BCE e Grecia: posizione anomala e confitto d’interesse

Scritto il alle 09:32 da Danilo DT

Quando parliamo di Ristrutturazione debito, haircut, default Grecia trattiamo un argomento che cliccando qui potrete visionare ed approfondire.

Non posso però certo negare che uno degli argomenti più controversi è proprio il conflitto di interesse e la posizione scomoda in cui si trova la BCE. E non posso nemmeno negare di essere arcistufo di parlare di fallimento, e poi di nuova soluzione, e poi di rinvio, e poi di nuovi accordi, e poi di sicuro default. Ormai è una storia infinita che sta esaurendo un po’ tutti. Di una cosa però siamo certi: il default è la soluzione che si vuole evitare o, se preferite, si sta cercando di evitare soprattutto in casa BCE. Ma per quale motivo?

Ne abbiamo parlato in passato, come detto, però le parole di Joseph Stiglitz, premio Nobel e professore alla Columbia di NYC, meritano sicuramente attenzione perchè riassumono in poche righe un clamoroso conflitto di interesse che si è venuto a creare e che genera non poca confusione, oltre che mettere a nudo il fatto che la BCE sta privilegiando “interessi particolari”. Mi viene alla mente il caso Argentina. Ricordate chi era l’unico ad aver incassato il 100% del suo credito? Il FMI. E nel caso della Grecia, la BCE non vuole essere da meno.

Un altro esempio? L’ipotesi di girare i titoli greci all’EFSF.

WSJ: The idea is for the ECB, in effect, to exchange the Greek bonds it holds for bonds of the European Financial Stability Facility, the euro zone’s temporary bailout fund. The ECB will hold the highly rated EFSF bonds on its balance sheet in place of the Greek bonds it bought as part of its Securities Market Program.

Quando i singoli interessi passano davanti all’interesse pubblico. Dobbiamo sorprenderci? Diciamo di no, in quanto tutta l’Unione Europea appare a nostri occhi come un caos assoluto a livello di governance. O sbaglio? Ma ecco che forse arriva il rattoppo dell’ultimo minuto…

Feb 8 (Reuters) – A draft of Greece’s bailout program being discussed by the country’s political leaders at a Wednesday meeting includes fiscal measures worth 13 billion euros for the period through 2015, a party official and a source close to the talks said.

“It includes fiscal measures worth 13 billion euros, of which 3 billion euros are for this year,” a party official told Reuters on condition of anonymity.

Prime Minister Lucas Papademos earlier this week said party leaders had agreed to spending cuts worth 1.5 percent of the gross domestic product, or about 3 billion euros. 

Che sia la soluzione definitiva? Ne dubito… Ma passiamo alla lettura dell’articolo di cui vi parlavo…

NEW YORK – Nulla meglio del dibattito sulla ristrutturazione del debito sovrano greco può illustrare le controtendenze politiche, gli interessi particolari e la miope economia che sono ora in gioco in Europa. La Germania insiste su una ristrutturazione profonda – che preveda almeno una decurtazione del valore delle obbligazioni in mano agli investitori privati del 50% – mentre la Banca centrale europea insiste sul fatto che qualsiasi ristrutturazione debba essere volontaria.
In passato – pensiamo alla crisi debitoria dell’America latina scoppiata negli anni Ottanta – fu possibile mettere i creditori, soprattutto le grandi banche, in una stanza per elaborare un accordo, grazie anche all’opera di persuasione o alle pressioni fatte dai governi e dagli enti di vigilanza desiderosi che le cose procedessero senza difficoltà. Ma con l’avvento della cartolarizzazione dei debiti, i creditori sono diventati oltremodo numerosi e includono hedge fund e altri investitori su cui gli enti di vigilanza e i governi hanno una scarsa influenza.
L’“innovazione” portata nei mercati finanziari ha reso possibile che i possessori di titoli venissero assicurati, e che quindi avessero un “posto a tavola” senza rischiare alcunché (leggi CDS, ndr). Dietro a tale mossa esistono ovviamente degli interessi: l’obiettivo è riscuotere il pagamento dell’assicurazione, così che la ristrutturazione diventi un “evento creditizio” – che equivale a un default. L’insistenza della Bce su una ristrutturazione volontaria – per evitare un evento creditizio – ha messo i due fronti ai ferri corti. L’ironia è che gli enti di vigilanza hanno acconsentito alla creazione di questo sistema disfunzionale.

 

La posizione della Bce è singolare. Le banche avrebbe potuto gestire il rischio di default sui bond in portafoglio acquistando una copertura assicurativa. E qualora l’avessero acquistata, l’ente di vigilanza responsabile della stabilità sistemica avrebbe dovuto garantire che l’assicuratore pagasse in caso di perdita. Ma la Bce vuole che le banche soffrano una perdita del 50% sulle proprie obbligazioni, senza rimetterci i “benefici” dell’assicurazione.
I motivi che spiegano la posizione della Bce sono tre e nessuno fa onore all’istituzione e alla sua condotta in fatto di regolamentazione e supervisione.

1) Il primo è che le banche non hanno, di fatto, acquistato una copertura, facendo in alcuni casi della speculazione.

2) In secondo lungo, la Bce sa che il sistema finanziario non è trasparente – e che gli investitori sanno di non poter valutare correttamente l’impatto di un default involontario, che potrebbe causare un congelamento dei mercati creditizi, innescando quanto avvenuto dopo il crack Lehman Brothers del 2008.

3) Infine, la Bce vorrebbe tentare di proteggere le poche banche che hanno sottoscritto un’assicurazione.

 

Nessuna di queste spiegazioni rappresenta una scusa adeguata all’opposizione della Bce alla profonda ristrutturazione involontaria del debito greco. La Bce avrebbe dovuto insistere su una maggiore trasparenza, anche a fronte di quanto già vissuto nel 2008. Gli enti di vigilanza non avrebbero dovuto permettere alle banche di speculare come hanno fatto; o per lo meno, avrebbero dovuto spingerle ad acquistare una copertura e insistere su una ristrutturazione tale da garantire la liquidazione dell’assicurazione.

 

Non sono molte le prove a dimostrazione che una ristrutturazione involontaria sarebbe in qualche modo più traumatica di una ristrutturazione volontaria di pari livello. Insistendo sulla volontarietà, la Bce cerca di garantire che la ristrutturazione non sia profonda; in questo caso mette però gli interessi delle banche davanti a quelli della Grecia, per la quale una ristrutturazione profonda è fondamentale per uscire dalla crisi. La Bce sta mettendo gli interessi delle tante banche che hanno sottoscritto credit-default swaps davanti a quelli della Grecia, dei contribuenti europei e dei creditori che hanno agito con prudenza e si sono tutelati con una copertura assicurativa.

 

L’ultima stranezza in merito alla posizione della Bce riguarda la governance democratica. La decisione sulla presenza o meno di un evento creditizio è lasciata a una commissione segreta della International Swaps and Derivatives Association, un gruppo di settore che ha un interesse personale nell’esito. Se le notizie riportate dai giornali sono corrette, alcuni membri della commissione starebbero usando il proprio ruolo per promuovere negoziazioni più accomodanti. Appare insensato che la Bce deleghi a una commissione segreta fatta di partecipanti al mercato utilitaristi il diritto di decidere cosa sia una ristrutturazione di debito accettabile.

 

L’unica argomentazione che sembra, almeno superficialmente, mettere l’interesse pubblico davanti a tutto è che una ristrutturazione involontaria potrebbe provocare un contagio finanziario, mettendo le grandi economie dell’Eurozona come Italia, Spagna e Francia di fronte a un brusco, e forse proibitivo, aumento dei costi di indebitamento. Per quale motivo, però, una ristrutturazione involontaria dovrebbe portare a un contagio peggiore rispetto a una ristrutturazione volontaria di pari densità? Se il sistema bancario fosse ben regolamentato, e le banche in possesso di debito sovrano fossero dotate di una copertura, una ristrutturazione involontaria dovrebbe turbare meno i mercati finanziari.

 

C’è poi chi sostiene che se la Grecia se la cavasse con una ristrutturazione involontaria, altri potrebbero seguire il suo esempio. I mercati finanziari, preoccupati di questa situazione, alzerebbero immediatamente i tassi di interesse su altri Paesi a rischio dell’Eurozona, siano essi grandi o piccoli.
Ma i Paesi maggiormente a rischio sono già stati tagliati fuori dai mercati finanziari, quindi la possibilità di una reazione di panico appare remota. Altri potrebbero essere tentati di imitare la Grecia se il Paese ellenico ne uscisse effettivamente meglio con una ristrutturazione che non in caso contrario. Questo è vero ma si sa già.

Il comportamento della Bce non dovrebbe sorprendere: come abbiamo visto altrove, le istituzioni che non sono democraticamente responsabili, tendono ad essere catturate da interessi particolari. E così è stato prima del 2008; sfortunatamente per l’Europa, e per l’economia globale, da allora il problema non è mai stato adeguatamente affrontato.

Joseph E. Stiglitz è professore universitario alla Columbia University, premio Nobel in economia e autore di Freefall: Free Markets and the Sinking of the Global Economy.
Source: ProjectSyndacate

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DT

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14 commenti Commenta
bergasim
Scritto il 9 Febbraio 2012 at 10:09

Sono durati più di sette ore, per concludersi poco prima di mezzanotte senza un accordo, i colloqui tra il primo ministro Papademos e i leader dei partiti di coalizione. Il socialista George Papandreou, il conservatore Antonis Samaras e il leader del partito di destra Laos hanno sostenuto una bozza di accordo sulle nuove misure di austerità che preveda un 22% di taglio dei salari minimi, il licenziamento di dipendenti pubblici e l’abolizione di alcune tutele al lavoro

E in questo modo che laGrecia dovrebbe uscire dalla recessione?
Al diavolo gli accordi con la Troia, che la Grecia dichiari default in faccie alle banche parassite e locuste francesi e tedesche

bergasim
Scritto il 9 Febbraio 2012 at 10:17

bergasim,

Imprimetevi in calce quanto sopra perchè e la stessa cosa che cercheranno fi afre in Italia, anzi che hanno già iniziato a fare, grazie al governo Bnacario ombra, o pardon tecnico.
Una delle poche vie di uscita e cercare di ridare veramente al popolo la possibilità di decidere, è urgente creare una commissione per RISCRIVERE LE REGOLE DELLA POLITICA IN ITALIA, una COSTITUZIONE POLITICA EX NOVO, una glass-steagall della politica, i politici vanno responsabilitati, il loro potere circoscritto e CONTROLLATO, deve essere inserito nella nuova costituzione LA RESPONSABILITA’ OGGETTIVA PER IL PROPIO OPERATO, per tutte le cariche pubbliche, ma questo và fatto al più presto, se non qunato scritto sopra a breve diventerà un ‘amara realtà anche per noi.

ob1KnoB
Scritto il 9 Febbraio 2012 at 10:32

Il capitalismo ‘sano’ è possibile solo in presenza di risorse infinite. Ha ragione John quando disegna una sorta di fascismo non ortodosso.
…spezzeremo le reni alla Grecia….

john_ludd
Scritto il 9 Febbraio 2012 at 10:48

ob1KnoB@finanzaonline,

Non invento niente e sono persino in ritardi di 80 anni…

“The liberty of a democracy is not safe if the people tolerate the growth of private power to a point where it becomes stronger than the democratic state itself. That in its essence is fascism: ownership of government by an individual, by a group, or any controlling private power.” 

Franklin D. Roosevelt

bergasim
Scritto il 9 Febbraio 2012 at 10:56

Grecia, da troika 15 giorni di tempo per trovare 300 mln di euro prima

Grecia, da troia 15 giorni di tempo per trovare 300 tonnellate di vasellina, e dopo

maurobs
Scritto il 9 Febbraio 2012 at 10:59

si potrebbero ritenere validi i <CDS sottoscritti in presenza di acquisto materiale di titoli non a leva……..cioè se il debito pubblico greco è supponiamo 300 mld chi ha acquistato titoli non a leva coprendosi con cds viene rimborsato, chi ha usato leva viene rimborsato frazionalmente in base alla leva usata chi ha fatto naked cds lo prende in quel posto……altrimenti se non viene tolto effetto leva diventa tutto esponenziale…..infatti da una "caccola" dta saltando fuori una valanga di proporzioni bibliche…..

ciromot
Scritto il 9 Febbraio 2012 at 12:39

La Bce sta mettendo gli interessi delle tante banche che hanno sottoscritto credit-default swaps davanti a quelli della Grecia, dei contribuenti europei e dei creditori che hanno agito con prudenza e si sono tutelati con una copertura assicurativa.

Scusate ma perche’ la BCE dovrebbe far questo???Che vantaggio ne avrebbe????Grazie a chi vorra’ rispondermi …….Scusate la banalita’ delle mie domande ma quando nn capisco io chiedo………..grazie per quello che fate

l.b.chase
Scritto il 9 Febbraio 2012 at 12:49

maurobs@finanzaonline,

Quante belle ricettine, potresti scrivere un bel ricettario magari ci guadagneresti anche qualcosa su… 😉
Peccato che tutte queste ricettine non tengono conto di un problema fondamentale, cioè la contrapposizione d’interessi tra colossi bancari/finanziari. Ovviamente per definizione non possono essere tutti da una parte sola se no la soluzione sarebbe già stata trovata. Quindi prendere la mannaia come suggerisci tu e dire taglio a destra e taglio a sinistra e va tutto a posto non è così semplice.
In particolare in questo momento gli interessi e quindi le forze in campo sono così bilanciate che nessuna riesce a prevalere sull’altra. Il giorno che una delle due cede l’altra potrà prevalere, ma io non escluderei nemmeno che a forza di tirarla per le lunghe non possa venire fuori una variabile imprevista che ammazza entrambe le forze in gioco. E questa variabile potrebbe essere anche una primavera greca 😉 Ricordatevi che quelli ormai non hanno più niente da perdere….

l.b.chase
Scritto il 9 Febbraio 2012 at 12:51

ciromot@finanza,

Chi ti risulta che siano i principali azionisti della bce? I greci o le banche?
In base alla risposta capisci il resto…

paolo41
Scritto il 9 Febbraio 2012 at 13:14

è evidente che la Bce ha grossi problemi di bilancio che potrebbero aggravarsi se partecipa volontariamente o meno all’haircut dei titoli greci che ha in portafoglio…
ricordiamoci di quando Trichet espresse un parere contrario all’acquisto di tali titoli e fu ricondotto “all’ordine” da Bundesbank e dai francesi…..

bergasim
Scritto il 9 Febbraio 2012 at 14:01

paolo41,

No la bce non ha problemi di bilancio, ma ha avrebbe problemi di solvibiltà dovendo svalutare titoli per un valore superiore al capitale propio, la stessa cosa che succede alla banche che operano a leva, 1 di attvo e 60 di impieghi.
Questo avviene oggi per la bce, il più grande hedge funds del mondo.

ciromot
Scritto il 9 Febbraio 2012 at 14:27

l.b.chase@finanzaonline,

credevo solo in Italia succedessero qst cose e che in Europa le cose fossero diverse,scs la banalita’ del mio intervento……

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