INFLAZIONE ancora in frenata. Verso una nuova deflazione.

Scritto il alle 11:16 da Danilo DT

inflazione-fed-fomc-tasso

Non potevamo certo aspettarci numeri entusiasmanti oggi, giorno della pubblicazione dei dati sull’Inflazione dell’Eurozona e del Bel Paese.
Come vi ho spiegato più volte, ci stiamo muovendo in una zona minata, diretti verso un quadro non solo di disinflazione ma addirittura con un rischio “deflazione”.
Il petrolio resta a livelli molto bassi e voi tutti sapete quando conta per la politica monetaria delle Banche Centrali il prezzo del greggio.
Le previsioni degli analisti si aggiravano su un dato pari allo 0.3% a dicembre per l’UE (0.2% a novembre) ma addirittura con rischi di ulteriore frenata nel corso del 2016.
Un bel problema per la BCE che si trova quindi a lottare contro i mulini a vento, non potendo contrastare un quadro di mercato molto lontano dal suo target, posto in area 2%.
Mercato intrappolato quindi (trappola della liquidità), BCE altrettanto intrappolata, economia intrappolata. Quindi diventa difficile poter fare programmazione quanto devi SUBIRE il mercato ed adeguarti ad esso. Le tensioni tra Iran e Arabia Saudita, al momento, non hanno portato grosse conseguenze sul petrolio, preoccupa secondo me molto di più la frenata cinese ed il rallentamento economico globale (ricordiamo che in Brasile ci ritroviamo con la peggior RECESSIONE dal 1901, con tutti gli effetti che ne possono derivare sugli Emergenti e sull’America Latina).

Brazil’s economy will contract more than previously forecast and is heading for the deepest recession since at least 1901 as economic activity and confidence sink amid a political crisis, a survey of analysts showed.
Latin America’s largest economy will shrink 2.95 percent this year, according to the weekly central bank poll of about 100 economists, versus a prior estimate of a 2.81 percent contraction. Analysts lowered their 2016 growth forecast for 13 straight weeks and estimate the economy contracted 3.71 percent last year. (Source)

brasile-recessione-outlook-2016
Il problema quindi non è solo dell’Eurozona ma è GLOBALE. E in questo scenario diventa difficile per tutte le economie poter avere una visione rosea per il futuro e anche per le banche centrali diventa monto complicato non solo centrare i target ma addirittura sviluppare un apolitica monetaria che posa essere efficace.
E difatti ecco il risultato sui dati dell’inflazione usciti qualche minuto fa.

Tasso inflazione: frenata in Eurozona e Italia

Euro-area inflation was weaker than economists predicted in December, when the European Central Bank stepped up its stimulus program.
Consumer prices rose an annual 0.2 percent, the European
Union’s statistics office said on Tuesday. That compares with a median estimate for a 0.3 percent increase, which would have been the strongest reading in seven months, according to a Bloomberg survey of economists. (Bloomberg)

inflazione-eurozona

Dati peggiori delle attese, in Eurozona solo 0.2% ed in Italia…

(AGI)  – Roma, 5 dic. – L’inflazione resta ferma su base mensile a dicembre, per un incremento tendenziale dello 0,1%. Lo comunica l’Istat sottolineando che, in media d’anno, nel 2015 il costo della vita rallenta per il terzo anno consecutivo, portandosi a +0,1% da +0,2% del 2014. L'”inflazione di fondo”, calcolata al netto degli alimentari freschi e dei prodotti energetici, rimane invece stabile a +0,7%.

inflazione-italiaGrafici by Bloomberg

This is the road to deflation….

Riproduzione riservata

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Danilo DT

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10 commenti Commenta
draziz
Scritto il 5 gennaio 2016 at 11:41

Perchè secondo Draghetto e “cronies” (compagnuzzi…di merende o altro secondo l’etimologia anglosassone…) con cosa vorrebbero far ripartire i consumi?
Con iniezioni di liquiditá che affluiscono nel sistema finanziario, per riacquistare titoli sovrani e del sistema bancario, con poca o nulla ricaduta per l’uomo della strada che, anzi, si trova a dover pagare l’operazione (socializzazione delle perdite) con aumenti di imposte, tasse, IVA?
Domina non solo l’incertezza ma la completa sfiducia verso tutto il sistema ed i soldi (chi ce li ha) restano sui conti correnti, pronti per essere rubati alla prossima occasione…

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zanella51
Scritto il 5 gennaio 2016 at 14:45

questa si chiama deflazione da debiti.
finche continuano ad inflazionare i salari l’inflazione non ripartirà MAI. se la gente non ha i soldi non spende, se non spende cala la produzione industriale.
per far ripartire i consumi e l’inflazione bisogna AUMENTARE I SALARI

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kry
Scritto il 6 gennaio 2016 at 01:13

— ” Come vi ho spiegato più volte, ci stiamo muovendo in una zona minata, diretti verso un quadro non solo di disinflazione ma addirittura con un rischio “deflazione”. ” —

Oggi alla visita oculistica mi son dovuto leggere delle lettere

S

T

A

G

F

L

A

Z

I

O

N

E

sarà stato un caso.

Tutta colpa della befana che l’inflazione si porta via.

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    Scritto il 6 gennaio 2016 at 09:44

    No No, dice bene Zanella (ciao!) come diceva il buon Fischer negli anni ’30, questa è debt deflation. Al momento non c’è ancora il rischio stagflazione, almeno quello dai… Hahahahahah!

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Scritto il 6 gennaio 2016 at 15:42

Zanella51 ha ragione. Finché si continuerà a deflazione gli stipendi non si ripartirà mai. Per poter far ripartire l’economia ci vuole gente che acquisti. Senza soldi non si acquista e l’economia non riparte.

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draziz
Scritto il 6 gennaio 2016 at 20:44

pig_org@fi­nan­za,

Con il carico di tasse e contributi esistenti sul lavoro non è possibile aumentare le retribuzioni, anche perchè vi sono mensilità aggiuntive ed altri benefici che manifestano tutto il loro peso anche in condizioni di mancata produttività.
Ergo, le aziende non assumono, se non dopo esplicite riduzioni o eliminazioni dei contributi ad esempio – jobs-act docet…, oppure lasciano a casa.
Spiacente, ma quando sta bene il padrone allora sta bene anche l’operaio, volendo usare concetti “arcaici” e da “lotta di classe”, non funziona il contrario e gli effetti si vedono.
Se mancano gli utili per l’imprenditore, se chi detiene il capitale nelle imprese non vede il ritorno economico, anzi deve metterci altri soldi, allora il sistema collassa e lo si vede.
Più lampante di così. Oppure vogliamo credere ad “Utopia” di un tal Thomas Moore?
Vogliamo rispolverare i “fasti” del periodo comunista? Tra Cina e Russia non mi pare che abbia funzionato poi così bene…

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draziz
Scritto il 6 gennaio 2016 at 20:47

pig_org@fi­nan­za,

Aveva ragione Henry Ford a sostenere di voler dare più soldi ai suoi operai, perchè sarebbero ritornati in cassa grazie all’acquisto delle automobili prodotte, che tutti volevano grazie ai costi scesi di molto con l’introduzione delle catene di montaggio.
Ma, ahimé, oggi non è più così semplicistico…

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kry
Scritto il 6 gennaio 2016 at 22:29

Da­ni­lo DT,

Ciao Danilo , secondo me dice bene
1) questa si chiama deflazione da debiti.
2) per far ripartire i consumi e l’inflazione bisogna AUMENTARE I SALARI

Penso ci sia un paradosso quando scrive
— ” finche continuano ad inflazionare i salari l’inflazione non ripartirà MAI. ” —
mentre in parte non concordo quando
— ” se la gente non ha i soldi non spende, se non spende cala la produzione industriale. ” —
Penso che la produzione industriale non necessariamente cali in mancanza del fatto che la gente non abbia i soldi , infatti i DEBITI li hanno creati apposta nel nuovo regime del MULTINAZIONALISMO.
Per quanto riguarda la deflazione
della Svizzera non ce ne può fregare se ci va
della Grecia già si sà
degli insospettabili AAA nessuno dice niente
http://it.tradingeconomics.com/finland/indicators

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kry
Scritto il 6 gennaio 2016 at 22:32

kry@​finanza,

Dimenticavo , i prossimi a raggiungere la Finlandia siamo noi o
http://it.tradingeconomics.com/austria/unemployment-rate

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kry
Scritto il 7 gennaio 2016 at 00:01

Ciao Danilo
deflazione
o
stagflazione
nessuna delle due vogliamo
nonostante
http://www.rischiocalcolato.it/2016/01/stavolta-e-diverso-ora-arriva-la-depressione-globale-delle-spese-in-conto-capitale.html

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