Italia: ci sarà la ripresa economica?

Scritto il alle 14:21 da gaolin@finanza

Un occhio all’economia Italiana. Ci sarà la ripresa?

La gran parte dell’informazione più seguita, ovvero le TV più ascoltate e le testate giornalistiche più diffuse, si affannano a trovare il modo di non dare un quadro allarmistico della nostra situazione economica.
Ormai è dato per acquisito che Mario Monti e il suo governo, con i provvedimenti adottati e con i sacrifici chiesti agli italiani, ci hanno portato fuori dal tunnel, in cui i più hanno capito di esserci stati dopo che questi provvedimenti erano già stati presi.
Per fortuna verrebbe da dire.
Infatti lo spread con il bund è tornato a valori più accettabili, le utime aste italiane sui titoli di stato si sono chiuse senza stress, le banche si stanno riassestando con l’LTRO. Insomma poco ci manca che Monti venga proclamato santo, ben prima dei normali tempi canonici che si usano in queste procedure.

Premetto che considero questo governo piuttosto ben assortito e molto competente nelle materie che deve gestire ma, come spesso accade per i professori e i tecnici, che spesso sono troppo convinti di essere nel o fare il giusto, veramente si può dire che questi hanno preso i provvedimenti che rimetteranno il nostro paese sulla dritta via da tempo ormai smarrita?
Personalmente ho tanti dubbi, anzi è meglio che dica subito che secondo me così non è, e cerco di spiegare il perché.

A furia di menzionare lo spread che è non sostenibile, il debito pubblico italiano che è troppo alto, che il deficit corrente del nostro stato supera ancora abbondantemente il 3% ci si dimentica di guardare e analizzare quello che, secondo me, è la causa di tutte le nostre disgrazie.


Il deficit delle partite correnti della nostra Italia

Stranamente, quello che un tempo era il fattore che determinava il valore delle parità monetarie fra le valute, oggi non viene neppure citato e analizzarlo, come se fosse una variabile indipendente che sta per conto suo e di cui ci si può fregare altamente, oggi e per sempre. Purtroppo non è così.
Il grafico e i numeri che seguono dovrebbe far rabbrividire i governanti di molti paesi, Italia in primis, molto più dello spread.

Current Account Balance Year 2010


Rank

Country Current Account Balance (US$)

1

China 272,499,000,000  

2

Japan 166,500,007,936  

3

Germany 162,300,002,304  

4

Russia 68,849,999,872  

5

Norway 60,230,000,640  

6

Saudi Arabia 52,030,001,152  

7

Switzerland 49,350,000,640  

8

Netherlands 46,690,000,896  

9

Singapore 44,080,001,024  

10

Taiwan 38,999,998,464  

11

Kuwait 38,200,000,512  

12

Korea, South 36,350,001,152  

  177

Greece -17,100,000,256  

178

Portugal -19,029,999,616  

179

India -26,909,999,104  

180

Australia -35,229,999,104  

181

Turkey -38,819,999,744  

182

Canada -40,210,001,920  

183

United Kingdom -40,340,000,768  

184

Brazil -52,729,999,360  

185

France -53,290,000,384  

186

Italy -61,980,000,256  

187

Spain -66,739,998,720  

188

United States -561,000,022,016  

Ricordo che il Current Account Balance, ovvero il Conto delle partite correnti registra le transazioni internazionali in merci e servizi, redditi e trasferimenti unilaterali correnti (rimesse emigranti, donazioni, spese turistiche, ecc).
I cittadini dello stato che è in attivo consumano meno di quello che producono, viceversa quelli che sono in passivo.
Insomma il Current Account Balance divide le nazioni in formiche e cicale, più o meno assatanate.
Siccome però interessa qui parlare dell’Italia, che come si può ben vedere è molto ben posizionata nell’olimpo delle cicale, è il caso di chiedersi il perché siamo a questo punto.
Qui ci viene in soccorso la WORLD BANK che ogni anno aggiorna una serie innumerevole di dati, che sono a disposizione di tutti ma credo poco consultati da chi ha in mano le sorti del nostro paese.
Se andiamo nel link: http://data.worldbank.org/indicator/BN.CAB.XOKA.CD ed estrapoliamo i dati relativi al nostro paese dal 1987 all’ultimo disponibile, il 2010, ne esce qualcosa di veramente interessante da analizzare, ovvero il nostro saldo annuale del Current Account Balance in US$

Questo grafico sintetizza la nostra storia economica e, in particolare, quali sono stati gli eventi che hanno determinato le inversioni di tendenza, che nel grafico appaiono in modo inequivocabile e, negli ultimi anni, in tutta la loro drammaticità, a dispetto delle rassicurazioni che vengono in questi tempi profuse al nostro popolo.

Il grafico ci dovrebbe anche far capire perché abbiamo, da un po’ di tempo, così tante difficoltà a finanziare il nostro deficit pubblico, in costante aumento. In pratica, per supplire al deficit delle partite correnti come paese, ci stiamo indebitando sempre di più verso l’estero e per somme ogni anno maggiori. Si può pensare che ciò non sia in qualche modo notato dagli altri che ci dovrebbero prestare i soldi? Credo di no.

Comunque, facendo un’analisi del grafico è opportuno evidenziare che:

A) Prima del 1987, a partire dall’inizio del miracolo economico, l’Italia ha quasi sempre avuto saldi positivi, tanto che la lira al tempo meritò l’oscar delle valute.

B) Nel 1992 ci fu l’ultima svalutazione della lira. Nel 2002 ci fu l’introduzione dell’EURO e l’Italia ne fece parte da subito.

Di quanto successe nell’anno 1992 e seguenti ho già raccontato nel mio post:

Un tuffo nella storia:

la svalutazione della Lira del 1992 

Scritto il 30 settembre 2011

Nel contesto della comprensione del presente post, vale la pena di leggerlo.
Mi preme qui sottolineare come quella svalutazione ricreò in Italia condizioni di competitività ormai perse e irrecuperabili senza una svalutazione. Gli effetti sull’economia reale furono enormi, l’export riprese a correre immediatamente di gran carriera e pure il mercato interno ne beneficiò dopo poco tempo. Nuove imprese sorsero, quelle esistenti crebbero di dimensioni, ci fu un gran fervore di investimenti destinati alla produzione, l’occupazione riprese a salire significativamente. Insomma, un nuovo piccolo miracolo economico. Miracolo che durò poco però. La politica non se la diede a intendere di cominciare a fare scelte rigorose e lungimiranti, orientate ai benefici da ottenere nel medio lungo termine. Si continuò invece ad agire come sempre, sottraendo risorse all’economia reale, per dirottarle verso le caste pubbliche e private più o meno parassitarie e per avere il consenso elettorale con erogazioni a pioggia attraverso norme e leggi che il governo di oggi si deve rimangiare, in nome della dovuta necessità di fare i sacrifici, necessari per un domani migliore.
Così si ha il coraggio di dire, magari anche credendoci.

Andando avanti con l’analisi, si arriva al 2002, anno dell’introduzione dell’EURO, con un sistema produttivo italiano che già aveva perso parecchia della competitività riguadagnata, con in più il vincolo pesantissimo di non poter svalutare la propria moneta, per poter ripristinare la competitività del proprio sistema paese.
I risultati sono ben evidenziati nel grafico. L’Italia, dal 2002, ha iniziato a collezionare deficit delle partite correnti sempre più elevate, per il cui ripianamento si è dovuto far ricorso a finanziamenti dall’estero. Nel contempo è venuta ad essere sempre più pregiudicata la competitività del nostro sistema paese.

Il problema grave che si genera in queste condizioni è che il sistema delle imprese o subisce la situazione, tenendo duro fino alla chiusura, volontaria o per fallimento, oppure si adatta, se possibile, con maggiori investimenti, oppure ancora prende atto della situazione e delocalizza. Circostanza quest’ultima che per il paese è una vera e propria sciagura.

Oggi, dopo 10 anni di EURO la situazione delle imprese in Italia è veramente alla frutta, con qualche eccezione ovviamente e il futuro che si può intravedere è che andrà sempre e ancora peggio.
Le cure che stanno somministrando i nostri 2 Mario, che stanno in questo periodo dando tante soddisfazioni alle banche, sono quanto di peggio si possa fare per una ripresa dell’economia reale, che deve confrontarsi con la concorrenza internazionale.

L’Italia, non essendo un paese gestito da politici lungimiranti, non può permettersi di avere una valuta forte che poi, beffardamente, diventa debole per quelle nazioni che hanno invece capacità di perseguire politiche industriali con orientamenti ben precisi e che, alla fine, li fa diventare ancora più forti a discapito degli altri.
La Germania, paese popolato da tedeschi, è un caso eclatante. Sempre dai dati della WORLD BANK, riferiti a questo paese, possiamo rilevare che la storia è completamente diversa.
Infatti,creando lo stesso grafico ecco come appare la situazione:

I lettori di I&M avranno certamente tante considerazioni da fare ma una su tutte appare evidente. I tedeschi dall’avvento dell’EURO hanno tratto un enorme giovamento per la loro economia reale. Questo i loro governanti lo sapevano bene anche allora mentre i nostri, che ancora oggi onoriamo, certamente no. Come neppure immaginavano che l’Italia sarebbe finita nel girone infernale in cui oggi ci troviamo.
Per capire ancora meglio la situazione dell’Italia è il caso di analizzare, sotto questo aspetto, anche il fenomeno cinese.
Bene, ecco il solito grafico:

Per chi non lo sapesse, nel dicembre del 2001, la Cina è entrata a far parte del WTO. Evento che la Cina ha celebrato in pompa magna lo scorso anno, in occasione del 10° anniversario.
Guarda caso, da allora l’impennata del Current Account Balance è stata formidabile.
Credo che ben pochi degli sconsiderati occidentali si fossero resi conto in quale trappola mortale mettevano i loro paesi, lasciando che questa operazione avvenisse senza fissare alcune semplici regole.

Una su tutte: Se aderisci al WTO, che regola il praticamente libero scambio delle merci, altrettanto deve essere fatto per il mercato dei capitali.
Allora i cinesi dissero che il loro sistema finanziario era ancora troppo debole per questo passo ma che però in seguito si sarebbero dati da fare per adeguarsi.
Come sta andando è noto. I cinesi adesso di questo argomento neppure vogliono sentir parlare. Anzi fanno gli arrabbiati, ben sapendo che con questa tattica, molto cinese, guadagnano ancora tempo, fino alla prossima volta in cui viene fuori in qualche modo il problema e si ricomincia con la stessa tiritera.

Quello che i cinesi hanno capito benissimo è che prima di tutto e soprattutto sono le parità monetarie che regolano la competitività dei paesi. Se un paese ha una valuta debole, la mantiene tale e ci sa fare, questo uccide le economie reali degli altri.
Se poi questo paese ha 1.350.000.000 abitanti, o giù di lì, potenzialmente le uccide tutte nel tempo, nessuna esclusa, Germania e Apple comprese.
Chi non ci crede si faccia un po’ di anni di vera Cina, non 2 settimane da turista per caso, poi se ne parla.
Per finire e per tornare all’Italia, la mia opinione è che con l’entrata nell’EURO ci siamo rovinati e se ci restiamo ancora lo saremo definitivamente. Altro che ripresa.

Gaolin

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22 commenti Commenta
andrea75
Scritto il 9 marzo 2012 at 15:09

Post magistrale, chapeau! Sarebbe da imbustare e da inviare a Mario Monti!
Aggiungo un piccolo commento personale:
l’attuale Presidente del Consiglio è stato chiamato in un momento di acuta crisi finanziaria e sociale:
– per quanto riguarda l’aspetto finanziario si è mosso in modo quasi perfetto; dico quasi perchè ha agito in prevalenza sul lato delle entrate (tasse), mentre dal lato delle uscite mi sembra abbia impostato operazioni di “piccolo cabotaggio” (come considerazione del tutto personale aggiungo che l’ho trovato fastidioso, anche se riconosco che era necessario);
– per l’aspetto sociale, quello dell’economia reale, il giudizio – attualmente – è negativo; si fà un gran parlare della riforma del mercato del lavoro, ma siamo sicuri che questa porterà lavoro e crescita?
Tra le informazioni note non mi pare di cogliere nulla che porti ad una inversione di tendenza per la crisi (chiusure, fallimenti, delocalizzazioni), ne a livello nazionale, ne a livello di iniziative europee. E questo mette i brividi.

Inoltre anche la Russia è entrata nel WTO … tra qualche anno sarà la nuova Cina?

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zanella51
Scritto il 9 marzo 2012 at 15:17

post magistrale che ho girato a parecchi amici

non c’è nulla da dire solo un’amara considerazione
che ne sarà dei nostri figli?

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Scritto il 9 marzo 2012 at 15:21

Concordo, ennesima perla dell’amico Gaolin da far girare ai Vs contatti! :D

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lampo
Scritto il 9 marzo 2012 at 15:27

Il dato che hai riportato è ancora più grave se guardiamo anche questo grafico storico:

Fonte: http://www.tradingeconomics.com/italy/consumer-confidence

Altra considerazione (preciso che è da considerarsi apolitica e solo come fatto oggettivo): le attuali riforme che sono anche già passate… sono spesso demandate in fase attuativa alla predisposizione di successivi decreti legge da parte dei vari Ministeri che disciplinano la materia (un esempio la nuova imposta di bollo che attende ancora l’emanazione del decreto… e sono passati oramai già quasi tre mesi dalla riforma).

Tenete conto che poi ci vuole il tempo oggettivo affinché tutti si uniformino alle nuove direttive (privati e amministrazione pubblica)

Quindi tra l’emanazione delle riforme.. e la loro attuazione di fatto passa molto tempo… che va sicuramente ad incidere notevolmente sui risultati effettivi, rispetto alle aspettative che erano in programma.

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ddb
Scritto il 9 marzo 2012 at 16:01

Ottima analisi, concordo sulla sentenza finale.

Come può uno stato che consuma più di quello che produce sopravvivere senza potere svalutare la moneta?

Inermi facciamo passare i mesi riempiendoci la bocca con la parola “crescita” senza alcuna reale iniziativa per aumentare la produzione (ovvero l’export del made in Italy), il turismo e gli investimenti esteri (import di valuta).

Inoltre variamo provvedimenti autolesionisti come quello sulla nautica da diporto che causa l’abbandono dei porti turistici italiani a favore di quelli di altre nazioni da parte di barche italiane e straniere distruggendo anche il settore industriale nautico e civile portuale.
Quante Ferrari o Maserari verranno vendute in Italia nel 2012?
Credo che tra qualche anno anche questi marchi parleranno un’altra lingua.

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maurobs
Scritto il 9 marzo 2012 at 16:11

standing ovation per Gaolin………secondo me è anche peggio nel senso che i tecno-governanti queste cose le sanno ma se ne fregano…..meglio salvare banche e amici lobbysti…d’altronde tengono famiglia e qualche figlioletto da piazzare ……ovviamente in strutture dove ci si annoia ma si prende tanto bene……

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balrock
Scritto il 9 marzo 2012 at 16:37

grande post, complimenti

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kry
Scritto il 9 marzo 2012 at 16:44

E’ impressionante notare come nel “current account balance” al 3° posto c’è la germania con un attivo super mentre negli ultimi 10 si trovano ben 5 stati europei con portogallo e grecia che pro capite superano l’italia di quasi il 50%. Solo questo dato fa capire il perché dell’attuale situazione.Immagino che buona parte del dato negativo sia dovuto all’import di petrolio per cui si dovrebbe lavorare maggiormente sul risparmio energetico.

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paolo41
Scritto il 9 marzo 2012 at 16:51

Gaolin, perfetto!!!!!!

maurobs@finanzaonline,

queste cose le sanno i tecno-governanti, così come ne erano a conoscenza chi c’era prima… il vero problema non è quello di non conoscere la situazione, bensì quello di avere le palle per risolverlo…. e non speriamo troppo nel governo attuale perchè sono tutti europisti convinti….
ma c’è ancora tanta roba da vendere…c’è solo da aspettare!!!!

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andmoney
Scritto il 9 marzo 2012 at 18:16

Scusate, ma siamo sicuri che si tratti solo di incompetenza dei nostri (politici e consigliori economici), e non di un possibile lungimirante dolo?
Ad ogni crisi le quote di mercato si concentrano in sempre meno mani, e gli stipendi si comprimono sempre di più… quando saremo arrivati ai livelli cinesi (o vietnamiti o …) i “grossi” riporteranno qui il lavoro, chiudendo un ciclo di saccheggio (di mercato e di umanità) di 20 e più anni.
Le idee imperanti sono sempre le stesse, e gli attori economici son sempre gli stessi che nel frattempo hanno fatto carriera fino ai vertici di stati ed istituzioni.
Troppo assurdo?

boh
http://www.youtube.com/watch?v=6e23Gaz-Jb4

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schwefelwolf
Scritto il 9 marzo 2012 at 18:47

Mi associo a Maurobs – un post da standig ovation.

Aggiungerei un’osservazione: dopo tutti gli errori commessi in passato (a cominciare da quel suicidio dell’occidente chiamato “globalizzazione”), nella drammatica situazione in cui si muove oggi l’Europa (intesa come area geo-economica) l’insistere sull'”integrazione” di Paesi oggettivamente non integrabili non può che portare al disastro. Se ogni Paese potesse muoversi liberamente, sul piano monetario e finanziario, il “branco” libero potrebbe affrontare molto meglio – mantenendo semplicemente un’area di libero scambio stile MEC – la sfida della globalizzazione.
Imbrigliati tutti nello stesso traino finiremo invece per inibirci, ostacolarci e indebolirci a vicenda – fino al collasso: e i piú deboli trascineranno nel baratro anche i Paesi piú forti. Insomma – in questo caso l'”unione” non fa assolutamente la forza, al contrario.

Gli squilibri fra “formichine” e “cicale” sembra stiano comunque preoccupando seriamente la Bundesbank, che si trova esposta – se non ho mal capito – per oltre 500 miliardi di crediti target nei confronti dei Paesi con partite correnti passive (Grecia, Portogallo, Spagna, Italia…).
Ma Draghi sostiene che i tedeschi non abbiano ragione di preoccuparsi – e che comunque, in ogni caso, non dovrebbero esprimere le loro preoccupazioni al di fuori del ristretto ambito del Consiglio BCE. Che faccia tosta…

Un’ultima considerazione su Monti e sui professori di economia, e che risale ai ricordi dei miei tempi “operativi”. Un mio cliente, grande produttore di serrature per auto, stava per essere “rilevato” (siamo a fine Anni ’90) da un fondo d’investimento. Analisi, valutazioni, infine meeting nei “piani alti” di un grande istituto di credito a Düsseldorf. Dopo riunione, il direttore agli acquisti mi confessò di essere rimasto totalmente sconcertato: tutti gli interlocutori del Fondo erano giovani freschi di laurea (in legge e/o economia) assolutamente privi di qualsivoglia esperienza produttiva. Stavano comperando un’impresa leader mondiale del settore solo ed esclusivamente in base ai dati contabili – senza neanche “sapere” realmente, concretamente, cosa in realtà producesse. Temo che questa “impostazione” avulsa dalla realtà produttiva sia oltremodo diffusa nel mondo della finanza – e delle “scienze economiche”. Nella situazione di oggi è comunque nefasta.

A ben guardare, dovendo necessariamente optare per un governo di tecnici, sarebbe stato meglio scegliere una dozzina di ingegneri (e magari anche qualche ispettore di polizia).

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astrader
Scritto il 9 marzo 2012 at 22:35

Gaolin… postone da oscar
non commento mai, ma stavolta è d’obbligo.
Grazie mille di averci ri-dato la sveglia per quello che è, si, lo sapevamo già, è vero.. ma vederselo sbattuto in faccia graficamente con tanto di commento, fà un altro effetto.
Non c’è soluzione… la strada è chiara, il post è semplicemente un parabrezza più grande, si, stiamo andando proprio lì.
tank’s

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gainhunter
Scritto il 10 marzo 2012 at 11:15

Ottimo, Gaolin!
Ora dovrebbe essere chiaro a tutti chi è stato il primo beneficiario dell’euro, e chi ne ha finanziato la crescita economica.

Una piccola precisazione: se non erro il tasso di cambio è fisso dal 1999, non dal 2002, ma il senso del discorso non cambia perchè è evidente il calo rispetto agli anni precedenti.

Però chi mi spiega come mai nonostante le forti esportazioni l’indebitamento tedesco è aumentato di gran lunga più di quello italiano? Tutti investimenti?

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magicpede
Scritto il 10 marzo 2012 at 18:09

post stupendo. sono d’accordo sulla svalutazione, ma non capisco perchè la germania abbia un attivo. posso capire che punta molto sulla qualità es macchine, però a me i conti non tornano. da quando è entrata nell’euro è più forte. poi non capisco anche come la norvegia sia così in attivo, ha una moneta molto forte eppure è troppo in attivo. sarà forse per il petrolio e le altre risorse che ha?

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gaolin
Scritto il 10 marzo 2012 at 20:57

schwefelwolf@finanza,

Con riferimento ai :
tuoi ricordi dei tuoi tempi “operativi”, ovvero la cessione di un’azienda da un imprenditore a degli investitori finanziari,
confermo quello che racconti, riguardo una delle tante operazioni, suppongo di LBO, che hanno contraddistinto il recente passato industriale italiano e occidentale in generale.
In effetti quasi tutte sono state gestite con criteri e visioni prettamente finanziarie ovvero speculative.
L’obiettivo di questi acquisitori non era e non è di svilupparne il business con maggiori investimenti, sviluppo di nuovi prodotti, ricerca di nuovi mercati ma quello di “creare valore” come si intende nella finanza.
Quindi massima attenzione all’EBITDA, all’indebitamento, al cash-flow.

In un’azienda inizialmente solida si riesce, per qualche anno, con qualche maquillage a far apparire la situazione economica e finanziaria meglio di quella che è, al fine di raggiungere lo scopo di queste operazioni:
trovare un altro investitore, anche lui senza alcuna cultura industriale, a cui rifilare l’azienda realizzando una congrua plusvalenza.

Il quale anche lui vorrà fare lo stesso percorso e così via, finchè l’ultimo resta con il cerino in mano ovvero con un’azienda che ormai non ha più nulla delle splendide caratteristiche iniziale di leader industriale ma tanti debiti che non riuscirà mai a pagare.

TELECOM insegna

Ragazzi, dove la finanza mette mano, i guai a lungo termine sono garantiti.

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gainhunter
Scritto il 10 marzo 2012 at 21:22

magicpede@finanza,

Immagina uno stato che possiede materie prime a uso industriale e va a produrre in un altro stato, povero di materie prime, che svaluta per avere un costo del lavoro più basso e produrre “conto terzi”: ecco Germania e Italia negli anni 80.
Ora immagina lo stesso stato che acquisisce uno stato emergente dove può avere manodopera a basso costo; riporta in patria le produzioni all’estero (riducendo quindi le importazioni) e sfrutta la nuova manodopera più economica per limitare gli aumenti degli stipendi della nuova manodopera: ecco la Germania dopo il 1989.
Infine immagina lo stesso stato, con un’economia in continua crescita (a scapito dei paesi dove produceva prima) e una valuta che si rafforza di conseguenza, che d’improvviso si ritrova una valuta più debole (in quanto media tra vari paesi); finisce per soddisfare i consumi sia degli altri paesi “ex partner”, dove si produce meno, sia dei nuovi paesi emergenti che non hanno ancora un know how industriale e tecnologico al livello dei paesi industrializzati: ecco la Germania degli anni 2000.
Aggiungiamoci anche una migliore efficienza statale e la possibilità di investire indebitandosi (debito pari a zero nel ’45) e a tassi bassi, e il gioco è fatto.
Mia personale opinione, ovviamente.

Per quanto riguarda la Norvegia, le risorse naturali pesano per il 60% delle esportazioni…
https://en.wikipedia.org/w/index.php?title=File:Norwar_Exports_Tree_Map_%282009%29.pdf&page=1

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yaldus
Scritto il 10 marzo 2012 at 22:58

Triste la conclusione dell’ottimo Gaolin. Triste e realistica ed occorre fuggire subito dall’euro, prima che la situazione si deteriori. La povera Grecia, condotta al fallimento da una dirigenza corrotta e da euroburocrati codardi ci ha perfettamente chiarito il nostro terribile percorso, qualora non si agisse immediatamente. E’ ben vero che l’Italia non è la Grecia ma Roma non è più nobile e civile di Atene :!:

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smsj
Scritto il 10 marzo 2012 at 23:09

L’analisi è ben fatta, tuttavia il trarre delle conclusioni giudicando “cicale e formiche” dal saldo delle partite correnti, è una bestemmia in macroeconomia.

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paolo41
Scritto il 11 marzo 2012 at 09:05

smsj@finanza,

…..la caduta tendenziale del 5% della produzione industriale a gennaio (-2,5% sul mese)…
con la previsione di un ulteriore calo dell’1% febbraio su gennaio……
….l’auto, per inciso, -36,8% tendenziale….. l’esplosione della cassa integrazione…. l’aumento del tasso di disoccupazione ufficiale a cui si aggiungono il 25/30% dei giovani che non sanno cosa fare…..queste sono le vere “bestemmie”…..
..e il governo Monti, ripeto, ho sempre più l’impressione che anche loro stiano perdendo la visione del problema.

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smsj
Scritto il 11 marzo 2012 at 15:44

paolo41,

Si proprio così, questo governo è in grado di far tornare i conti ma non pare sia in grado di muoversi sull’aspetto più importante che può toglierci dalle secche: la crescita. Quella di cui tutti a parole si riempiono la bocca, ma poi non mettono in atto nessuna strategia di medio periodo e/o azione concreta, lasciando il paese e il suo futuro di volta in volta in mano ai partiti, alle lobby, ai sindacati, alle mafie, agli amministratori pubblici spreconi, ai trafficoni..
A proposito di auto, abbiamo un Marchionne che è un mezzo eroe negli Usa anche per i dipendenti e i sindacati della Chrysler, ha compiuto un mezzo miracolo se pensiamo a che livello era arrivata la Fiat solo pochi anni fa. In Italia invece facciamo la gara a rompergli i c……i, quasi che l’eccellenza manageriale in Italia costituisca peccato da espiare. Forse quando la Fiat davvero lascierà l’Italia questi mediocri tireranno un respiro di sollievo, spiegando poi a tutti come avrebbero gestito bene loro la Fiat.
Così purtroppo non si va da nessuna parte.

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kry
Scritto il 11 marzo 2012 at 23:09

gaolin@finanza,

Telecom insegna……….. ora anche enel , infatti anche di li si è pensato più alla finanza nel fare gli investimenti.
gainhunter,

Per quel che può valere concordo con la tua opinione. Aggiungi che dal 2001 i dipendenti hanno rinunciato a molti aumenti salariali. Ora cominciano a fare le loro rivendicazioni e in futuro la germania potrebbe trovarsi un cavallo di troia proprio nelle rivendicazioni salariali dei dipendenti pubblici. Qualora i sindacati riuscissero nell’impresa lo stato si troverebbe non meno di 5 miliari di euro di debito in più. A quel punto vedremo se il mercato accetterà ancora di essere pagato con tassi cosi bassi su un debito che come alludi non sono senz’altro solo investimenti.

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andy77mi
Scritto il 12 marzo 2012 at 02:26

Complimenti per l’ottimo post.

Detto ciò, mi prende una grande tristezza leggendo queste cose. Sarà lunga e dura la risalita,sempre se ci sarà e la Cina non ci stronca prima…

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