Criptovalute di Stato, un esperimento già fallito.

Scritto il alle 09:23 da Marco Dal Prà

In questi ultimi anni abbiamo assistito, in più di qualche occasione, che qualche Stato abbia preannunciato, in modo più o meno convinto, l’intenzione di creare una propria moneta digitale. Persino l’allora presidente del Fondo Monetario Internazionale Christine Lagarde, aveva spronato le banche centrali a muoversi su questo fronte, ma dopo l’eclatante dietro front dell’Estonia, fatto nel 2017 dopo che aveva annunciato una criptovaluta di stato, non c’è stato più niente di nuovo sul fronte occidentale. Ora però, dopo i clamori di Libra, la “criptovaluta” di Facebook, e con la Cina che ha preannunciato di voler introdurre uno Yuan iteramente digitale entro il 2020, sembra che molti altri governi si siano svegliati.

Ecco quindi che la Banca dei Regolamenti Internazionali, la Banca Centrale delle Banche Centrali (Link Qui), ha formato in questi giorni un gruppo di lavoro con BCE, Svizzera, Inghilterr,a Canada, Giappone e Svezia, per studiare il da farsi.

Del resto lo scorso agosto proprio il governatore della banca d’inghilterra, Mark Carney, aveva detto che si avvicinava il momento di sostituire il dollaro con una nuova valuta di riserva mondiale, senza spiegare altro (Link Qui). E cosa se non una Central Bank Digital Currencies (CBDC) cioè una criptovaluta di Stato ? Anche si, ma in realtà non è tutto oro quello che luccica.

 

Un Sistema Superato

Uno dei meriti a dir poco enormi di Bitcoin è stato quello di evidenziare che il sistema con cui le banche si scambiano somme di denaro non è solo antiquato ma è completamente arrugginitio. Letteralmente da buttare. Negli spostamenti interbancari infatti, soprattutto in quelli internazionali, i movimenti durano giorni e giorni ed hanno costi notevoli; caratteristiche incompatibili con le esigenze del mercato moderno.

Bitcoin invece, anche nei giorni scorsi, ha dimostrato di poter spostare cifre da capogiro, superiori al miliardo di dollari, in meno di un ora e con commissioni inferiori ad 100 dollari.

Costi irrisori e tempi ridicoli se confrontati con il sistema bancario.

E’ quindi naturale che le banche e le banche centrali vogliano avviare un nuovo sistema per regolare i loro rapporti, ma per fare questo non hanno bisogno solo di creare una nuova infrastruttura di tipo informatico (Bitcoin ce l’ha già https://bitnodes.earn.com/) ma hanno bisogno anche di un accordo economico che la sostenga (Bitcoin ce l’ha già, è sostanzialmente il sistema monetario della scuola Austriaca), o quantomeno un accordo di larghe intese come quelle stipulato a Bretton Woods nel 1944.

I Diritti Speciali di Prelievo, la moneta ufficiale del Fondo Monetario Internazionale, diventerà una criptovaluta ? Può essere la soluzione più semplice, ma staremo a vedere: siamo appena agli inizi.

 

Stanno morendo di invidia

Tornando a parlare di Bitcoin, occorre ricordare che un software saltato fuori dall’iniziativa di uno sparuto gruppo di programmatori (anonimi), realizzato in modo libero (Open Source), e costituito da una rete di volontari, sia ora diventato un sistema di pagamento veloce, efficiente, inarrestabile e decentralizzato senza la necessità di nessuna istituzione, senza nessun finanziamento statale e senza un amministratore delegato…. a più di qualcuno deve essere risultato incredibile, inconcepibile se non anche sconvolgente.

E quindi adesso anche “loro” vogliono essere più efficienti e più veloci. Sì, mi viene da chiedere, ma finora dov’eravate? Perché avete aspettato Bitcoin ?

 

Questi Dormono

Forse non tutti lo sanno, ma in giro per il mondo ci sono delle aziende, alcune anche famose, che hanno emesso dei Dollari “Cripto”. Hanno cioè sfruttato la Blockchain di Bitcoin o di Ethereum o di altre criptovalute, per far viaggiare dollari “virtuali”. Quelli veri naturalmente sono conservati in una banca, garantendo costantemente la copertura 1=1 con i “token” emessi, che in questo modo possono circolare liberamente in tutto il mondo. La più famosa è Tether, che esiste dal 2014 e capitalizza circa 4,6 Miliardi di Dollari (si, bruscolini), ed è riconosciuta da tantissime piattaforme. Un sistema consolidato, rodato e funzionante da tempo che nessuno finora ha notato!

Pazienza, meglio tardi che mai. Fatto sta che questi token non sono criptovalute ma sono chiamati più correttamente stablecoin, in quanto hanno il valore stabile delle monete statali.

Un qualcosa che adesso le Banche Centrali vorrebbero imitare. Ma non credo che lo faranno. Adesso vi spiego il perché.

 

La corazzata Potemkin è una C……. pazzesca

Le banche centrali vogliono un sistema per regolare i pagamenti internazionali perché quelli in uso sono obsoleti. Questo sistema causerà dei grattacapi perchè dovrà tenere conto costantemente dei rapporti di cambio, problema che invece Bitcoin non ha perchè se ne frega delle monete e dei confini nazionali: è già una moneta unica e globale. Ma sorvoliamo questo discorso, che riguarda i rapporti tra le banche e veniamo invece all’idea di sostituire la moneta tradizionale, quella che usiamo tutti i giorni, come ad esempio l’Euro, con una Criptovaluta a valore stabile, un Cripto-Euro.

Questo proposito è molto interessante ma porta con sé alcune conseguenze non proprio trascurabili.

La prima è che i soldi si dovrebbero “detenere” in un programma, nel gergo wallet, che  sarebbe nella nostra responsabilità di custodire; che succede se perdete lo Smartphone o vi rubano il PC nel quale lo avete installato? Mettiamo comunque che questo problema si risolva istituendo numeri verdi, call center, ecc.

La seconda conseguenza, molto più catastrofica della prima, è che le banche non sarebbero più così necessarie.

Il wallet, infatti, dialogherebbe direttamente con i server della Banca Centrale e quindi gli intermediari (quelli che proprio Bitcoin si è promesso di eliminare) non avrebbero più nessun ruolo. I pagamenti funzionerebbero direttamente tra i cittadini. Tra il conto corrente del cliente e quello del negoziante.

Naturalmente non ci sarebbero più i costi di transazione, e niente più rischio di interessi negativi (altrimenti diventerebbe una tassa e la gente si sposterebbe su Bitcoin). E soprattutto, udite udite, niente più rischio di fallimento della propria banca.

Avete capito bene: niente più Banche né Carte di credito. Non servono.

Sembra quasi la promessa della vita eterna. Peccato che costringe alla rapida chiusura di migliaia di aziende con migliaia di dipendenti che finirebbero disoccupati, compresi gli amministratori di nomina politica e gli amici degli amici. Tutti a casa.

Si, le banche resterebbero per concedere mutui e prestiti, ma quante sopravviverebbero ? E con quanti sportelli? E soprattutto, con quanti dipendenti ?

In poche parole, faranno degli esperimenti, faranno qualcosa per fare fumo, ma la vera criptovaluta di stato non si può fare e non la faranno.

Paolo Villaggio, la scena della corazzata Potëmkin

 

Sembra internet

Quando nel finire degli anni ’90 internet stava iniziando a prendere piede, si è vissuto un periodo “transitorio” nel quale ogni azienda telefonica o di telecomunicazioni voleva proporre la “propria” internet. La storia è durata qualche anno fino a quando, anche grazie a Microsoft, c’è stata una convergenza in una piattaforma unica, quella che usiamo oggi e che si basa sul protocollo TCP/IP.

Oggi sta succedendo la stessa identica cosa. Ognuno vuole la sua criptovaluta e coltiva il proprio orticello, senza rendersi conto che la vera promessa è quella di internet stessa: l’unificazione e l’apertura a tutti i cittadini del mondo.

Oggi possiamo parlarci, scriverci, vederci in tempo reale (a costo zero) con chiunque e ovunque nel mondo. L’unico tassello mancante è una moneta unica globale, alla quale coloro che si oppongono non sono le banche, ma i governi. La stagnazione ed il rischio recessivo non si combattono con i dazi e con le barriere doganali; queste sono fiabe da politici in campagna elettorale. L’umanità è sempre prosperata con il commercio, dalle Repubbliche Marinare al Rinascimento. Dal Boom del dopoguerra a quello degli anni ’90.

Peccato che le Banche Centrali abbiano rovinato tutto.

Ma Bitcoin è qui proprio per questo.

 

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