La Cina e le città fantasma

Scritto il alle 15:56 da Danilo DT

Ne abbiamo parlato spesso delle città fantasma. La Cina ha avuto un’esplosione anche immobiliare senza precedenti. E in questa spasmodica crescita possiamo registrare anche degli eccessi.
In questo video di Bloomberg potete vedere la prima di una serie di ricerche fatte proprio da Bloomberg sulle città fantasma cinesi.
Non posso certo negare che questo video, come tanti altri fattori, mettono in dubbio alcune dinamiche economiche. Ma siamo proprio sicuri che i cinesi ce la raccontano giusta? Oppure questi “peccati veniali” che ci vengono nascosti, alla fine, non fanno differenza? Sarà il tempo a dirci qual è la verità…

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6 commenti Commenta
hironibiki
Scritto il 20 maggio 2011 at 12:28

Cavolo dal video mi sembrava di vedere Milano.. 3-4 corsie, palazzi enormi (e brutti proprio come i casermoni a Milano). e nessuno che ci abita (forse questa è l’unica differenza con Milano).
Ma non capisco.. La gente non lascia le campagne perchè le case costano troppo??
E poi sinceramente e’ questo quello che chiamano “il progresso”??????? Dai se questo è il progresso preferisco tornare alla campagna. Vita salutare, smog quasi nullo, niente stress.. Uno lascia la campagna per andare a rintanarsi in un loculo del genere, che tristezza!!!

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gaolin
Scritto il 20 maggio 2011 at 14:19

Descrivere la bolla immobiliare cinese a un occidentale che mai è stato in Cina è a dir poco difficile.
E’ tanto al di là di ogni più fervida immaginazione che di più non si può.
Quartieri immensi, costruiti su aree fino poco fa destinate all’agricoltura o, addirittura città intere edificate dove nulla c’era prima, ancora praticamente disabitate, ovvero vere e proprie città fantasma, sono trovabili ovunque in Cina. Anche nelle immense e popolate città cinesi vedere enormi palazzoni da 100 metri di altezza in su, quasi vuoti, è normalissimo.
In Cina vengono costruiti ex novo quartieri da 10-20.000 abitanti potenziali in tempi rapidissimi, 2-3 anni al massimo.
La qualità di queste costruzioni lascia molto a desiderare, a livello di finiture sarebbero inaccettabili dalle nostre parti ma, tant’è, per i cinesi va benissimo. E’ da prevedere che la durata, ovvero l’utilizzo nel tempo di questi fabbricati, sarà ben inferiore ai 75 anni di concessione per l’utilizzo delle aree fabbricabili che è applicata in Cina. Passati i 75 anni il fabbricato torna di proprietà dello stato e quello che è stato speso non andrà in eredità a nessuno.
Un dato che gira e che non viene smentito è che ci sono circa 70.000.000 di unità abitative sparse per la Cina vuote, che cercano occupanti, o acquirenti con l’intenzione di occuparli, che però non si trovano perché non ci sono.
Perché di questa situazione?
Ecco alcuni motivi:
Per gli imprenditori cinesi, che stanno facendo un sacco di soldi, non vi sono tante possibilità di investimento in Cina. Il mattone è uno dei pochi che è considerato tale, malgrado dopo 75 anni debba essere reso allo stato.
In Cina vi è un enorme risparmio privato. Le previdenze sanitarie e pensionistiche come noi le intendiamo non ci sono in Cina, se non ai minimi termini. Di conseguenza tutti i cinesi risparmiano una buona fetta del loro salario per l’avvenire. Spinti da messaggi pubblicitari e da dicerie varie, i cinesi si sono convinti che investire nel mattone mantiene il valore dei soldi, anzi lo accresce. Finora apparentemente è stato così. Chi di soldi ne ha abbastanza e in Cina ce n’è un gran numero, ha ben pensato di alimentare questa immane bolla, che fino poco tempo è sembrata la gallina dalle uova d’oro.
Le banche cinesi hanno enormi liquidità disponibili, frutto del considerevole risparmio privato, che in questo ultimo decennio, con una crescita esponenziale è stato riversato nell’immobiliare. Si sono creati in Cina imprenditori di questo settore in grado di intraprendere iniziative di investimento per ammontari strabilianti, spesso per iniziative a dir poco utopistiche e fantasiose.
La commistione fra la rampante imprenditoria immobiliare cinese e la pubblica amministrazione è a un livello tale che nostri furbetti del quartierino o mafiette varie al confronto sono dei candidi e modesti perbenisti.
Gli appartamenti restano però vuoti perché il prezzo di vendita che hanno raggiunto è super esagerato, per la grande maggioranza dei cinesi che vorrebbero acquistarli o abitarvi in affitto. Un prezzo impossibile per le capacità di spesa di chi vive di salario in fabbrica.
Per dare un’idea, in una zona residenziale normale di una medio/grande città cinese, da 2.000.000 di abitanti per intenderci, gli appartamenti costano circa 2-3.000 EUR al mq. Nelle zone più appetibili si arriva anche a oltre 5.000 EUR al mq. Le taglie standard sono di 100 o 120 mq. Appare evidente che l’acquisto è precluso alla stragrande maggioranza dei cinesi che percepiscono i 200 EUR/mese, se non di meno.
La cura che il cinese ha dei beni altrui ma anche dei propri è spesso molto carente. Dare in affitto implica il rischio di vedersi il proprio capitale svalutato dall’incuria dell’occupante.
Insomma una bolla colossale che è stata alimentata da un vorticoso giro di interessi, di pubblici amministratori e di imprenditori con smodata voglia di arricchirsi, da una politica di sviluppo economico che prevede la concentrazione in immensi agglomerati urbani di milioni di ex contadini diventati operai, da una mancanza di preveggenza di quali inevitabili effetti negativi potrà avere tutto ciò nella società cinese che è destinata a diventare una nazione di vecchi, grazie alla politica del figlio unico.
La Cina però sta facendo tutti questi gravi errori con i soldi suoi, non con quelli degli altri, quindi è meglio che non ci preoccupiamo tanto della loro iperimmane bolla immobiliare. Anzi, noi occidentali ci dovremmo preoccupare ancora di più per noi stessi, perché con l’edilizia privata che sta cominciando ad andare in forte crisi, il governo cinese dovrà puntare ancora di più sull’export, per aumentare l’occupazione.
Visto che ai pochi che contano in occidente sembra che vada bene così, si può stare certi che per la nostra economia reale i tempi bui continueranno ancora.

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paolo41
Scritto il 20 maggio 2011 at 14:43

gaolin@finanza,

giriamola come ci pare ma è un enorme paradosso: è come costruire fabbriche o ospedali o strutture ( tanto per citare i noti episodi di sperpero delle finanze pubbliche in Italia) destinate, in mancanza di reddito e presto oberate dai costi di manutenzione, a sgretolarsi nell’arco di pochi anni.
Non metto in discussione che ci sia una forte disponibilità di liquidità a livello privato, ma se il livello imprenditoriale dimostra una così limitata visione a livello di ritorno degli investimenti, c’è seriamente da preoccuparsi sulla capacità del sistema cinese a mantenere l’attuale tasso di sviluppo….

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hironibiki
Scritto il 20 maggio 2011 at 16:14

gaolin@finanza,
WOW con questi costi e queste premesse (ridare dopo 75 anni la casa comprata) allora non mi stupisce che nessuno compra. Pazzesco! Che spreco!!

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gaolin
Scritto il 20 maggio 2011 at 16:58

hironibiki@finanza,

A dire il vero non sono i 75 anni che spaventano i cinesi.
Nella loro cultura, molto diversa dalla nostra, non ci si preoccupa tanto di cosa accadrà fra75 anni.
Quello che invece sta paralizzando il mercato è il costo esorbitante degli alloggi.

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lampo
Scritto il 20 maggio 2011 at 17:07

gaolin@finanza,

Il lato positivo è che almeno potranno capire anche loro che cosa è una bolla … il il suo conseguente scoppio. Così forse in futuro… faranno meno errori.
Noi in occidente… non l’abbiamo ancora capito…. e di bolle dai tulipani al settore tecnologico… non sono mancate, anzi!

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