La Grecia riduce drasticamente il numero dei dipendenti pubblici

Scritto il alle 11:30 da lampo


In questi giorni il tema della Grecia è sulle prime pagine dei giornali… e probabilmente continuerà ad esserlo.

Ultimamente mi sono focalizzato sulle richieste avanzate dal FMI per riformare il sistema pensionistico greco: in sintesi l’ennesima riduzione dei benefici per i pensionati.

Vi chiederete: cosa centrano le richieste del FMI di riforma del sistema pensionistico con i dipendenti pubblici?

In questo post provo a spiegare il collegamento.

Tutto inizia nel momento in cui, durante la precedente crisi, la Grecia ha sottoscritto i vari Memorandum d’Intesa con la Troika (FMI, Commissione europea, e BCE) per il risanamento delle sue finanze.

Tra le varie indicazioni era prevista anche una drastica riduzione dei dipendenti pubblici [1].

La regola imposta era ferrea: una assunzione ogni cinque dipendenti in pensione.

Ovvia conseguenza è una rapida diminuzione del loro numero, come risulta evidente nel seguente grafico ricavato da un report della stessa Commissione Europea [1]:

 Greek General Government employment (thousands of persons)

Greek General Government employment (thousands of persons)

Da poco più di 900.000 dipendenti del 2009 si è arrivati ai circa 670.000 del 2013: quasi un terzo di meno in soli 4 anni [1].

Nella tabella sottostante [1] ci sono anche le stime per gli anni successivi.

Selezione_002

Gli ultimi dati forniti dall’Istituto di statistica greco [2], ci dicono che a marzo 2014 erano circa 640.000, ovvero in linea con le previsioni del programma di risanamento.

Ma cosa è successo negli stessi anni ai dipendenti pubblici che lavoravano a tempo determinato?

Una fonte giornalistica [3] ci informa che nel 2009 erano impiegate circa 150.000 persone; a fine 2013 erano rimasti poco più di 12.000. Praticamente sono spariti: molti erano giovani.

I mass-media hanno dibattuto a lungo della recente decisione dell’attuale governo greco di riassumere 15.000 dipendenti pubblici. Senza contare la contrarietà dei creditori internazionali [4].

Ma vi è mai capitato di leggere dell’iniziativa del ministro delle finanze greco Varoufakis di riforma del sistema di valutazione dei dipendenti pubblici per migliorare il sistema pubblico? [5]

Ritorniamo al sistema pensionistico.

Il Fondo Monetario Internazionale sostiene che [6]:

“Pensions and wages account for 80 percent of Greece’s total primary spending. So it’s not possible for Greece to achieve its medium term fiscal targets without reforms and especially of pensions” … “The standard pension in Greece is almost at the same level as in Germany and people, again on the average, retire almost six years earlier in Greece than in Germany”

Ovvero:

“In Grecia pensioni e salari rappresentano l’80% della spesa primaria. Non è possibile raggiungere gli obiettivi di bilancio senza una riforma delle pensioni.”… “La pensione media in Grecia è allo stesso livello di quella in Germania e le persone, sempre nella media, vanno in pensione sei anni prima in Grecia rispetto alla Germania

Forse non hanno tenuto conto che, per ottenere una così drastica riduzione dei dipendenti pubblici, si è dovuto favorire l’uscita dal lavoro degli stessi, prima dei requisiti, con un meccanismo di uscita volontaria [7].

A fine 2014 risultava che circa 3/4 dei dipendenti pubblici andavano in pensione prima dei 62 anni [7].

Indubbiamente la drastica riduzione del settore pubblico ha pesato sul sistema pensionistico, aggravandone la situazione.

Adesso, rispetto al resto dell’Unione Europea, la Grecia possiede uno dei requisiti più stringenti per andare in pensione: 67 anni [8].

Una tabella di confronto attuale e… futuro [8 e 15]:

Selezione_003

Inoltre il sistema pensionistico greco non è il peggiore in termini di sostenibilità [14]:

immagine

Poi c’è un altro problema, ancora poco noto (probabilmente per le conseguenze politiche) e di non poco conto.

Secondo uno studio commissionato dalla stessa Commissione Europea [9 e 15], risulta che la popolazione greca nel futuro si ridurrà drasticamente: da circa 11 milioni del 2013 le previsioni dicono che nel 2060 ci saranno soltanto 8,6 milioni di persone, come evidenziato nel seguente grafico (la Grecia è evidenziata in rosso con il simbolo EL) [15]:

Grafico2

Ciò è dovuto alle stime che prevedono fino al 2030 un netto calo dell’immigrazione accompagnato da un basso tasso di fertilità:

Grafico3

Il grafico sottostante riporta la previsione del flusso migratorio netto fino al 2060 (la Grecia è evidenziata in rosso):

Grafico

E’ chiaro che tutto ciò impatterà il sistema pensionistico in essere, già affetto dalle sue criticità. Nel 2013 la spesa pensionistica incideva per il 16,2% sul PIL (un terzo dei contributi pensionistici sono finanziati dallo Stato!): il valore più alto in Europa, a cui segue l’Italia (15,7%) [15].

Adesso circa il 45% dei pensionati riceve un trattamento inferiore alla soglia di povertà, pari a 665 euro [10].

Inoltre gli attuali pensionati costituiscono un forte ammortizzatore sociale, dato che ogni 100 persone in età lavorativa vi sono 30 con più di 65 anni [10].

E quelli che lavorano… lavorano pure tanto! Non ci credete?

Nel 2013 la Grecia risultava ai primi posti come ore lavorate per settimana [11]:

Forse quindi il problema è nato all’inizio: con la gestione della prima crisi greca.

Dopo diversi anni, ancora non sappiamo se tali decisioni siano state prese in maniera volontaria oppure siano il frutto di una mancanza decisionale in seguito al verificarsi di una serie di eventi.

Lo stesso FMI, in un suo documento, rivede in maniera critica tali decisioni [12].

In questo documento trovate un ulteriore approfondimento sull’argomento [13].

Buona riflessione.

Lampo

P.S.

Mi aspetto che lunedì 22 giugno (mentre sto scrivendo è domenica) si raggiunga un accordo in extremis con i creditori. Probabilmente si affiancherà ad una nuova ristrutturazione del debito per poter dare maggior respiro al Paese… in cambio di una serie di riforme da implementare nei prossimi anni (in maniera da rendere sostenibile l’economia e non dover incorrere presto in un’altra ristrutturazione, anche per evitare i danni dovuti alla continua speculazione finanziaria).

Fonti e approfondimenti:
1. Commissione Europea – The Second Economic Adjustment Programme for Greece Fourth Review – Aprile 2014 – Pag. 38.
2. Διεύθυνση Ηλεκτρονικής ΔιακυβέρνησηςStatistiche sui dipendenti pubblici – Marzo 2015
3. Greek Reporter – Greek Public Sector Employees Reduced by 267.095 – 21 luglio 2014
4. The Wall Street Journal – Greece Rehires Laid Off Cleaners as Syriza Reverses Austerity – 11 maggio 2015
5. Kathimerini – Αλλαγές στην αξιολόγηση δημοσίων υπαλλήλων και στην τοποθέτηση εφοριακών – 29 aprile 2014
6. Fondo Monetario Internazionale – Transcript of a Press Briefing by Gerry Rice, Director, Communications Department, International Monetary Fund – 11 giugno 2015
7. Greek Reporter – Employed Greeks Rush for Early Retirement – 20 dicembre 2014
8. Finnish Centre for Pensions – Retirement Ages in Member States – 20 marzo 2015
9. Greek Reporter – Aging Population in Greece Raises Retirement Age to 70 – 9 marzo 2015
10. The Guardian –  Unsustainable futures? The Greek pensions dilemma explained – 15 giugno 2015
11. Forbes –  Contrary To What Most People Think, Greeks Work The Longest Hours In Europe – 13 marzo 2015
12. Fondo Monetario Internazionale – Greece. Ex post evaluation of exceptional access under the 2010 stand-by arrangement  – 20 maggio 2013
13. Centre for International Governance Innovation – Laid low: the IMF, the Euro zone and the first rescue of Greece – aprile 2015
14.  Allianz Asset Management 2014 Pension Sustainability Index – 31 gennaio 2014 – pag. 6
15. Commissione Europea – The 2015 Ageing Report: Economic and budgetary projections for the 28 EU Member States (2013-2060) – 3 maggio 2015 – pagg. 19, 21, 65, 71, 72, 74, 319.

 

 

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10 commenti Commenta
ob1KnoB
Scritto il 22 giugno 2015 at 12:36

Ben fatto.
Ma anche se il focus è necessariamente Grecia le medesime considerazioni possono tranquillamente estendersi a tutte le economie sviluppate ed a quelle che quasi lo sono. E si corre il rischio di esprimere opinioni che possono essere tradotte in affiliazioni a parti politiche o filosofiche. Un fatto clamoroso, che in uno a quanto sopra, meriterebbe un giudizio politico è questo:
http://www.zerohedge.com/news/2015-06-21/greek-gdp-shocking-reality-vs-imf-forecasts-and-who-blame-greek-implosion
Grecia o troika il colpevole? Poco importa. Si dimostra solo come comprendere evoluzioni di pochi trimestri sia nelle migliori delle ipotesi improbabile, se non con la malafede possa essere sia deleterio oltre che inefficace. Ciccare di 20 punti percentuali le previsioni non può essere riconducibile alla correzione di 1 punto % di pensioni in più o ad una privatizzazione in meno. Perchè è naturale attendersi che, anche con il pollo di Trilussa, se aumento in media di tre i debiti per aumentare di 1 il Gdp, chi ha scritto le regole avrà risultati migliori della media (sempre insufficenti ma migliori) chi le subisce avrà danni anche se metti a popolazione a pane e acqua.
Aumenti l’Iva? Grande….aumenta il Gdp e l’inflazione…diminuisci il reddito reale e in prospettiva i consumi…ma nominalmente sembra bello. Non è stato così in Giappone? Su l’iva, su l’inflazione nominale, su il Gdp nominale, ovviamente su il debito, in…..Yen…chiaramente! Traduci quei dati in DSP o in dollari e scopri che il GDP reale si è contratto come pure le entrate fiscali etc etc. Le dinamiche crescita> incremento popolazione> incremento produttività>Incremento debito>Assenza di redistribuzione ricchezza> Riforme?> Diminuzione reddito disponibile al consumo> Diminuzione delle risorse> Assistenzialismo> Incremento del debito> diminuzione delle risorse> flussi migratori> etc etc viene forse modificata?. No. E’ paradossale come lo 0,1% dell’economia mondiale debba essere percepita o valutata come un elemento di rischio globale.
Quindi qual’è il ‘buffer’ di credibilità delle CB? o dell’intero sistema economico globale se devo preoccuparmi dello 0,1%? Grecia è un pretesto utilissimo ora, che come al solito, verrà dilazionato nel tempo affinchè nessuno tiri una linea conclusiva al conto economico globale e presenti il conto politico e filosofico.

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lukeof
Scritto il 22 giugno 2015 at 13:35

Siamo sempre li’.

Oggi son cattivi i greci, domani saranno cattivi gli italiani, dopodomani saranno cattivi i giapponesi, gli spagnoli i francesi gli americani o quant’altro.

Tutti incamminati verso il burrone sempre piu’ inclinato a darsi le colpe uno con l’altro che “non si riesce a scendere” mentre qualcuno scivola ed è colpa “che non è forte era grasso, era stanco, era vecchio, non aveva voglia di camminare e quant’altro”.
Nessuno a capire che è proprio il sistema che si è grippato e a cercare i cattivi di qui e di là.
Ovviamente sempre i poveracci, si intende, di qualunque nazionalità siano.

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Scritto il 22 giugno 2015 at 14:14

Ottimo Lavoro Lampo.
E’ sempre un piacere leggere il tuo punto di vista!

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paolo41
Scritto il 22 giugno 2015 at 14:38

Lampo, OK, perfetto.
Solo una piccola osservazione sulle ore lavorate; sarebbe meglio dire pagate anche …. se non lavorano. La maggior parte dei lavoratori sono impiegati statali e comunali (le cosidette PA) e lavorano come … le decine di migliaia dei guardiacaccia calabresi e siciliani, i manutentori e gli impiegati nei vari comuni e relative controllate, etc.
Non solo, bisognerebbe avere le ore lavorate al netto degli straordinari (anche quelli pagati anche se non lavorano)!!!!!

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perplessa
Scritto il 22 giugno 2015 at 16:48

Bravissimo Lampo! Posto qua un articolo in un quotidiano colombiano in cui si afferma che l’età pensionabile dal 2014 è aumentata a 57 anni per le donne e 62 per gli uomini: http://www.elpais.com.co/elpais/economia/noticias/seran-1300-semanas-necesitaran-para-alcanzar-jubilacion
la stessa età che serve a Panama
http://laestrella.com.pa/economia/rechazan-aumento-edad-jubilacion/23821270
DOVE hanno appena aumentato le pensioni:
http://laestrella.com.pa/panama/nacional/aprueban-proyecto-leypara-aumento-pensiones-jubilaciones/23858463
Mentre in Chile ho letto le donne possono andare in pensione a 60 anni
e così pare funzioni in Messico:
http://www.pensionesimss.com.mx/60o65.html
no comment…

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lampo
Scritto il 22 giugno 2015 at 19:33

ob1KnoB@finanzaonline:
Ben fatto.
Ma anche se il focus è necessariamente Grecia le medesime considerazioni possono tranquillamente estendersi a tutte le economie sviluppate ed a quelle che quasi lo sono. … Grecia è un pretesto utilissimo ora, che come al solito, verrà dilazionato nel tempo affinchè nessuno tiri una linea conclusiva al conto economico globale e presenti il conto politico e filosofico.

Qui hai centrato il punto. Se hai tempo di leggere i due documenti che ho linkato in fondo al post (che trovi anche nel link alle note 12 e 13) capirai tante cose, tra le quali la scelta di allora del FMI (sia della parte politica dell’istituzione sia del board di consulenza amministrativa/contabile ecc.).
Per questo ho sempre insistito che la soluzione della Grecia è prettamente politica! Nel frattempo è diventata geopolitica. E adesso stanno tentando di approfittarne per far passare all’opinione pubblica un drastico cambiamento dei poteri dei singoli Paesi all’interno dell’Europa… specie dal punto di vista fiscale (BCE compresa).

perplessa@finanza,

Hanno altre previsioni demografiche

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perplessa
Scritto il 22 giugno 2015 at 20:58

lampo,

d’accordo, fanno ancora molti figli, e hanno spazio per crescere, perchè c’è ancora tanta miseria, me se mettono il Brasile e l’India nelle statistiche, devono pure mettere almeno il Messico, o la Colombia, non sono paesi micro. (Perchè suppongo che i grafici non li hai fatti tu, ma presi da qualche altro sito) Quando sono andata a San Andrès 2 anni fa sono rimasta basita. Famiglie colombiane “normali” si possono permettere di soggiornare in hotel che io non mi posso permettere. Non si parla per nulla in Europa dell’America latina, come se fosse un mondo a parte. Nel bene e nel male. Il male ovviamente è il narcotraffico. Si parla solo dell’Argentina e del Venezuela. Di quelli che stanno migliorando mai.

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michi81
Scritto il 22 giugno 2015 at 21:27

Ottimo, Lampo, un piacere leggerti.

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lampo
Scritto il 22 giugno 2015 at 21:39

perplessa@finanza,

Le fonti dei dati, grafici, ecc. per ulteriori approfondimenti le trovi in fondo ad ogni mio post (il n° tra parentesi quadre nel post indica il riferimento della fonte per riscontro ed ulteriori approfondimenti).
Io tendo a sintetizzare per non annoiare… ma se hai modo di leggerti lo studio della commissione europea indicato al punto n. 15… ci sarebbe da scrivere un libro solo sulle ripercussioni a livello economico, sociale, politico, ecc. nei prossimi anni. E altri cinque soltanto per delineare gli scenari futuribili dal punto di vista probabilistico.

Purtroppo non ho mai approfondito i Paesi sudamericani… ma probabilmente anche loro hanno pubblicazioni che stimano evoluzioni future. Poi ovviamente la realtà può discostarsi dalle stime: e ciò dipende da noi, specialmente se riusciamo ad invertire certi processi… per quanto possibile.

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stanziale
Scritto il 22 giugno 2015 at 22:23

perplessa@finanza,

Buonasera, complimenti a lampo per l’impegno profuso ed il buon articolo prodotto. Vorei pero’ aggiungere una ulteriore riflessione (rispondo a Perplessa perche’ e’ tra le piu’ attente a queste problematiche, ma ovviamente e’ per tutti): in Italia le pensioni ricevute dai pensionati sono lorde, per esempio in Germania praticamente no. Non so’ in Grecia, dubito che siano nette. Fatto sta’ che il fantomatico esborso dello Stato, per esempio di 40 miliardi nel 2012( cioe’ Stato-inps avrebbero ricevuto 190 miliardi dai lavoratori in attivita’ ed avrebbero pagato 211 mld ai pensionati ) si e’ tradotto in un “guadagno” per lo Stato di 25 miliardi, perche’ i pensionati ci hanno pagato sopra 46 miliardi di tasse. 211-46=165 http://goofynomics.blogspot.it/2014/06/il-libbberista-e-il-pensionato.html

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