ITALIA: debito pubblico rivisto al rialzo contro PIL. Che novità!

Scritto il alle 09:39 da Danilo DT

Dicevamo che il problema è il debito? Beh, lo confermo. E se parliamo di debito come non fare riferimento proprio all’Italia?
Bene, sta per uscire la Nota di aggiornamento al Def, il nuovo quadro macro e di finanza pubblica. Tale Nota dovrebbe essere pubblicata tra giovedì e venerdì. Intanto però si muovono gli altri. Da una parte con una doppia revisione dei conti nazionali da parte di Istat, e dall’altra con una revisione delle previsioni sul debito pubblico, da parte della Banca d’Italia.
E proprio su questi numeri vorrei fare due ragionamenti.
Indovinate un po’? Ovviamente numeri in peggioramento. La stima porta il livello del debito 2018 in aumento di 58,3 miliardi a 2.380 miliardi (il 134,8% del Pil contro il 132,2 stimato fino a metà settembre).
Colpa del costo legate, così sembra ad una conversione di Buoni Fruttiferi Postali e a revisioni in ambito di Pubblica Amministrazione,
La cosa che interessa in questa sede è la revisione del rapporto debito/PIL che quindi passa appunto a quota 134.8%.

Fate un ragionamento e considerate l’importanza dell’operato di Draghi. Cosa significherebbe per il nostro paese un innalzamento dei tassi di interesse? Significherebbe un problema di sostenibilità non indifferente. Ma come uscire fuori da questa situazione?
Tagliare il deficit in questo momento significherebbe troncare le ali a quella poca crescita di PIL che abbiamo. E quindi la domanda è d’obbligo. Si può tagliare il debito con un deficit costante se non addirittura in aumento?

(…) Un modo per ridurre il debito pubblico è quindi ottenere un avanzo, per esempio attraverso l’aumento delle entrate fiscali o tagli della spesa pubblica. Ciò significherebbe agire sul numeratore del rapporto. Alternativamente, alcuni propongono di agire sul denominatore attraverso manovre fiscali espansive che alzano il livello del Pil e sono finanziate da un aumento del deficit. Tuttavia tali misure farebbero salire anche il debito, cioè il numeratore, a meno di ipotizzare che un’espansione fiscale possa causare un aumento del Pil e delle entrate tali da ridurre il deficit – un caso improbabile che viene discusso nel paragrafo seguente.
Quale potrebbe essere l’effetto complessivo di manovre di questo tipo sul rapporto debito/Pil? Per quanto riguarda il denominatore del rapporto, un taglio delle tasse o una maggiore spesa pubblica avrebbero un effetto positivo sul livello del Pil, almeno nel breve periodo. La dimensione di questo effetto è descritta dal moltiplicatore fiscale, ovvero il rapporto tra variazione del Pil e variazione iniziale della spesa pubblica (oppure delle entrate fiscali). Un rapporto pari ad 1 indica che, per esempio, un aumento della spesa pubblica di un euro si traduce in un aumento del Pil di un euro. Un rapporto maggiore di 1 significa che all’aumentare della spesa pubblica di un euro corrisponde un aumento del Pil maggiore di un euro. (…) [Source

Questione di moltiplicatore. Bisogno quindi agire sulla crescita. Ma con queste condizioni diventa veramente difficile riuscire a vedere la luce.
Incominciamo a rivedere i patti ed i parametri di Maastricht. Consideriamo l’Unione Fiscale. Cerchiamo di capire come uscire dal problema del debito con interventi mirati e magari impopolari. E se non si fa così, potrà sempre e solo essere peggio.
Intanto ringraziamo, come Italia, il fenomeno della Giapponesizzazione che nel breve termine di può proteggere da rischi di insostenibilità del debito.

STAY TUNED!

Danilo DT

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5 commenti Commenta
kry
Scritto il 25 settembre 2019 at 00:15

Giapponesizzazione ???

Il Giappone ha il rapporto deficit/pil al 238%
una propria banca centrale
ed i titoli di stato non vengono emessi con l’ asta marginale.

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draziz
Scritto il 25 settembre 2019 at 07:47

“Incominciamo a rivedere i patti ed i parametri di Maastricht. Consideriamo l’Unione Fiscale.”
Finalmente vedo che inizi a considerare l’origine del problema, a cui devi però aggiungere l’Euro e certi concetti di economia nati negli anni ’70 e propugnati come irrinunciabili ancora oggi…e soprattutto l’applicazione dei meccanismi di riequilibrio, che i più (una volta) bravi della classe hanno fatto restare lettera morta (o sbaglio?).
Unione fiscale? Puoi avere un prelievo equo se hai una crescita diffusa ed equilibrata, cosa che non mi pare di vedere oggi.
Inoltre devi avere convergenza sulle politiche del lavoro e sociali.
Diversamente torniamo all’esproprio di Stato, ammantato dei soliti proclami di necessità e giustizia redistributiva…ma sempre avvertiti come punitivi ed osteggiati, con inevitabile evasione perpetrata con ogni mezzo.
Il debito? Ci portiamo dietro il risultato di un certo modo di fare politica, di cercare il consenso nelle masse (e non cercare lo sviluppo programmato del Paese) nato all’epoca di Peppone e Don Camillo e fino a che si continua a dare troppa importanza alla politica ed ai suoi attori (e comparse) non se ne verrà fuori.

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Scritto il 25 settembre 2019 at 09:03

MIIIIIINKIA….
Finalmente vedo che inizi a considerare l’origine del problema
Lo sto dicendo dalla notte dei tempi! Hahahahaahahahh. Ciao caro!

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Scritto il 25 settembre 2019 at 09:07

kry@finanza:
Giapponesizzazione ???

Il Giappone ha il rapporto deficit/pil al 238%
una propria banca centrale
ed i titoli di stato non vengono emessi con l’ asta marginale.

Occhio a cosa si intende con Giapponesizzazione…

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paolo41
Scritto il 25 settembre 2019 at 17:15

…. ma tutti i casi di chiusura o delocalizzazione delle industrie italiane ( vedi le manifestazioni odierne di Whirpool a Torino e Napoli) o la “tragedia ” Alitalia (tutte gestite finora da Di Maio !!!) non ci fanno pensare che il problema ha dimensioni più grandi e più articolate ????

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