attuale.

Il Debito Federale degli USA, dal 2008, e’ incrementato di ben 8 trilioni (ottomila miliardi) di dollari. Nel caso si verificasse un’altra crisi in stile 2008 (o addirittura peggiore, vista l’attuale bolla speculativa sugli indici azionari americani), il Debito Federale potrebbe addirittura raddoppiare in un paio di anni. Nel dicembre 2011 la BCE e’ intervenuta finanziariamente a sostegno del sistema bancario europeo con il piano LTRO, con il quale ha prestato a tasso agevolato (1%) un miliardo (trilione) di Euro alle banche e istituzioni finanziarie. Entro il 2014 le banche dovranno restituire i prestiti ricevuto alla BCE.

Ma esse non sono in grado di restituire quei debiti. Il sistema finanziario spagnolo e italiano ne devono restituire almeno 200 miliardi (che non hanno). Inoltre, le banche europee necessitano di 280 miliardi di Euro per rispettare i requisiti patrimoniali imposti dalla nuove regole di Basilea 3. Il termine per mantenere gli impegni presi con la nuova normativa e’ il 2014.

Vi siete chiesti per quale motivo le banche italiane (ma anche quelle europee) stanno continuando a inondarci di pubblicita’ per farci acquistare i loro bonds? Perche’ non possiedono quei soldi. La BCE sara’ costretta a prorogare i termini di restituzione del prestito LTRO, oppure a vararne uno ulteriore, pena il collasso del sistema finanziario europeo. Pertanto, la situazione finanziaria statunitense e quella europea e’ alquanto instabile; entrambe sono pericolosamente fragili.

Il pericolo maggiore deriva, attualmente, dalle pressioni deflazionistiche. Per quale motivo la deflazione e’ pericolosa per lo stato attuale del sistema finanziario? Perche’ il calo continuo della produzione industriale (cosi’ come la deflazione salariale) contrae il PIL; la contrazione del PIL causa il fallimento su larga scala di industrie e imprese; incrementa il tasso di disoccupazione; cala il gettito fiscale (e per converso aumenta la pressione fiscale); il debito (da parte di tutti i soggetti) aumenta esponenzialmente, invece che diminuire. Pertanto, l’effetto della pressione deflazionistica e’ quello di esasperare il tasso d’indebitamento di imprese, consumatori e Stato nei confronti del sistema finanziario. Essi non sono piu’ in grado di ripagare i propri debiti. Di conseguenza, il sistema finanziario non puo’ che implodere.

L’attuale situazione finanziaria europea (ma in parte anche quella statunitense) e’ proprio riconducibile a una grave crisi deflazionistica. Storicamente, quando un intero sistema economico, politico, sociale e finanziario e’ altamente indebitato, si esce da questa situazione tramite l’aumento indiscriminato del tasso inflazionistico. Non e’ mai accaduto, che i sistemi di cui sopra, siano riusciti a fuoriuscire da livelli immensi di indebitamento tramite la deflazione. 

Ecco perche’ BCE, FED e tutte le altre banche centrali Occidentali (nonche’ quella giapponese, e perfino quella cinese) saranno costrette ad ampliare l’espansione monetaria; ma a ritmi molto piu’ elevati di quelli attuali. Questo causera’ il collasso di tutti i valori di tutte le valute mondiali; storicamente, come dicevamo, si esce dal debito “distruggendolo” e inibendolo tramite la svalutazione.

LA CINA ASSORBE DA SOLA IL 75% DELLA PRODUZIONE MONDIALE DI ORO.

Le importazioni di oro da Hong Kong, in direzione Cina, toccheranno le 1000 tonnellate di metallo giallo, quest’anno (grafico sotto).

 

La Cina importa presso altre localita’ portuali differenti da Hong Kong altre (circa) 1000 tonnellate di oro, per un totale annuale che si avvicina alle 2000 tonnellate annue. Tenendo presente che la produzione/estrazione mondiale di oro annuale e’ pari a 2.700 tonnellate annue, LA CINA NE ASSORBE DA SOLA, ALMENO IL 75%.

LA FINE DELL’ERA DEL PETRODOLLARO E DELL’ACCUMULO DI RISERVA VALUTARIE IN DOLLARI DA PARTE DELLA CINA

Il 15 agosto 1971, il Presidente statunitense, Richard Nixon, recise definitivamente la convertibilita’ del dollaro americano in oro. Da quel momento, tutte le valute mondiali potevano essere considerate come i denari del gioco di monopoli (pura carta straccia, senza alcun “valore” sottostante, tranne la fiducia da parte degli utlizzatori negli Emittenti credito e cartamoneta). Ma gli USA, in realta’, in assenza dell’asset oro che conferisse valore al dollaro, “agganciarono” il biglietto verde al “petrolio”. “Agganciando” il valore dollaro al petrolio, gli USA si assicuravano una continua richiesta della propria valuta da parte di tutte le altre nazioni a livello mondiale, in quanto la maggiore materia prima utilizzata era ed e’ il petrolio.

Quindi il petrolio “sosteneva” indirettamente il valore del dollaro. Nacque l’era del “Petrodollaro”.

Ma quest’era sta per terminare. La Cina ha annunciato che il mercato a termine (futures) di Shangai, lo Shangai Futures Exchange, quotera’ i prezzi del petrolio (a termine – quindi “futures”) in yuan cinesi. La mossa ha lo scopo di dare alla nazione, il piu’ grande consumatore di energia al mondo, il potere di determinare i prezzi dell’oro nero nel mercato mondiale petrolifero. 

Lo Shangai Futures Exchange ha lanciato una nuova societa’ (la Shangai International Energy Exchange) che operera’ ufficialmente nel grande mercato ufficiale dei contratti energetici. La notizia (sottovalutata dai Media Mainstream) e’ di valore epocale.

Di fatto la Cina segna il primo passo verso l’abbandono del “Petrodollaro”. 

La Banca Popolare di Cina ha anche annunciato che il paese non ha piu’ intenzione di accumulare ulteriori riserve in dollari americani. Inoltre, dobbiamo rilevare un’altra importante notizia.Per anni la Cina ha accumulato riserve valutarie espresse nel biglietto verde (per circa 3.660 miliardi di dollari). Ma ora ha dichiarato di non voler piu’ puntellare il dollaro americano, quindi evitando di accumulare ulteriori riserve in dollari. In sostanza rileviamo due eventi epocali; l’inizio della fine del dominio del Petrodollaro e l’inizio della fine dell’illimitato accumulo (e pertanto richiesta) di dollari americani da parte del maggior creditore degli USA, la Cina.

Le conseguenze: l’inizio della fine dello status di riserva valutaria mondiale del biglietto verde.Che non potra’ ripercuotersi positivamente sul prezzo del metallo giallo, data la correlazione inversa tra lingotto e dollaro USA.

Riccardo G. – Deshgold

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3 commenti Commenta
davtamb
Scritto il 9 dicembre 2013 at 14:22

L’ultima frase non mi è chiara. Se vi è correlazione inversa tra dollaro e oro allora la fine del dollaro sarà positiva per l’oro…perchè scrive: “non” potrà ripercuotersi positivamente??

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perplessa
Scritto il 10 dicembre 2013 at 00:30

davtamb@finanza,

in effetti, pare un controsenso.
a parte questo, l’euro e le altre valute, come si muoveranno?

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gennaroporcelli
Scritto il 11 dicembre 2013 at 00:57

Chiedo scusa per l’errore di battitura.
Il testo dell’ultima frase era:
“Che non potra’ che ripercuotersi positivamente sul prezzo del metallo giallo, data la correlazione inversa tra lingotto e dollaro USA.”

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