La grande convergenza

Scritto il alle 13:01 da Danilo DT

convergenza tassi rendimentoDopo aver visto spread tra rendimenti di bond governativi arrivare alle stelle, oggi il mercato ci illustra un mondo perfetto che perfetto non è per nulla. Quindi meglio prendere le giuste precauzioni, nella consapevolezza che a questi prezzi le opportunità sono minime ed i rischi, invece, elevati.

Quando parliamo di tassi di interesse, ci si trova davanti un quadro che è sicuramente sorprendente, soprattutto se paragonato con quanto abbiamo visto in passato.
Il grafico che vi presento oggi riassume graficamente il rendimento dei titoli a 10 anni di diversi paesi:

Gran Bretagna
Francia
Italia
Norvegia
Spagna
Stati Uniti

convergenza rendimenti bondDi questi paesi, alcuni sono considerati veri “safe haven” ovvero porti sicuri, altri molto meno. Ovviamente poi occorre tenere presente la componente valutaria, la politica monetaria più tutti gli altri fattori che possono incidere sul rendimento di un’obbligazione.
Intanto il grafico è sorprendente in quanto tutti questi stati, oggi, convergono verso un’unica area di rendimento, un range tra 2.15% e 2.45%.
E sono proprio tutti questi paesi che invece, due anni fa, si trovavano in condizioni di rendimento ben diverse.
La Spagna, sempre a 10 anni; rendeva circa il 7.50%, il nostro BTP è arrivato al 7%.
E sempre in quel periodo, invece, Stati Uniti e Gran Bretagna, assieme alla Norvegia, viaggiavano a tassi pari a circa 2%.
Oggi questi tre bond governativi hanno un rendimento in leggero aumento (causa politica monetaria) mentre Italia e Spagna sono letteralmente collassate sotto questo aspetto. Tutto grazie a Draghi e alle sue assicurazioni sul debito europeo (oltre che campagne specifiche come il LTRO e la deflazione alle porte).
Una menziona a parte la merita la Francia, oggi il paese che, in Europa ha le maggiori difficoltà ma che gode ancora di una fiducia incondizionata del mercato. Il decennale oggi rende ben 1.30%

Morale

Credo che la morale complessivamente sia molto semplice.
Il mercato ha perso totalmente la percezione del rischio finanziario.
Come forse era eccessivo lo spread generatosi nel 2012, oggi la compressione e la convergenza che si è venuta a creare non è giustificabile sui fondamentali, come non è giustificabile la forza dei bond francesi.
Certo, la mano di Draghi è quella che fa la differenza, ma possiamo immaginare un mercato obbligazionario ancora così slegato dalla realtà per molto tempo?
Certo, tutto può succedere. Però occorre anche dire che la parte obbligazionaria rappresenta la parte “core” dei portafogli, ovvero quella che dovrebbe dare maggiore stabilità. Quindi forse è il caso di fermarsi un attimo, capire che coi soldi non si scherza, prendere atto della situazione di mercato, magari prendere profitto, incassare qualche plus e cambiare alcune cose nel Vostro portafoglio. Del doman, non c’è certezza, lo so benissimo. Però vivere sempre e solo sulla speculazione, disconnessi dalla realtà, rappresenta un rischio, soprattutto se poi si rischia su quello che dovrebbe essere lo “zoccolo duro” degli investimenti in un portafoglio.

STAY TUNED!

Danilo DT

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5 commenti Commenta
vito_t
Scritto il 26 settembre 2014 at 21:59

Che più sono bassi i tassi e più il rischio aumenta è una verità indiscutibile ! E si può benissimo essere d’accordo sulla Francia , … ma già qui cominciano le domande, .. chi compra gli Oat ? Per il resto , tu enfatizzi un momento strano, quello dell’attacco speculativo culminato con le dimissioni di Silvio, ma prima i rendimenti erano convergenti, tant’è che nel giugno 2007 la GB offriva il 5,40 gli Usa il 5,12 il Btp il 4,80 e il Bund il 4,60, quindi già allora l’Italia pagava meno degli Stati Uniti . Quindi il periodo che prendi ad esempio , pare un’eccezione mentre la normalità invece sembra il contrario. In quanto ai paesi Safe Haven, a guardare i rendimenti quello per autonomasia sembra il Giappone che offre ben lo 0,51% sul decennale ovviamente eppure ha un debito pubblico del 230% e non mi venite a dire le cagate della Boj che può stampare moneta, perchè se quella fosse la soluzione di tutto, ebbene allora facciamo stampare a tutte le banche centrali …. !!!! E’ che il nostro paese gode di una …….. critica sempre troppo eccessiva , ma come si fa ad ipotizzare un default di uno dei dieci pil mondiali senza il coinvolgimento … di tutta l’umanità , ma cosa crediamo che i btp ce li ha la casalinga di Voghera ?
Comunque per ritiornare serio ciò che guida il mercato dei bond è prima di tutto il livello di inflazione ed ecco perchè pur essendo giustissimo il tuo richiamo alla prudenza, nella realtà un quadro deflattivo che si sta componendo impedirà di fatto in un lungo periodo di tempo il rialzo dei tassi, … mettetevi il cuore in pace … Altrimenti non si spiegherebbe come alcuni paesi emergenti che hanno un debito pubblico ridicolo sono costretti a pagare interessi pesanti fra il 6 e il 10% a volte anche nel breve , ed anche cambiando emittente per esempio la Bei il risultato cambia poco …

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elyss
Scritto il 28 settembre 2014 at 12:41

vito_t@finanzaonline,

interessante analisi che istintivamente mi sento di condividere,ma resta sempre il fatto che i rendimenti sono miseri,quindi piuttosto che stare ad aspettare che succeda qualcosa,non sarebbe meglio spostarsi altrove,o sui safe haven o per non saper nè leggere nè scrivere su semplici cd e vedere che succede.Magari si lascia qualcosa di rendimento,ma se le cose dovessero mettersi male,si avrebbero poi tante opportunità.Cosa ne pensate? Grazie

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vito_t
Scritto il 29 settembre 2014 at 11:18

elyss@finanzaonline,

Ma il safe-haven è quello con il rendimento più basso ? o è quello che prendiamo “per default” vedi Usa ? E’ difficle individuarlo, .. lo sai dopo se era safe-haven o no … Comunque ridurre il rischio è saggio ci sono le BEI su divise emergenti e se ne possono scegliere alcune per diversificare , e chi più chi meno offre ritorni fra il 6 e il 10% anche con scadenze brevi, si può puntare sull’Africa .. che dovrebbe essere la Cina di venti anni fa, un piano d’accumulo magari con Etf sui paesi che hanno il C.A.P.E. Shiller più basso , e guarda caso sono i periferici europei .. e questo lo dice l’ultimo premio Nobel per l’Economia e non il sottoscritto … Insomma occorre prima di tutto crescere individualmente per riuscire a fare valutazioni … il meno sbagliate possibili … Ciao Ciao

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elyss
Scritto il 29 settembre 2014 at 15:00

vito_t@finanzaonline,

Grazie ;)

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Scritto il 30 settembre 2014 at 02:43

– Developments in investment funds –

Among Euro-area institutional investors, investment funds have the largest direct exposure to bond markets and are also exposed to liquidity risks.

Investment funds include both money market funds (MMFs) and non-MMFs.

Exposure to developments in debt security markets both within and outside the Euro-area is significant for both.

-[See to the

“Chart 2.18 – Euro-area institutional investors’ debt securities holdings (December 2013)”

in

European Central Bank (ECB), “Financial Stability Review – May 2014” – May 16, 2014

http://www.ecb.europa.eu/pub/pdf/other/financialstabilityreview201405en.pdf P.59 (or P.60/169)]-

Developments in investment funds can have important implications for the Euro-area financial system as they are closely connected with Euro-area banks.

Investment funds hold 14% of bonds issued by Euro-area credit institutions and provide over €400 billion in loans to Euro-area Monetary Financial Institutions.

Even though fund investors are supposed to be conscious of any risks involved, concerns around liquidity risks in the sector are rising, since the majority of bond fund shares in the Euro-area are invested in assets with longer maturities: the average maturity of their assets is currently around eight years and only 6% of the bonds that they hold have an original maturity of less than one year.

The resulting maturity risk is accompanied by a general downward shift in credit ratings, indicating the increasing credit risk of fixed income products[*].

As the vast majority of bond funds in the Euro-area are open-ended, those funds could be exposed to risks in of the event of sudden asset price shocks, even if daily market valuation, risk diversification requirements for UCITs and tools available for liquidity crisis management, such as gates or suspensions, mitigate those risks considerably.

Whilst according to Fitch data on EU prime MMFs, 50% of their total assets are considered highly liquid, the average maturity of Euro-area MMF assets has increased since June 2012 from 50 to 60 days and liquidity levels decreased slightly.

In addition, the interconnectedness between Euro-area MMFs and Monetary Financial Institutions increased between 2007 and 2013[**].

– – –

[*] European Securities and Markets Authority (ESMA), “Report on trends, risks and vulnerabilities – No. 2, 2014” – September 3, 2014: P.18, T.43. Forthcoming.

[**] European Securities and Markets Authority (ESMA), “Report on trends, risks and vulnerabilities – No. 2, 2014” – September 3, 2014: Pp. 21-22, T.56-58. Forthcoming.

In the link

http://www.esma.europa.eu/system/files/esma-efs_trv_2-14_030914.pdf .

– – –

サーファー © Surfer

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