Bentornati nel mondo perfetto (Nightmare Style)

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In un ambiente dove la percezione del rischio non esiste più occorre avere massima cautela. I CDS (Credit Default Swap) collassano e le banche, vicine agli stress test, sembrano tornate un porto sicuro. Sarà proprio così?

Un mondo migliore ed esente da rischi. Questo è quello che vedrebbe un marziano, guardando, oggi,  l’andamento dei mercati e dei più classici indicatori di rischiosità.
Sembra di ritrovarsi con un mondo risanato, ristrutturato e rifondato sulle ceneri della grande crisi post Lehman Brothers.
O forse è solo un mondo che non ha la percezione del rischio finanziario.
Personalmente io propendo assolutamente per la seconda soluzione.

Basta guardare i dati sull’occupazione. O ancora i dati sul debito pubblico. Certo, abbiamo assistito ad un vero e proprio “deleveraging” del settore privato. Peccato però che il debito non è stato estinto (non si è cancellato) ma praticamente si è trasferito al settore pubblico. Infatti provate a mettere a confronto il rapporto debito PIL dei vari stati. Vedrete che ovunque è lievitato, in particolar mondo in quelle nazioni dove il debito privato era molto elevato.

In questo scenario non certo idilliaco, con un’economia sommersa dal debito, ci ritroviamo però “in vita” grazie all’assistenzialismo delle banche centrali che con la loro liquidità e la loro politica monetaria espansiva, hanno prodotto “ricchezza artificiale” ed hanno creato quell’ambiente di fiducia che poi contraddistingue la finanza in questi ultimi mesi.

E poi ci sono le banche.

Vedendo il loro andamento in borsa, c’è chi pensa che siano ”risanate” ed ormai esenti da rischi, e gli stress test con il famoso AQR lo certificheranno.
Cari amici, lo sapete benissimo.
Gli stress test sono operazioni politiche che alla fine giovano alla psicologia dell’investitore (devono creare ulteriore fiducia) ma nella realtà non scoprono i eri “scheletri negli armadi”.
E questo lo hanno capito tutti. Lo stesso Draghi, infatti, se la prende con il sistema ed ecco cosa afferma.

“I mercati e gli investitori vogliono sapere come stanno realmente le banche europee. Vogliamo la massima trasparenza”. Lo ha dichiarato Mario Draghi, presidente della Banca centrale europea (Bce), durante una intervista al “Neue Zürcher Zeitung”. Secondo Draghi solo attraverso una maggiore trasparenza “gli investitori saranno pronti a investire maggiormente e immettere nuovi capitali nelle banche”. (Source)

Parlare di trasparenza quando l’oggetto sono le banche è quasi utopico. Da anni gli istituti “giocano a nascondino” con i mercati, comunicando solo mezze verità e manomettendo i dati di bilancio. Ultimo esempio visto recentemente è il caso di Carige.

Il bilancio 2012 e la semestrale 2013 di Banca Carige avrebbero dovuto evidenziare fino a 642 milioni di perdite in più rispetto a quelle a suo tempo contabilizzate dalla banca. E’ quanto emerge dai prospetti contabili elaborati su richiesta della Consob, che si è accorta che qualcosa non quadrava nei conti del gruppo. L’Authority ha accertato così la “non conformità ai principi contabili” dei bilanci, contestati lo scorso 8 novembre.
Tra le criticità rilevate, si legge in una nota della banca, figurano le modalità dell’impairment test (ovvero il procedimento di verifica delle perdite di valore delle attività iscritte in bilancio) su Banca Carige Italia e Banca del Monte di Lucca. Ma anche il prezzo della quota nella Banca d’Italia, che l’istituto sopravvalutava, e nelle controllate assicurative. La Consob ha imposto così a Banca Carige di rendere note al mercato “le carenze e criticità” riscontrate nei bilanci, le violazioni nell’applicazione dei principi contabili nonché di esporre il conto economico e lo stato patrimoniale su base pro-forma, così da rendere espliciti gli effetti sui conti derivanti da una corretta contabilizzazione. (Source)

Cosa è più facile di manomettere (non diciamo falsificare…) i dati di bilancio? Peccato che poi, un giorno, i nodi vengono al pettine… E quanto era “risk free” magicamente diventa “all risk”. Intanto però le sofferenze lievitano. Il mercato ignora. Possiamo definirla una incoerenza assoluta?

Crescono ancora i crediti di difficile riscossione (sofferenze) bancarie: a novembre 2013 erano aumentate del 22,7% rispetto allo stesso mese dell’anno precedente, arrivando a sfiorare i 150 miliardi di euro a novembre scorso. E’ quanto emerge da un’analisi del Centro studi di Unimpresa. La fetta maggiore di prestiti che non vengono rimborsati regolarmente agli istituti di credito è quella delle imprese (103,1 miliardi di euro). Le rate non pagate dalle famiglie valgono più di 31 miliardi, mentre quelle delle imprese familiari quasi 13 mld. Superano il tetto dei 2 miliardi, poi, le sofferenze della pubblica amministrazione, delle assicurazioni e di altre istituzioni finanziarie. Complessivamente le sofferenze adesso corrispondono al 10,54% dei prestiti bancari, in aumento rispetto all’8,20% di un anno prima. A fine 2010 le sofferenze ammontavano a 77,8 miliardi: in meno di 3 anni, quindi, sono quasi raddoppiate sfiorando un incremento percentuale di 90 punti. (Source)

Ma torniamo a Draghi e alle sue elucubrazioni mentali…

Soffermandosi sul settore bancario europeo l’ex governatore di Bankitalia ha dichiarato che l’Eurotower cercherà di mettere in luce le criticità per risollevare il settore bancario. Le “banche deboli europee dovrebbero uscire dal mercato” ha affermato Draghi, aggiungendo che “stiamo valutando seriamente la cosa. Se dovessero emergere debolezze, le riveleremo e prenderemo le appropriate contromisure”.

Leggete tra le righe. Il sistema è ancora carico di marciume, altro che risanato. E in questo marciume ci sono tante banche che andrebbero proprio CHIUSE. Questo sarebbe il risk free che oggi sconta il mercato? Vi rendete conto del tipo di rischio che vi dovete accollare comprando magari un bond subordinato, con rendimenti che sono solo leggermente maggiori rispetto ai bond senior, senza una corretta correlazione rischio /rendimento?
Tutto questo, il mercato NON lo sconta. Ma state all’occhio, certe cose verranno fuori quando meno te lo aspetti.

Intanto guardate i CDS. I famosi Credit Default Swap che, ovviamente, ora sono passati di moda perché il rischio non è percepito.
Vi presento DUE grafici, il primo con il TOP delle banche europee e il secondo con il TOP delle banche italiane. Alla fine, in entrambi i casi, potete SOLO notare che TUTTE convergono come un imbuto verso il livello del RISK FREE, come in un imbuto (a parte MPS che il mercato, almeno quello, pondera diversamente, ma sempre sottovalutandone drammaticamente le criticità).
Se credete che questo sia il “mondo perfetto” allora prego, servitevi, il mercato offre ancora occasioni di investimento che, con un rischio ZERO, sono ancora generose.
Viceversa, semplicemente, state in campana.

CDS banche Europa

CDS banche Italia

STAY TUNED!

Danilo DT

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Commenti (n° 6)Commenta

  1. ciao dream dai una occhiata al venezuela, c’è uno tsunami in arrivo

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  2. gnutim@finanza,

    ma la turchia non è più vicina.

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  3. john_ludd scrive:

    gnutim@finanza,

    ma secondo te il venezuela può provocare uno tsunami ? un paese che conta meno del veneto ? guarda più vicino a casa, anzi magari anche in casa che le cose mica vanno come dice Saccomanni …

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  4. :mrgreen:
    se poi guardiamo in Argentina… il paese da prendere a modello secondo gli antieuristi… Vabbè…

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  5. john_ludd scrive:

    Danilo DT,

    DT… Venezuela, Argentina… non sono proprio paesi ben gestiti, euro o non euro. Tuttavia seppure involontariamente hai ragione alla grande. La gente non sa e non capisce, quindi l’attuale crisi iperinflazionstica in Venezuela, seguita a breve da Argentina e forse Turchia (e lì succede un bel casino con 400 miliardi di esposizione) renderà la roccaforte teutonica più forte del granito del Monte Bianco e le residue disponibilità a cambiare politica passeranno da una probabilità su 1 milione a 1 su un miliardo. Comunque non preoccuparti, in fondo a Francoforte l’ISIN del nostro c/c lo hanno ce ne fosse bisogno.

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  6. john_ludd scrive:

    Danilo DT,

    e comunque giusto perché se ne parla…

    potrebbero risolvere facilmente nazionalizzando Messi… ah no caxo è ipotecato presso la BCE !

    rehypothecation !!!

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