Cina: ecco perché questo è il vero nuovo mondo economico

Scritto il alle 16:53 da [email protected]

In occidente, quando si parla della Cina si commette un errore fondamentale, per di più gravissimo. Si ha la presuntuosa pretesa di giudicarlo con i ns parametri e con le ns visioni. Nelle analisi e valutazioni che si fanno in occidente di questa nazione, la Cina viene quasi sempre considerata come un paese e non, come in realtà è, un enorme continente, con tutte le diversità che lo caratterizzano.

Tradizioni, lingue, culture, economie, grado di sviluppo sono diversissime fra le varie 33 province in cui è suddivisa la Cina, ognuna delle quali potrebbe tranquillamente essere considerata per popolazione ed estensione uno stato con all’interno tante regioni, province e municipalità, come è ad esempio l’Italia.

Ci sono lingue, dialetti e variazioni culinarie innumerevoli in ogni provincia cinese per cui l’aspetto che più dovrebbe meravigliare coloro che si mettono ad analizzare questo paese dovrebbe essere.
Ma come si fa a tenere insieme una tal moltitudine, oltre 1.300 Milioni di persone, senza che ci siano devastanti sommosse ogni giorno, ovvero senza che ci siano reali segni di possibili disgregazioni prossime e tantomeno imminenti?
Una risposta precisa univoca credo non ce l’abbia nessuno, neppure i cinesi ma per quanto ho potuto sperimentare di persona vi sono un insieme di caratteristiche che fanno di questo popolo una nazione vera. tutto sommato coesa, e perciò vincente contro chiunque nel tempo.

Alcune analisi

Chi in Cina ci vive per lungo tempo o ha avuto modo di relazionare per tanti anni con in cinesi, accumulando esperienze pratiche che non sono normalmente oggetto di pubblicazione o dibattiti televisivi, più o meno lentamente si rende conto o apprende che:

• I cinesi hanno un governo che governa nel vero senso della parola. Gli obiettivi di breve e medio periodo sono sempre inseriti in processi frutto di visioni chiare e di lungo termine. Insomma la Cina economicamente può essere considerata un’azienda diversificata di immani dimensioni.

• I cinesi, a tutti i livelli, mai prendono decisioni delicate che non siano frutto di meditazioni e analisi equilibrate, che passano attraverso un processo che dura tutto il tempo che necessita. Più queste sono importanti più durano. Le decisioni avventate sono praticamente impossibili e nessuno pretende di “decidere alla svelta” come si dice da noi. Quando però poi vi avvia la fase operativa e attuativa di queste decisioni, i cinesi sono presi invece dalla frenesia di realizzarle in tempi il più possibile brevi. Progetti di cambiamento, che potremmo definire epocali, i cinesi sono in grado di attuarli in tempi contenuti che di più non si può. Progetti infrastrutturali enormi vengono realizzati in tempi così brevi da sembrare a noi occidentali prima impossibili e poi incredibili.

• I cinesi hanno nella pazienza una virtù che, aggiunta al loro numero, ne fa un esercito che, senza bombe e guerre, conquisterà il nostro globo. Di questo i governanti cinesi sono ben consapevoli e si permettono addirittura di non avere parti da protagonista nei consessi internazionali tipo G7/8/20 dove a loro interessa una cosa sola: cioè che la competitività internazionale del sistema industriale cinese non venga messa in pericolo da richieste di adeguamenti di parità monetarie a sfavore del CNY. Pochi ci fanno caso ma questo è l’unico tasto che fa incavolare i cinesi, i quali sanno bene cosa comporterebbe lasciare al libero mercato la decisione di stabilire un valore alla loro moneta corrispondente alla potenza economica della Cina.

• I cinesi per natura non ritengono che l’uso della forza sia l’arma per vincere le battaglie. Tutt’altro. La loro tattica è quella di conquistare posizioni avanzando con circospezione, invadendo diciamo pacificamente, stabilendo situazioni di fatto di cui l’invaso si accorge troppo tardi, quando ormai le cose sono fatte.

• I dirigenti cinesi sono superconvinti che la loro forza sta nell’economia reale. Per il momento ritengono che vendere le loro merci agli occidentali, in cambio di surplus di carta senza valore, o meglio rimborsabile, se mai lo sarà, non certo a quello con cui è stata ottenuta, sia ancora conveniente per la Cina. Non hanno per nulla torto, questo permette loro di sviluppare ogni settore industriale, dalla produzione di cianfrusaglie a cui non rinunciano, fino ai massimi livelli tecnologici. E’ il prezzo che hanno ritenuto finora equo per recuperare alla svelta il gap tecnologico che avevano fino 20 anni fa e che allora era di almeno 40 anni, se non di più. Oggi praticamente questo gap è già stato in buona parte annullato quasi in ogni settore ma i cinesi non si accontentano, vogliono essere più avanti di tutti e si danno da fare come meglio non si può. Scolarizzazione mediamente buona e soprattutto selettiva, quando si va su con il livello d’istruzione. A scuola non si va per stare in parcheggio o passare il tempo, anche perché è molto costosa. Lo stato cinese, che sa fare i suoi conti bene, sa che istruire costa e non ritiene profittevole lo spendere il denaro di tutti, per insegnare agli asini o agli svogliati. Se a un esame di accesso a una buona scuola, che in Cina sono molto severi, si viene bocciati, si deve andare in un’altra senza appello. Una scuola dura tempra spirito e corpo e di per sé non è per nulla da preferire al duro lavoro in fabbrica o in campagna.

• I cinesi non possono sperare che lo stato si preoccupi troppo dei propri cittadini. I servizi sociali sono ancora ridotti al minimo e ognuno deve darsi da fare, per assicurarsi benefici che da noi si ritiene debbano essere a carico della collettività. Ciò stride con il fatto che la Cina è uno stato comunista ma tant’è, la Cina è un paese diverso in tutto, quindi anche in questo.

• I cinesi sono un popolo di grandi lavoratori. Sono normalmente molto motivati, desiderosi di apprendere e migliorare. Disposti a turni di lavoro che noi definiamo massacranti ma che loro sostengono con disinvoltura e disponibilità, purchè ci sia il tornaconto economico. Fattore che tutti i cinesi mai trascurano, visto che sono avidi di denaro e di accumularne in gran quantità. Le 2.000 ore di lavoro annuo sono il minimo normale, poi ci sono tantissimi che ne fanno ben di più.

Pensando all’Italia e alla competizione globalizzata che si trova ad affrontare c’è veramente di che preoccuparsi. L’unico conforto è che in occidente siamo in buona compagnia ma non credo possa consolare granché. Certamente non sarebbe il caso di profondere ottimismo sul nostro futuro, come invece usano i politici di tutto il mondo quando sono al potere, di qualunque schieramento essi siano. Fra costoro la competizione si riduce alla stremante lotta per mantenere o sottrarre poltrone che garantiscano rendite di posizione da dove si può guardare il mondo solo con occhi distorti o bendati. In ogni caso ben lontano dalla realtà vissuta dalla stragrande maggioranza dei cittadini.
Non è che i politici cinesi siano dei buoni samaritani, tutt’altro ma almeno questi si appropriano di una quota di ricchezza vera, generata dall’economia reale e non di quote di debito che gli altri dovranno rimborsare.

Anche gli USA si inchinano davanti al nuovo gigante cinese

Debolezze della CINA

Se poi vogliamo considerare anche alcune magagne dei cinesi ed errori già fatti, o che stanno commettendo, l’elenco è piuttosto lungo.

Bisogna comunque dire che normalmente i cinesi, dai governanti agli imprenditori, sono disponibili a fare ammenda e a non perseverare oltre misura.
Il governo poi, pur armato di buone intenzioni verso i cittadini, se sbaglia i calcoli sul futuro, spesso cambia leggi a favore o sfavore senza tanti complimenti e dibattiti. Al massimo giustifica con argomentazioni razionali ciò che è economicamente non sostenibile per lo stato.

Ad esempio, fino l’anno scorso i cinesi avrebbero potuto andare in pensione a 60 anni. Siccome però con il 2011 avrebbero dovuto ottenere il trattamento pensionistico i primi che circa 20 anni fa hanno cominciato a versare contributi negli appositi fondi, gestiti dallo stato ovviamente e che avrebbero comportato pensioni non da vera e propria fame, come finora, ha da subito elevato a 65 anni questo limite. I sessantenni sono rimasti fregati di brutto senza tante storie. La spiegazione fondamentale è stata che la Cina altro non faceva che adeguarsi agli standard internazionali e che se si fosse troppo staccata da questi ne andava della sua competitività nel mercato internazionale. Insomma un bel scalino pensionistico di 5 anni in Cina non si nega a nessuno.

Di esempi di questo tipo ce ne sono spesso. Ii cinesi al riguardo brontolano non poco ma sono anche ben abituati ad accettare queste vessazioni, anche perché non si può fare altrimenti e poi avanti a rimboccarsi le maniche.
Ci sono comunque alcune caratteristiche e punti di debolezza dei cinesi e della loro economia che non rendono del tutto tranquillo il futuro di questo straordinario paese. Vediamone alcuni:

Le libertà in Cina

In questo momento in Cina si constata che, a parte le molto localizzate proteste quotidiane dei cinesi, che reclamano qua e là più soldi soprattutto, di sommosse gravi e generalizzate, che mettono in discussione il potere non ce ne sono. L’isolamento culturale a cui sono sottoposti i cinesi, attraverso un rigido controllo dei media e dell’informazione, non lascia che intuire alla stragrande maggioranza di questo popolo che si potrebbe vivere in un mondo diverso, anche se molto più incasinato. In merito è difficile dire se ciò sarebbe un bene per la Cina. I dirigenti cinesi sono convinti che la Cina abbia bisogno della propria unità, per poter diventare la nazione numero 1. Per assicurare ciò vi è in Cina il più stretto controllo della mobilità e attività delle persone, specie straniere, che si possa immaginare. Il sistema ti segue a ogni passo e in ogni attività. Un attivista straniero clandestino non ha alcuna possibilità di nascondersi e o di fare qualcosa. Qui o si viene a lavorare o è meglio starne fuori. I turisti in questi discorsi non c’entrano ovviamente, Anche perché, tanto per cambiare, questi portano il lavoro e i soldi che ai cinesi piacciono tantissimo.

Qui ci si deve porre una semplice domanda: Ma la Cina avrebbe potuto avere un tale imponente, rapido e incredibile sviluppo economico con un sistema democratico, diciamo pure così, come quelli in occidente? Certamente no. Quindi, come volgiamo giudicare la dirigenza cinese? La risposta è libera.

Il risparmio privato cinese

I cinesi sono grandi risparmiatori ma un po’ troppo. Le generazioni vecchie ma anche quelle al disotto della mezza età non sono abituate a spendere per beni di cui se ne può fare a meno. L’attitudine virtuosa al risparmio li ha resi refrattari alle sollecitazioni del consumismo.

Diverso il discorso per i giovani. Non sarà quindi facile aumentare i consumi interni per ordine del governo e questo renderà lungo il processo che ha visto noi occidentali, americani ampiamente in testa su tutti, diventare tanto bravi nel ruolo di consumatori, spesso di cose poco utili, se non del tutto inutili o dannose per un sano progredire civile delle nostre società.

Questo farà sì che il sistema industriale cinese dovrà per molti anni ancora contare sull’aumento dell’export per assicurare il proprio sviluppo. Ricordo che il valore dell’export cinese è pari al 34% circa del proprio PIL ed è in costante notevole aumento annuo, molto più del proprio del PIL. Per chi non lo sapesse il PIL cinese è cresciuto nel 2010 del 11% circa, mentre l’export del 35%. Incredibile ma è così. Quanto questo sia presagio di ulteriori sventure per l’economia reale del nostro occidente non ci vuole molto a immaginarlo. Però dovrebbe essere altrettanto chiaro che così non si può andare avanti. Ma ve lo immaginate un mondo dove gli occidentali stanno a cercare di capire cosa loro succede o a giocare al casinò della finanza globalizzata, mentre i cinesi lavorano a più non posso per accumulare crediti verso debitori sempre più insolventi?

Qualcosa non quadra e prima o poi dovrà concretizzarsi quanto i governanti cinesi veramente temono, ovvero che la crisi a cavallo del 2008-2009 si ripresenti ancora una volta ma ben più acuta e questa volta senza la valvola di sfogo che ha consentito alla Cina di superare il momento senza tanti danni alla propria economia, anzi per il momento uscendone più forte di prima.

La bolla immobiliare cinese

L’immobiliare poi in Cina è a dir poco in enorme iperbolla da tempo. Le città fantasma e gli enormi quartieri e grattacieli vuoti, di cui ormai si sa anche in occidente ma senza comprenderne la dimensione, si contano ovunque, al punto che si può tranquillamente dire che in Cina ci sono almeno 2-3 anni di fabbisogno di case già costruito che per di più non possono trovare un compratore perché troppo care per le tasche di un normale salariato. Non basta, l’industria edilizia è talmente imponente che non è possibile fermarla come si dovrebbe perché creerebbe un calo dei livelli occupazionali elevatissimo.


Che fare? Il dibattito in Cina sull’argomento è vivacissimo.
Si arriva a dire che, anche se tutti sanno qual è la situazione, è bene che le banche continuino a sostenere questo settore, per evitare questa temuta/certa caduta dell’occupazione e soprattutto dei prezzi degli immobili già costruiti. Un’alternativa sarebbe il dover addirittura svalutare (sic!) il RMB/CNY per aumentare ancora l’export, che rimarrebbe l’unica ancora di salvezza per la crescita economica della Cina.

Se poi facciamo un’analisi anche della situazione del normale deperimento degli immobili in Cina, si può dire che proprio in questo sta uno dei veri punti deboli del sistema. La qualità, nel senso di robustezza/durata delle finiture è talmente di basso livello che, unita alla scarsa cura che i cinesi hanno anche dei propri beni, si può prevedere che, dopo 30 anni al massimo, tutto ciò che viene oggi costruito sarà da rifare. A dire il vero già oggi è così. Gli immobili di 30 anni fa sono tutti da demolire, tranne le poche eccezioni. Lo stesso sarà per quelli che man mano vengono e verranno costruiti.

La situazione dell’occupazione in Cina

Nonostante l’esercito degli aspiranti nuovi operai sia ancora imponente, specie nelle province povere dell’interno e tale da far pensare che questa disponibilità enorme, pari ad alcune centinaia di milioni, manterrà bassi i salari di questa categoria ancora per molto tempo, in parecchie aree sviluppate sta accadendo un fenomeno prima mai visto in Cina. La manodopera operaia scarseggia nelle città importanti e nelle province più sviluppate. Reperire operai è diventato più difficile, rispetto non molto tempo fa. I giovani che hanno studiato non vogliono fare l’operaio a basso salario ma ambiscono a qualcosa di più. La logica conseguenza, in un paese dove tutti mercanteggiano, è la rapida crescita del costo del lavoro, fenomeno che sta facendo lievitare i prezzi dei prodotti in alcune aree in modo significativo e che sta preoccupando gli esportatori che si vedono ridotti i loro usuali margini. Quando in Cina partono certi fenomeni la velocità aumenta sempre più. Per ottenere miglioramenti salariali i cinesi cambiano lavoro ad ogni occasione. Andando avanti così in pochi anni la supercompetitività del sistema industriale cinese rischia forte ma, come già si parla, al momento giusto il governo cinese non si farà problemi ad attuare una bella svalutazione del RMB.

Già, dalle loro parti si ritiene che ci vuole una valuta debole per progredire economicamente e poi i dirigenti cinesi sanno che in occidente, a parte alcuni brontolamenti, non avranno opposizioni sufficientemente attrezzate per contrastarli. Anzi sanno che di loro alleati in occidente ce n’è un bel numero e molto potenti. Basta che a questi sia garantita la continuazione della festa al casinò della finanza e che la Cina continui a comprare la nostra carta sempre più straccia.

Conclusioni

La Cina vista così dovrebbe essere fonte di forti preoccupazioni per noi occidentali. Invece a tutto si pensa fuorché a capire quale potentissimo competitor economico abbiamo davanti.
Insomma un bel casino da governare, che si contrappone e si affianca al casinò della finanza occidentale.
Per il momento aspettiamo la deflagrante esplosione di tutte le contraddizioni e squilibri dell’attuale economia globalizzate, in costante incremento. Ma si potrebbe fare qualcosa?
La ricetta che potrebbe andare bene a tutti non esiste. Gli interessi dell’economia reale e della finanza sono sempre più in antagonismo ormai.
Ad ogni modo:

• finchè i cinesi, ovvero i governanti cinesi, sono disposti ad accettare carta in cambio di beni reali, sottoponendo i lavoratori cinesi a ritmi di lavoro forsennati, da noi definiti massacranti,
• finchè gli stampatori di carta o meglio di clic sui terminali delle istituzioni finanziarie occidentali riescono a convincere gli altri che per ancora un po’ si può andare avanti così o che altrimenti sarebbe peggio, si resta in attesa di cosa succederà da un certo momento in poi. Momento che nessuno sa ancora quando ci sarà ma che sarà un brutto risveglio per tantissimi, tranne quelli che ci hanno portato a questa situazione che cascheranno in piedi, come sempre.

GAOLIN

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23 commenti Commenta
criba
Scritto il 20 giugno 2011 at 18:10

Alla fin fine i cinesi sono simili ai lombardi degli anni 60 o ai veneti di qualche decennio dopo. Grandi lavoratori con pochi fronzoli per la testa, desiderosi di metter su la loro impresa e abili a imparare velocemente e recepire quello che funziona nel mondo.

Puoi mettere qualsiasi governo autoritario o meno, ma se la cultura sottostante non è votata all’ambizione e allo spirito imprenditoriale, lo sviluppo te lo scordi (poi certo, un governo che anche senza essere autoritario sappia prendere alcune decisioni non popolari come quello sulle pensioni è sempre utile).
Purtroppo da noi si sono tarpate le ali a chi rappresentava il meglio del paese e ci aveva assicurato lo sviluppo. Abbiamo sposato la filosofia del vivere bene sulle spalle altrui (quelle delle generazioni future) per non perdere i nostri privilegi.

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sonorovinato
Scritto il 20 giugno 2011 at 19:55

Non so,io sono ignorante di cose cinesi pero’ faccio una paragone con gli USA di fine 1800, quando erano un paese rampante ma ancora indietro e meno potente dell’allora ridente Europa, seppur attrettanto se non piu’ ricco. A parte il suicidio europeo con le 2 guerre mondiali, era (a posteriori!) chiaro che gli USA sarebbero diventati importanti, perche’ – oltre a immense risorse naturali – avevano immense risorse umane che poterono fiorire e prosperare grazie anche a condizioni di liberta’ forse uniche a quel tempo. Solo per menzionare alcuni casi notevoli, faccio l’esempio di Edison, Tesla (sebbene emigrato), i fratelli Wright. Non che in Europa non ci fossero geni analoghi, tutt’altro. Pero’ alcune invenzioni rivoluzionarie ebbero luogo li’, segno di una scuola sviluppata, all’avanguardia ed indipendente. A me sembra che la Cina attuale sia lontana da questa condizione. Bravi si’ i cinesi a replicare tutto, ma non mi pare abbiamo inventato nulla finora, ne’ mi pare abbiano una scuola da far invidia a quella occidentale. I cinesi si istruiscono all’estero per poi rientrare, eventualmente. Forse mi sbaglio, sono chiaramente ignorante, ma mi sembra che la Cina abbia ancora molta ma molta strada da fare per diventare un “faro” nel mondo. Ha sicuramente la potenza della forza bruta, diciamo cosi’, ma non ha ancora l’intelligenza e le strutture per utilizzarla. In questo momento, mi sembra un gigante incatenato, al guinzaglio dell’occidente.

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sonorovinato
Scritto il 20 giugno 2011 at 20:03

Non so,io sono ignorante di cose cinesi pero’ faccio un paragone con gli USA di fine 1800, quando erano un paese rampante ma ancora indietro e meno potente dell’allora ridente Europa, seppur attrettanto se non piu’ ricco. A parte il suicidio europeo con le 2 guerre mondiali, era (a posteriori!) chiaro che gli USA sarebbero diventati importanti, perche’ – oltre a immense risorse naturali – avevano immense risorse umane che poterono fiorire e prosperare grazie anche a condizioni di liberta’ forse uniche a quel tempo. Solo per menzionare alcuni casi notevoli, faccio l’esempio di Edison, Tesla (sebbene emigrato), i fratelli Wright. Non che in Europa non ci fossero geni analoghi, tutt’altro. Pero’ alcune invenzioni rivoluzionarie ebbero luogo li’, segno di una scuola sviluppata, all’avanguardia ed indipendente. A me sembra che la Cina attuale sia lontana da questa condizione. Bravi si’ i cinesi a replicare tutto, ma non mi pare abbiamo inventato nulla finora, ne’ mi pare abbiano una scuola paragonabile a quella occidentale. I cinesi si istruiscono all’estero per poi rientrare, eventualmente. Forse mi sbaglio, sono chiaramente ignorante, ma mi sembra che la Cina abbia ancora molta ma molta strada da fare per diventare un “faro” nel mondo. Ha sicuramente la potenza della forza bruta, diciamo cosi’, ma non ha ancora l’intelligenza e le strutture per utilizzarla. In questo momento, mi sembra un gigante incatenato, al guinzaglio dell’occidente.

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lampo
Scritto il 20 giugno 2011 at 21:04

Recentemente leggevo un articolo in cui intervistavano un industriale cinese che ha realizzato prima dell’Apple un prodotto simile all’Ipad… ma che per ancora alcuni problemi qualitativi e di connessione wifi e internet non è riuscito a commercializzare in tempo. Ebbene durante una trasferta e visita in Europa si è meravigliato del fatto che da noi la gente lavora pochissimo e spende gran parte del proprio tempo libero nei bar e davanti alla televisione.

sonorovinato,
Purtroppo sui brevetti, in questi ultimi anni la Cina ha invertito la tendenza e deposita all’estero molti più brevetti di quanto le altre nazioni riescono a depositare in Cina. Poi sull’aumento esponenziale del numero di brevetti in Cina neanche parliamone…
Un link ad un articolo del Sole24ore del dicembre scorso che fornisce alcuni dati:
http://www.ilsole24ore.com/art/finanza-e-mercati/2010-12-13/cina-scopre-passione-brevetti-095339.shtml

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lampo
Scritto il 20 giugno 2011 at 21:08

Contesto solo una cosa sul fatto che i cinesi sono dei gran lavoratori: sicuramente è vero in termini di ore annuali ma, a parte in alcuni settori (dove c’è più sfruttamento), non hanno dei ritmi frenetici di lavoro come i nostri (anche se anche noi stiamo “smonando”… vedi calo produttività) oltre ad avere un altro concetto del lavoro rispetto a noi occidentali

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sonorovinato
Scritto il 20 giugno 2011 at 23:29

Purtroppo sui brevetti, in questi ultimi anni la Cina ha invertito la tendenza e deposita all’estero molti più brevetti di quanto le altre nazioni riescono a depositare in Cina. Poi sull’aumento esponenziale del numero di brevetti in Cina neanche parliamone…
Un link ad un articolo del Sole24ore del dicembre scorso che fornisce alcuni dati:
http://www.ilsole24ore.com/art/finanza-e-mercati/2010-12-13/cina-scopre-passione-brevetti-095339.shtml  

Bah, non e’ (solo) il numero di brevetti che qualifica la scuola scientifica/tecnologica di un paese. Comunque, l’articolo che quoti dice che in Cina sono stati depositati quasi 600.000 brevetti. In Usa, 150.000 (http://www.uspto.gov/patents/process/search/issuyear.jsp) . Qualcosa non mi torna …..

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mattley
Scritto il 21 giugno 2011 at 03:41

Per me la grande verità sta nel fatto che come dice dream, i cinesi hanno un governo che sa governare, e questa è la loro forza perdipiù hanno un paese, un continente da plasmare che lascia spazio a decenni di investimenti e infrastutture, altro non saprei ma credo che faccia la differenza con noi europei che ora dobbiao fare i conti per prima cosa con la ns. burocrazia….saluti

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ottofranz
Scritto il 21 giugno 2011 at 08:23

interessante come al solito. Una curiosità: come mai un governo lungimirante come quello cinese ha permesso la costruzione di immobili la cui offerta sicuramente non avrebbe incontrato domanda?

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lampo
Scritto il 21 giugno 2011 at 08:51

sonorovinato:
Bah, non e’ (solo) il numero di brevetti che qualifica la scuola scientifica/tecnologica di un paese. Comunque, l’articolo che quoti dice che in Cina sono stati depositati quasi 600.000 brevetti. In Usa, 150.000 (http://www.uspto.gov/patents/process/search/issuyear.jsp) . Qualcosa non mi torna …..  

Sono d’accordo sul fatto che il solo numero di brevetti… non qualifica il livello scientifico/tecnologico di una nazione :wink:
Per citare un esempio è la storia e vicissitudini della joint-venture Toyota-FAW per la produzione e commercializzazione della Prius in Cina (in rete c’è una miriade di articoli).
Però non riscontro le cifre da te fornite con quelle riportate nell’articolo che avevo linkato:
mi risulta da tale fonte che la Cina abbia depositato in USA solo 3.000 brevetti nei primi 6 mesi del 2010, cioè parte dei circa 150.000 totali che risulteranno nel 2010 dal sito che mi hai linkato, se il trend rimane lo stesso: non capisco l’incongruenza. :?:

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mattacchiuz
Scritto il 21 giugno 2011 at 09:00

io una volta ho trovato il brevetto di un dispositivo per far partorire le donne.
era un enorme disco con asse verticale che doveva ospitare la donna sdraiata a pancione all’aria con le gambe divaricate verso l’esterno del disco e la testa in prossimità del centro del disco medesimo.
a quel punto il disco sarebbe stato messo in moto rotatorio, in maniera che la forza centrifuga avrebbe spinto fuori ilbambino…
brevetto che grazie a Dio non è mai diventato prodotto :-)

http://inventorspot.com/articles/patently_pointless_apparatus_fac_7416

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mattacchiuz
Scritto il 21 giugno 2011 at 09:02

senza contare le decine di migliaia di brevetti per le macchine a moto perpetuo :-)

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sonorovinato
Scritto il 21 giugno 2011 at 11:07

lampo,

L’articolo del Sole: “si è passati ai 582 mila del 2009 registrati dal database Cesif-Fondazione Italia Cina”, immagino si riferisca ai brevetti depositati in Cina, da confrontare coi 150mila circa depisitati negli USA. Un fattore 4 di differenza, non noccioline! mi chiedevo percio’ che tipo di brevetti si depositino in Cina, visto che Iphone, Ipad, etc. sono invenzione americana. Mattacchiuz ha probabilmente dato la risposta. :wink:

Ma comunque non e’ quello il punto del mio discorso. Volevo dire che, se e’ lecito confrontare la Cina di adesso con gli USA di 150 anni fa, visti entrambi come potenze mondiali emergenti, mi sembra che la Cina di adesso non abbia ancora le gambe per camminare da sola, a differenza degli USA di allora. La differenza, come la vedo io, sono le condizioni interne dei 2 paesi, di liberta’ e di mercato. La Cina deve aprirsi a se stessa, ed e’ un processo tutt’altro che veloce ed indolore. E quando avverra’, il mondo non stara’ a guardare.

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lampo
Scritto il 21 giugno 2011 at 11:20

sonorovinato,

Non sottovaluterei la qualità dei brevetti cinesi. Ricordo a solo titolo di esempio che la Suntech Power Holdings Co., Ltd. è tra i primi produttori di pannelli solari al mondo. E’ cinese ed è nata “solo” 10 anni fa. Non è facile in 10 anni riuscire ad ottenere questi risultati.

La Cina deve aprirsi a se stessa, ed e’ un processo tutt’altro che veloce ed indolore. E quando avverra’, il mondo non stara’ a guardare.

Questo è il punto fondamentale: se ci riusciranno… riuscendo a controllare la situazione interna… conquisteranno gran parte del mondo. Altrimenti… entreranno in recessione anche loro… con una futura delocalizzazione contraria a quella odierna! Vedremo :wink:

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gaolin
Scritto il 21 giugno 2011 at 11:45

ottofranz,

La bolla immobiliare cinese è in effetti un cruccio del governo centrale, che sta a Pechino e che però si scontra su questo punto con quelli locali, cioè le municipalità. Come tutte le bolle, coloro che le alimentano tendono a gonfiarle sempre di più, sperando che tengano il più possibile.
Tanti sono gli interessi, le collusioni e i malaffari che stanno dietro l’industria dell’edilizia in un paese dove il governo locale, ovvero la politica locale, la fa da padrona.
In effetti in questo caso la lungimiranza non è da considerare in senso positivo.
D’altra parte, anche la politica cinese di egemonia economica che sta perseguendo prima o poi le si ritorcerà contro. Prima o poi non potrà continuare a basare il suo sviluppo sull’export, per il semplice fatto che dovrebbe continuare a accumulare crediti sempre più enormi e sempre più inesigibili verso il resto del mondo.

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gaolin
Scritto il 21 giugno 2011 at 12:03

lampo,

Per essere più precisi la Suntech e la Trinasolar, le 2 società cinesi leader mondiali del settore, sono nate praticamente nel 2006/2007. Anni in cui hanno fiutato il business del fotovoltaico, alimentato dai contributi degli stati occidentali.
In quegli anni hanno effettuato enormi investimenti in impianti, tutti di provenienza estera (USA, CH, D,I principalmente).
Oggi hanno ben imparato tutto ciò che serve in questo settore e stanno affinando le tecnologie con soluzioni più o meno interessanti, che sono poi oggetto di brevetto. Con i fatturati e utili che realizzano, esportando quasi tutta la produzione, possono permettersi di farlo senza problemi.
Tanto i soldi glieli diamo noi. Magari erogando i contributi del GSE a società germano-cinesi che hanno investito negli enormi parchi fotovoltaici nel nostro sud.
Ovviamente questi parchi montano pannelli Made in China e il resto delle apparecchiature e componenti Made in Germany.
Una vera e propria beffa ma perlomeno abbiamo fatto contenti i nostri fautori delle energie alternative.
Un ultimo inciso. In Cina di parchi fotovoltaici se ne fanno pochissimi. Costano troppo per quel che rendono, dicono i cinesi.

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paolo41
Scritto il 21 giugno 2011 at 12:21

gaolin@finanza,

mi sembra che stiamo sottovalutando il fatto che la forte espansione cinese ha trovato spazio anche per i seguenti motivi:
-scarsa visione dei governi americano ed europei, che hanno sottovalutato il graduale deterioramento delle bilance commerciali. Ad un certo punto si sarebbero dovute imporre quote allineate di import-export e si sarebbe automaticamente allineato anche lo yuan, evitando continue situazioni di dumping.
-forte pressione delle lobbies multinazionali che hanno scelto di delocalizzare le produzioni in tale paese, reimportando poi i prodotti con margini più elevati a scapito del lavoro “made in house”.

Quanto sopra dimostra che sia USA e ancor più la EU non hanno adottato politiche industriali coordinate a livello governativo (come hai ben spiegato), perchè nei paesi occidentali prevalgono l’egoismo delle imprese (e dei singoli stati) che spesso, anzi molto spesso, si traduce in corruzione e malaffare.
La Cina ha approfittato di un sistema occidentale “malato” e incancrenito dalla finanza (come dice Mat) e ha trovato buon gioco ad espandersi agli attuali livelli.
E’ inutile sottolineare che l’economia mondiale vive, in questo momento, di inaccettabili squilibrii, ma non si vede ancora all’orizzonte la volontà di affrontare le azioni necessarie per contenerli.
Con il perdurare di questo andazzo, aumenta enormemente il pericolo di rivolte sociali e la storia ci insegna che questi sono poi forieri di scontri bellici.
Naturalmente, al solito, spero di sbagliarmi.

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paolo41
Scritto il 21 giugno 2011 at 12:26

gaolin@finanza,

ho letto ora (ero impegnato a scrivere) il tuo ultimo commento:; me lo hai levato…dalla penna.
Complimenti

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gaolin
Scritto il 21 giugno 2011 at 13:01

paolo41,

Tutto giusto quello che scrivi.
Al mondo della finanza però pare che non gliene freghi proprio.
Secondo loro quello che conta è la crescita globale. Poco importa se con contemporanea creazione di immani squilibri che dovranno trovare compensazione, in qualche modo, prima o poi.
Tutto ciò è un vera e propria follia di cui c’è pochissima consapevolezza, specie fra chi potrebbe fare qualcosa.

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giandino
Scritto il 21 giugno 2011 at 13:49

Grazie Gaolin per l’ ottimo post.
Volevo segnalare un report che ritengo lungimirante:

“La Cina prossima ventura”

http://www.all-wall-street.com/editoriali/2007/0707-cina/01-introduzione/default.html

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gaolin
Scritto il 21 giugno 2011 at 14:19

giandino@finanzaonline,

Grazie Giandino per la segnalazione.
Report da leggere con calma e da meditazione, per chi vuole cercare di capire cosa sta succedendo su questo pianeta.

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buf
Scritto il 21 giugno 2011 at 15:35

Secondo me c’è anche un altro aspetto da considerare…oltre alle tutte valide cose gia’ dette.
Aggingerei solamente l’economia cinese che si sviluppa all’interno delle economie occidentali. In sintesi e per fare un esempio: tutti i bar del mio paese (15.000 ab) sono in mani cinesi, abito in emilia vicino a Carpi, famoso distretto della maglieria. Ebbene le industrie cinesi, sommerse e no…sono tantissime ed in continua crescita. I cinesi arrivano, ti fanno vedere un rotolo di 500 euro e tu cedi. Idem per i settori della pelle ecc ecc. Cioè la Cina è formidabile perchè ti attacca sui mercati esteri….e pian piano, passo dopo passo ed in silenzio…ti uccide anche dall’interno, distruggendo l’economia di quei paesi come il nostro. E nessuno fa nulla…
Penso proprio che l’articolo sia corretto, la Cina è il vero nuovo mondo economico.

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paolo41
Scritto il 21 giugno 2011 at 17:30

buf@finanza,

..quanto hai detto è un’altra importante differenza!!!! vorrei vedere se qualcuno ha il coraggio di andare a fare altrettanto in Cina!!!!
Se ben ricordo scrissi un post, tre anni fa, sul “fenomeno cinese” a Prato.
Il problema che il sistema è talmente corrotto e inefficiente che permette l’evolversi di tali situazioni.

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astrader
Scritto il 23 giugno 2011 at 14:33

bello questo articolo, complimenti.

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