Ma gli USA possono veramente fallire?

Scritto il alle 00:03 da Danilo DT

Ma voi credete veramente che gli USA possano fare default?

Ormai questa domanda, che sta diventando un tormentone da diverse settimane, sta iniziando a trovare alcuni convinti sostenitori. Anche ieri ho ricevuto alcune email di risparmiatori che mi chiedevano pareri sulla possibile soluzione della violazione del tetto del debito USA.

2 agosto, data clou dove il buon Barack Obama dovrà trovare una soluzione per evitare che la più grande economia del mondo diventi clamorosamente insolvente per via di una legge che vieta il superamento del 100% del rapporto debito/PIL.

100% che, ad essere sinceri, è già stato abbattuto da tempo. Infatti se andiamo a prendere anche tutti quell’apparato di debiti garantiti dallo stesso govento federale, il ratio sarebbe già oggi pari al 140%.
In realtà il problema sta nella folle gestione delle finanze del 2010. Il debito è aumentato, in un solo anno, del 15% (visto come si finanzia la crescita a gratis?). Ovvero di un importo pari al nostro totale debito pubblico. Ma come pensate che si possa ancora gestire una situazione del genere con debito e deficit fuori controllo? Ed è proprio questo il problema.

La gestione del regresso e ovviamente del futuro. La cosa straordinaria è che Obama e Bernanke sarebbe disponibili persino ad un QE3, con ulteriore aumento del debito.
La guerra è innanzitutto politica, tra democratici e repubblicani, prima ancora che economica. Certo è che ci dovranno essere ingenti tagli alle spese, aumenti fiscali, insomma tutto quanto sia necessario per rimettere un po’ di logica alla sprovveduta politica espansiva americana.
E a quel punto, sarà interesssante vedere le reazioni dei mercati. Altro che QE3, non si può escludere a questo punto una “exit strategy” inaspettata che vada a rimettere ordine, a riassorbire liquidità dal mercato e rimettere i conti in regola…oppure quanto meno ad uan serie di tagli mastodontici ai sostegni dati alla gente (penso subito ai food stamp).



Rischio liquidità alle porte…

Già…liquidità…se da una parte Obama farebbe carte false per avere dollari da spendere e spandere, c’è invece chi di soldi ne ha a palate. Anche perché, alla fine, sti soldi che sono stati immessi sul mercato e che NON circolano (vista l’inflazione ancora abbastanza tranquilla) da qualche parte sono finiti. E sapete dove sono? Sono in buona parte in pancia alle aziende, al corporate, che ha a disposizione (stime S&P) la mostruosa cifra di 960 miliardi di dollari per le sole aziende dello S&P 500 e pari a 2.000 miliardi in tutto il settore corporate USA. Per esempio guardate Apple. Ha in cassa la cifra di 76 miliardi di Dollari USA. La nostra finanziaria, più o meno.
Una situazione dove lo Stato ha finanziato la crescita, arricchendo le imprese e impoverendo i conti pubblici, rendendo tutto tremendamente ingestibile.

Immagine anteprima YouTube

L’America non fallirà

Andando al dunque, pensare che gli USA falliscano credo sia un’ipotesi assolutamente impossibile. Alla fine troveranno una strada che medierà le posizioni delle diverse fazioni politiche. Il problema sta nel dopo: nei tagli che si porteranno, nelle conseguenze che ne deriveranno, nella gestione del debito e di tutto quello che accadrà in futuro. E non credo basti, anche stavolta, solo fare il possibile per svalutare il Dollaro USA….

STAY TUNED!

DT

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14 commenti Commenta
paolo41
Scritto il 25 luglio 2011 at 08:45

…e per di più, se continuano a non tassare gli utili che le multinazionali fanno sulle società costituite all’estero….. sono soldi che vengono utilizzati per continuare a delocalizzare….

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filipposense1
Scritto il 25 luglio 2011 at 08:55

Buongiorno,
credo che questo americano possa essere stato il primo segnale di politica internazionele (anzi, non proprio il primo) per mettere la pulce all orecchio della Cina che, avendo in pancia mooolto debito americano, si sente anche in una posizione vantaggiosa nei rapporti con gli USA. Il messaggio è semplice ed è questo:”Cari cinesi, avete comprato il nostro debito, ma non la nostra anima (che era già venduta al diavolo tanto tempo fà), quindi attenzione perchè essere creditori, a volte, porta grandi svantaggi. Banali saluti, Obama and C. ”
è una guerra psicologica per far capire chi è che ha il coltello dalla parte del manico.
Saluti

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Scritto il 25 luglio 2011 at 08:59

Guerra psicologica che diventerà guerra valutaria…
intanto, per non rischiare di rilassarsi…

MOODY’S CALA LA SCURE SULLA GRECIA PER L?’ENNESIMA VOLTA

SYDNEY, July 25 (Reuters) – Ratings agency Moody’s has cut Greece’s debt ratings by three notches to Ca on Monday, leaving it just one notch above what is considered default, and said the chance of a default is now “virtually 100 percent”.

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bergasim
Scritto il 25 luglio 2011 at 09:04

E’ fuori tema

http://www.zerohedge.com/article/chinese-bullet-train-derailed

http://www.zerohedge.com/article/first-video-report-chinas-bullet-train-collision

Per l’amico Gaolin, in tempi non sospetti vi parlai dei problemi che avrebbero potuto avere le linee cinesi ad alta velocità, costruite troppo in fretta, come di dissi allora occhio alla crescita cinese troppo veloce e alla sua bolla immobiliare, non è tutto riso cantonese quello che luccica.

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paolo41
Scritto il 25 luglio 2011 at 09:10

Dream Theater,

Continuo a sostenere che fino a che la Grecia (vale anche per l’Italia e altri paesi) non raggiungerà un avanzo primario positivo, la situazione rimarrà critica e potenzialmente degenerabile oltre gli attuali livelli.
Ricordiamoci: debito/PIL 160%, PIL (fine 2010 ) –4,6% circa. Bilancia Commerciale: strutturalmente negativa.
Quanto sopra è stato senz’altro valutato dagli strateghi finanziari dell’EU, al punto che hanno lanciato un nuovo “piano Marshall” per rilanciare l’economia greca, naturalmente tutto sulla carta e a parole.

Nei fatti la produzione industriale ellenica (calata del 10% negli ultimi 12 mesi) è insignificante: la produzione agricola (21% del PIL, 23% della forza di lavoro) è fortemente concorrenziata. L’industria dell’olio d’oliva opera con livelli di prezzi stracciati, sia in dumping nelle esportazioni sia sviluppando prodotti contraffati spacciando olio di bassa qualità come olio extra-vergine (aiutati in tal senso anche da spregiudicati importatori che proliferano anche nel nostro paese e, non dimentichiamolo, anche da una legislazione europea che,avendo scarso interesse nei prodotti oleiferi, penalizza i prodotti d.o.c.).
Per inciso, la maggior parte della produzione mondiale dell’olio d’oliva (circa l’80%) è prodotto nei PIGS (Portogallo, Italia, Grecia, Italia, chiedendo scusa all’Irlanda per non averla annoverata) e una minima parte in Francia.
Ma anche la maggior parte del consumo (circa il 73%) è concentrata in tali paesi; Nord-america e nord ed est-europa utilizzano, per cucinare, prevalentemente olio di semi e grassi vegetali).
La produzione ortofrutta, sempre a prezzi scannati, oltre che per consumi interni entra nel giro della grande distribuzione degli altri paesi, controllato da organizzazioni che puzzano di illegalità, dove il prezzo di vendita è mediamente 5 volte il costo all’origine (vedi la recente manifestazione di protesta dei produttori agricoli romagnoli presso alcune catene di distribuzione della costa adriatica).

Il turismo (15% del PIL, 16,5% della forza di lavoro) perde colpi tutti gli anni per il fatto che, in termini di costi e servizi e logistica, stanno sempre più affermandosi le coste dell’est-adriatico e la Turchia.

La cantieristica è letteralmente sparita; la ragione principale, come già scritto in un altro post è da imputare all’assoluto disinteresse della comunità europea, o meglio dei paesi che hanno più peso nell’EU, che non hanno mosso una foglia per aiutare i paesi del mediterraneo, dove era localizzata la cantieristica, davanti alla aggressiva importazione di navi dalla Corea e dalla Cina.

Gli armatori greci, che,con le loro flotte, erano una bandiera delle attività greche, hanno spostato le loro società a Panama e in tutti quei paradisi che permettono loro di non pagare tasse; naturalmente si sono portati via …i profitti e hanno lasciato i disoccupati.
I porti principali se li sono accaparrati i cinesi (con una presenza di lavoratori cinesi in continuo aumento), che considerano tali porti come punti nevralgici per le loro esportazioni nei paesi dell’est-europa.
In ultimo c’è qualche attività mineraria, un po’ di abbigliamento, un po’ di meccanica, comunque poca roba; il resto sono servizi, essenzialmente statali.

Il tasso di disoccupazione è molto alto: è calato dal 16,2% al 15,8% nell’ultimo mese per effetto della stagionalità; il 43% dei giovani fra 15 e 24 anni è disoccupato (peggio che in Italia), il livello di istruzione è basso, le conoscenze tecniche e tecnologiche sono limitate (non siamo certo in India!!!!!). Ciò è dovuto al fatto che non c’è un tessuto industriale che motivi studi scientifici (problema analogo si sta, purtroppo, verificando anche in Italia).

Circa il 50% degli impiegati totali sono dipendenti dello Stato, la burocrazia regna sovrana (e di conseguenza la corruzione e la concussione). Sono solo i dipendenti statali a pagare le tasse, la stragrande maggioranza della forza di lavoro cerca di non pagare tasse e/o si dà disoccupata. Il cosiddetto lavoro “al nero” è la regola prevalente. Il sistema welfare è disastroso e di un permissivismo inconcepibile per una gestione dello stato guidata dal buon senso (area dove hanno cominciato ad apportare i primi tagli).

Ma ora, a gran voce, Merkel e Sarkozy annunciano un nuovo piano Marshall che prevede una industrializzazione della Grecia!!!! Naturalmente (sulla carta) per tirare su il PIL!!
Magari, come in Irlanda, finanzieranno gli investimenti, le tasse per i nuovi investimenti saranno ridottissime, oppure porteranno tutti i nord-europei e i teutonici in vacanza, a prezzi ridotti, nelle isole greche (dopo averle magari comprate), sosterranno l’uso dell’olio di oliva nei paesi dove è scarsamente usato.
Viene naturale la domanda: a scapito di quale altro paese attivano il piano ????

E’ ormai innegabile e sulla bocca di tutti che negli ultimi due decenni si è sviluppato un forte trend di deindustrializzazione di alcuni paesi occidentali a favore di paesi con costo del lavoro più basso e soprattutto dotati di una base giovanile a cultura sempre più elevata
(chi di voi ha ultimamente letto che si può andare in Romania per interventi odontoiatrici, dove il costo è talmente conveniente rispetto all’Italia, che con la differenza ci paghiamo pure la vacanza!!!).
Il piano Marshall vuole andare contro questo trend???? Tempo perso!!!!!

Il piano Marshall è solo una trappola per gli allocchi, un riempirsi la bocca tanto per guadagnare tempo e permettere il salvataggio delle banche più esposte verso la Grecia (e tutti sappiamo quali sono).
La sostanza dell’intervento è un rollover degli impegni a scadenza dei titoli greci a valore nominale e a tasso agevolato, con un minimo di partecipazione volontaria (tipo “una proposta che non puoi rifiutare”) delle banche e di altri istituti finanziari: tutto rimandato per trenta anni…ne riparleranno i nostri nipotini……
Ma devono tentare tutte le carte affinché la Grecia, che conta in Europa come il due di picche quando briscola è denari, non esca dall’euro, altrimenti altri paesi, per contagio, saltano sul treno del default e la Germania e, a ruota la Francia, si troverebbero, in breve lasso di tempo, ad avere difficoltà ad esportare le loro merci nei mercati europei.
L’economia mondiale ha bisogno di nuovi equilibri; la passività, ormai conclamata, dell’Europa dove conta praticamente il parere e il potere di uno o due paesi che guardano solo ai loro interessi fa sì che gli squilibri aumenteranno ancora fino al totale annichilimento dei paesi già oggi in difficoltà. (e che sono costretti a partecipare, nonostante i pesanti deficit, al mantenimento del fondo salva-stati).
Occorrerebbe, invece, una visione globale dove un’Europa veramente forte abbia la forza di limitare l’avanzata delle truppe cinesi, est-asiatiche e delle multinazionali americane, agendo su tutte le leve che possano fermare e gradualmente ridimensionare gli attuali squilibri.
Utopia???? Senz’altro…perché prevarranno gli egoismi nazionali e le lobbies più potenti. Paesi come il nostro hanno, inutile nasconderlo, già il cappio al collo,….. dobbiamo morire…
Ma se dobbiamo morire, sempre meglio farlo con il fucile in mano…. e senza avere le mani legate dall’euro…

Concludo con una battuta: e se il prossimo anno il debito greco sale al 170% del PIL e il PIL stesso stenta a tornare positivo……?????? Questa volta potrebbero essere gli strateghi EU a falsificare i conti e i bilanci!!! Meglio fermarsi qui!!!!

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idleproc
Scritto il 25 luglio 2011 at 09:36

…e senza avere le mani legate dall’euro…

Non credo che sia oggi possibile che l’europa possa diventare uno Stato Federale ed evitare che la sua politica economica venga di fatto stabilita nell’interesse di due soli stati, per cui… o una morte più o meno lenta o un tentativo molto più dignitoso di risolvere i nostri problemi insieme con altri paesi mediterranei.

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filipposense1
Scritto il 25 luglio 2011 at 09:53

idleproc@finanza: …e senza avere le mani legate dall’euro…Non credo che sia oggi possibile che l’europa possa diventare uno Stato Federale ed evitare che la sua politica economica venga di fatto stabilita nell’interesse di due soli stati, per cui… o una morte più o meno lenta o un tentativo molto più dignitoso di risolvere i nostri problemi insieme con altri paesi mediterranei.  

Sono d’accordo, non ha più senso inseguire l’utopia di un’Europa federale per far ingrassare gli stati più influenti dell’unione. il federalismo deve essere una “tavola rotonda” con un unico obiettivo. Con gli ultimi eventi grechi poi, potrebbe aumentare il risentimento verso quei paesi con economie più deboli. Un po’ come il risentimento leghista verso “il Sud” (anche se è molto diverso). Questo aspetto mi inquieta molto e ho paura che non porti verso molto speranzosi orizzonti.

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bergasim
Scritto il 25 luglio 2011 at 10:03

(AGI) Shanghai – La Borsa di Shanghai chiude in calo del 3%, ai minimi da sei mesi. Pesano le conseguenze del deragliamento del treno superveloce e il mancato accordo sul debito Usa. Lo Shanghai Composite termina a 2.688,7 punti

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andrea.mensa
Scritto il 25 luglio 2011 at 18:07

paolo41,

stupendo commento, che sottoscrivo al 100%.
da parte mia mi sto dibattendo su una domanda:

se è vero ed evidente che tutti i partecipanti al governo mondiale dell’economia, stanno solo cercando di spostare un po’ nel tempo ogni tipo di soluzione, con rappezzi che è talmente evidente che non tentano nemmeno lontanamente di risolvere questa crisi da fare addirittura sorridere, perchè lo fanno ?
in vista di quale evento, cercano di spostare in avanti l’inevitabile collasso ?
perchè è ormai evidente che questi livelli di indebitamento delle maggiori economie, non potranno essere onorati, e allora, perchè insistere ?
giustamente definite stupidi, questi personaggi, mentre io non riesco a pensarli tali, quanto piuttosto intenti a perseguire un piano preciso, del quale però non riesco a definire l’obiettivo finale.
secondo voi, sto vaneggiando ?

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paolo41
Scritto il 25 luglio 2011 at 20:12

andrea.mensa@finanza,

bella domanda!!!! che ci sia un piano preciso e coordinato ne dubito, perchè significherebbe inserire in questo disegno anche la Cina, che invece persegue una strategia ben precisa e comunque, direi, “indipendente”.
Ma è una indipendenza relativa, perchè proprio la Cina è diventata un punto cardine del contesto economico globale e, sopratutto, condizionante delle mosse degli altri più importanti attori.
Ciò che mi sembra abbastanza chiaro è che la più grande economia mondiale, gli USA, negli ultimi quindici anni non hanno fatto altro che accumulare errori su errori e, accecati dalla loro prosopopea e dalla viscerale cultura consumistica, non hanno saputo (o diciamo, forse non hanno voluto vedere) che il mondo stava cambiando.
Al contrario le multinazionali americane, che hanno fior di professionisti e… “pirati” (non puoi essere un professionista se non sei anche un pirata), hanno ancor più surclassato la cosidetta politica (per inciso lo hanno sempre fatto).
All’Europa non mi riesce dargli un ruolo, perchè se togliamo la Germania e un po’ di chauvinismo francese, rimane un’accozzaglia di staterelli senza obiettivi comuni e senza peso politico. Però una cosa mi sembra chiara: l’Europa, presa nel suo insieme, è l’anello debole del contesto economico mondiale.
Il fatto che la Germania abbia una discreta quota di esportazione in Cina è un fatto secondario, la forza della Germania sono le sue esportazioni e il suo dominio tecnologico sui mercati europei. Naturalmente è la sua forza ma anche la sua debolezza.
Torniamo quindi alle strategie, che, come abbiamo detto prima, non sono più condotte dai politici Usa, peraltro divisi fra le opposte maggioranze nella camera e senato e oberati dal risolvere i probemi interni, tanto più che in termini di politica estera gli USA sono sempre stati un disastro.
Le strategie dello sviluppo economico sono nelle mani delle multinazionali; che siano coordinate fra loro attraverso gruppi più o meno massonici non è sostanziale, la realtà è che si parlano fra loro, in un modo o nell’altro, e condividono le linee guida.
A mio avviso, si possono individuare due obiettivi: primo, dare l’assalto alla “fortezza” Europa e smantellare l’euro (chi ci rimetterebbe di più è la Germania), secondo, evitare in questo momento di impegnarsi in altri eventi bellici che potrebbero avere, se poi si estendono, conseguenze imprevedibili (vedi come stanno tirando i freni su Israele e medio-oriente).
Alle multinazionali del debito Usa frega ben poco, così come non si curano degli squilibri economici mondiali che loro stessi hanno contribuito a creare; a loro interessa solo l’ultima riga in fondo ai bilanci.
Se nel frattempo arrivasse un po’ di inflazione (obiettivo a cui mirano anche i politici americani come panacea per la riduzione del debito) credo che sarebbero ulteriormente contenti, visto che ormai si sono ben distribuiti nei vari continenti.
Su quest’ultimo punto la Cina, che si presenta più umile e senza la tipica prosopopea americana, è in vantaggio sugli USA, perchè si è saputa accattivare la fiducia e la simpatia di parecchi paesi africani e sud americani.

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andrea.mensa
Scritto il 25 luglio 2011 at 21:14

paolo41,

grazie… condivido a grandi linee cosa dici, mentre non sono così sicuro che gli USA ci tengano poi molto a decretare la fine dell’euro.
l’europa in fin dei conti è un colosso economico e un nano politico, pertanto, essendo legati i principali stati agli USA, resta un appoggio in quel mondo multipolare che si va delineando.
era bipolare fino a 20 anni fà, oggi si possono identificare aree la cinese, l’indiana, la giapponese ( con i suoi satelliti orientali) gli USA, l’america del sud, l’europa e la russia.
nessuno di essi ha la possibilità di competere , su nessun piano, contro tutti gli altri, pertanto si continuano a formare e disfare delle geometrie variabili, nel tempo e nelle situazioni.
quello che cerco è la ragione per il rinvio, perchè a me appare chiaro che da almeno un paio d’anni, tutto cosa viene fatto, è in funzione del “prender tempo”.
ma….. in vista di cosa ????

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winfor
Scritto il 25 luglio 2011 at 22:12

Forse questo?

8) http://www.nwo.it/

O questo?

8) http://it.wikipedia.org/wiki/Council_on_Foreign_Relations

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gainhunter
Scritto il 26 luglio 2011 at 08:03

paolo41,

Condivido, ottima fotografia dell’Europa!
L’uscita dall’euro però nell’immediato potrebbe avere effetti devastanti perchè la speculazione si accanirebbe ancora di più verso i PIIGS. Poi nel lungo periodo il fatto di non avere il cappio dell’Euro molto probabilmente sarà vantaggioso, il problema è quanti danni provocherebbe la speculazione non appena dovesse esserci questa “secessione monetaria”.
Un’altra considerazione è che a seguito di questa secessione all’interno dell’Europa potrebbe verificarsi anche quella secessione all’interno dell’Italia che parecchi lombardi e veneti auspicavano anni fa. Voglio dire, se si fa un’Europa federale solidale ha senso il federalismo solidale in Italia, ma se ognuno va per la sua strada, è probabile che anche in Italia si faccia lo stesso (con tutte le conseguenze del caso), soprattutto in questo periodo di crisi; se i PIIGS sono un peso per l’Europa del Nord, lo stesso vale per Sud e Nord Italia.
Senza intenti politici leghisti, secondo me se si è pronti a uscire dall’Euro bisogna essere pronti anche a dividere l’Italia… poi ognuno scelga se parteggiare per la divisione o l’unione, ma secondo me non può esserci unione in Italia e divisione in Europa così come non può esserci unione in Europa e divisione in Italia; in tempi di crescita economica forse sì, ma in tempi di crisi gli egoisimi prevalgono (magari per semplice istinto di sopravvivenza)…

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    Scritto il 26 luglio 2011 at 08:56

    … commetno che capita a fagiolo… oggi in arrivo post proprio sull’argomento… ;-)

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