FOCUS: Terremoto in Giappone e anche sui mercati?

Scritto il alle 15:16 da Danilo DT

Un’ intervista ci illustra quali scenari aspettarci a seguito del terremoto e dello tsunami in Giappone. Rischi anche sistemici per i mercati finanziari?

Buongiorno a tutti!

Ennesima puntata della“piccola partnership” con una casa d’investimento  (AnimaSgr).

Tengo a precisare che questo video è dedicato soprattutto agli investitori magari non super professionisti, ma è anche interessante per coloro che sono più “navigati”.


Ovviamente sarò ben lieto di leggere i Vs feedback su questa iniziativa. Vi lascio al video e alla sua trascrizione. Buona visione!

Immagine anteprima YouTube

D – Cosa si può dire, sul piano economico, di ciò che è successo in Giappone?

Venerdì 11 marzo, nel giro di pochi minuti, il Giappone è stato sconvolto da uno dei terremoti/maremoti più violenti della storia. Proviamo in questa rubrica a valutare l’impatto economico e finanziario del terremoto, non perché questa angolazione sia più importante dell’aspetto umano, ma perché è in questo che la nostra analisi può portare un valore aggiunto.

La reazione immediata dei mercati azionari è stata violenta: l’indice della borsa di Tokio ha perso il 6% nel primo giorno di apertura del dopo-tsunami, il 10% nel secondo giorno. Il contagio agli altri mercati è stato tutto sommato contenuto.

Le reazioni immediate dei mercati non sono mai indicative: i mercati tendono ad esprimere quotazioni in funzione delle informazioni disponibili e certamente uno shock inatteso come questo è di difficile valutazione. Ad esempio è difficile quantificare anche solo il dato di partenza: cioè l’ammontare dei danni inferti dal cataclisma all’economia giapponese.

Si sa che la produzione della zona più colpita, quella investita dallo tsunami, non pesa sull’economia giapponese in modo rilevante. In quella zona l’intensità degli insediamenti industriali è molto inferiore a quella di Kobe (l’area colpita dall’altro terribile terremoto del 1995). I danni di Kobe erano stati di circa 100 miliardi di dollari. Quelli di questo terremoto sono per ora stimati a meno della metà, circa 50 miliardi: 50 miliardi di $ rappresentano circa l’1% del Pil giapponese. Ma sono cifre in divenire, che presentano un margine d’errore enorme.

D – Come reagirà l’economia giapponese?

Se dopo il terremoto di Kobe alle autorità occorsero due mesi per intervenire a sostegno dell’economia, in questo caso la Banca del Giappone è già scesa in campo, iniettando liquidità per ben 265 miliardi di dollari, per evitare cortocircuiti nel sistema finanziario e assicurare dosi adeguate di ossigeno ad un’economia ancora sotto shock. La reazione in questo caso è stata tempestiva.

Una seconda risposta a questa domanda sta nella tradizionale configurazione dell’economia giapponese. Il Giappone è, dal dopoguerra, un’economia con enormi capacità di risparmio: esporta molto, consuma poco e investe all’estero l’eccesso di risorse che accumula.

Il surplus dei conti con l’estero è stato nel 2010 pari al 3% del Pil e le riserve valutarie superano i 1000 miliardi di $, in gran parte titoli del Tesoro americano. È ragionevole pensare che parte di questi capitali verrà rimpatriata, ed è da qui che nasce il rafforzamento dello Yen di questi giorni.

Il Giappone dispone quindi delle risorse necessarie ad assorbire l’impatto delle distruzioni prodotte dal cataclisma.

Non mancano come è ovvio elementi di preoccupazione. I conti pubblici giapponesi, già molto squilibrati, sono destinati a peggiorare ulteriormente per effetto delle maggiori spese pubbliche e del calo delle entrate fiscali; le maggiori importazioni giapponesi di materie prime contribuiranno a tenerne in tensione le quotazioni ed il rimpatrio di capitali giapponesi potrebbe avere riflessi sui tassi a lunga americani ed europei.

Nel periodo più lungo, la ricostruzione del Giappone metterà invece in moto investimenti infrastrutturali poderosi, con effetti espansivi sulla domanda interna e quindi anche su quella mondiale. Dopo vent’anni di deflazione e stagnazione, una ricostruzione di dimensioni post-belliche può addirittura costituire il volano per una resurrezione dell’economia giapponese.

Appena si saranno placate le apprensioni per l’emergenza nucleare e sarà più chiaro l’inventario dei danni, e superata l’emotività del momento, le borse potranno riflettere anche queste prospettive favorevoli.

Non è una consolazione, ma il futuro del Giappone potrà essere meno tragico del suo presente.

By AnimaSgr

STAY TUNED!

DT

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19 commenti Commenta
daino
Scritto il 21 marzo 2011 at 15:36

a me pare una buona idea la pubblicazione di questi focus.
secondo me a breve il vero rischio (ovviamente si parla solo di finanza) è il nucleare: la città di Tokio deve rimettersi a lavorare, il rischio di uno stop delle attività nella capitale sarebbe mal vista dai mercati.
a lungo termine la domanda era: ma il debit giapp può crescere per sempre e filare tutto liscio?Oggi è doveroso chiedersi se non sia stato questo l’evento che rompe l’equilibrio

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Scritto il 21 marzo 2011 at 15:59

Guarda, io continuerei a pubblicarli, in quanto per l’investitore non super praticissimo, resta sempre un interessante approfondimento. Non tutti quelli che leggono il blog sono uomini di finanza, ci sono anche tanti semplici risparmiatori che, spesso, cercano approfondimenti semplici. E questi mi sembrano adatti a questa categoria di persone.
:-)
Poi per carità, è solo un mio parere…

ps: sul giappone domani mio approfondimento….pronto ad essere aspramente criticato!
:mrgreen:

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daino
Scritto il 21 marzo 2011 at 16:17

Dream Theater,

inoltre penso che sia importante avere pareri esterni perchè per quanto ognuno pensi con la sua testa è inevitabile un contagio.
Inoltre a volte commettiamo l’errore che fecero i nani nel signore degli anelli: scaviamo troppo a fondo. Non dico che non vada bene, ci mancherebbe, ma è bene avere con noi una radio che ci racconti quello che si dice più in superficie

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paolo41
Scritto il 21 marzo 2011 at 16:31

Dream Theater,

aggiungerei altre due considerazioni che mi sembrano importanti: l’avanzo primario giapponese è stato negativo per il 2009 e 2010 di circa il 7% del Pil, ma la tassazione media
( la percentuale di evasione è minima) è di circa il 25% contro, ad esempio, del 45% in Italia.
Se, per questo frangente, vogliono mettere una una-tantum non credo che sarebbe un grosso problema.

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l.b.chase
Scritto il 21 marzo 2011 at 18:01

dell’impatto che avrà sul mercato immobiliare la contaminazione radioattiva e del conseguente effetto domino sul sistema finanziario ne vogliamo parlare?

Voi ve lo comprereste oggi come oggi o domani come domani un appartamento a tokyo?
Io manco se me lo regalassero. E pare che non sia solo io a pensarla così dall’articolo di repubblica che avete postato.
Senza considerare che milioni di famiglie hanno perso gran parte del loro patrimonio a seguito della distruzione/contaminazione.
Quindi io ci andrei piano prima di scommettere sulla ripresa dell’economia più bastonata al mondo…

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andrea.mensa
Scritto il 21 marzo 2011 at 18:25

mi pare che le considerazioni ch evengono fatte , riguardo all’apprezzamento dello yen, ed il possibile impatto dui tbond americani, ricalchi esattamente quanto avevo scritto un po di post addietro.
cosa però trovo che non tenga assolutamente in considerazione è la crisi energetica ch esubirà il giappone e le sue produzioni.
la ricostruzione richiederà prima di tutto energia elettrica, ed è difficile pensare che la carenza creatasi con il problema nucleare, la caduta della diga, la fermata di altri impianti nucleari di vecchia costruzione, globalmente valutata il 25% in meno, venga riassorbita velocemente.
il giappone è un’isola e non può acquistare energia elettrica all’estero. deve prodursela .
quindi, a meno di pensare di azionare migliaia di gruppi elettrogeni individuali, occorrono centrali. le più veloci sono quelle di rigassificazione e una centrale a gas non richiede anni, ma qualche mese per diventare operativa.
nel mentre, non solo le normali produzioni saranno sottoalimentate, ma parte dell’energia prodotta dovrà esser dedicata alla ricostruzione.
e questo mi pare l’handycap più importante per le previsioni a qualche mese.

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andrea.mensa
Scritto il 21 marzo 2011 at 18:26

per il resto, sono commenti pieni di buon senso.

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gainhunter
Scritto il 21 marzo 2011 at 18:58

A proposito di terremoti, se a qualcuno fosse sfuggita la notizia del terremoto di ieri nelle Filippine, fortunatamente senza danni (magnitudo 6 ma profondo):
http://www.philstar.com/Article.aspx?articleId=668569&publicationSubCategoryId=63

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mattacchiuz
Scritto il 21 marzo 2011 at 19:04

Manila, 21 mar. (Adnkronos/Xinhua) – Un terremoto di magnitudo 5,8 e’ stato registrato oggi a Manila,

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aquilifer
Scritto il 21 marzo 2011 at 19:18

ma e vero quello che ho letto qui, SU PLUS 24 a destra dice Galimberti che i soldi usati per salvare le banche non sono dei contribuenti , anzi i contribuenti ci avrebbero guadagnato

DREAM e vero cio che GALIMBERTI SCRIVE ?

aprire l immagine e zoommare , ho sottolineato con riga gialla

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    Scritto il 21 marzo 2011 at 19:33

    il discorso è molto “zoppo” in quanto su una parte del denaro usato dalla FED ci sono stati forti utili ma…ci sono ancora tantissimi titoli comprati e totalmente illiquidi e di dubbia onorabilità, che sono valutati in modo “politico”.
    morale: i conti li faremo alla fine, non temete…

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mattacchiuz
Scritto il 21 marzo 2011 at 20:54

questo è un classico e lampante esempio di finanza alla Ponzi.
tecnicamente potrebbe anche essere vero, pur se ovviamente nel lungo andare la cosa collassa.
altrimenti basterebbe che la banca centrale monetizzasse tutto, e saremo tutti felici.

il tesoro ha utilizzato i suoi fondi per salvare banche e tutto il resto. certo l’ha fatto nella “certezza” che ci avrebbe guadagnato, e la cosa è pure facile da capire. quando la fed ha dato il via ai suoi piani di acquisto di asset tossici, le banche hanno venduto di tutto alla “povera” fed, e con quei soldi creati apposta hanno ripianato i prestiti avuti dal governo. a questo punto è pur vero che il governo non ci ha rimesso nulla, ma rimane anche vero che la FED adesso è piena di asset dei quali NON è possibile stabilire il prezzo, ma che sono stati pagati 100 su 100. questi asset a loro volta producono un rendiconto in termini di interessi che la FED riceve e che per la maggior parte viene restituito al governo. tra questi asset, meno tossici, ci sono anche i debiti del governo stesso: lui li emette, le banche li acquistano e dopo qualche gionro li rivendono alla FED. il governo paga alla fed gli interessi, la fed li restituisce per il 90% e rotti al governo. il concetto è che finché la cosa sta in piedi, tutti sembrano guadagnarci, ma come capirai bene e come dovrebbero capire tutti coloro che non hanno una laurea alla ponzi school of economics il meccanismo non è proprio sano, in quanto implica la costante monetizzazione del debito, qualunque esso sia, da quello privato ( MBS ) a quello pubblico ( munibond, o tbond etc… ). una cosa simile, se fosse stata fatta da un qualsiasi altro paese, avrebbe presto portato ad un’inflazione galoppante. senza contare il fatto che i cittadini perderanno una valanga di soldi non appena saranno costretti ad alzare i tassi di interesse e quindi il valore di buona parte di quegli asset perderà non poco, o nel caso in cui la FED stessa fosse costretta a far valutare gli asset dal mercato, rimane che un meccanismo simile prima o poi porta all’inflazione. e in questo caso, le perdite non saranno nemmeno valutabili… . Certo, per qualche periodo le cose possono funzionare, ma come al solito, meglio fare i conti alla fine… .
per ora, l’unica cosa certa, è che di fatto centinai di miliardi di dollari sono stati trasferiti direttamente nelle tasche dei banchieri ( dato non centestabile ) che erano alla guida di banche FALLITE. quei soldi arrivano direttamente dai contribuenti, oppure sono soldi che la fed ha stampato nuovi nuovi e che quindi potrebbero tramutarsi in perdite ben presto. e cmq non preoccuparti, che le tasse prima o poi le alzeranno, con un debito pil al 100% … c’è poco da dire che i contribuenti non c’hanno perso…

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mattacchiuz
Scritto il 21 marzo 2011 at 20:57

cmq, in teoria sarà la fed a perderci, in pratica sarà pantalone…

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aquilifer
Scritto il 21 marzo 2011 at 21:25

grazie delle risposte DREAM E MATTA

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mattacchiuz
Scritto il 21 marzo 2011 at 21:35

tra l’altro, noi sul blog non abbiamo parlato di perdite, ma almeno io personalmente ho sempre parlato di truffa e trasferimento di ricchezza. e questo credo sia innegabile, anche evocando qualunque ponzi-principio!

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lucianom
Scritto il 21 marzo 2011 at 21:49

http://stockcharts.com/h-sc/ui?s=$SPX&p=D&b=5&g=0&id=p46263002167

Il MACD si è appoggiato sulla resistenza, se domani lo S&P salirà ancora mi mettero flat e porterò a casa un risicato guadagno, il FSTO mi indica però ancora long.

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Lukas
Scritto il 21 marzo 2011 at 22:09

lucianom,

ancora short ?

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lucianom
Scritto il 21 marzo 2011 at 22:29

Lukas,

Quando non ho seguito la mia impostazione per paura, mi sono per la maggioranza delle volte pentito .Quest’ anno voglio essere più rigido.Anzi ti dirò di più, ho itenzione di liberarmi del fondo Carmignac Investisseent che in questi ultimi tempi anzichè bilanciare le perdite quando ero short ha contribuito invece ad incrementarle.Da inizio hanno è stato un disastro non ho capito cosa hanno combinato, non era mai successo, forse sono diventati troppo grandi (pesanti) e non sanno più muoversi con agilità.

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andrea.mensa
Scritto il 22 marzo 2011 at 07:41

mattacchiuz,

matta … sei grande…. e chiarissimo. complimenti !!

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