La Grecia? E’ solo la punta dell’iceberg. Parola di Stiglitz.

Scritto il alle 14:30 da Danilo DT

iceberg-grecia-europaUn’Europa da rifare, da ricostruire, da rifondare. Sono stati compiuti già fin dall’origine della sua costituzione una serie di errori ahimè imperdonabili. Ma ormai che cosa possiamo farci? Occorre essere COSTRUTTIVI e propositivi.

La BCE farà sicuramente la sua parte, ma gli stessi esiti del suo operato (ormai scontato e fortemente voluto dal mercato) saranno di poco conto, in quanto NON esiste RIPRESA se non si cambierà lo status quo.

Si necessita di un cambiamento radicale. Ma fintanto che ve lo dice un blogger di mediocre livello come il sottoscritto, sicuramente tutti questi ragionamenti possono anche essere affascinanti, ma sono poi presi come utopici o irrealizzabili. Ma poi quando si legge che le stesse cose le ribadisce un Premio Nobel di prim’ordine, allora magari occorre tendere meglio l’orecchio e fare molta attenzione a quanto è scritto in quest’articolo, segnalatomi dal lettore Fred e pubblicato su VociDall’Estero. 

Il personaggi in oggetto è il premio Nobel per l’economia Joseph Stiglitz. Un articolo tutto da leggere e meditare dove il prestigioso personaggio ci fa capire che la Grecia è solo la punta dell’iceberg dei problemi che affliggono l’Eurozona. E il rischio è proprio quello che vi illustro da anni ormai. Il conflitto sociale.

Buona lettura.

Joseph_E._Stiglitz_Finalmente, gli Stati Uniti stanno mostrando segni di ripresa dalla crisi scoppiata al termine dell’amministrazione del Presidente George W. Bush, quando la quasi-implosione del suo sistema finanziario ha destabilizzato il mondo. Ma non è una ripresa robusta; nella migliore delle ipotesi, il divario tra la crescita potenziale e quella effettiva non si sta allargando. Se si sta restringendo, lo sta facendo molto lentamente; il danno causato dalla crisi sembra essere di lungo termine.

Certo, potrebbe andare peggio. Al di là dell’Atlantico, non ci sono segnali nemmeno di una ripresa modesta come quella USA: il divario tra lo stato effettivo dell’economia europea e la sua crescita potenziale in assenza della crisi continua a crescere. Nella maggior parte dei paesi dell’Unione Europea, il PIL pro capite è inferiore a quello di prima della crisi. Un quinquennio perduto si sta rapidamente trasformando in un intero decennio. Dietro le fredde statistiche, ci sono vite rovinate, sogni delusi, e famiglie distrutte (o mai formate), mentre la stagnazione – in alcune zone vera e propria depressione – prosegue anno dopo anno.

Il popolo europeo è fatto di persone di grande talento, con una buona istruzione. I suoi paesi membri hanno ordinamenti giuridici solidi e società ben funzionanti. Prima della crisi, la maggior parte dei paesi avevano anche delle economie efficienti. In alcune zone, la produttività oraria – o il suo tasso di crescita – era tra le più elevate del mondo.

Ma l’Europa non è una vittima. Sì, l’America ha gestito male la sua economia; ma, no, gli Stati Uniti non hanno fatto in modo di scaricare il peso della crisi globale sulle spalle dell’Europa. Il malessere dell’UE è auto-inflitto, provocato da una serie senza precedenti di decisioni economiche sbagliate, a cominciare dalla creazione dell’euro. Anche se progettato per unire l’Europa, l’euro alla fine l’ha divisa e, in mancanza della volontà politica di creare quelle istituzioni che avrebbero consentito alla moneta unica di funzionare, il danno non è stato riparato.

L’attuale caos nasce in parte dall’aderire a quella fiducia su mercati perfettamente funzionanti, privi di imperfezioni per quanto riguarda le informazioni e la concorrenza, che ormai è stata screditata da tempo. Ma anche la “hybris” ha giocato un ruolo. Altrimenti, come spiegare il fatto che, anno dopo anno, le previsioni dei funzionari europei sulle conseguenze delle loro politiche economiche si siano rivelate costantemente sbagliate?

austerity

Queste previsioni si son dimostrate sbagliate non perché i paesi dell’UE non siano riusciti a implementare le ricette prescritte, ma perché i modelli su cui si basavano quelle politiche erano completamente sbagliati. In Grecia, ad esempio, le misure volte a ridurre l’onere del debito hanno in realtà lasciato il paese più indebitato di quanto non fosse nel 2010: il rapporto debito-PIL è aumentato a causa dell’impatto brutale dell’austerità fiscale sul PIL. Alla fine, almeno il Fondo Monetario Internazionale ha ammesso questi fallimenti intellettuali e di politica economica.

I leader europei rimangono convinti che le riforme strutturali debbano essere l’assoluta priorità. Ma i problemi che loro indicano erano già presenti negli anni precedenti alla crisi, e non hanno fermato la crescita. L’Europa ha bisogno, più che di riforme strutturali all’interno dei paesi membri, di una riforma della struttura della zona euro stessa e di un’inversione delle politiche di austerità, che hanno sempre fallito nel tentativo di riaccendere i motori della crescita economica.

Coloro che pensavano che l’euro non sarebbe sopravvissuto si sono ripetutamente sbagliati. Ma i critici hanno avuto ragione su una cosa: a meno che la struttura dell’eurozona non venga riformata e rovesciata l’austerità, l’Europa non si riprenderà.

Il dramma in Europa è tutt’altro che finito. Uno dei punti di forza dell’UE è la vitalità delle sue democrazie. Ma l’euro ha tolto ai cittadini – soprattutto nei paesi in crisi – qualsiasi voce in capitolo sul destino delle loro economie. Ripetutamente gli elettori hanno fatto cadere i governi in carica, insoddisfatti della direzione dell’economia – solo per avere un nuovo governo a continuare lo stesso percorso imposto da Bruxelles, Francoforte e Berlino.

Ma per quanto tempo può andare avanti così? E come reagiranno gli elettori? In tutta Europa abbiamo visto l’allarmante crescita di partiti nazionalisti estremisti, in contrasto coi valori dell’Illuminismo che tanto successo hanno dato all’Europa. In alcune aree, stanno nascendo grandi movimenti separatisti.

greece-austerity

Ora la Grecia rappresenta ancora un’altra prova per l’Europa. Il calo del PIL greco dal 2010 è di gran lunga peggiore di quello registrato in America durante la grande depressione degli anni ’30. La disoccupazione giovanile è oltre il 50%. Il governo del primo ministro Antonis Samaras ha fallito, e ora, a causa dell’incapacità del Parlamento di scegliere un nuovo Presidente, il 25 gennaio si terranno elezioni anticipate .

Il partito di opposizione di sinistra Syriza, che si è impegnato a rinegoziare i termini del piano di salvataggio della Grecia da parte dell’UE, è in testa nei sondaggi. Se Syriza vince ma non prende il potere, la ragione principale sarà la paura di come l’UE potrebbe reagire. La paura non è la più nobile delle emozioni, e non darà luogo a quel genere di consenso nazionale di cui la Grecia ha bisogno per andare avanti.

Il problema non è la Grecia. È l’Europa. Se l’Europa non cambia – se non riforma l’eurozona e non revoca l’austerità – una violenta reazione popolare diventerà inevitabile. La Grecia forse terrà duro stavolta. Ma questa follia economica non può continuare per sempre. La Democrazia non lo consentirà. Ma quanto dolore dovrà ancora sopportare l’Europa prima che la razionalità torni a prevalere?

(Articolo tratto da Social Europe)

STAY TUNED!

Danilo DT

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23 commenti Commenta
candlestick
Scritto il 21 gennaio 2015 at 14:39

basterebbe sciogliere un po’ di ghiaccio così il volume si riduce

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john_ludd
Scritto il 21 gennaio 2015 at 15:09

Stiglitz gioca a fare lo uanagana buono e illuminato fingendo di non sapere che nel 2010 l’Eurozona era finita. Riacciuffata per i capelli non certo per la capacità/volontà degli imbelli di Bruxelles o del pupazzo telecomandato che fa tutto fuorchè gli interessi del suo paese a Berlino. L’impero è debole, vecchio e stanco e l’Europa è il suo orto di casa. Non ha più le forze per controllare 27 paesi ognuno dei quali va x i cazzi suoi. Molto meglio controllare una sola istituzione centralizzata piena di mezze pippe e la banca centrale telecomandata da Washington DC attraverso uno dei tanti fedeli servitori, l’itaGLIano Mario D. Questo finchè dura, e dato che la lista delle “unintended conseguences” della fallimentare politica americana degli ultimi 40 anni è sterminata, non ho dubbi che alla fine avremo un nuovo Benito, un nuovo Adolfo e così via. Go Europe to Hell ! è il tuo destino bruciare all’inferno.

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ob1KnoB
Scritto il 21 gennaio 2015 at 16:40

Giusta nostalgia del risotto con l’ossobuco.
E’ stato carino in questi giorni vedere l’evoluzione delle aspettative. Prima Rogoff e compagnia con l’affermazione: non sarà abbastanza… (ancora non si parlava di numeri); poi tra 300 e 500 (Jpm e citi); poi un fluire degli europei con almeno 500 o forse più con garanzie (ma sarebbe meglio senza); poi gli inglesi (è indispensabile e la Bce deve sorprendere senno guai) mancava solo il leak di wsj 50 al mese per due anni.
A questo punto mi auguro che, schiantarsi per schiantarsi, il dragone mi dica: ale’ acquisto illimitato nel tempo e nella quantità nella tipologia nella controparte senza garanzie…così giusto per farlo con classe.
E sarà bello, non servirà assolutamente a niente, ma sarà bello, tra una settimana ci schiantiamo, ma sarà bello…..
Per gli esteti delle min.chiate sarà il paradiso!

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pecunia
Scritto il 21 gennaio 2015 at 16:50

john_ludd@finanza,

Qual buon vento!……….. anche tu sulla via di Davos?

:))

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trandafil
Scritto il 21 gennaio 2015 at 16:55

azz John sei perfino più pessimista di me sull’UE !

mi aspetto che imploda del tutto tipo l’URSS, ma spero che non saremo così cretini da mandare al potere “un nuovo Adolfo” ! (gli europei sono arrabbiati per la crisi e per il terrorismo, ma non siamo ancora alla fame come negli anni Trenta..)

sono un americanista e germanista, eppure mi ha sorpreso che la Merkel si sia piegata al volere degli americani senza fiatare (mi riferisco alle sanzioni alla Russia), che ne pensi John ?

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trandafil
Scritto il 21 gennaio 2015 at 17:01

quindi saranno più di mille miliardi (a trillion) di QE da parte della BCE ?

beh siamo d’accordo che l’economia reale vedrà ben poco, ma per l’azionario dovrebbe essere un bel regaluccio..

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john_ludd
Scritto il 21 gennaio 2015 at 17:03

ob1KnoB@finanzaonline,

il dragone è un funzionario al soldo del cartello anglo americano da quando è uscito dall’università e questi hanno zibaldoni di multi miliardi in derivati in qualche vattelapesca di configurazione strampalata di cui è immaginabile solo una cosa: dovesse accadere qualcosa che è esattamente l’opposto di quello su cui sono posizionati salteranno come i petardi la notte di capodanno. Se quindi il dragone fosse un guerriero e non il cazzone che è direbbe “niente QE anzi alzo i tassi al 3%”.

il punto di arrivo è noto, è quindi solo una questione di traiettoria, ma la traiettoria nella vita e nella morte è tutto, meglio da querrieri che da merdacce.

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john_ludd
Scritto il 21 gennaio 2015 at 17:05

trandafil@finanza,

penso che tu sia un immenso cazzone

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trandafil
Scritto il 21 gennaio 2015 at 17:18

uh che simpatico !
ti ho chiesto un parere !
troppa grappa fa male, caro mio soprattutto alla tua età.. ;)

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trandafil
Scritto il 21 gennaio 2015 at 17:21

te la sei presa perché ti ho dato del peak-oilista eh?
dai non sei il solo a prendere cantonate.. :P

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ob1KnoB
Scritto il 21 gennaio 2015 at 17:23

john_ludd@finanza:
[email protected],

il dragone è un funzionario al soldo del cartello anglo americano da quando è uscito dall’università e questi hanno zibaldoni di multi miliardi in derivati in qualche vattelapesca di configurazione strampalata di cui è immaginabile solo una cosa: dovesse accadere qualcosa che è esattamente l’opposto di quello su cui sono posizionati salteranno come i petardi la notte di capodanno. Se quindi il dragone fosse un guerriero e non il cazzone che è direbbe “niente QE anzi alzo i tassi al 3%”.

il punto di arrivo è noto, è quindi solo una questione di traiettoria, ma la traiettoria nella vita e nella morte è tutto, meglio da querrieri che da merdacce.

Sei tornato e in forma. bene!. L’ossobuco era il bentornato. Con me sfondi comunque una porta aperta circa i querrieri..

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ob1KnoB
Scritto il 21 gennaio 2015 at 17:35

di qualche giorno fa ma in focus
http://www.zerohedge.com/news/2015-01-19/how-ecbs-qe-about-send-most-deflationary-signal-ever
ma sara’ un caso che il decennale tedesco va’ dall’altra parte??? eh eh eh

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john_ludd
Scritto il 21 gennaio 2015 at 18:04

ob1KnoB@finanzaonline,

e che palle con sta deflazione !

ma che la gente crede ancora a quel che dicono le banche centrali ? Pare di sì e quindi SI MERITANO quel che hanno e quel che avranno. Questi sanno benissimo quel che fanno, la deflazione è evidentemente per loro il male minore. Possono comprare tutti i titoli governativi, mutui, azioni…. che gli pare, metterli lì nei libri contabili mentre eserciti di COGLIONI straparlano di exit strategy e aumento dei tassi che non ci saranno mai sinchè questi sono in cima alla piramide. Quel che conta è tenere in piedi i mercati finanziari perchè i mercati finanziari e ve lo scrivo in maiuscolo così esiste qualche vaga possibilità che vi entri nella zucca…

I MERCATI FINANZIARI SONO UN SISTEMA DI CONTROLLO SOCIALE. DEVONO RESTARE ELEVATI IN QUANTO COLORO CHE POSSIEDONO TITOLI MOBILIARI SONO LA BASE DEL POTERE DELL’ATTUALE OLIGARCHIA/ARISTOCRAZIA CHE DOMINA IN OCCIDENTE. Finchè la borsa è alta, finchè non ci sarà un hair cur sui bond questi (cioè voi) NON ROMPERETE IL CAZZO A CHI COMANDA.

SE INVECE TUTTO VA A RAMENGO voi (cioè VOI) non li voterete più e maderete al potere una diversa oligarchia/aristocrazia che scuoierà un pò della vecchia per farVI contenti poi scuoierà voi.

LA GENTE NON IMPARERA’ MAI

MAI
MAI
MAI
MAI
MAI

perchè…
la massa è…
intrinsecamente…

STUPIDA

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john_ludd
Scritto il 21 gennaio 2015 at 18:14

ob1KnoB@finanzaonline,

hey bro non è indirizzato a te… so che il commento colorito è lo stesso che avresti scritto tu, se solo tu fossi maleducato e insolente come me, ma sai… mi sono davvero ROTTO IL CAZZO

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lampo
Scritto il 21 gennaio 2015 at 21:22

Siamo un po’ pessimisti oggi a giudicare dai commenti “coloriti”!

Io sul lungo termine sono ancora ottimista sull’Europa: in media ha un elevato grado di istruzione e soprattutto di risparmio privato. Per cui, per certi versi, la crisi (anche in termini lavorativi equindi di disoccupazione) si può trasformare in un’opportunità nell’impiegare quel risparmio privato in nuove attività che possono portare a nuovi progressi.

Il problema rimane l’elevata dipendenza energetica dall’estero… ed in particolare dalla Russia e da Paesi con cui gli USA non vogliono che l’Europa abbia buoni rapporti commerciali.

Ma anche qui… se parte veramente il settore M2M e quello delle nanotecnologie (di cui pochi sanno che noi italiani per certi versi siamo i leader in termini di ricerca) potrebbero esserci delle importanti novità… in termini di riduzione di consumi a parità di produzione e stile di vita.

Ci vuole tempo ed una classe dirigente all’altezza. Per il momento manca quest’ultima… e se ci teniamo l’attuale… si rischia che tale risparmio privato venga “mangiato” dai soliti noti… per ripagare i loro crediti, come giustamente dice John.

Quindi sarebbe ora che in Europa si faccia una scelta più consapevole… e soprattutto decida di fare da ago della bilancia (mediatore) fra USA, Russia e Cina e Medio Oriente anche in termini politici.
Solo così potrà realizzarsi il progresso derivante da quanto sopra…

Se invece rimaniamo il servo del forte di turno (attualmente gli USA dati gli ultimi eventi geopolitici)… perdiamo un’occasione che non si ripresenterà più nel futuro.

In merito alla Grecia troppo pessimismo… soprattutto sulla sua uscita. Stanno già studiando un piano di aiuti europeo che vada molto al di là di febbraio (probabilmente anche con l’intervento del FMI). Della serie… meglio allungare le rate del debito… piuttosto che non farselo pagare!

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john_ludd
Scritto il 21 gennaio 2015 at 21:38

lampo,

ecco qua uno dei tanti che si caga sotto all’idea di perdere soldi virtuali depositati in mezzi finanziari fantasiosi che iperinflazionano da 30 anni mentre il piano reale è in contrazione da altrettanto. Lascia perdere le nano cazzole, se sai fare te la cavi, se non sai fare allora non servi a un cazzo e così sia.

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Scritto il 21 gennaio 2015 at 22:14

HahahahaH! Decisamente coloriti, hai ragione Lampo!
In verità se mi è permesso, già in passato ho parlato della deflazione e della differenza tra inflazione core e quella All item.
L’inflazione core è la misura dell’aumento medio dei prezzi (e della diminuzione del potere d’acquisto della moneta) che non tiene conto dei beni che presentano una forte volatilità di prezzo: in particolare quelli dell’energia e quelli alimentari. Quindi per farla breve, depurata dal petrolio che, forse, per noi italiani non fa poi tanto schifo, l’inflazione non è certo al 2% ma nemmeno sotto zero.

Ma bisogna fare il gioco dei mercati che VOGLIONO il QE. Dite che non è così? Domani se per caso Draghi non sta alle attese degli anal-isti vedete che scivolone….

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michi81
Scritto il 21 gennaio 2015 at 23:29

E se invece sta alle attese?

Buy short 3x on Bund? (in memoria di http://intermarketandmore.finanza.com/quantitative-easing-correlazioni-ed-implicazioni-tra-borsa-usa-e-titoli-di-stato-57409.html#reply-title).

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Scritto il 21 gennaio 2015 at 23:33

Tutto sta nelle dinamiche di questo QE.
Saranno sopratutto i dettagli a fare la differenza, IMHO

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lampo
Scritto il 22 gennaio 2015 at 00:11

john_ludd@finanza:

ecco qua uno dei tanti che si caga sotto all’idea di perdere soldi virtuali depositati in mezzi finanziari fantasiosi che iperinflazionano da 30 anni mentre il piano reale è in contrazione da altrettanto. Lascia perdere le nano cazzole, se sai fare te la cavi, se non sai fare allora non servi a un cazzo e così sia.

Guarda oramai dovresti saperlo che per me gli investimenti (soldi) non sono mai stati un fine… ma semplicemente un mezzo per consentirmi di dedicarmi ai miei mille interessi, grazie alla (purtroppo) infinita curiosità (che si autoalimenta per giunta!).
Quindi stavolta hai trovato la persona sbagliata…

In merito al saper fare… credimi ho cambiato talmente tanti lavori ed in diversi settori… che purtroppo dopo un po’ che ho ottimizzato un posto di lavoro mi annoio… motivo proprio per cui, grazie alle conoscenze (e anche temerarietà acquisita), sto pian piano rendendomi indipendente da qualsiasi tipologia di lavoro… riuscendo a mantenere lo stile di vita della mia famiglia (rimasto sempre simile) semplicemente dedicandoci di più alle nostre passioni… senza preoccuparsi di doverle remunerare per forza (ad esempio mia moglie recentemente ha creato un blog in cui insegna [gratis] a riciclare/ricreare con la fantasia beni di uso comune… con tanto di video esplicativi).
E’ complicato da spiegare… ma sono sicuro che comprendi, visto che mi pare che hai raggiunto un livello simile da come commenti.
Effettivamente oggi conta molto quello che sai fare… ma secondo me sempre più indipendentemente dal lavoro! Bisogna avere una visione d’insieme per comprendere il singolo dettaglio… ed incastonarlo in un altro per capire la prossima potenziale evoluzione della propria vita, in base alle mille possibilità che si creano… a volte senza volerlo e senza ricordarsi quale fosse l’idea iniziale di partenza.
Peccato che pochi capiscono… che a volte lavorando di meno e dedicando la passione a tutto ciò che si fa… si guadagna di più in mille aspetti e soprattutto anche in ottimismo pur nei tempi difficili di transizione che stiamo attraversando.

Non pensare troppo all’energia… che tanto siamo destinati a consumarne sempre di meno, almeno quella che causa la formazione di CO2… finché non troveranno il modo di ridurla con altri metodi meno dispendiosi degli attuali.

Infine saprai sicuramente che tra i vari settori energetici quello che ha subito il maggiore contraccolpo dalla discesa dei prezzi petroliferi… non siano quelli direttamente collegati… ma il settore delle rinnovabili (linea azzurra… la base 0 è impostata al 1.1.2015)!
Peccato che non ho ancora letto un articolo di stampa finanziaria che diffonda al vasto “pubblico” questa informazione.


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lampo
Scritto il 22 gennaio 2015 at 00:15

Ovviamente lascio a te spiegare il perché… anche se molti avranno giù capito che le mire espansionistiche arabe… non sono solo verso lo shale gas (anzi di cui forse non gliene frega proprio niente!)

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john_ludd
Scritto il 22 gennaio 2015 at 10:00

lampo,

buone riflessioni, mica sei scemo, anzi ! sai tutte le volte che sto via mesi quando torno mi sentro circondato da cerebrolesi ed effettivamente è così, ma non tutti lo sono, ma sono pochi, troppo pochi e quindi non possono far altro che seguire i pazzi, sebbene provino a starne a una certe distaza per non sporcarsi…. BUT…. IT’S NOT POSSIBILE !

le rinnovaili in borsa crollano perchè economicamente non stanno in piedi, cash flow negativi, capitali bruciati e nessuna reale possibilità di fornire la quantità di energia che QUESTA tipologia di società. Chi cerca la soluzione tentando di sostituire consumi energetici pro capite assurdi con fortme di energia differenti si ostina a non capire un cazzo di niente e fa parte a tutti gli effetti della’ampia categoria dei pazzi, un pazzo verde magari ma sempre pazzo è:

consumi pro/capite in milioni di BTU (fonte EIA 2010)

USA 317
AUSTRALIA 270
ITALIA 125
CINA 75
BRASILE 58
EGITTO 41
INDIA 19
CAMBOGIA 4
ETIOPIA 2

maggiori i consumi energetici, peggiore la crisi perchè maggiore e più rapida la discesa… quindi non in Cambogia e non in Etiopia !

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ob1KnoB
Scritto il 22 gennaio 2015 at 14:23

john_ludd@finanza,

non c’è problema nessuna offesa. io ho smesso di fanculare la gente perchè in qualunque caso non serve a niente.
e sono pigro.
giusto un memo su i querrieri…
http://www.zerohedge.com/news/2015-01-22/what-ecb-qe-will-do-world-1-word-1-simple-chart

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