Bene le nuove richieste di sussidio

Scritto il alle 14:50 da mattacchiuz

Oggi, giovedì 28 ottobre 2010, l’ufficio di statistica del dipartimento del lavoro statunitense, il BLS, comunica che nella settimana conclusasi il 16 ottobre 2010 il numero destagionalizzato di nuove richieste di sussidio di disoccupazione è decrementato di 21mila unità, atterrando a quota 434 mila. Rivisto per l’ennesima volta a rialzo il dato della settimana precedente, ma in questa occasione di sole 3000 unità.

Initial Claims (SA) A 434,000 Da 455,000 =-21,000
Initial Claims (NSA) A 405,639 Da 393,961 =+11,678

Un’altra la storia è invece raccontata dal dato non destagionalizzato, che mi piace riportare in grafico in maniera da permettere a ciascuno di applicare i filtri e le destagionalizzazione che meglio crede.

La serie del 2010 sembra essersi definitivamente stabilizzata su di un livello che comunque non lascia presagire nessun reale miglioramento del mondo del lavoro. In ogni caso, sembrerebbe corretto escludere ulteriori peggioramenti nel livello generale degli occupati, almeno per il prossimo mese. In un’ottica più estesa, il numero di richieste di sussidio rimane comunque un buon 60% superiore a quello registrato durante gli anni migliori.

——————————————————————————————————————————–Qualche settimana fa mi ero “divertito” a fare un confronto tra le serie di dati pubblicate dal Bureau of Labor Statistics. In particolare, ero interessato nel capire la variazione di impiegati nel settore nonfarm secondo due criteri che il BLS stesso propone. Come molti di voi sapranno, la più generale indagine in merito al mondo del lavoro statunitense viene condotta dal CPS ( Current Population Survey ). Questa indagine avviene contattando 60 mila unità famigliari, e ha lo scopo di determinare la situazione occupazionale dei componenti del nucleo famigliare. Vengono preselezionate ben 72 mila abitazioni, appartenenti a 754 aree geografiche e sociali differenti. Di queste 72 mila, solo circa 60 mila risultano “adatte” all’indagine, mentre le altre sono

  • – disabitate
  • – in fase di demolizione o di riconversione per usi non abitativi
  • – ospitano inquilini temporanei la cui residenza non si colloca in quella regione geografica
  • – 72000 altre ragioni.

Dei residenti nelle circa 60 mila rimanenti case, statisticamente ( purtroppo devo fidarmi di questo numero ) l’8% di essi non risponde al questionario per altrettante infinite ragioni, che vanno dalla semplice assenza per una vacanza al fatto che si rifiutino di partecipare all’indagine, benché essa sia strettamente su base volontaria. Complessivamente, vengono intervistate 110 mila persone su un totale di 310 milioni di abitanti, circa lo 0.035% dell’intera popolazione statunitense. Ora non è questa la sede per approfondire ulteriormente le modalità con la quale l’ufficio statistico affronta l’indagine, voglio solo sottolineare il fatto che, molte delle aree dove la disoccupazione si è mostrata più virulenta sono anche quelle dove un davvero ampio numero di persone ha subito sfratti e pignoramenti. Magari, spesso invece che in vacanza, chi non rispondeva semplicemente non aveva più casa! Ma questo dalle statistiche è escluso…

In ogni caso, il CPS calcola alcuni tra i principali indicatori dello stato di salute dell’economia americana ( secondo la sorpassata scuola “lavoro = benessere = buona economia” ), tra i quali l’occupazione, la disoccupazione e la forza lavoro. La sua indagine non considera invece i settori nei quali vengono impiegati i milioni di lavoratori soggetti della ricerca statistica. A questo ci pensa invece il CES.

Il Current Employment Statistics, rappresenta un certamente più sofisticato metodo di indagine statistica. Esso si rivolge direttamente a 140 mila tra aziende private e agenzie governative, andando così a campionare quasi un terzo di tutti i lavoratori nel settore nonfarm. In pratica, l’indagine del CES non è utile al fine di individuare il livello generale di occupazione, bensì è forse uno tra gli strumenti più precisi per censire l’insieme dei lavoratori americani, individuando quale sia il livello di impiego nei diversi settori dell’economia statunitense. Tuttavia, sappiamo bene che all’interno di questa statistica trovi indegno collocamento il famigerato modello CES/NET Birth/Death. Famigerato perché un modello simile è quasi auto profeta di se stesso. Esso infatti risulta una qualche funzione di alcuni variabili, tra le quali notevole impatto ha il numero complessivo di persone che vivono negli Stati Uniti. Più esso cresce, e più si da per scontato che nascano nuove aziende. Cosa ovviamente smentita proprio negli anni scorsi. Per quest’anno, 400 mila sono i posti di lavoro creati in più e che verranno invece sottratti a febbraio del 2011.

Ma ancora più preciso del CES c’è il LAUS ( Local Area Unemployment Statistics ) che combina i dati ufficiali raccolti dal CPS, come l’ufficiale livello di disoccupazione, l’ufficiale livello di forza lavoro e l’ufficiale livello di lavoratori con i dati un pelo più certi provenienti dal CES e con dei dati ancora più sicuri forniti dal sistema degli ammortizzatori sociali. Ovviamente il tutto è sempre immancabilmente condito, e non può essere altrimenti, con abbondanti dosi di modellazione statistica. Purtroppo, anche in questo caso non viene calcolato né il livello generale di lavoratori né la forza lavoro. L’unica fonte per questi dati è rappresentata dal CPS. Al contrario, il LAUS fornisce le stime per la macrocategoria nonfarm e i suoi sottoinsiemi. Quello che farò ora è semplicemente confrontare i dati del CES con quelli del LAUS in merito ai nonfarm. E questo avverrà  nel seguente grafico, dove vengono riportati i tassi di occupazione dei nonfarm a seconda delle due indagini.

A colpo d’occhio, un simile grafico comunica subito l’entità della discrepanza tra i dati dell’una e dell’altra statistica. In realtà questo conterebbe come circa mezzo punto percentuale nel tasso di occupazione, se esso fosse in qualche modo funzione dei nonfarm e non invece solo delle risposte che il CPS si sente dare durante le interviste telefoniche. Ma questo grafico, per come è stato costruito, rivela anche un’altra interessante cosa. La differenza tra la percentuale indicata punto per punto dalle due serie e il 100% rappresenta il tasso di “disoccupazione” del settore nonfarm. A rigore, una simile definizione non sta né in cielo né in terra, e tantomeno nel BLS. Tuttavia è notevole che, se si escludesse il settore NON nonfarm, il tasso di disoccupazione si aggirerebbe attorno al 15.5% nelle migliore delle ipotesi.

Concludo mostrandovi la crescita che hanno avuto i due settori, non nonfarm e nonfarm, nel corso degli ultimi 12 anni. In realtà, è evidente che il settore non nonfarm proviene da ben più alte vette, in quanto l’urbanizzazione è un fenomeno relativamente recente, tuttavia a cavallo del secolo, qualcosa sembra essere cambiato.

Mentre negli ultimi 10 anni il settore nonfarm ha praticamente perso tutti i posti di lavoro creati grazie ai vari boom dell’economia, il settore non nonfarm ha più che duplicato gli impiegati, tornando ai livelli visti a fine anni 80. Ricordo a tutti che il settore non nonfarm contempla non solo pastori, agricoltori, allevatori, pescatori, cacciatori, raccoglitori di bacche, ma anche chi lavora per le organizzazioni non profit ( la CIA secondo voi sotto che categoria la mettono? Governo o non profit… e Bill Gates, se lavorasse per la sua associazione, sarebbe un “contadino”?) e qualche “generale” impiegato governativo ( non so esattamente cosa intenda il BLS intenda con generale, ma suppongo si parli di, guardacaccia, guardapesca, guardaboschi e forse anche Pamela Anderson quando faceva la guardaspiaggie ).

Mattacchiuz

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3 commenti Commenta
Scritto il 28 ottobre 2010 at 19:15

Bravo Matta, così ti voglio, bello produttivo ed efficace! :P

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paolo41
Scritto il 29 ottobre 2010 at 09:44

Mat, ho letto alcuni commenti preoccupati per la diminuzione delle richieste continue, che vengono ascritte al fatto che è aumentato il numero dei disoccupati ai quali sono scaduti i “termini”. D’altra parte le assunzioni continuano ad essere limitate perchè le aziende hanno paura ad assumere. Ci dovrebbe essere comunque una ripresa delle assunzioni con l’avvicinarsi di Xmas. Ottima l’analisi…..

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mattacchiuz
Scritto il 29 ottobre 2010 at 10:17

di solito mettevo anche i dati dei continued claims, ma mai nessuno se ne interessava, quindi ho smesso :-) tra il gennaio 2010 e il luglio 2010 circa 2.5 milioni di persone hanno perso il sussidio.
nello stesso periodo, circa 2.9 milioni di persone si sono aggiunte ai 39 milioni di individui che beneficiano del programma alimentare conosciuto come food stamp, da 133,8 dollari mensili.

41.84 sono attualmente i milioni di individui che ricevono il buono pasto, circa 1 americano su 7.
ma secondo le stime del BLS, la disoccupazione non aumenta… invece aumentano i consumi… si si, chiacchiere!

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