FOCUS: la sindrome giapponese e la scommessa di Abe

Scritto il alle 14:50 da Danilo DT

Cosa sta accadendo in Giappone? Cos’è cambiato in Giappone dagli anni ’80? Cosa succede all’economia quando scoppiano le bolle finanziarie? Qual è la scommessa del nuovo governo di Shinzo Abe? E che ne sarà dello yen giapponese?

Ennesima puntata della “piccola partnership” (non di tipo commerciale, ci tengo a sottolinearlo) con una casa d’investimento (AnimaSgr) con un approfondimento di indubbio interesse.
Tengo inoltre a precisare che questo video è dedicato soprattutto agli investitori magari non super professionisti, ma è anche interessante per coloro che sono più “navigati”.
Ovviamente sarò ben lieto di leggere i Vs feedback su questa iniziativa. Vi lascio al video e alla sua trascrizione. Buona visione!
Vi lascio al video…

http://www.youtube.com/watch?v=1e1YdcpaT4o

1. Cosa sta accadendo nelle ultime settimane in Giappone?

Nelle scorse settimane il neo-eletto primo ministro Shinzo Abe ha rovesciato in modo clamoroso l’impostazione di politica economica dominante nel resto del mondo.  Nonostante l‘enorme debito pubblico (236% del Pil nel 2012), ha annunciato che aumenterà la spesa pubblica, varando un imponente programma di opere pubbliche e di investimenti in tecnologie avanzate e ricerca (pari a ben 170 miliardi di euro). Il governo ha anche annunciato che la Banca centrale dovrà “creare inflazione”, attraverso il finanziamento del debito pubblico con moneta.
L’obiettivo è tirare fuori l’economia giapponese dal “buco nero” della deflazione in cui è sprofondata negli ultimi 15 anni. La scossa giapponese è destinata a lasciare il segno.
Se l’esperimento fallirà, potrà aprirsi una nuova falla nei fragili equilibri dell’economia mondiale. Se, invece, avrà successo nel rianimare l’asfittica economia giapponese, il Giappone ridefinirà ancora una volta l’intero paradigma delle politiche economiche occidentali.

2. Cos’è cambiato in Giappone dagli anni ’80?

Nei lontani anni ’80, l’economia giapponese appariva imbattibile. Poi però –tra il 1989 ed il 1990- il miracolo giapponese si è spezzato d’un colpo e si è aperto quasi un ventennio ininterrotto di depressione e di deflazione.
Studiando l’improvviso collasso giapponese, gli economisti hanno scoperto il potenziale devastante delle “bolle”, cioè di valori contabili (di terreni, fabbricati e attività finanziarie) che si gonfiano sempre di più e che, autoalimentandosi sull’abbrivio dell’euforia, generano l’illusione di un successo senza limiti. Ad un certo punto però le “bolle finanziarie” scoppiano senza preavviso, collassando semplicemente perché si sono dilatate troppo.

3. Cosa succede all’economia quando scoppiano le bolle finanziarie?

Quando le bolle scoppiano rimangono sul terreno molti “morti” , cioè le società che falliscono, e molti “feriti” cioè le società che sopravvivono, ma si ritrovano a gestire enormi perdite nei propri bilanci perché posseggono beni il cui valore è crollato ed è improvvisamente divenuto insufficiente a coprire i debiti accumulati. Sotto il peso dei debiti, le famiglie smettono di consumare, le imprese smettono di investire e le banche smettono di fare credito. L’economia si ammala di depressione e diventa poco reattiva ai normali rimedi.
Da quasi un ventennio il Giappone, da invidiato paradigma di successo, si è trasformato nell’emblema di una malattia economica cronica, refrattaria alle cure. Economisti e governi non hanno saputo ancora trovare rimedi adeguati.

4. Qual è la scommessa del governo di Shinzo Abe?

I governi giapponesi hanno infatti finora perseguito politiche fiscali timide e la politica monetaria non è mai diventata sufficientemente generosa. Il risultato è che il Pil nominale giapponese di oggi è ancora al medesimo livello del 1992 e che, come conseguenza della mancata crescita, le entrate tributarie si sono ridotte, contribuendo ad alimentare la crescita del debito pubblico.
Il nuovo governo di Shinzo Abe tenta quindi oggi un radicale cambio di strategia, cioè rianimare un’economia catatonica con una violenta “terapia d’urto” e trovare la via dell’assorbimento dell’eccesso di debito attraverso una crescita sostenuta e duratura del reddito.
Non è una via inedita (è infatti analoga alla ricetta di Roosvelt per reagire alla crisi degli anni ’30), ma negli anni recenti ha trovato ben poche adesioni. In Europa, ad esempio, i governi e gli economisti “ortodossi” sono inorriditi da una ricetta keynesiana così aggressiva in un paese già ad altissimo debito pubblico e, per questo, paventano futuri disastri finanziari.
Può essere tuttavia incoraggiante che i mercati finanziari abbiano per ora smentito i pronostici, salutando la novità con inatteso ottimismo. L’audace esperimento giapponese merita infatti di essere osservato con grande attenzione perché potrebbe suggerire anche all’Europa la via d’uscita alla propria incipiente “sindrome giapponese”.

STAY TUNED!

DT

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2 commenti Commenta
ilcuculo
Scritto il 8 Febbraio 2013 at 21:06

Normalmente le grandi crisi sono il punto di arrivo di periodi di grande espansione economica trainate da radicali innovazioni che cenerano degli incrementi di produzione INCOMMENSURABILI.

Per un certo periodo si cresce tumultuosamente sull’onda di tali innovazioni che rendono disponibili nuovi prodotti e servisi a una platea di consumatori molto più vasta con prezzi sempre più accessibili. Si crea un mercato.

In questa prima fase ci sono forti investimenti e per un certo tempo sembra che il mercato offra a tutti possibilità di sviluppo illimitate.

Poi le innovazioni vengono assorbite, il mercato si satura diventando maturo, il ritorno sui nuovi investimenti cala drasticamente fino a scomparire e si entra in crisi.

Dagli anni ’80 abbiamo avuto un combinato di molte innovazioni che hanno spinto uno straordinario sviluppo che possiamo definire la terza rivoluzione industriale.

Abbiamo avuto CONTEMPORANEAMENTE i vantaggi dello sviluppo di
– elettronica e microelettronica
– informatica
– plastica
-comunicazione personale portatile
– comunicazione digitale e banda larga

Contemporaneamente la popolazione è raddoppiata.

Oggi lo sviluppo e la crescita economica planetaria potrebbe essere trainata dall’accesso a consumi di massa per un numero significativamente crescente di persone , circa il 50% della popolazione mondiale.

Purtroppo questo si scontra con la disponibilità di energia e materie prime sufficienti nonchè rilevanti problemi di smaltimento.

E’ quindi evidente che il prossimo ciclo espansivo dovrà basarsi su energie rinnovabili prodotte su larghissima scale, efficientissimi sistemi di riciclo dei materiali.

I soldini stamapati dal sig. Abe sono un pannicello caldo

paolo41
Scritto il 8 Febbraio 2013 at 21:34

…è quello che sostengo da tempo: se noi (Italia) si fosse in grado di aumentare il Pil di 2/3 punti magari con un po’ più di inflazione, si incomincerebbe a vedere la fine del tunnel, ma….. ci sono altre due o tre cosette da fare.
Se consideriamo che l’industria copre più o meno il 25% del Pil e con quello sosteniamo l’intero paese, credo che valga la pena di aiutare l’industria, nella sua accezione più generale, in tutti i modi.
Vogliamo poi, ridurre il numero dei parlamentari e dei costi della burocrazia statale, regionale e provinciale e mandarli ad asciugare gli scogli a Livorno e dintorni????
Vogliamo ridurre a chi ha più di una pensione e supera un certo limite ( 7000 netti vi sembra una cosa accettabile????) obbligarlo a scegliere la pensione più alta e mollare le altre a sostegno dei pensionati meno fortunati????
Vogliamo concentrarsi su un piano organico per il miglioramento delle infrastrutture o preferiamo continuare a tappare le buchette nelle strade??????
Vogliamo, una volta per tutte, anche a prezzi stracciati, liberarsi del patrimonio immobiliare dello Stato e delle regioni, invece di escogitare ipotesi finanziarie simili a quelle adottate dai nostri illustri banchieri, ipotesi che, per chi non l’ha ancora capito, assomigliano al gioco delle tre carte????
Vogliamo riportare il debito sotto l’ala del cittadino italiano, imponendo, dico imponendo, un acquisto annuale di titoli ogni singolo anno, per 5/6 anni, per chi ha redditi superiori ad una certa cifra (n.d.r. proposta già lanciata in questo blog).?????
Ci sarebbe da scrivere un romanzo, ma è venerdì sera e non ne ho più voglia, ma l’ultima cosa è importante: vogliamo smettere di litigare fra i vari partiti, che, tanto, uno vale l’altro e con le vostre fatue promesse e tentativi di prevalere sul concorrente, vi assicuro, fate ridere i polli….

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