Chi compra il DEBITO PUBBLICO italiano? (Speculatori a caccia dell’elefante)

Scritto il alle 08:08 da Danilo DT

Il ruolo della BCE è noto. Dal punto di vista del bid-ask, la BCE rappresenta un compratore di titoli di stato italiani veramente importante. Tanto che molto spesso ci siamo già chiesti come faremo quando la BCE mollerà con gli acquisti. Il grafico in apertura del post è molto interessante.

Trovate illustrato chi detiene, oggi, il debito pubblico italiano, con il progressivo cambiamento delle percentuali in possesso negli ultimi anni.

Guardate la linea della BCE. A confronto delle altre linee, è l’unica che si incrementa.
Ad oggi le banche centrali (con BCE grande protagonista) detengono il 18% del debito pubblico italiano, gli investitori stranieri hanno in mano il 35% e le istituzioni italiane detengono il 41% dello stesso. Ma solo le banche centrali hanno incrementato in modo chiaro i volumi.
Quindi, visto che ormai la situazione sembra cristallizzata, chi si comprerà i BTP quando la BCE terminerà il QE e magari partirà anche con una exit strategy con una diminuzione del bilancio? Essendo l’Italia all’interno dell’UE e quindi non avendo i margini di autonomia che ha la BOJ…

Quindi, secondo me, ci sarebbe da preoccuparsi. Ma c’è un però. Fare paragoni con realtà come la Grecia non è corretto. A livello dimensionale una rinegoziazione del debito italiano avrebbe impatti ben diversi e quindi, darla per scontata e sopratutto, nella struttura, rivederla applicata sull’Italia, resta abbastanza difficile.

(…) Anche ora che la Bce riduce gli acquisti, continua comunque a reinvestire i soldi derivanti dalla scadenza dei titoli comprati in passato: ad aprile solo con i reinvestimenti in Europa la Bce comprerà titoli di Stato per 24 miliardi. Questo significa che il sostegno Bce non si esaurisce con la fine del quantitative easing. Il “paracadute”, seppur depotenziato, resta. (…) Un’altra fetta importante di titoli di Stato è in mano alle banche italiane (…) Se si sommano anche le assicurazioni, si arriva a una fetta importante di debito in mani “sicure”. O, quantomeno, non nelle mani di speculatori assetati solo di profitti di breve termine. (…)

“Mani sicure”? Vabbè… Inoltre, non si tratta solo di speculazione, ma proprio di legge domanda-offerta, e la speculazione sarebbe la conseguenza che viene DOPO. Appena si sente l’odore del sangue, gli squali arrivano, aumentano la pressione e possono creare effetti devastanti.

(…) Altro elemento di sostegno è legato al fatto che il debito pubblico italiano ha una vita media abbastanza lunga, di quasi 7 anni: questo significa che se anche i tassi delle nuove emissioni salissero, i titoli “vecchi” a tasso fisso resterebbero con cedole basse. Il costo medio del debito, che nel 2017 è stato dello 0,68% per le nuove emissioni, salirebbe dunque lentamente. (…)

Questo dato è sicuramente più significante e rappresentativo. Ma attenzione. E’ un dato che va ad influire sul bilancio dei conti pubblici. Il problema non è il costo del debito (aspetto importantissimo nel medio lungo periodo) ma CHI lo compra e ne sostiene le quotazioni, proprio per metterlo al riparo dalla speculazione. Anche perchè poi non sono tutte rose e fiori…

(…)  presto la Bce chiuderà il quantitative easing. Dunque la Banca d’Italia smetterà di comprare titoli di Stato. Continuerà a reinvestire i proventi derivanti dai titoli in scadenza, certo, ma non aumenterà più il bilancio. Dunque occorrerà trovare nuovi acquirenti. (…)

Lo diciamo da tempo immemore…

(…) Anche le banche nazionali non saranno più della partita: dopo aver fatto man bassa di BoT e BTp (dai 204 miliardi nei loro portafogli nel novembre 2011 le banche italiane sono arrivate a detenerne 424 miliardi nel febbraio 2015), piano piano hanno iniziato a ridurre la presa. (…) In ogni caso né la Bce né le banche italiane saranno più le stesse. Questo significa che qualcun altro dovrà sostituirle negli acquisti di BTp. Questo è un rischio. Ma dato che i rendimenti stanno salendo, e saliranno ulteriormente, nuovi investitori potrebbero essere prima o poi ingolositi. Morale: volatilità sì, ma una bufera come quella del 2011 è davvero difficile da immaginare in futuro. (…) [Source]

Io la metterei in un altro modo. Il mercato è BEN conscio che l’Italia è considerata “l’elefante nella stanza dei cristalli” e quindi rappresenta un potenziale rischio sistemico non di poco conto. Un rischio che potrebbe fare danni immani NON sono per il Bel Paese ma anche per tutti gli stati dell’Eurozona. Questo, per certi versi, è la nostra grande fortuna. Quello che potrebbe essere una strategia “lacrime e sangue” non lascerebbe immuni paesi come Francia e Germania. Nel dubbio, comunque, meglio diversificare e non fidarsi troppo di essere l’elefante. Potrebbero sempre arrivare quelli che vogliono fare “caccia grossa” di guadagni. con la speculazione.

STAY TUNED!

Danilo DT

(Clicca qui per ulteriori dettagli)

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2 commenti Commenta
paolo41
Scritto il 13 marzo 2018 at 08:43

purtroppo non si può, in questo momento, disgiungere le ipotesi finanziarie da te descritte (che sono dettate dal buon senso) dal quadro politico italiano dove il buon senso è del tutto latente !!!!!! Gli attori non sono solo i partiti e Mattarella ma anche Bruxelles e le agenzie di rating e, secondo me, i mercati sono già con le fauci pronte a mordere…….. credo che avremo una situazione ad alta volatilità…….

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perplessa
Scritto il 20 marzo 2018 at 00:05

gli investitori stranieri hanno in mano il 35%: chi sono ?

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