Bitcoin, un collaudo lungo oltre 10 anni

Scritto il alle 12:22 da Marco Dal Prà

E’ l’autunno del 1986. Siamo sul circuito automobilistico di Talladega in Alabama (USA). Un costruttore di automobili Svedese, la Saab, vuole mettere alla prova alcune sue vetture di serie. Tre modelli “Saab 9000 Turbo” proveranno a percorrere 100.000 km alla massima velocità possibile senza mai fermarsi se non per i rifornimenti ed il turnarsi dei piloti. Le auto partono. Dovranno correre ininterrottamente di giorno e di notte ed in tutte le condizioni climatiche. L’impresa è durissima ma riesce: dopo 21 giorni, l’auto numero 2 arriva al fatidico traguardo e poco dopo arriveranno anche le altre. Ma in tutto questo c’è un dato che ci fa capire che si tratta di un’impresa straordinaria: la prima auto arriva al traguardo con una velocità media di 213 km/h. Tutti i record precedenti sono polverizzati.

 

Perché vi racconto questa storia ?

Questa corsa la ricordo molto bene perché all’epoca ero un appassionato di motori e ricordo anche un compagno di scuola che sosteneva che le auto erano state dotate di un radiatore maggiorato, altrimenti avrebbero fuso i motori in quattro e quattr’otto. In tutta probabilità Daniele, questo è il nome del compagno, aveva anche ragione, ma questo non cambia lo sforzo fatto dalla casa automobilistica per dimostrare l’affidabilità delle sue automobili. Per una auto di serie, percorrere 100.000 km alla massima velocità è un risultato straordinario perché significa superare qualunque collaudo al banco che possa essere “umanamente” pensabile.

E significa anche dimostrare che la tecnologia permette di arrivare a simili traguardi.

 

Il paragone della casa

Facciamo ora un esempio molto pratico partendo con una domanda: Vi fidereste di costruire una nuova casa, investendo una parte importante del vostro patrimonio, ma usando un nuovo cemento appena inventato ? Questo nuovo cemento è frutto di un tizio che lo ha “sviluppato” nel garage di casa e che vi assicura che è molto più prestante di quello attuale.

E’ vero, anche Bill Gates e Steve Jobs sono partiti dal garage di casa, ma vi fidereste di fare la cavia senza vedere un vero collaudo come quello delle 3 auto Saab 9000 ?

Chi ci assicura che tra dieci anni la casa fatta con il nuovo cemento non farà una brutta fine ? Oppure, chi ci assicura che dopo i primi tre mattoni non crolli tutto?

La risposta è molto semplice: ci assicurano le prove sul campo; le prove sul mondo reale.

 

Il paragone industriale con le criptovalute

Le criptovalute sono software che possono essere costruiti utilizzando tecnologie consolidate oppure nuove, ma anche tecnologie improvvisate. Parlare di Blockchain come fanno certi venditori, non significa proprio nulla. Un conto è provare o sperimentare a livello didattico. Un conto è fare sul serio. Se uso un algoritmo nuovo di appena 3 mesi, non ho la garanzia di affidabilità che ha un algoritmo con alle spalle 30 anni di sviluppo.

Chi ha inventato Bitcoin, ad esempio, ha dovuto scegliere degli algoritmi per garantire che i dati su pagamenti fossero “incorruttibili”, ed ha scelto quelli che sul mondo informatico erano di pubblico dominio, consolidati, funzionanti da anni e di largo uso. Per certi versi erano protocolli “garantiti” e lo sono ancora oggi.

Molte criptovalute hanno scelto questo schema, ma altre si sono avventurate in innovativi protocolli tutti da dimostrare.

 

Dove stanno i rischi

Tra le prime 100 Criptovalute “minabili” (qui la lista) ad oggi mi sento di dire che solo Bitcoin ed Ethereum sono nella pratica inattaccabili; non perché tecnicamente impossibile ma perché sarebbe economicamente un suicidio. Quindi, a proposito di criptovalute di bassa capitalizzazione, un conto è il trading a medio e breve termine, un conto è tenerle ferme in un wallet a lungo termine: non si farebbe a tempo di liberarsene se venissero attaccate o se soffrissero i problemi di un errore di programmazione (nel gergo, un “bug”), come quello che ha causato la scissione tra Ethereum ed Ethereum Classic.

Altre criptovalute come EOS, Ripple, Cardano o Stellar, hanno scelto algoritmi di consenso di nuova ideazione, ma contemporaneamente garantiscono i propri utenti con una rete di “nodi” fidati, enti terzi (ad esempio Università) o grandi detentori che mettono a garanzia delle operazioni il loro capitale.

I fondamentalisti ritengono che queste non siano da ritenersi criptovalute in quanto non sono veramente decentralizzate, ma è un compromesso accettabile per un sistema di pagamento; molto meno per una riserva di valore, soprattutto se la si vuole tenere lontana dall’influenza dei governi o delle banche centrali.

Resta comunque il fatto che Bitcoin è “online” dal Gennaio 2009, un periodo di collaudo che ad oggi non vanta nessun’altra criptovaluta e nessun’altra blockchain, un database quello di Bitcoin che si trova “in chiaro”, dando modo a chiunque di vedere se lungo il percorso ci sono state delle sbavature.

 

Infine, la Blockchain

Oggi si continua ad usare a sproposito il termine Blockchain, anche a livello “industriale”, come fosse la panacea per qualunque male, ma dire Blockchain non è garanzia di nulla.

Implementare software privi dei necessari anni di sviluppo e collaudo, soprattutto se devono trattare dati importanti che poi diventano accessibili a chiunque, non è cosa da prendere alla leggera (come fanno pensare le notizie che si trovano sui giornali generalisti).

Questa è una strada sulla quale ogni imprenditore o amministratore pubblico dovrà  riflettere cento volte prima di avventurarsi.

 

Link Utili

L’industria di automobili Saab oggi non esiste più, ma le auto n. 1 e n. 2 arrivate al traguardo nel 1986 esistono ancora: si possono vedere al Saab Museum, nel cui sito potete trovare anche racconto (Link al museo Saab).

Qui invece il video della “Saab 9000 The Long Run”

 

 

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