BANCHE: ennesimo PASTICCIO all’italiana

Scritto il alle 09:09 da Danilo DT

TASSE-BANCHE-salvataggio

Molto probabilmente un nuovo decreto salverà il 30% di quei risparmi persi con Banca Marche, Banca popolare dell’Etruria e del Lazio, Cassa di risparmio di Ferrara, Cassa di risparmio della provincia di Chieti. Ma poi per le altre banche in crisi non sarà più così.

Nelle scorse giornate vi ho spiegato cosa è successo alle quattro banche italiane salvate in “zona Cesarini” dall’iniziativa governativa che non poteva salvare in toto i soldi dei risparmiatori più “aggressivi” (possessori delle azioni e delle obbligazioni subordinate delle quattro banche) in quanto non più permesso dalla normativa comunitaria. Ma se non si faceva nulla, era peggio. Il primo gennaio 2016 è dietro l’angolo, e quella data significata “BAIL IN” con tutto quello che comporta.
E allora che si è fatto? Un pastrocchio all’italiana che però, credetemi, era l’unica strada da poter intraprendere. Certo, se si fosse agito prima si potevano fare molte cose. Invece si è tergiversato.
Morale: CariChieti, Popolare Etruria, CariFerrara e Banca Marche sono state “salvate” nel modo che vi ho spiegato QUI.
Il problema era per i risparmiatori, come detto, che avevano comprato i bond subordinati e le azioni. Loro avevano perso tutto, mentre invece tutti gli altri investimenti sono stati salvati.

PROBLEMA: gli investitori in queste categorie di titoli erano CONSAPEVOLI?
PROBLEMA nr. 2: gli investitori che forse erano consapevoli, ora lo ammettono che hanno deciso di loro “pugno” di assumersi un rischio più alto in cambio di un rendimento maggiore?

Queste due domande sono protagoniste assolute ma…è possibile dare delle risposte definitive ed esaustive? NO, è impossibile.
Morale: chi perde i soldi è (giustamente) arrabbiato con il mondo intero e che fa? Marcia su Roma.

Sono tanti, indignati e demoralizzati, e in queste ore si stanno preparando per “invadere” piazza Montecitorio a Roma, dove si trova la Camera dei deputati. Sono l’esercito delle “vittime del Salva Banche”, ovvero i piccoli risparmiatori (in totale sono 130mila, tra cui 10mila famiglie con obbligazioni subordinate andate in fumo per un totale di 780 milioni di euro) che lunedì 23 novembre sono andati in banca e non hanno trovato più i propri risparmi. Perché investiti in obbligazioni subordinate o azioni di una delle quattro banche salvate dal governo, Banca Marche, Banca popolare dell’Etruria e del Lazio, Cassa di risparmio di Ferrara, Cassa di risparmio della provincia di Chieti . E che, a seguito del salvataggio, sono state azzerate. (Source) 

Sono certo che tra questi ci sono quelli che effettivamente possono definirsi “truffati” ma anche coloro che non ammetteranno mai la verità, ovvero che, orfani delle maxi cedole degli anni scorsi, hanno accettato un rischio maggiore in cambio di una cedola più grassa. E l’esito quale è stato? Beh, si aggiunge un pasticcio al pasticcio.

(…) Il governo starebbe insomma valutando un intervento universale, che andrebbe a coprire parte delle perdite subite da tutti e 130 mila i risparmiatori sottoscrittori di bond subordinati, che hanno perso secondo le stime tra i 300 e i 330 milioni di euro. Il punto fondamentale sono i soldi. (…) La cifra sarà più bassa, 100 milioni in tutto. Su chi debba finanziare queste risorse ancora si sta discutendo. (…) Ma è probabile che alla fine si arrivi ad un accordo «fifty-fifty», ossia cinquanta milioni dal governo e cinquanta dalle banche. Chi ne avrà diritto? Il ristoro dovrebbe valere per tutti i piccoli risparmiatori, ma con un tetto a 50 mila euro. Non riceverebbero l’intero ammontare delle somme perse, ma solo una cifra attorno al 30%. (Source) 

Wow, l’effetto della Marcia su Roma ha avuto I suoi effetti. Per carità, sono felicissimo per tutti coloro che recupereranno parte delle cinfre invetsite, e ci mancherebbe.
Ma attenzione, questo intervento è “border line” ed ovviamente verrebbe strutturato in modo tale da non farlo figurare come “aiuto di Stato”. Quindi occhio alla benedizione che deve arrivare da Bruxelles, condizione necessaria per far continuare il progetto del cosiddetto “Fondo di Solidarietà per gli investitori in strumenti finanziari subordinati”.
A questo punto però, permettetemi, indipendentemente da come si risolverà la questione, si apre un altro problema.
Una questione di “precedenti”.
La domanda che mi pongo è la seguente: se si troverà una “quadra” di questo tipo, possiamo allora dire che, in caso di futuri fallimenti bancari, che per forza di cose finiranno con il Bail In e tutto ciò che consegue, si verrà incontro ai risparmiatori con questi “sostegni pastrocchio”?

Ovvio, è tecnicamente impossibile e la gente deve essere BEN conscia che si è fatto un “agreement” irripetibile.
Intanto però, vi ricordo quali sono le altre 9 banche che sono in amministrazione controllata e che quindi sono candidate al futuro “bail-in”.
Vi ripresento l’elenco, già portato a vostra conoscenza nei giorni scorsi, di queste banche italiane in difficoltà. (tralascio quelle che non sono banche). Forse i clienti di queste banche dovrebbero quantomeno essere consapevoli…

banche-amministrazione-controllata-italiane

 

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Danilo DT

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15 commenti Commenta
atomictonto
Scritto il 7 dicembre 2015 at 09:38

Buongiorno DT, pastrocchio all’Italiana per davvero.
E tutto pilotato dai media aggiungo io, se facessero informazione vera e non sensazionalismo/gossip i risparmiatori/azionsiti delle banche in oggetto, che lo ricordo a tutti erano commissariate ovvero in amministrazione controllata (fallite) da oltre un anno, sarebbero corsi sotto le sedi delle loro banche e le case dei loro “amici” degli sportelli che hanno rifilato loro la folle “sola” di azioni/bond delle banche stesse sapendo che erano fallite.
Invece fa più “notizia” e scalpore il solito “dagli al governo!” da strapaese.

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ancolos
Scritto il 7 dicembre 2015 at 10:15

Scusa Danilo, ma se il risarcimento ipotizzato è di 100 milioni e le obbligazioni azzerate 780 milioni, come farebbero i risparmiatori a recuperare il 30%?

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atomictonto
Scritto il 7 dicembre 2015 at 10:35

an­co­los@fi­nan­za,

@ANCOLOS
credo tentino la solita cosa populista cioè a chi aveva 20-30.000 euro cercheranno di ridare il 30% mentre a chi aveva 100-200.000 e oltre ed è quindi “ricco” daranno il 10% o giu di li.
Comunque è ridicolo, siamo un paese assurdo dove nessuno dice che sono stati disonesti (a dir poco) i gestrori delle banche interessate che continuavano a piazzare bond della loro banchetta fallita fino a 2 settimane fa ai cleinti piu sprovveduti.

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incontrario
Scritto il 7 dicembre 2015 at 11:15

Purtroppo viviamo in un Paese con una cultura finanziaria pessima, dove giovani e vecchi confrontano 10 tariffe telefoniche prima di comprare uno smartphone, ma non sentono un secondo parere prima di investire i risparmi di una vita. Sarebbe stato impopolare, ma più giusto, investire i milioni del pastrocchio in istruzione economica a livello scolastico, in modo che, forse, le nuove generazioni saranno più accorte.

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Scritto il 7 dicembre 2015 at 13:26

atomictonto@finanza,

Esatto. Tetto massimo et voilà

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Scritto il 7 dicembre 2015 at 13:41

Antonio Patuelli[1], eletto oggi all’unanimità Presidente dell’ABI, è imprenditore agricolo, giornalista editorialista del Resto del Carlino, Nazione e Il Giorno e Presidente del gruppo privato ed indipendente della Cassa di Risparmio di Ravenna Spa.

Nato a Bologna il 10 febbraio 1951, Patuelli è laureato in giurisprudenza a Firenze.

È stato nominato dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano Cavaliere del lavoro. È stato finora vicepresidente Acri.

Dal 1998 fa parte del Consiglio e del Comitato esecutivo dell’ABI, di cui è stato vicepresidente e vicepresidente vicario.

Dal 2001 Patuelli fa parte del Consiglio e del Comitato di gestione del Fondo interbancario di tutela dei depositi. È stato deputato per circa 6 anni in due brevi legislature e ha completato il suo impegno politico con la conclusione del governo Ciampi di cui è stato sottosegretario alla Difesa. Ha fatto parte delle commissioni Tesoro e Bilancio e dell’Agricoltura.

È stato anche componente della Bicamerale per la Riforma istituzionale, di cui ha presieduto il Comitato per le garanzie costituzionali.

l- – – – –

-[1]- Associazione Bancaria Italiana (Info, News, Profilo, da), “Antonio Patuelli eletto Presidente ABI per acclamazione” – 28 Gennaio 2013

https://www.abi.it/Pagine/news/Patuelli-eletto-Presidente-ABI.aspx

– – – – -l

(…) Perché hai cominciato a raccontare favole su di te[2]?

“Un grave errore dovuto a un complesso di inferiorità che ho inconsciamente covato nel Pri. Era un mondo di élite, pieno di persone con titoli accademici a bizzeffe”.

l- – – – –

-[2]- G. Perna (Libero Quotidiano, it), Giannino confessa: “Mi sono inventato le lauree per un complesso di inferiorità” – 5 Ottobre 2014

http://www.liberoquotidiano.it/news/personaggi/11702222/Giannino-confessa—Mi-sono.html

– – – – -l

Solo due esempi – o figure, NOTE – dell’Italia “economico-finanziaria” – DEI/nei gangli del Potere e del/NEL “circuito mediatico” (ossia, in chi la “racconta”; quotidianamente agli Italiani).

サーファー © Surfer [Basta saperLo e ricordarseLo. Quotidianamente. Sempre]

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adsodimelk
Scritto il 7 dicembre 2015 at 13:46

Aspettate che venga fuori la truffa perpetrata agli azionisti veneto banca e popolare vicenza, con un -90% delle quotazioni. Truffa, certa, perchè se ad una vecchietta che ha 30000 di risparmi fai comprare azioni di popolare vicenza, tu sportellista sei un farabutto e tu che guidi la banca dovresti stare in prigione come tanzi.
E tutte quelle imprese a cui sono stati fatti fidi a TASSO ZERO oppure TASSO ATTIVO pur di acquistare azioni delle due banche. Il crollo di questi due banche distruggerà anni di risparmio in tutto il Veneto. Io qui giustifico le vetrine rotte, non solo le manifestazioni. E agli impiegati che si sono prestati a sta roba auguro il peggio.

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atomictonto
Scritto il 7 dicembre 2015 at 14:02

Totalmente d’accordo. In un paese con un minimo di cultura finanziaria invece che a Roma le persone che hanno perso i risparmi coi bond/azioni delle 4 banche sarebbero andati inferociti sotto casa degli impiegati che li hanno fregati.

in­con­tra­rio@fi­nan­za:
Pur­trop­po vi­via­mo in un Paese con una cul­tu­ra fi­nan­zia­ria pes­si­ma, dove gio­va­ni e vec­chi con­fron­ta­no 10 ta­rif­fe te­le­fo­ni­che prima di com­pra­re uno smart­pho­ne, ma non sen­to­no un se­con­do pa­re­re prima di in­ve­sti­re i ri­spar­mi di una vita. Sa­reb­be stato im­po­po­la­re, ma più giu­sto, in­ve­sti­re i mi­lio­ni del pa­stroc­chio in istru­zio­ne eco­no­mi­ca a li­vel­lo sco­la­sti­co, in modo che, forse, le nuove ge­ne­ra­zio­ni sa­ran­no più ac­cor­te.

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atomictonto
Scritto il 7 dicembre 2015 at 14:06

ad­so­di­melk@fi­nan­zaon­li­ne:
Aspet­ta­te che venga fuori la truf­fa per­pe­tra­ta agli azio­ni­sti ve­ne­to banca e po­po­la­re vi­cen­za, con un -90% delle quo­ta­zio­ni. Truf­fa, certa, per­chè se ad una vec­chiet­ta che ha 30000 di ri­spar­mi fai com­pra­re azio­ni di po­po­la­re vi­cen­za, tu spor­tel­li­sta sei un fa­ra­but­to e tu che guidi la banca do­vre­sti stare in pri­gio­ne come tanzi.
E tutte quel­le im­pre­se a cui sono stati fatti fidi a TASSO ZERO op­pu­re TASSO AT­TI­VO pur di ac­qui­sta­re azio­ni delle due ban­che. Il crol­lo di que­sti due ban­che di­strug­ge­rà anni di ri­spar­mio in tutto il Ve­ne­to. Io qui giu­sti­fi­co le ve­tri­ne rotte, non solo le ma­ni­fe­sta­zio­ni. E agli im­pie­ga­ti che si sono pre­sta­ti a sta roba au­gu­ro il peg­gio.

Ma scusa…gli azionisti che non hanno venduto quando il titolo perdeva facciamo il 10% semplicemente non avevano idea di quel che facevano. L’equity (azioni) è la seconda forma di investimento più rischiosa in assoluto dopo i derivati, se uno non sa neanche che bisogna impostarsi uno stop-loss (una soglia di perdita accettabile prima di uscire da un titolo/posizione) che diavolo compra azioni a fare, al di la di Veneto Banca o altre?

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adsodimelk
Scritto il 7 dicembre 2015 at 14:21

Amico mio, Vicenza è passata da 62,5 a 48 dal giorno alla notte, con azioni vendute a prezzo pieno una settimana prima della decisione! E ora varranno 10 euro al massimo. Ma il problema è un altro: illiquide, bloccate, invendibili (tranne che per renzo rosso, benetton e altri) che hanno venduto a prezzo pieno prima del crollo.
Se allo sportello te le vendono perchè sicure al 100%, se ti cambiano la profilatura MIFID per passare il check sul profilo di rischio, cosa ti resta da fare? Oppure con i ricatti…tu impresa vuoi il finanziamento? allora sottoscrivi almeno 100.000 euro di azioni. Vuoi il mutuo? sottoscrivi. Questa è la verità che è successa e che ancora non viene fuori in Veneto, perchè la gente si vergogna di aver dilapidato i risparmi di una vita verso i farabutti che guidavano queste banche.
Chiudo così: BPVI è stata SANZIONATA da banca d’italia più volte per non aver adottato un metodo oggettivo di valutazione dei titoli. E’ stata sanzionata per aver NASCOSTO i finanziamenti dati per l’acquisto dei titoli. TRUFFA TRUFFA TRUFFA.

atomictonto@finanza: Ma scusa…gli azionisti che non hanno venduto quando il titolo perdeva facciamo il 10% semplicemente non avevano idea di quel che facevano. L’equity (azioni) è la seconda forma di investimento più rischiosa in assoluto dopo i derivati, se uno non sa neanche che bisogna impostarsi uno stop-loss (una soglia di perdita accettabile prima di uscire da un titolo/posizione) che diavolo compra azioni a fare, al di la di Veneto Banca o altre?

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paolo41
Scritto il 7 dicembre 2015 at 14:28

personalmente sono convinto, o per lo meno lo spero con ardore, che una bella action class contro i direttori e i dirigenti delle banche, inclusi i responsabili di filiale e gli addetti alla vendita dei titoli, da parte di chi ha subito perdite inattese per la fiducia riposta in tali persone può ottenere effetti oggi insperati. Tutti i “delinquenti” sopra indicati hanno soldi e proprietà per sanare i danni che hanno provocato e sicuro che loro non hanno perso una lira. Se c’è un minimo di giustizia che una volta tanto dimostri di essere parte non assoggettabile alla politica questa è l’occasione tangibile per dimostrarlo.

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Scritto il 7 dicembre 2015 at 14:58

Paolo41,

ricorda: “gli Italiani hanno la memoria corta e la lingua lunga”.

L’Italiano comincia a battersi per una causa solo quando bussa alla propria porta (di Casa) e poi quando è certo che non sarà perduta. E Nessuno, meglio dell’Italiano, sa conciliare l’individualismo col conformismo.

In-fatti, l’Italiano sale sempre sul carro del vincitore, ma è prontissimo a scendere in corsa, se si accorge di avere sbagliato carro – e ciò senza batter ciglio e né chiedere venia.

Tempo qualche settimana, o un paio di mesi al massimo, e tutto sarà “dimenticato”. Come sempre.

Basta essere – anche solo – appassionati – e non esperti o tecnici – di avvenimenti od accadimenti finanziari – oltre che di Storia -, per esserne certi.

サーファー © Surfer [I processi – giuridici o giudiziari, che scriver si voglia – in Italia sono i (veri ed attuali) Teatri; nulla da invidiare a quelli eccelsi dell’Ottocento e del primo Novecento – non nel linguaggio “aulico”, ma nei “Personaggi in continua ri-cerca di Autore”]

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paolo41
Scritto il 8 dicembre 2015 at 08:50

@finanza,
tradotto: gli italiani sono senza palle !!!!!! e non c’è un solo misero magistrato che abbia il coraggio di mettersi contro i poteri forti. Mi domando ma a quell’impiegato bancario che ha fregato i risparmi alla vecchietta non gli si attorcigliano le budella ?????

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Scritto il 8 dicembre 2015 at 15:01

Nasce[*] a Firenze, il 6 marzo 1483, da una Famiglia assai ricca ed influente, da due Secoli presente nella vita politica della Città. Dopo aver ricevuto un’accurata educazione di stampo umanistico, compie studi giuridici a Ferrara ed a Padova, ed esercita in gioventù l’Avvocatura, in attesa di raggiungere i 30 anni, età necessaria per dedicarsi alla Carriera politica, Sua vera vocazione. Voleva diventare Ecclesiastico, ma il Padre glieLo impedì.

A Firenze rientra nel 1505, insegnando, benché non ancora laureato, Istituzioni di Diritto Civile. Si laurea nello stesso anno. Nel 1505 si sposa, contro il volere paterno, con Maria Salviati, appartenente ad una Famiglia avversa al “Gonfaloniere a Vita” di Firenze, Pier Soderini.

Nel 1511 la Repubblica di Firenze (fedele alleata dei Francesi) Lo nomina alla non facile carica di Ambasciatore presso Ferdinando il Cattolico, sovrano di Spagna. Dopo il ritorno dei Medici a Firenze (1512), viene richiamato nel 1513. Raccoglie le Sue esperienze di Ambasciatore in un diario del 1512 (Ricordanze) e in una Relazione di Spagna (1514).

Ai potenti Medici si avvicinò subito (Egli[*] è sempre stato più favorevole ad un Governo aristocratico che repubblicano, comunque), ottenendo in cambio vari ed importanti incarichi. Tuttavia i ruoli di maggior spicco Li ottenne passando al servizio di Papa Leone X (Giovanni di Lorenzo de’ Medici), nel 1516. Viene nominato Governatore di Modena, poi anche di Reggio e di Parma (1517). Nel 1521 fu Commissario dell’esercito papale in Lombardia, alleato di Carlo V, e mostrò doti di così fermezza e coraggio, difendendo vittoriosamente Parma assediata dai Francesi (1522), che il nuovo Papa, Clemente VII (Giulio Zanobi di Giuliano de’ Medici), Lo nomina Presidente della Romagna. Anche in questa carica Egli si distingue, stroncando la resistenza anti-pontificia dei signori locali.

In questo periodo rifiuterà la proposta del Machiavelli di costituire in Romagna una milizia nazionale, non mercenaria. Qui resterà sino al 1526. In seguito, preoccupato dell’egemonia Spagnola instauratasi in Italia dopo la battaglia di Pavia, esercita la Sua crescente influenza sul Papa (Clemente VII) affinché si allei con la Francia nella Lega di Cognac (1526): ad Essa aderirono i maggiori Stati Italiani, convinti di poter ristabilire l’equilibrio del 1494. È nominato Luogotenente generale delle truppe di Roma e di Firenze, ma, non potendo agire con la dovuta risolutezza a causa della politica ambigua del Papato, che aveva bisogno di Carlo V in funzione anti-protestante, non può impedire nel 1527 la sconfitta dell’Esercito della Lega né il sacco di Roma.

Il disastro coinvolge Lui[*] stesso, venendo accusato non soltanto d’essere responsabile della sconfitta, ma anche di essersi appropriato di somme di denaro durante le Sue cariche (l’accusa però si rivelò essere infondata). Intanto, approfittando delle difficoltà in cui si trovava il Papato, Firenze caccia nuovamente i Medici e restaura la terza ed ultima Repubblica.

Si ritira a Vita privata in una villa di campagna, presso Firenze: ivi, Vi resta tre anni, stendendo e redigendo documenti a propria difesa e le Considerazioni intorno ai Discorsi del Machiavelli sopra la prima Deca di Tito Livio, in cui Lo accusa di fare affermazioni troppo astratte e generiche.

Nel 1529 il prevalere a Firenze della fazione degli Arrabbiati, nettamente anti-aristocratica, Lo dichiara ribelle e gLi confisca tutti i beni, obbligandolo all’esilio (Bologna e poi Roma). Papa Clemente VII infatti si era riconciliato con Carlo V anche per riavere i Medici (Suoi Parenti) alla guida di Firenze. Lui stesso era intervenuto per far sì che il cambio di guardia nella direzione della Città avvenisse senza spargimento di sangue: per questo fu accusato di tradimento. La Repubblica si apprestò alla difesa eroica della Città contro il Papato e l’esercito Imperiale: la disfatta avvenne nel 1530, dopo dieci mesi d’assedio.

Lui, che godeva del rinnovato favore di Clemente VII, poté rientrare a Firenze nel 1531 e partecipare alla riforma del governo della Città, nella speranza che il duca Alessandro dei Medici si lasci consigliare proprio da Lui.

Quando però Alessandro viene ucciso dal cugino Lorenzino (1537), Lui, pur favorendo l’ascesa al potere di Cosimo dei Medici, non riuscì ad avere l’appoggio di quest’ultimo. Il rigido assolutismo del nuovo Duca – che peraltro teneva conto di quanto Lo stesso[*] fosse inviso ai Fiorentini – e la non troppo benevolenza di Papa Paolo III (Alessandro Farnese) Lo convinsero a ritirarsi definitivamente nella Sua villa di Arcetri, dove si dedicò alla stesura della Sua opera più significativa, la “Storia d’Italia” (1492-1534), e dove riordina i “Ricordi politici e civili”, i Discorsi politici (i Carteggi invece verranno pubblicati nel 1938-1972 – questi ultimi contribuirono in modo determinante ad un’accurata conoscenza della Sua[*] personalità).

Muore il 22 maggio 1540 – [*]Francesco Guicciardini.

È ri-conosciuto come l’Uomo dei programmi che mutano “per la varietà delle circunstanze” per cui al Saggio è richiesta la “discrezione”, ovvero la capacità di percepire “con buono e perspicace occhio” tutti gli elementi da cui si determina la varietà delle circostanze. Ne consegue che la realtà non è costituita da leggi universali immutabili come, affermava e teorizzava invece, il Machiavelli.

L’utile e l’onore sono però degli elementi inscindibili.

L’Uomo Saggio sa che a volte il Suo interesse è riposto nel buon nome più che nel profitto: “la fallacia è in Quegli che non conoscono bene quale sia lo interesse Suo, cioè che reputano che sempre consista in qualche commodo pecuniario, più che nell’onore e nel sapersi mantenere la reputazione e il buon nome” – [(in/da) “Ricordi politici e civili” – Vv./n° CCXVIII].

L’etica del “particolare” comporta – quindi – la rinuncia agli ideali.

Infatti, concetto saliente del “pensiero guicciardiniano” è il “particulare” a cui si deve attenere il Saggio, cioè il “proprio interesse” inteso nel Suo significato più nobile come realizzazione piena della propria intelligenza e della propria capacità di agire a favore di se Stesso e dello Stato.

In altre parole il “particulare” non va inteso egoisticamente, come un invito a prendere in considerazione solamente l’interesse personale, ma come un invito a considerare pragmaticamente quanto ognuno può effettivamente realizzare nella specifica situazione in cui si trova.

Guicciardini è considerato il progenitore della storiografia moderna, per il Suo pionieristico ed enciclopedico impiego di documenti ufficiali a fini di verifica della Sua “Storia d’Italia”.

Fino al 1857 la reputazione del Guicciardini poggiava sulla “Storia d’Italia” e su alcuni estratti dai Suoi aforismi. Nel 1857 i Suoi discendenti, i conti Piero e Luigi Guicciardini, aprirono gli archivi di Famiglia e diedero incarico a Giuseppe Canestrini di pubblicare, in 10 volumi, le Sue memorie.

サーファー © Surfer [Caro Paolo41, non è una questione di “senza palle”, sai! Guicciardini, docet; in-scritti od in-fatti. CIAO! OlO Gainhunter Lat/Catch https://www.youtube.com/watch?v=u4uuTCHFdXU °l° https://www.youtube.com/watch?v=i6gP_HUKZN4 hOOk … sEquEnz … DiE!]

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gainhunter
Scritto il 9 dicembre 2015 at 13:38

Soru, PD: “La commissione (europea) ha tergiversato e l’Italia ha dovuto agire in emergenza. Così non è stato per le banche tedesche come la Hsh Nordbank… ”

@finanza,
https://www.youtube.com/watch?v=h9I-9Sj4sKs

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