ITALIA contro TUTTI: verso la procedura di infrazione e conseguente isolamento

Scritto il alle 07:55 da Danilo DT

Ecco fatto. Abbiamo raggiunto quello che consideravo il “target facile” del governo giallo verde. Si, perché non era certo complicato arrivare alla procedura di infrazione. In molti pensavano che il governo non sarebbe mai arrivato a tanto, ovvero affrontare l’Unione Europea in modo sfrontato ed aggressivo.
Bene, missione compiuta. Ma adesso viene il bello e gestire un’eventuale procedura di infrazione non sarà facile.

Già qualche giorno Bankitalia, probabilmente ben informata sull’arrivo della procedura d’infrazione, ha bacchettato il governo paulista (giallo-oro come la nazionale brasiliana).
Nelle considerazioni finali del governatore Ignazio Visco c’è un invito a non farsi illusioni: la nostra bassa crescita viene da lontano, e fare più debiti non risolve i problemi. E l’Italia non può fare a meno dell’Europa. Deve invece contribuire a migliorarla. Ovviamente questa considerazione può essere considerata di parte e non essere condivisa da tutti i lettori. In questa sede mi limito a riportare il messaggio di Visco.

(…) Da oltre vent’anni (per intenderci: da prima che ci fosse l’euro) l’Italia cresce meno degli altri paesi europei, per fattori strutturali quali: bassa qualità dei servizi pubblici, inadeguatezza delle infrastrutture, basso grado di concorrenza, evasione fiscale, elevati livelli di corruzione e di criminalità organizzata. Il risultato è un ambiente poco favorevole agli investimenti, alle imprese e al lavoro. In questo quadro deludente di lungo periodo, si innesca il peggioramento congiunturale dell’ultimo biennio, con una crescita del Pil dimezzata tra il 2017 e il 2018 e pressoché nulla nelle previsioni di quest’anno. (…) [Source

Fin qui credo ci sia poco da aggiungere e si può solo condividere. A meno che si preferisca vivere di illusioni e sogni irrealizzati. La critica di Bankitalia è ovviamente alla politica fiscale, non tanto per le sue logiche (anche condivisibili) ma per come è stata generata.
Una politica fiscale che aumenti il disavanzo pubblico non solo è poco utile per la ripresa economica, ma potrebbe addirittura essere controproducente. C’è infatti il rischio che si traduca in una “espansione restrittiva”, con il paradossale risultato di fare più debiti per avere una crescita più bassa.

Morale, semplificando il tutto, il problema è sempre quello, arcinoto ai lettori di questo blog. Si chiama DEBITO. Che mixato ad uno spread in tensione causa credibilità politica (e tensioni con l’Eurozona) che ci costa in conto interessi ed una crescita economica bassa, rappresenta un cocktail che definire esplosivo è poco.
Nulla di nuovo sotto il sole direte voi, ma sentirselo dire dall’Europa in veste di procedura di infrazione fa sempre un certo effetto.

(…) Il criterio del debito, così come codificato nel Fiscal Compact e nelle sue ulteriori declinazioni (in particolare il Two Pack) non è dunque rispettato poiché prevede che il debito vada ridotto di un ventesimo l’anno e comunque proceda con sufficiente velocità verso l’obiettivo del 60% del Pil. La violazione dunque – stando alle regole (che si possono e forse devono cambiare ma che fino a quando sono in vigore vanno rispettate) – è evidente. Ad aggravare il quadro, nel 2018 non vi è stata alcuna riduzione del deficit strutturale, che è il parametro fondamentale in quanto fotografa l’andamento del deficit al netto delle una tantum e delle variazioni del ciclo economico. Il governo si era impegnato un anno fa a ridurlo dello 0,3%. (…) La Commissione “raccomanda”, i governi decidono. Con la raccomandazione che la Commissione Ue si appresta ad approvare, di fatto si chiede ai governi europei di esprimersi sulla necessità di avviare nei confronti dell’Italia una procedura di infrazione sul debito. Il primo step prevede che su tale richiesta si pronunci il Comitato economico e finanziario. Poi la palla passerà all’Eurogruppo convocato per il 13 giugno a Lussemburgo, che a sua volta girerà l’intera “pratica” all’Ecofin del 9 luglio. Ed è questa la sede in cui verrà presa la decisione finale: avvio formale della procedura oppure rinvio o infine sospensione in presenza di eventuali impegni aggiuntivi prospettati dal governo. Un percorso a ostacoli che può anche prolungarsi per anni. (…) [Source]

A questo punto la domanda è lecita. E ora che succede?

Premessa: mai era successo che in Unione Europea si arrivasse a questo tipo di procedura. Quindi è una “prima volta” che significa “Precedente” e di conseguenza verrà trattato coi guanti ma non per questo non deve essere duro e rigoroso. Tanto per cominciare comporterebbe una procedura di sorveglianza rafforzata, con un stretto monitoraggio (ogni tre/sei mesi) per verificare se le azioni correttive richieste per rientrare dalla “deviazione significativa” evidenziata siano effettivamente poste in essere.

(…) Manovre correttive che rischiano di essere anche molto pesanti poiché inevitabilmente comporterebbero aumenti delle tasse e tagli alle spese e ai servizi sociali. Qualora i piani di rientro predisposti non fossero ritenuti sufficienti a riportare il debito su una traiettoria di progressiva discesa, arriverebbe da Bruxelles un secondo invito ad adottare un nuovo piano di rientro. Se anche quest’ultimo fosse valutato negativamente, allora potrebbe essere imposto l’obbligo di un deposito infruttifero pari allo 0,2% del Pil (3,6 miliardi), con possibilità che possa essere ridotto o incrementato, e che comunque verrebbe convertito in ammenda nel caso in cui la raccomandazione di correggere il disavanzo eccessivo non fosse rispettata. E potrebbe scattare in questo caso anche un’ulteriore e più pesante sospensione dei fondi di coesione europei. La sanzione sarebbe poi ulteriormente incrementata in caso di persistente inosservanza della raccomandazione. (…)

Che avvenga proprio tutto questo lo escluderei per una serie di motivi, ma significa comunque un peggioramento della nostra posizione e soprattutto un isolamento progressivo del nostro paese.
Ma è quello che vogliamo? E soprattutto siamo convinti che poi avremo la forza per riuscire a rialzarci, dopo essere inesorabilmente caduti? Questa è la grande scommessa. Grande, pericolosissima e temutissima (dal sottoscritto) scommessa.

PS: perdonate l’immagine in apertura, ma qualche mese fa c’era chi la difendeva a qualsiasi costo…

STAY TUNED!

Danilo DT

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5 commenti Commenta
ben
Scritto il 6 giugno 2019 at 08:27

stando alle regole (che si possono e forse devono cambiare ma che fino a quando sono in vigore vanno rispettate) –  frase paradigmatica per rispedire tutto al mittente

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Scritto il 6 giugno 2019 at 08:35

Per coerenza non possono fare altro. In teoria

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kry
Scritto il 6 giugno 2019 at 08:41

Perchè alla Francia non viene riservato lo stesso trattamento ?

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kry
Scritto il 6 giugno 2019 at 09:00

Debito pubblico che ogni governo ha ereditato dallo sperpero della passata generazione ( che se la spassa ancora alla grande con la garanzia delle pensioni ) e che è autoalimentato da interessi non alla pari con gli altri paesi… facciamo un confronto odierno con portogallo e spagna ?
L’Italia non cresce da 20 perchè gli ITALIANI sono formiche e non cicale come la maggior parte dei popoli dei paesi Ocse….. è mai stata fatta un analisi seria di quanto il debito privato sia aumentato e quanto abbia influito sulla cresita del pil ?
Quando la verità emergerà risulterà che nonostante tutto l’ Italia è la nazione più equilibrata tra i paesi industrializzati …. ci sarà un perchè con i gommoni da est a sud negli ultimi 30 anni tutti vengono in italia … non vogliamo credere che sia grazie alla sinistra.

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pdf79
Scritto il 6 giugno 2019 at 10:08

Scusate e la Francia? È la Francia vero?
Per favore pensatela come volete ma non dimentichiamoci mai che:
1)abbiamo dei problemi VERO
2)la Francia e Germania sono dei simpatici amici che pensano al nostro bene FALSO. Vedasi Grecia doppia fregatura ai greci e a noi.
P.S.
Aggiornamento radio radicale, ci sono politici ricoverati in ospedale per tentare di ripristinare la convenzione, vendita FCA alla Francia chi se ne frega.
Ho letto che fra i soci di radio radicale c’è Lillo spa (MD DISCOUNT) fatturato 2 miliardi di euro e ci vengono a raccontare che devono chiudere, si possono trasformare in radio MD radicale.
Negli ultimi trent’anni sono stati dati 250 milioni di euro a radio radicale, io non sono per la riduzione della spesa ma per una buona spesa si, prendiamo i soldi dati alla radio e altre stupidate facciamo una società pubblica in collaborazione con le università per ricerca su gestione rifiuti che ne abbiamo bisogno( vedasi scorie nucleari, ILVA, terre dei fuochi) scommettiamo che dopo 10 anni il ritorno suĺl’investimento è positivo e magari botta di culo abbiamo tecnologia da vendere a un pianeta sommerso dai rifiuti.
Se invece si continua a pensare che noi siamo brutti, sporchi e cattivi e la Germania è brava buona e giusta scommettiamo che saremo sempre in prima linea nella gestione rifiuti? Ma in prima linea come discarica dello smantellamento della trentina di centrali nucleari tedesche.
Saluti a tutti.

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