Eurobond: sarebbero sostenibili e con quale rendimento?

Scritto il alle 14:30 da Danilo DT

Facciamo un po’ di chiarezza sul debito pubblico dell’Eurozona. Preso singolarmente stato per stato, porta sicuramente a grandi diversità.

Si passa dalla virtuosa Estonia (6%) fino alla devastata Grecia (165.3%)
Ma se prendiamo tutto il debito pubblico dei paesi dell’Eurozona, lo tritiamo insieme e lo confrontiamo con il PIL che la stessa produce, quale ratio otteniamo?

Pensando a paesi come Italia, Irlanda, Grecia, Spagna e Portogallo, ovvero i PIIGS sommersi dal problema del debito, verrebbe da dire che la percentuale ottenuta sarebbe a dir poco insostenibile.
E invece è decisamente sostenibile, soprattutto se paragonata con altre realtà ben note. Gli USA, dove siamo oltre il 100% e il Giappone, dove invece superiamo i 220 putni percentuali. E l’Eurozona? Nota bene. Il rapporto debito pubblico PIL sarebbe pari all’88%.

Sostenibile? Ma assolutamente si!
In questa sede non voglio però tornare sul solito discorso. La Germania virtuosa che non sopporta l’dea di finanziare le cicale mediterranee (anche perché occorre anche analizzate TUTTI i benefici di cui hanno goduto e di cui godono i tedeschi, come l’attuale possibilità di finanziarsi a tasso ZERO, per poi magari venire ad investire in Italia,  prendendo anche dei contributi pubblici, vedi fotovoltaico). Voglio solo fare un ragionamento di sostenibilità.
E allora se dobbiamo parlare di sostenibilità, proviamo a fare un’altra analisi. Prendiamo il tasso medio pagato del debito dei vari paesi dell’Eurozona, escludendo i due paesi più disastrati, ovvero Grecia e Portogallo che comunque pesano poco, e cerchiamo di calcolare un tasso medio reale a cui verrebbero collocati i famosi Eurobond.
Se preferite, quanto renderebbero gli Eurobond e quanto costerebbero all’Unione Europea?

Rendimento Eurobond: un calcolo approssimativo…ma non troppo!

Banque Pictet ha fatto questo calcolo e il risultato è molto interessante. Il tasso medio 10yr sarebbe del 3.4%. Secondo voi è sostenibile? Quale sarebbe il risparmio per l’Italia? E…soprattutto quale sarebbe il costo per la Germania? (così forse avete capito…)

Resta la via di mezzo, gli ERF. Ma di socializzare il debito non se ne parla. I tedeschi piuttosto fan fallire il mondo. E allora se proprio volete uscire dall’Euro, fate pure.
E poi faremo nuovamente i conti. Ma non temete, non lo faranno mai perché l’Euro, a loro conviene, eccome…

STAY TUNED!

DT

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7 commenti Commenta
bergasim
Scritto il 4 luglio 2012 at 14:42

Scusa dream ma perchè non fai un bel progetto per l’italia con l’uscita dall’euro e ritorno alla lira, nazionalizzazione delle banche se necessario, vendita di asset pubblici non strategici con el’emissione di obbligazioni con warrant ( anche in cambio di bto sotto, accettati invece al valore nominale), come proposto da Antonio Maria Rinaldi ( allievo del noto prof savona ), piuttosto che ostinarsi a cercare di difendere un sistema palesamente fallitto che cerca di salvarsi emettendo nuovo debito?
Il debito va tagliato non implementato

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Scritto il 4 luglio 2012 at 15:16

Non lo faccio perchè non lo ritengo come soluzione corretta.
Piuttosto haircut 30% sul debito pubblico, ma il ritorno alla lira sarebbe secondo me devastante.
Il sistema è fallito? Virtualmente da una vita! Ma si è sempre trascinato avanti. E questa volta NON sarà diverso.
Quindi perchè inventare quando invece, secondo me, la strada è tracciata?
Ovvio, sono solo pareri, e se non fossero così sarei o:

1) Gesù tornato sulla terra
oppure
2) un grandissimo presuntuoso

Nessuno e dico nessuno può sapere come andrà a finire.

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gainhunter
Scritto il 4 luglio 2012 at 19:00

bergasim,

Secondo me un progetto lo si può anche fare, ma mentre soluzioni come gli eurobond sono calcolabili, quindi hanno conseguenze tutto sommato prevedibili e stimabili, tornare alla lira vuol dire imprevedibilità totale. Secondo, eurobond e abbattimento del debito NON sono alternativi, si possono fare entrambi.

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Scritto il 4 luglio 2012 at 19:16

gainhunter,

Concordo.

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perplessa
Scritto il 4 luglio 2012 at 22:11

le banche straniere hanno venduto i nostri titoli, e di interessi prendono uguale, paghiamo noi con le manovre, e loro intascano, finchè possono portano avanti la manfrina giustificando che i paesi del sud non sono virtuosi, oltre che il loro paese si finanzia a tasso zero. a un certo punto si dovranno fermare, se la situazione non sfugge di mano, come già successo con i mutui subrimes.bisognerebbe buttare giù dalla rupe tarpea con la corda al collo, tutti i responsabili della finanza creativa e i loro seguaci, altro che compensi miliardari. ma qualcuno ci crede ancora che il neoliberismo produce benessere alla società, di fronte all’evidenza che brucia risorse reali?

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lampo
Scritto il 4 luglio 2012 at 23:17

Non preoccupatevi che sta tornando in voga l’ipotesi di trasformare in debito privato una buona fetta del debito pubblico, per il bene dell’Italia. In pratica una specie di trasferimento forzoso.
http://archivio-radiocor.ilsole24ore.com/articolo-1085359/crisi-sereni-pd-presentato-ddl/

Maggiori informazioni da pag.15 a 22 del presente documento, intervento dell’economista Salerno
http://www.portalecnel.it/PORTALE/documenti.nsf/0/C12575C30044C0B5C1257A1500487ADB/$FILE/Stock_debito_pubblico.pdf

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idleproc
Scritto il 6 luglio 2012 at 09:59

perplessa@finanza,

Concordo e non ho perplessità. Non è nemmeno il liberismo della scuola austriaca oggi impraticabile visto il livello di concentrazione del capitale ed il suo peso politico oligarchico. Sono impensabili al momento leggi che implichino una redistribuzione del capitale. Il “centro” è monopolista e determina le scelte di politica economica. Fanno esattamente come le multinazionali, vogliono l’apertura dei mercati nazionali, ne prendono il controllo e lo gestiscono con criteri di monopolio e con accordi di trust. Poi fanno prezzi di produzione e consumo che vogliono. E’ la storia del neocolonialismo: liberisti prima di entrare, controllo del mercato una volta entrati. Se avete avuto a che fare con una multinazionale sapete che è il vincolo che tendono a costruire anche coi loro clienti. Entrano e cercano di escludere a gomitate e con altri metodi la concorrenza. Se trovano dei “duri” invece prendono una pedata ed è l’unico modo per difendere l’interesse dell’impresa. Dato che la politica se la comprano, a quel livello non trovano mai dei duri, al massimo solo chi cerca di alzare il prezzo o dividere ed entrare nel gioco.

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