Economia: la Cina non si ferma mai, anzi…

Scritto il alle 16:30 da gaolin@finanza

Economia cinese in indebolimento? Parliamo magari di possibile rallentamento ma la Cina corre più che mai. E in questo post vi spiego come sta reagendo la Cina al rallentamento globale e quali sono le prospettive per il futuro.

Di questi tempi ci sono certamente avvenimenti più sensazionali di quelli che accadono nel per noi lontano continente cinese. Diciamo che in questo momento la Cina viene un po’ troppo trascurata dai nostri mass media e ciò è un fatto grave, anche se questo a loro fa molto comodo.
Da quelle parti si parla ovviamente molto della catastrofe giapponese di Fukushima e la si teme, tanto è vero che la prima reazione è stata l’improvvisa carenza di sale da cucina. In pochi giorni è sparito questo complemento alimentare dai banchi dei supermercati cinesi. L’origine del fenomeno non è stato ben chiarito. Si è trattato comunque della conseguenza di una psicosi collettiva irrazionale, fenomeno già sperimentato anche dalle nostre parti, ad esempio ai tempi dell’accaparramento dello zucchero di molti anni fa. Comunque, a questo proposito, il megapiano cinese di costruzione di oltre 100 centrali nucleari nei prossimi anni va avanti lo stesso, pur con qualche maggior ripensamento sul livello di sicurezza che queste dovranno avere. Visto poi che i venti spirano da ovest verso est, il pericolo radioattivo quasi non li tocca, per il momento.

La Grande Cina: export, import e bilancia commerciale. Il rallentamento ora è evidente, ma la cina cresce anche all'interno

Sul fronte dei prodotti per la produzione di energia da fonti rinnovabili, ormai i cinesi sono diventati leader assoluti, sia nel settore eolico che fotovoltaico. Per chi non lo sapesse, nel fotovoltaico già l’anno scorso oltre il 60% della produzione mondiale di pannelli veniva realizzata in Cina, in fabbriche modernissime che impiegano anche oltre 10.000 addetti. Quest’anno la quota sarà senz’altro più alta, visto che, come noto, chiuderanno molte delle fabbriche ancora in funzione da altre parti. Credo sia il caso di rammentare che quasi tutta questa produzione è destinata all’export. I cinesi se ne guardano bene dall’incentivarla a casa loro.


Sul fronte delle infrastrutture in Cina si va avanti a spron battuto. Tanto per fare un esempio, è in corso di ultimazione, fra le altre, la nuova ferrovia ad alta velocità Shanghai-Pechino. Un bel ponte lungo oltre 1.200 km, inframezzato da alcune gallerie e da scavi in trincea. Stazioni tutte nuove di zecca, site nei maggiori centri attraversati, con agevoli nuovi collegamenti alla rete viaria locale e alle autostrade vicine già quasi completati. Lavori avviati a inizio 2009 e che termineranno, secondo quanto annunciato, entro giugno di quest’anno con l’inaugurazione della linea in pompa magna, con 4 mesi di anticipo sulle previsioni. C’ è da credere, perché finire in anticipo in Cina è la norma e poi perché su molte tratte di questa Shanghai-Pechino i treni stanno già viaggiando per collaudarne l’armamento, ovvero gli impianti. Il tragitto fra queste 2 città è previsto venga percorso in circa 4 ore, fermate intermedie comprese.

Per il resto, nonostante quanto ogni tanto si dice dalle nostre parti, o meglio si spera o si vorrebbe, l’economia in Cina gira sempre più forte. Nelle zone industriali più sviluppate, che sono tante, sta arrivando il problema del trovare lavoratori da assumere, per far fronte agli incrementi degli ordini, dall’interno e dall’estero soprattutto.
Ci mancherebbe che non fosse così. I prodotti cinesi sono nel loro complesso qualitativamente ogni anno migliori, il continuo progredire delle loro tecnologie produttive riesce ampiamente a compensare i cospicui incrementi dei salari che i lavoratori cinesi ogni anno conseguono.


Tanto per informare il lettore di I&M, nelle zone più industrializzate il salario netto di un operaio, addetto alla produzione, ora può variare dai 250 ai 350 EUR netti al mese. Se si tiene conto che il costo della vita in Cina è 4-5 volte inferiore all’Italia, per i beni di prima necessità, si può comprendere facilmente che le dicerie sulla scodella di riso sono alquanto fuorvianti. In zone meno sviluppate i valori sono diversi e parecchio inferiori ma la tendenza è di un rapido incremento ovunque dei salari dei lavoratori.

Ma dove sta il trucco, come si spiega questo incredibile sviluppo che continua ad avere l’economia cinese?

In qualche post precedente (vedi argomento Cina in questo blog) ho elencato alcuni punti di forza del loro sistema produttivo/manifatturiero ma, alla fine, ce ne sono 2 che prevalgono su tutti e sono:


• La laboriosità, l’intraprendenza, la dedizione al lavoro dei cinesi che, sotto questo aspetto, sono ammirevoli.
• I governanti cinesi, che sono dei tecnocrati di primordine e che hanno prevalentemente a cuore lo sviluppo delle attività che creano valore aggiunto vero, occupazione e ricchezza diffusa.

Descrivere i lavoratori cinesi a un occidentale, che magari ha perso la cognizione di cosa vuol dire lavorare sul serio, non è facile. I cinesi considerano giusto il concetto che se non si produce non si mangia, Il cinese pone il lavoro prima di ogni altra cosa, normalmente accetta volentieri, o senza recriminazioni, extra orari di lavoro ogni volta che serve, rispetta la gerarchia e riconosce l’autorevolezza delle persone competenti dai quali tende ad assorbire conoscenze quanto più possibile.
Riguardo i governanti cinesi che gestiscono, nel vero senso della parola, l’economia di questo immenso e straordinario paese, questi hanno ben radicato nella loro mente il concetto della competitività, come caratteristica che bisogna assolutamente garantire al proprio sistema produttivo, nei confronti di tutti gli altri paesi. Hanno soprattutto ben radicato che la competitività a un sistema produttivo, inserito nel’economia globalizzata, la si assicura fondamentalmente mantenendo un tasso di cambio favorevole, ovvero tale per cui i costi del lavoro e del sistema paese nel suo complesso, siano inferiori di molto a quello degli altri competitori. Ovviamente non basta ma si parte da lì.
Su questo aspetto i governanti cinesi hanno acquisito una tale pratica che riescono, ogni volta che il tema viene posto all’attenzione pubblica o come tema di consessi e riunioni internazionali, a svicolare in un modo o nell’altro dal prendere seri impegni.
A questo proposito, si può proprio dire che i governanti cinesi trovano continuamente, in un modo o nell’altro, consapevoli o inconsapevoli alleati nel tenace perseguimento della loro politica di mantenimento di un tasso di cambio della loro valuta stabile rispetto al dollaro ma che, in altre parole, la si dovrebbe definire iper sottovalutata.
In questo periodo, come alleati nuovi, di cui alcuni temporanei, sono intervenuti:


• la natura, con uno dei suoi fenomeni più catastrofici, che più di così non si può;
• i disordini nel medio oriente e nel mediterraneo, che hanno tutta l’aria di diventare permanenti, rendendo ancora più instabili queste delicatissime aree;
• la guerra di Libia, scatenata da interessi che nulla hanno a che vedere con quella democrazia che, ci hanno detto, noi presuntuosi occidentali dovremmo esportare ovunque, magari con la forza;
• l’instabilità delle finanze dell’eurozona nel loro complesso, che i maghi della BCE e compagnia bella tentano di salvare, a discapito di ogni altro interesse, che non sia quello delle ristrette oligarchie che governano le nostre democrazie;
• la politica della FED americana che, con i suoi interventi nel mercato finanziario, ha messo in accelerazione permanente il colossale Titanic che ormai è diventata l’economia USA.

Insomma un bel pout-pourri che ha completamente messo nel dimenticatoio, per il momento, il principale fattore che alimenta l’immane squilibrio nelle bilance commerciali delle economie dell’occidente verso la Cina, pur con qualche esclusione ma con l’effetto di peggiorare, ogni giorno di più, una situazione che non può durare in eterno.
Comunque, per accantonare questo argomento, che periodicamente viene messo sul tavolo nei consessi economici internazionali, le autorità cinesi sono ben allenate. Tanto è vero che ogni volta riescono a far sparire dalle agende dei lavori questo delicatissimo tema, con il preciso obiettivo di mantenere più a lungo possibile valida l’equazione che oggi impera nel sistema produttivo globalizzato, ovvero:

N posti lavoro in più in Cina – N posti lavoro in meno dalle altre parti = 0

Avendo a che fare con i cinesi ci si rende conto, piano piano, che c’è un filo conduttore che sta guidando questo popolo alla conquista del mercato globale in modo sempre più completo e capillare. Personalmente mi sono fatto questa idea lavorando e rapportandomi con continuità con questi formidabili lavoratori che sono i cinesi, a tutti i livelli e confrontandomi con espatriati di altre nazioni, che frequentano o conoscono bene la Cina.
Fra noi operatori, se così si può dire, sul fatto che la Cina stia rapidissimamente marciando in questa direzione ci si trova sempre accumunati. Perché la situazione oggettiva, che è possibile constatare da questo osservatorio privilegiato, è talmente evidente che ci si chiede come mai pochissimo se ne parla e come mai non la si racconta in questo modo.

Non si capisce come mai, pur potendo dai numeri constatare che l’apparto produttivo manifatturiero cinese sta sempre più sottraendo quote di mercato a quello degli altri paesi, specie a quelli con economie avanzate, Italia in particolare, nessuno si pone realmente il problema di far qualcosa per riequilibrare la competitività delle varie economie.
Eppure la faccenda non sarebbe tanto complicata.
Si tratterebbe di lasciare al mercato il compito di ad assegnare una parità monetaria del yuan cinese più consona alla forza della sua economia.


A questo però gli avveduti, astuti, abili e lungimiranti dirigenti cinesi non ci stanno. Sanno bene cosa accadrebbe. Nella loro stampa spesso si rammenta che lo sviluppo economico dei loro vicini giapponesi subì un brusco arresto dopo gli accordi del Plaza, che indussero un forte aumento del valore dello Yen.
Gli occidentali dovrebbero però ricordarsi che la politica dello YEN basso ha provocato lo spostamento verso oriente di gran parte dell’industria dell’elettronica, compresi ricerca e sviluppo collegati a questa. Ciò nonostante i nipponici siano solo, si fa per dire, quasi 130 milioni.


Ora la Cina sta facendo lo stesso con tutto il resto ma anche con l’elettronica, ci mancherebbe. Impresa non difficile e abbastanza veloce da compiere con l’attuale situazione delle parità monetarie e, soprattutto, tenendo conto che i cinesi sono oltre 1.300.000.000 e che sono, lo sottolineo ancora, dei grandi lavoratori.

Poi, riguardo la Cina, ci sono le cose che non vanno, gli errori che compiono, le loro debolezze ma di questo se ne parla già abbastanza dalle nostre parti, anzi troppo e le lascio agli altri.

Gaolin

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14 commenti Commenta
bergasim
Scritto il 31 marzo 2011 at 14:46

si sempre la solita solfa, ma cosa ne dici dei dati riportati dal blog usa msih ( il quale mi risulta esssere nella top ten usa ), dei grossissimi problemi che avranno le linnee ferroviarie cinesi ad alta velocità, dovuti ad errori di progettazione, o delle dichiarazioni dell’attuale nunero 2 del partito di governo, sul fatto che i dati in cina siano palesemente taroccati, o dei mega prestiti concessi a tutti e della bolla immobiliare, tutte cazzate naturalmente prive di fondamento, come naturlamente le notizie che venivano diffuese ( già nel 2005) negli usa sul trend insostenibile dei prezzi delle case e dei livelli di debiti assurdi.
Mi fermo qui, perchè mi sembra che ogni volta che pubblichi un post sulla cina il tono elogiativo sia lo stesso, tutti a fare i complimenti e a bersi quello che dici, la prossima volta pubblica un articolo solo con i problemi attuali e futuri cinesi ed i loro impatto sull’economia mondiale.

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bergasim
Scritto il 31 marzo 2011 at 14:58

http://globaleconomicanalysis.blogspot.com/2011/03/bloodstained-property-map-and-trampled.html

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lampo
Scritto il 31 marzo 2011 at 15:18

Leggevo recentemente che in Cina hanno intenzione di eliminare il divieto del secondo figlio… anche se un divieto non lo era veramente. A quanto mi risultava, dalla mia permanenza per un periodo lavorativo nel lontano ’95, mi spiegavano che potevi pure fare un secondo figlio… ma solo che non aveva a tutti i sussidi statali… quindi o eri ricco e te lo mantenevi… oppure non lo facevi. :!:
Credo, se ho compreso bene, che vogliano allargare al secondo figlio, per un problema di statistiche demografiche di lungo periodo… in modo da non trovarsi fra qualche decina di anni come il Giappone…(se è così è evidente la visione a lungo termine dei governanti cinesi…)

Per quanto riguarda “I prodotti cinesi sono nel loro complesso qualitativamente ogni anno migliori” posso solo confermare raccontando ch l’anno scorso ho comprato un subnotebook di alta gamma da uno dei primi produttori mondiali (non dico la marca per non fare pubblicità…) che, anche se l’ho acquistato in Europa, è pervenuto direttamente dalla Cina con cura di imballaggio e manualistica prettamente europea. E vi sto parlando di una società che viene presa a modello a livello mondiale per la soddisfazione del cliente. Se si sono fidati loro… (aggiungo che era anche scontato del 50%…).

In merito al “…finire in anticipo in Cina è la norma”, durante la mia permanenza non succedeva, anzi… si facevano tanti meeting… per posticipare la data di fine lavori :!:
In questo caso si tratta di un bel cambiamento :mrgreen:

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bergasim
Scritto il 31 marzo 2011 at 15:23

Daltronde l’energia nucleare si ricava dali fiori e non è assolyamente pericoloso ( vedasi le iene di ieri sera sulle scorie radioattive in piemonte ) e in cina soni tutti felici e governati da onestissimi politici, va sempre tutto bene fino aquando non ci si sveglia di botto.

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lampo
Scritto il 31 marzo 2011 at 15:41

bergasim,

In Cina ci sono ancora tanti problemi da risolvere… non voglio raccontare cosa ho visto… perché sarebbe di difficile comprensione per un occidentale. Ho avuto la fortuna di conoscere uno degli studenti che era a Piazza Tien’anmen, che mi faceva da interprete… e mi ha raccontato tante cosettine… poi alcune le ho viste con i miei occhi.
Posso però confermare che la maggior parte della gente era più felice e motivata di noi occidentali… anche se qualcuno contesterà per ignoranza o altro.
Ma era pur sempre felice… non so se gli italiani dopo 4 ore e mezza al giorno di media di scatolone televisivo… lo sono.

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lampo
Scritto il 31 marzo 2011 at 15:45

in cina sono… governati da onestissimi politici, va sempre tutto bene fino aquando non ci si sveglia di botto.  

la corruzione era ampiamente diffusa, come la mafia. Ma diversa da come noi la intendiamo: serviva non solo per il proprio tornaconto personale, ma anche per mandare avanti progetti e programmi che altrimenti, a causa anche della burocrazia, avrebbero trovato difficoltà a progredire, creando inefficienza e maggiori perdite di denaro.

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daino
Scritto il 31 marzo 2011 at 15:58

come lettore del blog esprimo estrema soddisfazione per l’interesse che fornisce un’analisi fatta da chi è fisicamente sul posto.
Resto in attesa che si incrementi la truppa degli inviati speciali, con particolare richiesta su India e Brasile. Successivamente servirebbe anche Africa sub-sahariana

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gaolin
Scritto il 31 marzo 2011 at 16:06

bergasim,

Bergasim
Mi astengo dall’esprimere critiche su quanto succede in Cina perchè lo fanno già in tanti.
Di solito queste sono vere. Anzi, se scritte/dette da coloro che conoscono bene la Cina corrispondono esattamente (Bolla immobiliare ultra ciclopica, corruzione a tutti i livelli, ferreo controllo dell’informazione, politica demografica, inquinamento, ecc ecc)
Però non ci dobbiamo consolare per questo. Piuttosto dovremmo capire che l’espansionismo economico cinese per l’occidente è una vera e propria iattura, tragedia, catastrofe and so on.. per il nostro sostema produttivo.
Se poi interessa che anch’io mi aggiunga al coro dei detrattori della Cina lo posso anche fare ma ritengo sia di poca utilità e di nessuna consolazione.
Prima che le debolezze è meglio conoscere la forza dell’avversario.
Per il resto non sono certo uno che fa il tifo per la Cina ma per l’Italia, che vorrei però fosse ancora migliore.

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hironibiki
Scritto il 31 marzo 2011 at 16:28

ITALIA..
“Roma – Sui mercati, pochi stanno aspettando l’esito degli stress test sulle banche irlandesi con le mani in mano. Secondo quanto riporta Newdge, infatti, i broker stanno parlando in questi minuti di “un vasto sell off su tutti i bond europei: italiani, spagnoli, e francesi”.
tratto da http://www.wallstreetitalia.com/article.aspx?IdPage=1104779

Se succede sarebbe interessante il “poi che accade?” :mrgreen:

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hironibiki
Scritto il 31 marzo 2011 at 16:50

E QUESTA?

“Roma – Che avesse portato le sue posizioni accumulate in Treasury a zero era una cosa già nota. Ma ora Bill Gross, fondatore di Pimco, fondo obbligazionario numero uno al mondo, va ancora più in là e nel suo outlook di aprile, prevede deciso che, zavorrati da “un reale ma non riportato” debito pari a $75 trillioni, ovvero con un debito che ammonta a quasi il 500% del pil Usa, gli Stati Uniti cadranno in default. Sebbene, aggiunge, “non in modo convenzionale, ma scippando soldi dalle tasche dei risparmiatori”.

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smsj
Scritto il 31 marzo 2011 at 22:22

La Cina è una dittatura. Fine.
Non dovrebbe far parte del consesso di scambi economico-commerciali internazionale, semplicemente perchè è la negazione del libero scambio che ne sta alla base.
La potenza attuale la deve all’avisità di commercianti, imprenditori e multinazionali occidentali.
Senza dimenticare il sostegno di tutta la pletora di “investitori” privati per i quali le poche migliaia di euro guadagnate con i loro investimenti in Cina sono sufficienti a giustificare il mancato sdegno verso una dittatura sanguinaria e dirigista.

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noche de ronda
Scritto il 31 marzo 2011 at 22:56

smsj@finanza: La Cina è una dittatura. Fine.
Non dovrebbe far parte del consesso di scambi economico-commerciali internazionale, semplicemente perchè è la negazione del libero scambio che ne sta alla base.
La potenza attuale la deve all’avisità di commercianti, imprenditori e multinazionali occidentali.
Senza dimenticare il sostegno di tutta la pletora di “investitori” privati per i quali le poche migliaia di euro guadagnate con i loro investimenti in Cina sono sufficienti a giustificare il mancato sdegno verso una dittatura sanguinaria e dirigista.  

è questa la verità! siamo tutti contro tutti per il proprio interesse..un interesse ogni giorno bussa alla nostra porta per pagare l’interesse di qualcun altro.

Sarebbe bene diffondere messaggi di economia solidale..di banche etiche..di gruppi di acquisto su prodotti italiani..di made in Italy..di mercato equo.
E non se conviene o non conviene Eni, inutile beccarsi un dividendo se poi ho un Nigeriano ogni 100metri che mi vende l’accendino (per fare una spicciola correlazione)

E’ noto il progetto della grande muraglia verde in Cina per fermare il deserto e la potente siccità.Taciute le potenti alluvioni causa cambiamenti climatici ora rimediano così..e intanto hanno disboscato mezza Siberia con 10milioni di tonnellate l’anno importate.Facciamo a gara a chi fa peggio.Pare devieranno il corso di 24 fiumi per apportare acqua alla nuova foresta.Follia.
Complimenti ancora per l’ammirevole e veritiero intervento.

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andreaforni
Scritto il 1 aprile 2011 at 09:36

bell’articolo. Segnalo il nuovo libro di Loretta Napoleoni “Maonomics” edito da Rizzoli, 2011 che approfondisce questi temi e il divario tra Cina e Occidente che porta al nostro impoverimento (economico, sociale e culturale). Viene quasi voglia di trasferirsi là, però mangiare tutti i giorni involtini primavera e riso cantonese no, eh?
A parte gli scherzi (e oggi sono in vena di pesci d’aprile) sto facendo un lavoro di analisi e stock picking su titoli cinesi (si veda la pagina Tematiche del mio blog). Tra qualche settimane magari inizio a darvene qualche chicca in anteprima…

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