FTSEMIB e banche italiane: deboli in un settore debole

Scritto il alle 10:04 da Danilo DT

380_16204958bank-failure.JPGSul listino italiano (FTSEMIB) è ben noto il peso specifico del settore bancario e finanziario. Infatti questi due settore sono decisamente protagonisti, tanto che Piazza Affari è considerata spesso e volentieri una brutta copia dell’indice settoriale Europeo Stoxx Banks.
Vorrei però farvi notare una cosa.
I media stanno focalizzando l’attenzione soprattutto sulle banche italiane, viste come vere responsabili della “sottoperformance” del FTSEMIB rispetta ad altri benchmark come lo SP500 o anche l’ Eurostoxx 50.
In realtà è giusto puntualizzare una cosa. Il problema non è delle banche italiane ma di TUTTO il settore finanziario che si sta prendendo dei sonori schiaffoni.
Ne è la prova questo grafico. E’ il confronto tra l’indice Eurostoxx 50 e l’indice bancario Europeo Stoxx 600 Europe. Nell’ultimo anno questo indice ha sottoperformato di circa il 15%.

eurostoxx50-stoxx-600-banks-confrontoMa attenzione, guardate anche queste altre slide.
Ho preso alcuni indici considerati come benchmark ed ho estrapolato i top ed i worst performer. Il risultato è chiarissimo.

ScreenHunter_2293 May. 11 08.27 ScreenHunter_2292 May. 11 08.26Anche se si tratta di indici composti da tutte le categorie, è evidente che sono i finanziari i titoli più negativi.
Anche se…andando un pochino a fondo, scopriamo che sono sempre e comunque le banche italiane le peggiori.
Morale: il problema è sicuramente settoriale, e poi a rincarare la dose è il difficile momento del settore finanziario italiano. In altri termini, siamo una PUT a leva 2.

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Danilo DT

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2 commenti Commenta
ob1KnoB
Scritto il 11 maggio 2016 at 11:23

Ci sono un sacco di similitudini tra quanto avviene nel mondo dell’economia globale e quanto accade nel micro del settore bancario. E non solo per la ovvia e scontata dipendenza del secondo dall’andamento del primo. Più volte ho focalizzato, anche in maniera noiosa e ripetitiva probabilmente, che il problema dell’economia globale è dipendente unicamente dalla presenza di una enorme sovracapacità produttiva globale di beni e servizi ad utilità marginale vicina allo zero. La crescita (supponiamo di metterla come voce di uno stato patrimoniale nell’attivo) è fronteggiata da una crescita esclusivamente del debito ( che concettualmente si trasforma nella divaricazione delle ricchezze distribuite nel mondo). Questa crescita desiderata non porta reale ricchezza se non in misura di particelle percentuali se la intendiamo come benessere complessivo. Nel settore bancario qual’è il valore aggiunto? Trattandosi di una valenza esclusivamente politico economico per il governo delle masse monetarie direi che anche qui siamo vicini allo zero per tutto il resto. Se ci pensiamo bene il settore bancario ha perso concettualmente la sua originaria di funzione di snodo di trasmissione tra raccolta e impiego. Si è trasformata via via in una distributrice di servizi e da esso trae quasi esclusivamente la sua redditività. Ma il settore dei servizi ,come tutta l’economia, in senso lato è velocemente automatizzabile e sostituibile a costi via via deflazionati. Per cui, in prospettiva, ciao ciao redditività e inevitabile selvaggia concentrazione. E sarà la curva demografica a decretarne la fine in maniera geometrica. A cosa mi serve una banca? O meglio a cosa mi serve questa banca con i suoi immobili, i suoi dipendenti, la sua carta, la sua mifid, il suo antiriciclaggio quando ho uno smartphone?
Decide un computer e le sue statistiche se prestarmi i soldi non più la persona. Decide un computer dove investire i miei soldi e quando. Un computer paga le mie bollette ed i miei rid. Ed un computer incassa i miei stipendi o bonifici. Quindi perchè una banca? Da dove arriverà nel prossimo futuro il reddito di una banca? Ahi ahi ahi….

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Scritto il 11 maggio 2016 at 14:43

ob1KnoB@finanzaonline,

Ottimo Obi, that’s all, folks!

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