I costi della politica: ma quanto ci costa un seggio?

Scritto il alle 14:30 da Danilo DT

In pieno clima di austerity viene letteralmente la pelle d’oca a pensare quanto ci costa la politica in Italia. Cliccando qui su casta politica, potrete trovare i vecchi post che mettono a nudo le assurdità della nostra classe governante. E sinceramente, se tutti devono fare sacrifici, proprio non si capisce come mai LORO continuano a vivere di privilegi assurdi, stipendi da nababbi e soprattutto NON vengono nemmeno scalfiti da quel clima di sacrifici che invece dovrebbe vederli in PRIMA LINEA, a dare il buon esempio. Ad esempio, parlando proprio di Parlamento, ogni seggio costa 750mila euro all’anno calcolando solo le spese strettamente collegate alla politica e senza considerare le ricadute legate al personale amministrativo di supporto. L’infografica che vi allego, mostra il costo degli organi istituzionali per regione.

Clicca per ingrandire

A uscirne meglio sono Emilia Romagna, Marche e Veneto, ciascuna delle quali mostra un solo valore su dieci colorato di rosso perché peggiore di quello medio delle altre amministrazioni. A seguire Puglia, Toscana e Umbria (due su dieci). In coda si trovano. il Molise (7 valori peggiori della media) seguito da Sicilia, Calabria, Basilicata e Piemonte (6 valori). Anche il Lazio e la Lombardia occupano le parti basse della graduatoria (5 valori). (Source) 

Non penso ci sia molto da commentare… Giudicate voi…E per rincarare la dose, vi aggiungo questa simpatica analisi.

Questi sono i personaggi che oggi incassano delle cifre OLTRE alla soglia massima…Che ne dite? Mettersi in riga????

CHI INCASSA PIU’ DI 294.000 € all’anno

STAY TUNED!

DT

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7 commenti Commenta
piematac@borse.it
Scritto il 25 Settembre 2012 at 15:58

Immaginiamo che potenza mondiale saremmo, se tutti quei soldi fossero investiti nella ricerca!! 😡

schwefelwolf
Scritto il 25 Settembre 2012 at 16:04

Dati interessanti. Anche indicativi. Ma – temo – estremamente sottostimati, o meglio: sottostimanti. Questi dati sono solo una singola parte emersa dell’iceberg: una piccola fetta della mega-torta che i nostri amministratori (e i loro parenti/amici/clienti) si mangiano regolarmente, mese per mese, anno per anno, da 50 anni a questa parte. Una torta di cui nessuno realmente conosce l’entità (e questo è un fatto assolutamente sconcertante, incredibile). Altro che falso in bilancio: qui il bilancio proprio non c’è!

Ho ancora in mente le considerazioni esposte da Ricolfi nel suo (assai encomiabile) libro “Il sacco del Nord”. Da persona – a mio avviso – incontestabilmente seria, Ricolfi si è dato la pena di (a) individuare le fonti di dati esistenti, (b) valutarne i rispettivi contenuti e (c) sviluppare aprossimazioni di calcolo che potessero sopperire all’assenza di tutti gli “anelli” di collegamento fra un certo gruppo di dati ed un altro. In altri termini: come si fa, in Italia, a “quantificare” i finanziamenti convogliati su un determinato settore piuttosto che su un altro? Come si fa ad individuare i mille rivoli sotterranei che poi si riuniscono improvvisamente per confluire, come un “Rio delle Amazoni”, nelle tasche di qualche singolo, di qualche gruppo o di qualche partito? Qualcuno sa quanto spenda lo Stato in assistenza sociale agli stranieri o ai clandestini? Quanto costi realmente l’assistenza sanitaria concessa gratuitamente” o a quanto ammontino (in totale) i trasferimenti da una data regione allo Stato centrale o i trasferimenti dello Stato centrale verso una determinata regione od un’altra. Tutti dati non rilevati – o almeno: non rilevati in modo unitario, ne correttamente integrati nel contesto complessivo della spesa dello Stato.

Mi sembra anzi di capire – ovviamente da profano – che i dati raccolti dallo Stato italiano (regioni, province, comuni e enti statali e parastatali compresi) siano come tante “macchie di leopardo” distribuite su una serie di diverse “pelli di leopardo” conservate in archivi rigorosamente separati l’uno dall’altro. In questo modo si rende assai difficile (per non dire: impossibile) rispondere alla semplice domanda che ogni italiano giustamente si pone (o dovrebbe porsi) – e cioè: che fine fanno/hanno fatto i 100, 1000 o 10.000 euro che mi vengono estorti da Equitalia?

Se non ricordo male, Ricolfi andava a prendere i dati della Banca d’Italia, dell’ISTAT e di qualche altro ente – e tentava di ricostruire il quadro d’insieme, sostituendo con dati indicativi “stimati” i (tanti) “tasselli” mancanti. I suoi risultati – ben chiaramente sintetizzati nel concetto di “sacco del Nord” – giungono ad un valore stimato (cito a mente) di 60-80 miliardi/anno di “trasferimenti” Nord-Sud (via Roma). Ma erano/ sono stime prudenziali: la realtà potrebbe essere ben peggiore.

Di fatto basterebbe però osservare la fisionomia dei nostri “amministratori” – Fiorito, Lusi, Belsito, Boni, Bossi, Scillipoti, Rutelli, Casini, Berlusconi, Penati, Prodi e .. e qui mi fermo per evitare un attacco di orticaria – per sentirsi tentati di dare ragione (a 100 e passa anni di distanza) al professor Cesare Lombroso: il contestato studioso veronese avrà forse esagerato, ma non aveva, probabilmente, tutti i torti.

Lo sguardo alla loro fisionomia dovrebbe però far sorgere (unitamente ad un minimo di memoria) alcuni interrogativi – a mio avviso – ancora piú gravi dei fatti che vengono imputati a questa banda-Bassotti di “amministratori”: non dimentichiamo che questi “gentiluomini” non sono arrivati al potere con un colpo di Stato, o sbarcati da Marte: sono, anzi, pura espressione del nostro democratico voto popolare. Siamo noi – elettori – a firmare questo assegno in bianco ad una banda di malfattori (come dimostrano, fra le altre cose, le 23.000 preferenze incassate – nel senso letterale del termine – da Fiorito).

Se milioni di italiani continuano, da 50 anni, a votare questo genere di “amministratori” ci sarà pure un motivo – o no?

Per conto mio (sul piano strettamente personale) posso dire di aver smesso di votare (schifato da Fanfani/Moro & amici) a fine Anni ’60, di essere tornato a votare all’inizio degli Anni ’90, dopo aver sentito il professor Miglio preconizzare un’offensiva contro “Roma ladrona”, e di essere ora (definitivamente) tornato a non votare dopo aver visto cosa Bossi & Co. hanno fatto del mio voto (Trota & Belsito e poltrone romane). Il prossimo voto che mi vedrà “partecipe” sarà quello dei forconi. Quando verrà.

Fino ad allora continerò (come tutti) a subire il salasso.

piematac@borse.it
Scritto il 25 Settembre 2012 at 16:53

schwefelwolf@finanza,

Condivido, ma al Movimento 5 Stelle va riconosciuto il merito di aver inceppato la malefica macchina…

sturmer
Scritto il 25 Settembre 2012 at 17:21

schwefelwolf@finanza,

Ciao… di nuovo (e capita ormai spesso!) quoto e condiviso quello che hai scritto…

Di nuovo hai scritto quello che io penso, meglio di come avrei potuto scriverlo io…

Questa cosa comincia a preoccuparmi… 😀 😀 😀 😀 😀 😀 😀

Chapeau!

paolo41
Scritto il 25 Settembre 2012 at 17:38

schwefelwolf@finanza,

….avevo intenzione di chiedere chiarimenti sulle fonti di tutti questi soldi e di chiedere lumi a Lampo, ma il tuo post mi ha demoralizzato!!!!!!
A questo punto però mi viene naturale la domanda: ma i “professori” che intenzioni hanno? non dovrebbe essere questo il vero programma della “spending review”? e Bondi, che per fama è un segugio, che azioni intende applicare di fronte a questo immane sperpero?
Comunque se si va ai forconi..io sono pronto!!!!

paolo41
Scritto il 25 Settembre 2012 at 18:29

..poi mi domando ma a che scopo sono state fatte le regioni, se non quello di avere bilanci separati e quindi più facilmente gestibili e leggibili?? La regione, a tutti gli effetti, è come un’azienda e come tale dovrebbe essere gestita e gestire significa controllare prima di tutto i conti; non mi commuove pertanto la Polverini che dà le dimissioni…perchè non aveva…controllato…., non mi commuovono i presidenti di regione ( intanto gli toglierei il nome di presidente che è troppo pomposo) che sono sempre a piangere miseria….
Ma ci rendiamo conto, come dice giustamente schwefelwolf, che siamo in mano ad una banda di furfanti e non ho paura a dire che chi non interviene per risolvere questa situazione e complice e quindi furfante come loro….

schwefelwolf
Scritto il 26 Settembre 2012 at 14:57

paolo41,

Ribadisco la mia diagnosi: questo è un cancro e, sempre a mio avviso, inoperabile.

Ricordo i giorni di Tangentopoli: tutti a chiedere lo “scalpo” dei ladri di Stato in versione 1.0. Poi, gradualmente, anche fra i miei (pochi) amici ho cominciato a sentire alcune voci che si affievolivano: in fondo mia moglie ha la baby-pensione, non ci sarà qualcuno che gliela vorrà togliere? E mio cognato, non ha trovato il posto in comune grazie al deputato XY? E mio figlio – non gli ho evitato il militare con la telefonata del senatore XY’? Non che adesso l’ondata moralizzatrice non investa anche me/la mia famiglia/ il mio piccolo ‘castello’?

E cosí, quando è “emerso” Berlusconi con una nuova forza politica che lanciava salvagenti a destra e a sinistra (letteralmente), garantendo a tutti i topi che abbandonavano le vecchie “corazzate” DC/PSI un nuovo futuro (e una nuova greppia) il salvifico “miracolo” si è avverato. Chi non ricorda i primi provvedimenti del primo governo della “II Repubblica” (nonché primo governo Berlusconi)? Vado a memoria: 30.000 miliardi di vecchie lire al solito Mezzogiorno e un (tentativo di) “colpo di spugna” su Tangentopoli (il famoso Decreto Biondi del ’94 – altrimenti noto come “decreto salvaladri”). Nota al margine: questo è, a mio avviso, il vero crimine di Berlusconi. E’ quello di aver salvato e riciclato (con l’appoggio trasversale di tutto il parlamento) la società dei magna-magna – non le buffonate di Arcore.

L’unica cosa che può stupire è – in realtà – lo stupore di chi, dopo quasi vent’anni, si accorge che i ladri di allora (versione 1.0) hanno prontamente ripreso a fare quello che avevano fatto fino a quel momento (con il breve “intermezzo” di Mani Pulite). L’unica differenza, se vogliamo, è un parziale “avvicendamento” per ragioni di età: a questo punto sono intervenuti anche figli e nipoti.

Il guaio è che le “metastasi” sono capillarmente diffuse in tutto il Paese, anche se con particolari concentrazioni al Sud. Ed è questa capillarità che si trasforma in “garanzia” per il sistema: sono in troppi a goderne i (piccoli e grandi) vantaggi. A spese, ovviamente, degli onesti.

@ Piematac

Certo, il Movimento 5 Stelle sta dando qualche scossa. Come la Lega del 1992-93. Speriamo non faccia la stessa fine – e che si sappia dare un programma degno di tal nome.

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