RIPRESA ECONOMICA. Italia sempre al palo, e le Banche non sostengono la ripartenza

Scritto il alle 22:15 da Danilo DT

Continuano ad aumentare le sofferenze bancarie per gli istituti italiani che NON sostengono l’economia anche se Patuelli dice il contrario. Ma fintanto che non si cambia mentalità…

La settimana scorsa parlavamo dell’uscita europea dall’area di recessione. Gli indicatori, come SCRITTO QUI, iniziano seriamente a puntare all’insu. Scenario valido ovviamente per l’Eurozona vista complessivamente ma molto meno per l’Italia.
Nel nostro Bel Paese la situazione continua ad essere molto difficile. E per tastare il polso dell’economia italiana, come sempre, è importante buttare un occhio allo stato di salute delle banche italiane. In particolar modo fondamentale valutare l’andamento delle sofferenze bancarie.

Boom di sofferenze nelle banche: negli ultimi 12 mesi sono cresciute del 22% arrivando a quota 141 miliardi di euro. La fetta maggiore di prestiti che non vengono rimborsati regolarmente agli istituti di credito e’ quella delle imprese (97 miliardi). Le “rate non pagate” dalle famiglie valgono oltre 30 miliardi mentre quelle delle imprese familiari piu’ di 12 miliardi. A 1,8 miliardi ammontano invece le sofferenze della pubblica amministrazione, delle assicurazioni e di altre istituzioni finanziarie.
Complessivamente le sofferenze ora corrispondono al 9,9% dei prestiti bancari (1.433,7 miliardi), in aumento rispetto al 7,8% di un anno fa. (Source) 

Da questi dati è evidente la ormai cronica situazione di difficoltà delle imprese italiane e quindi del nostro tessuto economico. E se non si interviene in modo radicale, soprattutto a livello politico, non si va da nessuna parte e, ahimè, le prese di posizione “poco coraggiose” del governo italiano non aiuteranno certo l’Italia ad uscire da questa situazione di pluriennale difficoltà.
Anche perché le stesse banche, con una così forte recessione in atto, non sostengono per nulla l’imprenditoria. Negli ultimi dodici mesi le banche hanno tagliato oltre 50 miliardi di euro a imprese e famiglie. I finanziamenti al settore privato sono crollati del 3,5% da 1.485 miliardi a 1.433 miliardi. Scendono anche i prestiti alle imprese familiari, calati di 3 miliardi (-3,09%) da 98,7 miliardi a 95,6 miliardi. Se le banche NON sostengono l’impresa, se la politica non interviene con scelte aggressive e anche traumatiche in ambito di tagli alla spesa, colpendo quelle lobby che da decenni ci stanno mandando in malora, non si va proprio da nessuna parte.
Ma le banche non la pensano così. Leggete che diceva ieri Patuelli, il capo dell’ABI:

“In un quadro di scarsa redditivita’ il mondo bancario sta compiendo sforzi enormi nel sostegno all’economia, pur scontando livelli di sofferenze salite ormai ai livelli massimi dal 1999”. Lo ha detto il presidente dell’Abi, Antonio Patuelli, oggi alla tavola rotonda “Le Banche per il Paese (Source) 

Ma veramente? Ma te guarda, a me non sembrava proprio.
Vedete? E’ il sistema che è marcio. E risulta enormemente limitativo colpevolizzare solo alcuni elementi.

Riprendo il commento di Dfumagalli che ieri scriveva:

Mischiare la questione Euro o non Euro con l’andamento dell’Italia è un falso ideologico. Così come è un falso ideologico attribuire tutte le colpe al “ventennio”.
L’Euro ha semplicemente fatto risalire a galla le legioni di scheletri sepolti nell’oceano a partire dagli anni 40.
L’Italia ha semplicemente deviato con forza da uno sviluppo “normale” che la avrebbe portata a dominare persino sulla Germania. Da molti decenni.
Le storture si sono accavallate. Il capitalismo non era industriale ma predatorio e questo già da prima della seconda guerra mondiale. Le banche avevano già fatto grandi pasticci e commistioni persino da prima (vedere libri di storia sulla prima metà del 900).
La mafia era già parte integrante e governante di diverse aree del Sud.
C’erano già le logge massoniche, anche se all’epoca erano più rivolte contro il Papa che nel dopo guerra.
Insomma c’era già tutto il marcio.
Un marcio che piaceva e piace tutt’ora. Una commistione politico-affaristico-mafiosa che è tanto efficace a creare enormi aree di clientela, dissesto, connivenza e corruzione.
Mentre il resto dell’Europa fronteggiava anche con fatica alle proprie problematiche, la classe dirigente dell’Italia viveva da cicala cieca. Cicala ma anche cavalletta vorace.
Un protagonista in tutti i sensi del secolo scoro, Andreotti, riassumeva in un breve motto tutta l’Italia a partire dall’unione nazionale:
“Tiriamo a campà”.
E quindi mentre gli altri facevano piani di lungo respiro noi eravamo presi a sprecare i frutti degli anni belli della ricostruzione.
Gli anni 90 sono solo una tappa importante, quella in cui i Paesi europei hanno iniziato a confrontarsi, economia contro economia, industria contro industria, politica contro politica.
E l’Italia è giustamente non poteva che perdere, soccombere ed incamminarsi sulla strada di un declino. Un Paese in apparenza forte ma dai piedi d’argilla e vetro.
L’Euro ha semplicemente sancito il lavoro diligente e prolungato di altri ed amplificato il disastro innanzi tutto morale dell’Italia. Basta aprire un qualunque giornale per vedere lo stesso “capitalismo” senza capitali e predatorio che era già in voga 60 anni fa. Per non parlare di politica e quant’altro.
Ora, uscire dall’Euro non rende magicamente onesti i politici né i faccendieri. Aiuta solo a nascondere gli scheletri dell’armadio per un po’, prima che siano così tanti che anche senza Euro l’armadio esploderà. E l’Italia mostrerà gli scheletri e sarà un cimitero.

Sottoscrivo. E’ facile nascondersi dai veri problemi colpevolizzando solo la moneta unica quando la questione è radicata dentro la nostra cultura, le nostre abitudini, i nostri “usi e costumi”.

Intanto però la BCE potrebbe fare qualcosa. Nuovo LTRO? Può darsi. Ma il denaro che fine farà? Beh, visti i tempi che corrono finiranno non certo all’economia ma le banche useranno il denaro per acquistare BTP. Fino a quando non si decide di imporre “dall’alto” qualcosa che vincoli le banche a fare investimenti diversi.

Stay Tuned!

Danilo DT

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4 commenti Commenta
Scritto il 20 Ottobre 2013 at 23:22

We know such transformations take a long time. But Italy does not have that time. The Italian establishment’s preference of not reforming, not defaulting, and staying in the eurozone is inconsistent. It has been the great failure of Italy’s political establishment, including Mr Monti in his role as a politician, to make that clear.

W. Munchau . FT
http://www.ft.com/intl/cms/s/0/e2af93f0-3678-11e3-aaf1-00144feab7de.html?siteedition=intl#axzz2iFsMnY3l

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kry
Scritto il 21 Ottobre 2013 at 10:28

—-” Fino a quando non si decide di imporre “dall’alto” qualcosa che vincoli le banche a fare investimenti diversi.”—- Io dubito che le banche investano nel finanziamento dei privati a meno che politicamente parlando non arrivi il momento di far partire l’inflazione.

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doge
Scritto il 21 Ottobre 2013 at 11:11

Oppure basterebbe fare come l’Ungheria.

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Gigi
Scritto il 21 Ottobre 2013 at 12:46

“…se non si interviene in modo radicale, soprattutto a livello politico, non si va da nessuna parte…”.
Ma come, fammi capire: non aveva sistemato tutto Mario Monti, con la sua ‘serietà’ e la sua ‘credibilità internazionale’…?
L’unica cosa sensata l’ha detta DFumagalli: “…è un falso ideologico attribuire tutte le colpe al “ventennio”…”.
Già, peccato che ce ne accorgiamo quand’é troppo tardi !!!
E anche il FT: “…the great failure of Italy’s political establishment, including Mr Monti in his role as a politician…”.
Già, a proposito della ‘credibilità internazionale’.

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