Abbiamo scoperto l’acqua calda?

Scritto il alle 11:23 da Danilo DT

”Abbiamo deciso di tagliare di 50 bp il tasso di sconto e il tasso sui Fed Funds. Crediamo che ci sia spazio per una manovra aggressiva. La situazione sta migliorando ma con questo nostro taglio daremo un nuovo impulso all’economia americana. Ormai la crisi di subprime è sotto controllo, il peggio è alle spalle e la situazione volge al meglio. L’inflazione inoltre è sotto controllo. Il petrolio sta scendendo di prezzo e quindi anche i consumi potranno ripartire tonici”.

Qualcuno lo sperava, qualcuno ci credeva. Questo è ciò che ieri Bernanke NON ha detto. E questo sarebbe stato l’unico discorso che poteva dare gas alla borsa, che poteva effettivamente far ripartire i mercati , con la speranza che le cose potessero riprendersi. Questa era la vera polizza assicurativa per il trend positivo delle borse per il futuro…

Ma non è stato così.

Bernanke ha detto le cose come stanno, ed il fatto che proprio lui, in passato, ha cercato di tranquillizzare i mercati con discorsi che, alla fine della fiera, hanno fatto perdere credibilità nei suoi confronti, preoccupa ancora di più.

Continua la frenata dell’economia

Crescita economica modesta, inflazione sempre sotto tensione a causa di un indice CRB sostenuto (ovvero a causa del costo delle materie prime), crisi immobiliare tutt’altro che rientrata. Con questo scenario non era possibile fare troppo i brillanti, con tagli più generosi. Anzi, ha messo le basi (teoricamente) per una frenata sui tagli, in quanto se le condizioni non saranno favorevoli, non taglierà al prossimo FOMC. Bernanke ha capito che il rischio di essere un “guidatore ubriaco” (ve lo ricordate il post sull’argomento?) si stava concretizzando (già di per se tagliare i tassi con l’inflazione in aumento, la possiamo definire una scelta spavalda…). E così, sommando tutte queste cose, la frittata è stata servita al mercato. E le borse sono state bastonate.

Non vorrei dire però…alla fine della fiera, Bernanke ieri sera non ha detto nulla di nuovo, nel senso che si sapeva già (e ne abbiamo già parlato mille volte su questo blog) qual’era lo stato di salute dell’economia USA. Ma il mercato lo ha colto come splendido pretesto per fare le sue belle “tradate” pilotate, con la benedizione dei grafici (vedi post precedente a questo) che erano impostati in modo ideale per l’avvio di un movimento correttivo.

Cina: inflazione record

E per condire ulteriormente la situazione difficile, ci si mette anche la Cina. L’indice dei prezzi al consumo cinese lievita al 6.9%. La situazione anche in questi paesi si sta mettendo male. La crescita troppo violenta ha portato grande ricchezza, ma anche tanta inflazione. Conseguenza: aumento del costo del denaro. Un’altra tegola a favore della debolezza dei mercati.

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